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Precettati dai prefetti, indagati dalle procure, criminalizzati
dalla commissione di garanzia. E adesso il sindaco di Milano,
Gabriele Albertini, li vorrebbe pure licenziare. Ma loro, i
tranvieri "ribelli", non mollano: c'è un contratto
nazionale da riconquistare, l'unica strada praticabile per dare a
tutti i lavoratori del trasporto locale i 25 euro di aumento mensile
e i 2mila euro di arretrati che ancora mancano all'appello, dopo
l'accordo "bidone" siglato il 20 dicembre scorso da Cgil,
Cisl e Uil.
La voglia di lottare c'è, nonostante il
percorso per raggiungere l'obiettivo finale sia irto di ostacoli e
trabocchetti. Come l'accordo integrativo sottoscritto l'altro giorno
a Milano, ad esempio, che rischia di ammorbidire la rabbia dei
dipendenti dell'Atm. Come l'ennesimo "sgambetto" dell'authority
sugli scioperi, che ieri ha dichiarato «irregolare» il fermo di 24
ore proclamato per il 26 dal coordinamento nazionale degli
autoferrotranvieri. Motivo: «La proclamazione è stata formulata
prima dello scadere del termine previsto per l'espletamento delle
procedure di raffreddamento e di conciliazione».
Non paga, la stessa commissione ha anche
aperto la procedura di valutazione sul blocco spontaneo attuato dai
conducenti milanesi il 12 e 13 gennaio scorsi. Solo a Milano, sono
3100 i tranvieri che rischiano di essere processati per interruzione
di pubblico servizio, reato che prevede pene sino ad un anno di
reclusione per gli aderenti e fino a 5 per gli organizzatori e i
capi.
Coglie la palla al balzo il sindaco Albertini
per annunciare provvedimenti durissimi contro quei dipendenti dell'Atm
che, nonostante la precettazione ordinata dal prefetto, si sono
rifiutati di tornare al lavoro nei giorni dei blocchi. Ironica la
replica dei sindacati di base: «Allora deve licenziarci tutti».
Secondo gli autisti ribelli «il sindaco in realtà intende
liberarsi di quelli che ritiene essere i promotori delle proteste
dimenticando (volutamente) che le astensioni dal lavoro sono state
spontanee e hanno coinvolto la totalità dei lavoratori addetti alla
guida». I sindacati di base si riuniranno oggi per decidere se
confermare lo sciopero: «Avevamo chiesto al ministero del Welfare
di riconvocare le parti - spiega Aurelio Speranza del Sult Tpl - per
svolgere la procedura. Ma a tutt'oggi non siamo stati convocati. E
cosi abbiamo proclamato lo stesso lo sciopero del 26, perché i
diritti dei lavoratori non possono aspettare i comodi di Maroni».
Dopo aver visto i tranvieri scioperare in
massa contro il contratto sottoscritto da Cgil, Cisl e Uil (ma il
giudizio di «insufficienza dell'ipotesi di accordo» è stato
ribadito anche dall'assemblea dell'Area di Lavoro società),
Guglielmo Epifani tende la mano ai ribelli. Per il leader della Cgil,
coloro che hanno fatto una lotta fuori dalle regole non vanno
criminalizzati: «Se tu le regoli non le rispetti da ambo le parti,
come non le hanno rispettate le imprese procrastinando il biennio
economico da rinnovare, non puoi poi - afferma Epifani - chiedere ad
una sola parte di rispettarle, poiché il fondamento del diritto è
la reciprocità dei diritti».
Pieno appoggio alla lotta dei conducenti,
infine, da parte di Rifondazione, che ha deciso di mettere a
disposizione dei lavoratori, gratuitamente, un collegio di avvocati
coordinato dall'onorevole Giuliano Pisapia. Lo rende noto il circolo
trasporti "Annibale Donninelli" della federazione del Prc
di Milano.
Ro. Fa.
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