|
Mobilitazioni spontanee in tutta Italia. Così i lavoratori hanno
reagito alla notizia della sigla del rinnovo del loro contratto al
ministero del Lavoro. E la lotta potrebbe continuare anche oggi,
giornata di shopping natalizio. I prefetti di tutta Italia sono
mobilitati per impedire l'agitazione attraverso l'unico mezzo che
hanno a disposizione, la precettazione. «Ma la precettazione per
essere efficace deve essere individuale», fanno notare i
lavoratori. Il prefetto di Roma Achille Serra ha disposto
l'immediata precettazione, fino al 26 dicembre 2003.
Dice Luigi Angeletti, segretario della Uil: «Quando
i lavoratori conosceranno i termini dell'accordo lo apprezzeranno».
Mai previsione fu più infelice. Forse Angeletti non sa, o fa finta
di non saperlo, che alcuni suoi segretari provinciali sono molto
vicini alle dimissioni. Zero spaccato ad Angeletti, quindi.
E un bel dieci e lode ai lavoratori a cui è
bastato sentire solo la cifra dell'"adeguamento
salariale", 81 euro, per mettere in atto una protesta spontanea
e corale.
A muoversi quasi in "tempo reale"
sono stati quelli di Napoli, verso le 17 e trenta del pomeriggio.
Alle prime indiscrezioni sulla possibile chiusura dell'accordo, le
vetture hanno cominciato a fare dietro front rientrando nei
depositi. Fuoco della rivolta i conducenti dell'Actp che fanno
capolinea in piazza Garibaldi. L'Actp è una azienda di trasporto
che collega il capoluogo campano con i comuni della fascia a nord e
ad est e con Caserta e altri comuni di terra di lavoro. A Roma, dove
in mattinata il servizio era partito regolarmente, il blocco della
metropolitana è scattato dopo una breve assemblea spontanea alle 17
e quaranta. La situazione si è fatta subito molto difficile. Tanto
che in serata il sindaco Walter Veltroni ha lanciato un appello ai
lavoratori. Solidarietà ai lavoratori è stata espressa dalla
capogruppo del Prc in comune Patrizia Sentinelli. «Mobilitazioni
incivili? Incivili sono i livelli di reddito che portano a un
peggioramento del livello di vita», commenta l'assessore al Lavoro
Luigi Nieri.
Stessa scena a Milano. «Non può passare il
principio che non ci danno quello che ci spetta», dice Andrea, del
deposito del Giambellino. «Gli 81 euro sono parametrati rispetto ai
livelli più alti della categoria. Già per me che sono operaio, e
sto un gradino più in basso, sono molti di meno», sottolinea
Alfredo. L'ultimo della catena arriva a prendere 65 euro. Senza
contare che alla tanto decantata una tantum devono essere defalcati
i soldi percepiti per la vacanza contrattuale, circa 250 euro.
Danilo, autista a Genova, non ha problemi a parlare di «una vera e
propria umiliazione».
A Venezia non hanno fatto altro che continuare
il blocco già messo in atto dalle prime ore della giornata. In
alcuni depositi si sono addirittura preparati per il bivacco
notturno. Mezzi pubblici fermi anche a Verona, e Treviso. A Padova
dopo una prima ordinanza del prefetto i lavoratori hanno comunque
deciso di andare avanti con la lotta. A Vicenza per oggi sono in
programma alcune assemblee. A Torino il blocco è scattato alle 3 e
mezza di questa notte. I lavoratori di Cosenza, invece, hanno deciso
di tenere le vetture ferme lunedì.
A livello nazionale, la giornata di ieri era
già stata difficile per le proteste "preventive". A
riaprire la mobilitazione erano stati per primi i lavoratori dell'Atm
di Milano. La paralisi del traffico era stata evitata, essendo
sabato, per la scarsa presenza di lavoratori in circolazione.
Tuttavia Milano aveva risentito della contestazione cresciuta di ora
in ora fino a culminare, intorno a mezzogiorno, in un corteo di
circa mille dipendenti dell'Atm confluiti davanti alla prefettura.
Mentre il comune di Milano e l'Atm rendevano pubblico il rifiuto a
trattare con i lavoratori in sciopero «perché in condizioni di
totale illegittimità», "l'effetto domino" si era già
esteso in molte altre città: Savona, La Spezia, Ancona, Brescia,
poi Venezia, Bergamo, Cosenza, Pisa, Livorno e Pistoia. Un crescendo
di ribellione affiancato da assemblee spontanee dei lavoratori e
blocco del trasporto pubblico. Tra i dipendenti del Gruppo Trasporti
Torinesi, circa 5400 unità, il malcontento era contenuto solo
dall'auspicio di arrivare presto e positivamente ad una conclusione
della trattativa. I sindacati all'unisono annunciavano di «poter
assicurare la normalità» per tutto il week end. Da lunedì la
situazione sarebbe però tornata in discussione. Per evitare
sorprese i rappresentanti sindacali di tutte le sigle hanno portato
avanti confronti e incontri continui con i dipendenti di tutte le
circa 110 aziende piemontesi impegnate nel trasporto pubblico.
Circolazione regolare pure a Firenze dove i lavoratori dell'Ataf
avevano scelto di aspettare la ripresa della trattativa.
Fabio Sebastiani
|