|
Saddam
e gli Usa, nemici-amici
"Sono
Saddam Hussein, sono il presidente dell'Iraq e vorrei negoziare". Con
queste parole Saddam si sarebbe consegnato alle truppe americane. Ed
adesso, in attesa del processo, Bush incassa il suo primo vero successo in
politica estera e cerca di capitalizzarlo al massimo.
Dopo le difficili ed insidiose campagne militari in Iraq ed Afghanistan -
ed ancor di più i loro dopoguerra - e le tante delusioni che queste
avevano causato ai paladini della democrazia finalmente le quotazioni del
presidente Bush riprendono quota.
La rocambolesca fuga del mullah Omar in motocicletta, la latitanza di
Osama "uccel di bosco" bin Laden, le inconcludenti ricerche
delle armi di distruzione di massa - con cui si era giustificato
l'intervento in Iraq - e l'inafferrabilità di Saddam, mentre i soldati
Usa in Iraq continuano morire come mosche avevano caratterizzato un
periodo buio per il presidente Bush, dato in caduta libera nei sondaggi.
Ma questo dato, grazie al clamore della cattura del dittare iracheno, è
destinato ad un'inversione di tendenza, permettendo al presidente di
preparare la campagna elettorale con più tranquillità.
Per questo è verosimile pensare che i tempi del processo saranno lunghi.
E' infatti interesse della Casa Bianca evitare che il successo ed il
clamore di questi giorni non gli si ritorcano contro, in un pericoloso
effetto boomerang che potrebbe rivelarsi letale per la rielezione di Bush.
"Sono Saddam Hussein, sono il presidente dell'Iraq e vorrei
negoziare", su questa frase i commentatori occidentali hanno glissato
la loro attenzione. Cosa può offrire o voler negoziare un ex-dittatore
ormai caduto in disgrazia, trovato in una buca in condizioni fisiche a dir
poco compromesse, probabilmente abbandonato e tradito dai suoi stessi
affiliati?
Se e quando ci sarà un processo Saddam dovrà rispondere dei mille
crimini commessi durante il suo lungo periodo di potere. La terribile
guerra con l'Iran, durante la quale vennero usate armi chimiche, la
gasazinone di migliaia di curdi, oltre che le epurazioni all'interno del
suo stesso partito, il Baath, e l'eliminazione delle opposizioni.
Di tutto questo Saddam sarà chiamato a rispondere e, se facesse luce fino
in fondo, metterebbe in condizioni difficili non pochi degli odierni
detentori della democrazia, primi fra tutti gli Stati Uniti.
Quello che infatti oggi è considerato uno dei nemici pubblici più
pericolosi del mondo un tempo ha avuto stretti rapporti con le
ammistrazioni Usa e con la Cia, ma anche con molti paesi occidentali.
Saddam entra nelle grazie di Washington quando è ancora molto giovane.
Entrato in un partito di spiccata fede anti-comunista, il Baath, Saddam si
mette in evidenza nel 1958, quando uccide il cognato comunista; l'anno
dopo la sua prima collaborazione con la Cia.
Era allora presidente dell'Iraq Abdel Karim Kassem che cinque anni prima
aveva deposto la monarchia irachena, strettamente legata all'occidente.
Alla decisione di Kassem di nazionalizzare l'Iraqi Petroleum, in quota
agli inglesi, la Casa Bianca opta per un cambio di regime. Così nel '59
la Cia ordisce un primo tentativo di per eliminare Kassem, congiura alla
quale partecipa anche un Saddam Hussein poco più che ventenne .
L'anno successivo la Cia ci riprova tentando di uccidere il presidente
Kassem con un fazzoletto avvelenato, fazzoletto mai pervenuto al
destinatario.
Nel '61 la politica di Kassem diventa sempre più fastidiosa per
Washington. Roger Morris, un ex-dirigente del National Security, dice:
"Per la ricerca di nuovi armamenti per competere con l'arsenale di
Israele, per la minaccia agli interessi petroliferi occidentali, per la
ripresa della vecchia disputa tra il suo paese ed il Kuwait, per il
parlare apertamente di sfidare il dominio dell'America in Medio Oriente (
tutti punti che Saddam Hussein ha per certi versi ripetuto ) Kassem fu
ritenuto da Washington come un leader pericoloso che doveva essere
rimosso."
Kassem viene deposto ed ucciso nel 1963 con un colpo di stato ordito dal
Baath. Dice ancora Morris "Come strumento la Cia aveva scelto
l'autoritario ed anti-comunista partito Baath, nel 1963 ancora una fazione
politica relativamente piccola influente nell'esercito iracheno. Secondo
l'ex leader del Baath Hani Fkaiki, fra i membri del partito in collusione
con la Cia tra il 1962 ed il 1963 c'era Saddam Hussein."
Roger Morris parla poi di un vero bagno di sangue che seguì il colpo di
stato e di come la Cia lo spalleggiò fornendo liste di esponenti della
sinistra irachena; un numero di persone imprecistato, fra cui inseganti,
medici, tecnici, avvocati ma anche militari e politici vennero uccisi.
A questi omicidi partecipò anche Saddam Hussein. Inoltre il nuovo regime
venne foraggiato di quelle armi che verranno poi rivolte contro gli
insurrezionisti curdi nella seconda metà degli anni '70.
Saddam Hussein sale alla presidenza nel '79 e pochi mesi dopo, nel
settembre del 1980, inizia la guerra all'Iran in seguito alla rivolta
popolare che aveva deposto lo Scià. Washington continua a tessere affari
con l'Iraq ed anzi i servizi segreti americani forniscono informazioni
importanti sulle installazioni iraniane. In questo periodo Donald Rumsfeld
si reca nel paese per ben due volte strigendo accordi per delle forniture
militari, mentre imprese occidentali forniscono all'Iraq elementi per la
produzione di armi di distruzione di massa, che verranno poi rivolte
contro i curdi di Halabja, causando la morte di 5000 persone.
Ma i rapporti tra Bagdad e Washington non si incrinano e continuano fino
alla definitiva rottura del 1991 con l'invasione del Kuwait.
Nemico di oggi amico di ieri, quindi. Saddam per il momento non parla, ed
è interesse di molti che continui a tacere; per questo, molto
probabilmente, i tempi per l'allestimento del suo processo saranno molto
lunghi, tanto da scavalcare la data della tornata elettorale negli States.
M. Losciale
da www.warnews.it
|