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Genova si è svegliata ancora una volta senza mezzi pubblici
nonostante la precettazione del prefetto Romano. Il fermo senza
preavviso, proprio come venerdì scorso, è scattato all'alba con i
lavoratori dell'Amt riuniti dalle 4 in assemblee permanenti nelle
varie autorimesse. Già domenica notte, gli autisti avevano
rigettato l'accordo bidone gettando un'ipoteca sull'uscita dei bus
per il primo turno. Qualcuno deve aver avvisato il prefetto perché
già all'alba sono giunte le lettere di precettazione. Solo quattro
autisti del deposito di Cornigliano, a Ponente, hanno accettato il
diktat del Palazzo di Governo mentre per la terza volta la città
era intasata dal traffico. I lavoratori, come nelle altre occasioni,
hanno deciso di far uscire anche le vetture riservate ai portatori
di handicap. Un gesto di solidarietà verso un pezzo di città
disagiato. E, sempre a proposito di solidarietà, impiegati e operai
dell'Amt hanno deciso di devolvere agli autisti una giornata di
lavoro per contribuire al pagamento delle sanzioni imposte a coloro
che hanno sfidato la precettazione rispondendo "picche"
anche all'appello del sindaco Pericu. Ora, però, rischiano sanzioni
penali ed amministrative. Il prefetto avrebbe trasmesso una
"lista nera" alla procura e agli scioperanti potrebbe
essere contestata l'interruzione di pubblico servizio e una multa
tra i 250 e i 560 euro. Da una tv locale, il prefetto fa sapere che
lo sciopero non sarà tollerato. «Anche questo è un frutto amaro
dell'accordo truffa firmato a Roma», spiega a Liberazione, Danilo
Pichetto, delegato Cgil nel deposito di Sanpierdarena colpito, al
contrario, dalla solidarietà inaspettata mostrata dai suoi
concittadini: «Ci ha dato molta forza - dice - e ci sarà da
stimolo al referendum con cui bocceremo l'accordo».
Anche i rappresentanti istituzionali di
Rifondazione hanno fatto il giro delle rimesse per portare ai
conducenti ribelli la solidarietà del loro partito. Marco Nesci,
consigliere regionale del Prc, ha scritto a prefetto, questore e
alle autorità politiche per chiedere «di non anteporre alle
sacrosante ragioni dei lavoratori una sorda incapacità di ascolto o
addirittura iniziative di tipo censorio». La vertenza dei
conducenti è «un'occasione per tutta la città», osserva Nesci
domandando polemicamente al prefetto: «Davvero crede che obbligarli
a fare servizio serva a qualcosa?».
Francesco Ruggeri
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