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Cgil, Cisl e Uil siglano il rinnovo del contratto. Ma nei depositi è rivolta

I tranvieri non firmano

Dopo una attesa durata due anni e otto scioperi nazionali, i tranvieri meritavano qualcosa di più. Anche perché la speranza per una soluzione positiva della vertenza era cresciuta di pari passo con le lotte dei giorni scorsi. E invece ieri è arrivata la doccia fredda: 81 euro medi lordi di aumento salariale, contro i 106 richiesti, affiancati da una "una tantum" di 970 euro a fronte dei 2mila e 900 euro necessari per "sanare" il passato. In altre parole, l'accordo siglato ieri da Cgil, Cisl e Uil con il governo e le aziende di trasporto pubblico locale per il rinnovo del secondo biennio contrattuale non realizza neanche l'obiettivo minimo che aveva il dovere di raggiungere: quello di adeguare le retribuzioni all'inflazione. Non c'è da stupirsi perciò se le proteste spontanee iniziate al mattino per spingere il governo ad aprire "i cordoni della borsa" si sono trasformate in una rivolta non appena sono cominciate a circolare le ipotesi di intesa. A Roma si sono bloccate le metropolitane, a Napoli gli autobus sono rientrati nelle rimesse, nei depositi di varie città d'Italia i lavoratori hanno dato vita a assemblee infuocate che hanno bocciato l'accordo che si andava profilando.

Guglielmo Epifani allarga le braccia: «In condizioni difficilissime per il settore - afferma con un malcelato imbarazzo il segretario generale della Cgil -, abbiamo salvato la prospettiva e la funzione del contratto nazionale di lavoro, evitando la "aziendalizzazione" dei contratti. Con il contratto - aggiunge Epifani - si può dare una prospettiva per fare le riforme necessarie e dare ai lavoratori quelle certezze e quelle sicurezze che richiedono». Nel comprendere «la rabbia e l'esasperazione dei lavoratori», Epifani si è anche detto certo che «si renderanno conto che questa è una risposta vera: bisogna cambiare pagina».

Una cosa è certa: convincere i tranvieri che quello siglato è un buon accordo non sarà facile. Se ne rende conto il sottosegretario al welfare Maurizio Sacconi, che invoca "tolleranza zero" per i dissenzienti: «Ora basta con gli scioperi selvaggi», tuona il rappresentante del governo, invitando i prefetti all'azione. Invito subito raccolto dal Prefetto di Roma Achille Serra, che ha disposto l'immediata precettazione, fino al 26 dicembre 2003, del personale autoferrotranviario delle Società Met. ro s. p. a., Trambus s. p. a. e Ati-Sita s. p. a.

Il testimone della lotta passa adesso nelle mani dei sindacati di base, che confermano lo sciopero generale di 24 ore già proclamato per venerdì 9 gennaio. «La grande reazione dei tranvieri - ribatte Aurelio Speranza del Sult - smentisce la tesi dei segretari confederali che l'accordo appena raggiunto è il massimo che si poteva ottenere, anche per salvaguardare l'integrità del contratto nazionale. Se i lavoratori dell'Atm avessero voluto fare un accordo separato e regionale l'avrebbero già fatto, evitando di scendere in lotta ed esporsi alle sanzioni della commissione di garanzia. Al contrario, c'erano e ci sono le condizioni per ottenere tutti i 106 euro di aumento e tutti i soldi di arretrato». Paolo Leonardi, portavoce della Rdb-Cub, riassume puntigliosamente i buchi dell'accordo: «Questo contratto non garantisce nemmeno la loro politica dei redditi. E le precettazioni che stanno per partire dimostrano che l'accordo viene rispedito al mittente».

Per Giorgio Cremaschi, segretario nazionale della Fiom, «sotto i cento euro non si tutela il salario dei lavoratori. Mi pare che si ponga un grande problema di democrazia: sono i lavoratori a decidere sui loro contratti o no? Guai a non ascoltare il loro parere. Se decidono che questo accordo non va bene la Cgil si deve adeguare».

Anche Paolo Ferrero, della segreteria nazionale del Prc, scuote la testa: «L'accordo firmato è al di sotto della inflazione programmata e quindi degli stessi accordi del luglio '93 sulla concertazione. In questa situazione di compressione salariale - osserva Ferrero -, accettare una mediazione al ribasso è del tutto sbagliato. Nell'esprimere la piena solidarietà ai lavoratori in lotta, ribadiamo che per tornare alla normalità è necessario che il governo metta a disposizione le risorse per dare ai tranvieri il dovuto».

Roberto Farneti da liberazione.it