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22 dicembre 2003 - Kataweb

Sciopero, sindacati di base: sciopero il 9 gennaio

22/12/03 h.12,45 - I sindacati di base degli autoferrotranvieri non accettano l'accordo firmato da Cisl, Uil e Cgil per il rinnovo del contratto e proclamano uno sciopero del trasporto locale per il 9 gennaio.
Lo comunica il coordinatore nazionale della Cub, Confederazione unitaria di base, Pierpaolo Leonardi, che chiede ai lavoratori di respingere la precettazione e alle aziende la riapertura del tavolo delle trattative. I sindacati di base chiedono anche che sull'accordo ci sia comunque un referendum vincolante gestito dalle rappresentanze sindacali in azienda "e non dalle segreterie che hanno firmato il contratto". (red)

Trasporti, un'altra giornata di passione

22/12/03 h.10,11 Per la terza giornata consecutiva i trasporti pubblici di molte città italiane sono nel caos. A Bologna, a Genova, a Venezia, in Trentino e in Sardegna, i conducenti di bus e tram hanno nuovamente incrociato le braccia per protestare contro l'ipotesi di accordo siglata dai sindacati sabato.
A Bologna, circolava solo una decina di bus sui 500 previsti, con blocchi alle uscite dei tre depositi cittadini. Il prefetto ha precettato i conducenti. Scioperi a singhiozzo anche a Venezia, con i bus quasi completamente fermi mentre ci sono in servizio più vaporetti. A Genova, nonostante la precettazione, al turno delle 4 solo due autobus sono usciti dai depositi, dove si svolgono assemblee, ma sono presto rientrati alla base.
Apparentemente più tranquilla, nelle prime ore della mattinata, la situazione in altre città come Roma e a Milano. Nel capoluogo lombardo, tuttavia, ci sono state tensioni e scaramucce davanti al deposito di via Sarca.
Difficilmente la protesta si fermerà presto. I sindacati autonomi e di base del trasporto pubblico hanno infatti lanciato un appello per la continuazione degli scioperi spontanei. Sult-Tlp, Sin Cobas, Fltu-Cub, Slai Cobas e Rdb-Cub Trasporti denunciano l'intesa raggiunta sabato parlando di "scandaloso accordo" e a Milano e a Padova, dove "si cerca di obbligare i lavoratori a prendere servizio", ma anche a Roma e in Sardegna dove "si sono fermati tutti gli 800 tranvieri dell'azienda regionale". I tranvieri del Veneto, continuano le organizzazioni in una nota, "si riuniranno a Venezia per dare vita a una assemblea permanente regionale". (red)

Trasporto, sindacati di base: continuare gli scioperi

22/12/03 h.10,02 I sindacati autonomi e di base del trasporto pubblico hanno lanciato un appello per la continuazione degli scioperi spontanei che anche questa mattina bloccano bus e tram e in molte città italiane. Sult-Tlp, Sin Cobas, Fltu-Cub, Slai Cobas e Rdb-Cub Trasporti denunciano l'intesa raggiunta sabato per il rinnovo contrattuale parlando di "scandaloso accordo" e a Milano e a Padova, dove "si cerca di obbligare i lavoratori a prendere servizio", ma anche a Roma e in Sardegna dove "si sono fermati tutti gli 800 tranvieri dell'azienda regionale". I tranvieri del Veneto, continuano le organizzazioni in una nota, "si riuniranno a Venezia per dare vita a una assemblea permanente regionale". (red)


22 dicembre 2003 - Nove da Firenze

Trasporto pubblico: a Siena autobus fermi, a Firenze autisti precettati

22/12/03 h.14,07 FIRENZE - Tutti precettati gli autisti dell’Ataf, obbligati dal prefetto di Firenze a lavorare regolarmente fino a mercoledì. Oggi proseguonola protesta in altre forme e stasera si riuniranno in assemblea.
Autobus invece fermi a Siena per la protesta dei dipendenti del Tra In, l'azienda senese di trasporto pubblico, contro il nuovo contratto di lavoro. All'assemblea nella sede dell'azienda è intervenuto anche il sindaco Cenni. Disagi per gli utenti, mentre i vertici aziendali stanno incontrando il prefetto: gli autisti potrebbero essere precettati.
A Grosseto oggi assemblea dei lavoratori della Rama Trasporti: domani forse disagi.
"La chiusura della difficile vertenze degli autoferrotranvieri, che ci auguriamo abbia stemperato una situazione di comprensibile forte tensione, ha messo in evidenza il sottofinanziamento del trasporto pubblico locale. Da anni - afferma a Firenze il capogruppo dei Verdi in consiglio comunale, Alessio Papini- città come Firenze hanno bisogno di potenziare la propria rete di trasporto pubblico offrendo più servizi anche in orario serale e per questo è necessario individuare intese con i sindacati e nuove fonti di finanziamento. La speranza è di poter contare, in futuro, su un trasporto pubblico interamente finanziato dalle imposte sul carburante in modo da ridurre le spese di biglietti e abbonamenti per studenti e lavoratori".
"Ci si accanisce contro i lavoratori del trasporto pubblico -afferma un documento RdB –CUB Rappresentanze Sindacali di Base Enti Locali di Firenze- che giustamente hanno scioperato e scioperano per la difesa del potere di acquisto dei loro salari e per il rinnovo del contratto, tentando di criminalizzarli, ricorrendo a strumenti coercitivi come la precettazione, le denunce e le minacce. Ma che cosa sta accadendo nel nostro paese? Cerchiamo di spiegarlo e di farlo capire in poche parole: 10 anni di concertazione e politica dei redditi voluta da Governi e Sindacati Confederali è miseramente fallita, perché ha prodotto un impoverimento generale dei salari e delle retribuzioni dei lavoratori, mentre ha permesso ai datori di lavoro di accumulare ricchezza attraverso la compressione dei salari, l’introduzione del lavoro flessibile, gli sgravi fiscali, la pace sociale. Quindi oggi la lotta dei lavoratori autoferrotranviari che ha messo in crisi la pace sociale voluta da governi e sindacati, è anche la nostra lotta, perché non dimentichiamolo che ancora non abbiamo preso un Euro del nostro contratto scaduto il primo gennaio 2002 e che fra pochi giorni il 31 dicembre 2003 sarà nuovamente scaduto".


22 dicembre 2003 - Italiaonline

Trasporti pubblici, Genova e Bologna sfidano la precettazione

22/12/03 h.11,51 - Scioperi spontanei anche a Venezia, Trento e Reggio Calabria. Situazione più tranquilla a Roma e Milano. I sindacati di base invitano a continuare la protesta
Trasporti pubblici nel caos per molte città italiane per la terza giornata consecutiva.
A Bologna, Genova, Venezia, in Trentino e in Sardegna, i conducenti di bus e tram hanno nuovamente incrociato le braccia per protestare contro l'ipotesi di accordo siglata sabato dai sindacati.
A Bologna, dove circolava solo una decina di bus sui 500 previsti, con blocchi alle uscite dei tre depositi cittadini, il prefetto ha precettato i conducenti. Scioperi a singhiozzo anche a Venezia, con i bus quasi completamente fermi mentre ci sono in servizio più vaporetti. A Genova, nonostante la precettazione, al turno delle 4 solo due autobus sono usciti dai depositi, dove si svolgono assemblee, ma sono presto rientrati alla base.
Apparentemente più tranquilla, nelle prime ore della mattinata, la situazione in altre città come Roma e a Milano. Nel capoluogo lombardo, tuttavia, ci sono state tensioni e scaramucce davanti al deposito di via Sarca.
I sindacati di base: “Continuare gli scioperi”
Difficilmente la protesta si fermerà presto. I sindacati autonomi e di base del trasporto pubblico hanno lanciato un appello per la continuazione degli scioperi spontanei: Sult-Tlp, Sin Cobas, Fltu-Cub, Slai Cobas e Rdb-Cub Trasporti denunciano l'intesa raggiunta sabato parlando di “scandaloso accordo” e a Milano e a Padova, dove "si cerca di obbligare i lavoratori a prendere servizio", ma anche a Roma e in Sardegna dove "si sono fermati tutti gli 800 tranvieri dell'azienda regionale". I tranvieri del Veneto, continuano le organizzazioni in una nota, "si riuniranno a Venezia per dare vita a una assemblea permanente regionale".


22 dicembre 2003 - Ansa

TRASPORTO PUBBLICO: MILANO, AVVIO REGOLARE

22/12/03 h.10,10 MILANO - E' cominciato regolarmente il servizio di tram, bus e metropolitana a Milano. Ha prevalso, quindi, l'orientamento emerso dalle assemblee di rispettare la precettazione dei lavoratori disposta, a cominciare da oggi e fino al 24 dicembre, dal Prefetto Bruno Ferrante.
TRASPORTO PUBBLICO: GENOVA, SCIOPERO NONOSTANTE PRECETTAZIONE - I dipendenti dell'Amt, l'azienda di trasporto pubblico di Genova, hanno deciso di scioperare questa mattina nonostante il provvedimento di precettazione adottato dal prefetto Giuseppe Romano per le giornate di oggi, domani e mercoledi'. I lavoratori, riuniti in assemblea stamani alle 4, hanno scelto di continuare la loro protesta, gia' attuata venerdi', e di non ascoltare neppure l'appello lanciato ieri sera dal sindaco Giuseppe Pericu che li aveva invitati a non scioperare ed a rispettare le esigenze di tutti i genovesi. Questa mattina soltanto due bus sono usciti dai depositi. Tutti gli altri sono rimasti fermi. Gli unici due mezzi che questa mattina sono entrati in servizio a Genova sono rientrati in deposito dopo circa un'ora di attivita'. L'adesione allo sciopero deciso stamani autonomamente dai lavoratori, nonostante il provvedimento di precettazione adottato dal prefetto di Genova Giuseppe Romano, e' quindi compatta.
TRASPORTO PUBBLICO: ROMA, SERVIZIO REGOLARE - E' regolare il servizio nel trasporto pubblico a Roma, dove stamani funzionano normalmente le metropolitane, le tre ferrovie regionali, autobus e tram: la situazione e' cominciata a tornare alla normalita' gia' nella serata di ieri, al termine di assemblee e incontri che si sono svolti in tutti i depositi. Alle 19 di ieri i lavoratori di quattro importanti depositi hanno sottoscritto un comunciato nel quale spiegano che hanno deciso di sospendere l'agitazione ''per l'appoggio e la solidarieta' dimostrata dalle associazioni degli utenti a favore della vertenza degli auto-ferrotranvieri'' e stamani sono tornati tutti al lavoro.
SINDACATI BASE, LOTTA NON SI FERMA - La lotta dei tranvieri continua in segno di protesta ''contro lo scandaloso accordo'' sottoscritto sabato scorso. Cosi' i sindacati di base (Sult-Tlp, Sin Cobas,
Fltu-Cub, Slai Cobas, Rdb-Cub Trasporti) tornano a incitare i lavoratori del trasporto pubblico a proseguire le agitazioni in tutta Italia. I sindacati segnalano irregolarita' del servizio a Milano e a Padova, dove ''si cerca di obbligare i lavoratori a prendere servizio'', ma anche a Roma e in Sardegna dove ''si sono fermati tutti gli 800 tranvieri dell'azienda regionale''. I tranvieri del Veneto, continuano le organizzazioni in una nota, ''si riuniranno a Venezia per dare vita a una assemblea permanente regionale''. I sindacati di base invitano dunque ''tutti gli autoferrotranvieri del paese a solidarizzare con i colleghi in lotta''.
PISANU: LINEA DURA CONTRO LO SCIOPERO SELVAGGIO - Di fronte al ripetersi di scioperi selvaggi ''da parte di una minoranza di lavoratori'' anche dopo la firma del nuovo contratto degli autoferrotranvieri, il ministro dell'Interno, Giuseppe Pisanu, annuncia la ''linea dura'': nuova precettazione dei lavoratori e denuncia all'autorita' giudiziaria di coloro che, con lo sciopero selvaggio, bloccano il trasporto pubblico locale.
In particolare il ministro Pisanu - ha fatto sapere il Viminale - ''facendosi interprete della viva preoccupazione del governo per i gravi disagi inflitti ai cittadini, ha dato disposizione a tutti i prefetti non solo di reiterare le precettazioni, ma anche di denunciare alla magistratura ogni violazione delle norme vigenti''.
MARONI: ATTI ILLEGITTIMI, LEGGE SCIOPERO NON FUNZIONA
''Capisco che i lavoratori non condividano un accordo fatto dal sindacato, ma non lo si contesta facendo pagare, con atti illegittimi, il loro scontento sui cittadini''. Lo ha detto il ministro del Welfare, Roberto Maroni, auspicando che tutti i prefetti adottino lo stesso comportamenti del prefetto di Milano Bruno Ferrante.
Se necessario, secondo Maroni, deve ''intervenire anche la magistratura per garantire il rispetto della legge e che cittadini ignari vedano i loro diritti garantiti''.
La legge sugli scioperi ''sta ampiamente dimostrando di non funzionare'', ha detto Maroni, che martedi' prossimo portera' al consiglio dei Ministri una relazione sulla legge sui servizi pubblici essenziali.
Maroni ha spiegato che il ministero del Welfare ha fatto cio' che doveva fare per la vertenza degli autoferrotranvieri, raggiungendo l' accordo con Cgil, Cisl e Uil. ''Per noi - ha aggiunto - la questione sindacale e' chiusa. Ora la questione e' il rispetto della legge e, quindi, e' di ordine pubblico. Pertanto, e' giustamente nelle mani del ministro Pisanu''.


22 dicembre 2003 - Il Gazzettino di Venezia

«La precettazione non ci fermerà»
La lotta dei lavoratori dell'Actv continuerà a oltranza nonostante le iniziative del prefetto
di Raffaella Vittadello

VENEZIA - È proseguito ad oltranza per tutta la giornata lo sciopero dell'Actv, nonostante le precettazioni partite nel pomeriggio. Un vero business per l'azienda di trasporti che ieri ha risparmiato anche la maggiorazione festiva dello stipendio dei dipendenti nel secondo giorno di autogestione contro il mancato adeguamento salariale all'inflazione programmata. L'accordo firmato a Roma dai sindacati confederali che prevede 81 euro contro i 106 previsti dai calcoli non solo non ha fatto rientrare l'agitazione, ma anzi è suonato come una provocazione: le affermazioni trionfalistiche dei leader nazionali di Cgil, Cisl e Uil hanno inasprito ulteriormente gli animi, facendo emergere lo scollamento tra le prospettive delle persone comuni e di chi ha fatto del sindacalismo la propria fonte di reddito, che si concretizza nella mancanza di rappresentatività dei lavoratori. Se la protesta a Venezia è stata cavalcata dal sindacalismo di base, i referenti locali della triplice non hanno sicuramente accolto favorevolmente le notizie provenienti dalla capitale e si sono ben guardati dall'incoraggiare i colleghi a interrompere la lotta e a rientrare nei ranghi.
E ieri, sarà stato perché era domenica, sarà stato perché la pioggia invitava a rimanere a casa al calduccio chi poteva, di gente in giro ce n'era ben poca e rassegnata. I collegamenti con le isole sono stati garantiti da personale volontario, che ha affisso cartelli in cui si scusava per i disagi ma sottolineava di lavorare gratuitamente solo per senso di responsabilità nei confronti dell'utenza. E tutto sommato il servizio a suo modo ha funzionato, nonostante la totale assenza di dirigenti in giro, facevano notare i lavoratori, segno che l'arte dell'arrangiarsi non è stata sicuramente una novità. Senza contare che molti marinai in contratto di formazione lavoro sono stati messi sotto tiro dai capizona, tanto che in alcuni casi sono stati altri piloti a buttare la cima al posto dei colleghi più giovani, per tutelarli da ritorsioni.
Anche il ferry boat di linea 17, che sabato mattina era partito sotto scorta delle forze dell'ordine pur a cadenza ridotta, è andato e ha permesso ai (pochi) commercianti ambulanti di allestire in via eccezionale il mercato. E se gli operatori del settore hanno deciso di affrontare un viaggio simile, considerato che domani si replica, vuol dire che a livello economico il Lido è comunque una piazza che merita di sobbarcarsi tali disagi. In mattinata, ieri è stata anche segnalata alla Capitaneria di Porto un'anomalia all'apparecchiatura antincendio a bordo del Metamauco, che però l'autorità marittima reputa uno scherzo. I tifosi hanno invece raggiunto a piedi lo stadio di Sant'Elena, mentre per il ritorno è stato organizzato un collegamento.
A Mestre gli autisti della terraferma hanno trascorso la notte davanti ai cancelli del deposito Pertini di via Martiri della Libertà, con panettoni e vin brulè, musica e gruppi elettrogeni per illuminare il piazzale e pronti a bere un bicchiere di più per "difendersi" da eventuali precettazioni: se l'etilometro avesse rilevato valori non compatibili non avrebbero potuto comunque rientrare in servizio.
E ieri pomeriggio, riuniti in assemblea permanente, i dipendenti coordinati da Rdb hanno deciso di chiedere la riapertura del tavolo della trattativa a Roma e un referendum nazionale sull'argomento gestito dalle rappresentanze dei lavoratori e non dai sindacati. Inoltre in un documento votato a maggioranza hanno ribadito la volontà di opporsi alle precettazioni pur consapevoli delle conseguenze fino a che il Governo non riaprirà la vertenza. Resta comunque pienamente valido lo sciopero di 24 ore proclamato da Rdb per il 9 gennaio prossimo, che sarà un indice di quanto i lavoratori gradiscono l'accordo.

La maggior parte dei residenti nelle isole è rimasta a casa. Collegamenti assicurati da spole effettuate gratis da personale in autogestione
Venezia e Mestre, turisti e tifosi a piedi
Da Piazzale Roma una navetta per la terraferma ogni 20'. Disagi per raggiungere lo stadio di Sant'Elena
di Raffaella Vittadello-Tullio Cardona

Venezia - La maggior parte dei residenti delle isole è rimasta a casa a meno che non fosse indispensabile muoversi, mentre turisti con le valigie, veneziani (pochi in giro) che facevano lo shopping prenatalizio, ragazzi che dovevano andare a giocare a calcio in terraferma, tifosi che volevano raggiungere lo stadio di Sant'Elena dove si giocava Venezia-Salernitana sono andati tutti a piedi, rassegnati, per lunghissimi tragitti, a causa dello sciopero ad oltranza dei dipendenti Actv che rivendicano l'adeguamento salariale all'inflazione programmata.
I collegamenti per le isole sono stati garantiti da spole effettuate in autogestione da personale che ha lavorato gratuitamente (così l'azienda ha risparmiato due giorni di paga per i dipendenti, di cui uno con maggiorazione festiva), mentre a Piazzale Roma c'era una navetta andava da Venezia a Mestre e a Marghera ogni venti minuti.
È scivolata via nella tranquillità e senza eccessive proteste la seconda giornata di agitazione per il contratto autoferrotramvieri, nonostante la firma a Roma della rivalutazione economica soprattutto dopo che le dichiarazioni dei leader confederali sono state sconfessate dagli stessi rappresentanti locali e non hanno fatto altro che inasprire gli animi dei lavoratori, che si sentono presi in giro da una trattativa simile. La lotta ad oltranza è stata fatta propria dal sindacalismo di base, che ha organizzato un'assemblea permanente nel deposito degli autobus di Mestre, dove gli autisti hanno deciso a maggioranza che resisteranno anche alle precettazioni, che sono iniziate ieri pomeriggio a cura dei vigili urbani.Nel frattempo resta confermato lo sciopero di 24 ore proclamato nei giorni scorsi da Rdb per il 9 gennaio.
Il sindacato autonomo ha anche chiesto la riapertura del tavolo di confronto con il Governo per rimettere in discussione l'accordo , e l'indizione di un referendum sul gradimento dei lavoratori che dovrà essere gestito da rappresentanze dei dipendenti e non a livello sindacale. In posizione di attesa Walter Vanni, presidente dell'Actv. «Se questo è periodo interdetto agli scioperi - ha detto Vanni - è anche vero che non si può dar torto ai lavoratori, con un contratto di lavoro siglato nel Duemila, già allora senza copertura finanziaria.
Ora si vocifera che il governo vuole evitare di esporsi e di garantire quanto deve per via del buco nella Parmalat, temendo di non aver bastevoli risorse. Certo io non saprei dove tirar fuori 8 milioni di euro da anticipare. Mi fa piacere - ha aggiunto - che sabato siano stati garantiti i servizi con le isole, a beneficio soprattutto dell'attività scolastica».

COMITATI DI BASE
«Se pensano di fermarci con la repressione si sbagliano»

La Cub ritiene «gravissimo che un esponente del ministro utilizzi olio di ricino e manganello per cercare di fermare le lotte degli autoferrotranvieri». Lo rileva la Confederazione unitaria di base a proposito dell'intervento del sottosegretario Maurizio Sacconi. «Se il governo pensa di usare la repressione per fermare le lotte sbaglia di grosso. È necessaria una revisione complessiva delle relazioni industriali»


22 dicembre 2003 - Il Mattino

Bus e funicolari ancora a rischio caos
di ANNA MARIA ASPRONE

NAPOLI - Lunedì 22 dicembre: cronaca di un giorno ”difficile”. Il primo della settimana più frenetica dell’anno. Due giorni a Natale: i regali, lo shopping, la spesa. Per non parlare della scadenza dell’Ici, prorogata fino a questa mattina. Se a questo si aggiunge che, come ogni lunedì, vige il divieto di transito per le auto non catalitiche si ha la misura di quel che potrebbe accadere se, nonostante l’accordo, il trasporto pubblico tirasse di nuovo il freno.
Uno sciopero selvaggio per rimettere in discussione l’intesa che avrebbe un effetto dirompente sulla città. Anche a Napoli così come è già accaduto ieri a Venezia, Brescia e Padova, pare che ormai l’unica strada percorribile per evitare il caos sia la precettazione. In molte città è prevalsa la linea dura ed i mezzi sono rimasti nei depositi. Precettazioni a raffica da Milano a Genova, da Venezia e Brescia ed interventi delle forze dell’ordine che a Padova hanno addirittura riaperto i cancelli dell’Aps, (l’Azienda Padova Servizi), facendo ripartire alcune macchine e precettato il personale. Anche a Napoli è arrivata la nota del Viminale: «Precettazione dei lavoratori e denuncia all'autorità giudiziaria di coloro che, con lo sciopero selvaggio, bloccano il trasporto pubblico locale». Condivisi dunque i timori del ministro Pisanu che ha dato disposizione a tutti i prefetti di agire con ogni mezzo previsto dalla legge.
Vero è che ieri a Napoli il servizio non ha subito grossi disagi ma c’è da tener conto che i turni festivi del servizio pubblico sono solitamente più ”leggeri”, con una riduzione media di mezzi e corse di circa il 20-30%. Un discorso che vale non solo per l’Anm, ma anche per Ctp, Circumvesiana, Cumana e Circumflegrea. Ma l’incognita resta aperta. Cosa accadrà oggi? Per scongiurare l’eventualità di un «effetto Venezia o Milano» ieri fino a tarda sera ha avuto luogo in prefettura un incontro tra i rappresentanti delle aziende interessate e i sindacati.
«Molti depositi sono già rimasti chiusi nel turno notturno tra sabato e domenica - spiega Enzo De Vincenzo, segretario regionale della
Rdb (rappresentanza di base) - e molte macchine di quelli che hanno aperto sono poi rientrate dopo poco. A Napoli le forze dell’ordine hanno vigilato per controllare quali e quante vetture uscivano. Ma anche qui la situazione potrebbe precipitare, il coordinamento dei sindacati di base ha sollecitato un incontro con il governo per riaprire le trattative. Temiamo che a Napoli con gli esuberi dichiarati e le valutazioni sull’idoneità o meno alla guida di alcuni lavoratori messi in lista di mobilità, possano aprirsi nuovi e più inquietanti scenari». «È una vicenda chiusa, amara, ma chiusa - rassicura invece Federico Libertino segretario regionale Filt Cgil - certo ci aspettavamo qualcosa di più dopo due anni di attesa e nove scioperi nazionali. Ma visti gli scenari attuali forse questo accordo rappresenta il male minore. C’è però ancora tensione e si guarda con attenzione alla Lombardia. Insomma c’è fuoco sotto la cenere». E la tensione per un accordo che non soddisfa emerge anche dalle considerazioni degli autonomi. «Non è certo una vittoria - dice Carlo Giordano, responsabile della Faisa Cisal - ma nemmeno una sconfitta se guardiamo alla situazione economica attuale e comunque è il massimo che si poteva fare».


21 dicembre 2003 - Comunicato Stampa CUB

IL COORDINAMENTO DEI SINDACATI DI BASE
DEGLI AUTOFERROTRANVIERI
CHIEDE LA PRESENZA AL TAVOLO DI TRATTATIVA

La CUB sta cercando, a nome di tutte le organizzazioni di base del Trasporto pubblico locale, di organizzare un incontro con il Governo e le Aziende del Trasporto Pubblico locale sulla vertenza in corso.
La formidabile risposta degli autoferrotranvieri alla mobilitazione immediata contro il tentativo di chiudere la vertenza del rinnovo del contratto con un ennesimo accordo bidone deve necessariamente far riflettere il Governo e le Associazioni datoriali non solo sul merito della trattativa in corso ma anche sui soggetti presenti al tavolo e su quelli esclusi.
E’ ormai evidente lo scollamento in atto da parte della categoria con chi dice di rappresentarli e cerca di chiudere al ribasso una vertenza simbolo della ripresa del conflitto nel nostro Paese.
Non sono in discussione solo aumenti contrattuali e arretrati, ma l’intero sistema di relazioni industriali fondato sulla moderazione salariale, la politica dei redditi, la concertazione, la compressione del diritto di sciopero. La disponibilità degli autoferrotranvieri alla lotta, come quella dei lavoratori Alitalia è una novità che deve far riflettere sulle attuali modalità di contrattazione e sui suoi soggetti. Esiste, e non è più rinviabile, la necessità di una legge che misuri la effettiva rappresentatività delle organizzazioni sindacali, altrimenti episodi come quelli in corso si ripeteranno in tutte le categorie.


21 dicembre 2003 - Comunicato Stampa RdB CUB - Bologna

AUTOBUS FERMI OGGI A BOLOGNA

Questa mattina gli autoferrotranvieri di Bologna, si sono riuniti spontaneamente in assemblea nei tre depositi cittadini e hanno deciso di bloccare il servizio con l’eccezione di soli 4 lavoratori.
Nelle prime ore del mattino, a portare solidarietà e sostegno alla lotta dei lavoratori si sono ritrovati davanti alle entrate dei depositi: esponenti del movimento dei disobbedenti, studenti e lavoratori di altri settori.
Esprimiamo il nostro sostegno a questi lavoratori che lottano perché l’accordo bidone che e’ stato firmato, svende le aspettative e la loro lotta, non riconosce le giuste aspettative della categoria sulla vacanza contrattuale del secondo biennio, pregiudica pesantemente la possibilita’ di futuri ulteriori aumenti salariali che recuperino l’inflazione reale di oggi e la futura tenuta degli stipendi a partire dal 2004.
Dopo quest’ondata di scioperi spontanei nessuno può credibilmente sostenere che l’accordo bidone soddisfi la maggioranza dei lavoratori del trasporto pubblico locale, come cercano di accreditare le segreterie di CGIL, CISL e UIL.
Per questo, invitiamo i lavoratori e i cittadini tutti, pur nell’inevitabile disagio, a sostenere con noi le lotte spontanee degli autoferrotranviari e chiamiamo tutti i lavoratori del settore ad aderire allo sciopero generale, convocato dal sindacalismo di base per il 9 gennaio prossimo.
La vertenza si puo’ chiudere solo ottenendo quanto richiesto ed introducendo da subito un meccanismo di adeguamento annuale che agganci gli stipendi almeno all’inflazione programmata.
Inoltre e’ pregiudiziale che ci sia un impegno ad azzerare provvedimenti di qualsiasi genere contro le lotte dei lavoratori.


21 dicembre 2003 - Kataweb

Trasporti, Maroni: scioperi 'atti illegittimi'

21/12/2003 h.17.47: Il ministro dell'Interno Giuseppe Pisanu ha annunciato la linea dura di fronte al ripetersi di scioperi selvaggi "da parte di una minoranza di lavoratori" anche dopo la firma del nuovo contratto degli autoferrotranvieri. Ovvero: nuova precettazione dei lavoratori e denuncia all'autorità giudiziaria di coloro che bloccano il trasporto pubblico locale.
Poi, nel pomeriggio, è intervenuto il ministro del Welfare Roberto Maroni: "Capisco che i lavoratori non condividano un accordo fatto dal sindacato, ma non lo si contesta facendo pagare, con atti illegittimi, il loro malcontento sui cittadini".
Maroni ha auspicato che i prefetti effettuino le precettazioni e ha detto che deve "intervenire anche la magistratura per garantire il rispetto della legge e che i cittadini vedano i loro diritti garantiti".
Ha parlato anche il segretario della Cisl Savino Pezzotta: le proteste selvagge degli autoferrotranvieri "non hanno sbocchi", ha detto. Ma il leader sindacale ha aggiunto che, in ogni caso, la situazione di caos sta rientrando.
"A Roma - ha detto Pezzotta - il 60% dei mezzi è uscito, il problema è a Milano. Ma dovrebbero riflettere chi ha portato a questa situazione. Ieri unitariamente, con responsabilità, abbiamo ricomposto una situazione, salvaguardando il contratto nazionale".
Insomma l'accordo raggiunto ieri tra sindacato e aziende al ministero del Welfare, non ha fermato le proteste della base. Le mobilitazioni dei lavoratori anche oggi stanno paralizzando i trasporti in molte città. E i disagi per i cittadini continuano.
In una nota il coordinamento dei sindacati di base ha fatto sapere che "continuano le iniziative di lotta degli autoferrotranvieri che intendono così respingere fermamente l'accordo a ribasso".
"L'intesa sottoscritta - prosegue la nota - non raggiunge l'intera copertura della perdita del potere d'acquisto dei salari. La una tantum, inoltre, è molto al di sotto delle spettanze maturate dai lavoratori negli ultimi due anni".
Già in mattinata era stata dura la replica del governo. "Adesso basta. Il negoziato - aveva affermato il sottosegretario al Welfare, Maurizio Sacconi - si è definitivamente concluso con un accordo equilibrato e peraltro oneroso. Queste agitazioni sono senza speranza. Questa lotta è solo suicida. Lo Stato deve reagire e garantire i legittimi diritti dei cittadini contro agitazioni che non hanno giustificazione alcuna. Tocca ai prefetti con la precettazione, alla commissione di garanzia con le procedure di infrazione, alle aziende individuando i responsabili, alla magistratura applicando il codice penale di fronte a reati noti a tutti".
Le prime precettazioni sono scattate per Milano, Padova, Venezia e Firenze. (Red)


21 dicembre 2003 - La Nuova Sardegna

Trasporti, l'accordo non soddisfa: ancora scioperi

21/12/2003 h.11.50: L'accordo raggiunto ieri tra sindacato e aziende al ministero del Welfare, non ferma le proteste della base. Le mobilitazioni dei lavoratori anche oggi stanno paralizzando i trasporti in molte città. E i disagi per i cittadini continuano.
In una nota il coordinamento dei sindacati di base fa sapere che "continuano le iniziative di lotta degli autoferrotranvieri che intendono così respingere fermamente l'accordo a ribasso". "L'intesa sottoscritta - prosegue la nota - non raggiunge l'intera copertura della perdita del potere d'acquisto dei salari. La una tantum, inoltre, è molto al di sotto delle spettanze maturate dai lavoratori negli ultimi due anni".
Dura la replica del Governo. "Adesso basta. Il negoziato - afferma il sottosegretario al Welfare Maurizio Sacconi - si è definitivamente concluso con un accordo equilibrato e peraltro oneroso. Queste agitazioni sono senza speranza. Questa lotta è solo suicida. Lo Stato deve reagire e garantire i legittimi diritti dei cittadini contro agitazioni che non hanno giustificazione alcuna. Tocca ai prefetti con la precettazione, alla commissione di garanzia con le procedure di infrazione, alle aziende individuando i responsabili, alla magistratura applicando il codice penale di fronte a reati noti a tutti".
Ecco la situazione nelle principali città:
Roma: La metropolitana funziona regolarmente, ma il servizio di bus e tram risente di problemi su alcune linee.
Firenze: autobus fermi.
Milano: metroopolitana ferma, un tram e due atubos in servizio.
Brescia: autobus fermi.
Venezia e Padova: nessun bus uscito oggi dai depositi. (red)


21 dicembre 2003 - Audionews.it

Trasporti, scioperi ad oltranza

21712/2003 h.11.47: Continuano gli scioperi spontanei dei dipendenti dei mezzi pubblici che giudicano insufficiente l'accordo siglato ieri al ministero del welfare. A Milano una mobilitazione ad oltranza è stata decisa dalle assemblee dei lavoratori in tre depositi dell'Atm. A Venezia se i vaporetti effettuano le corse per i collegamenti essenziali con Mestre, la ferrovia con l'aeroporto e gli autobus sono fermi. Gli autisti stanno presidiando la sede dell'azienda di trasporti veneziana. Intanto il coordinamento nazionale dei sindacati di base in una nota parla di iniziative di lotta degli autoferrotranvieri che intendono così respingere fermamente l'accordo ''al ribassoì'' sottoscritto ieri. Fermi anche i tranvieri di Padova, Brescia, Firenze e Roma, nonostante la precettazione.


21 dicembre 2003 - Ansa

TRASPORTO PUBBLICO:
ACCORDO FATTO, RESTA LA PROTESTA

21/12/2003 11:30 MILANO - Sono praticamente tutti fermi, a Milano, i mezzi di trasporto pubblico, sia quelli di superficie che sulle tre linee metropolitane. Alle 6:00, ora d'inizio, oggi, del servizio di metropolitana, nessun treno si e' mosso e le stazioni sono rimaste chiuse. I dipendenti che fanno capo ai vari depositi cittadini sono, secondo l'Atm, in ''assemblea non autorizzata''. La riunione dei delegati dei lavoratori, tenutasi nel corso della notte, ha sostanzialmente preso atto dell'intenzione di andare avanti nella protesta, gia' maturata nella base. E' diventata piu' che altro una riunione organizzativa su come procedere nel blocco, in attesa di sviluppi della situazione. Sviluppi che, secondo qualche esponente sindacale, potrebbero venire solo con un impegno formale, a livello locale, di una integrazione fra quanto frutto dell'accordo nazionale e le richieste, quanto meno per l'una tantum (970 euro la cifra concordata, 2000 quella richiesta).
AUTOBUS FERMI A BRESCIA
Autobus fermi anche stamattina a Brescia. Dalle 5:30, una quarantina di dipendenti di Brescia Trasporti, l'azienda che gestisce il trasporto pubblico cittadino, stanno prendendo parte ad un presidio davanti ai cancelli dell'azienda. La manifestazione e' nata spontaneamente, senza l'intervento dei sindacati, e non ci sono picchetti. Sono stati i manifestanti a rifiutarsi di uscire spontaneamente. Hanno inoltre annunciato di essere in attesa dell'esito dell'incontro tra i sindacati e il prefetto di Brescia in programma alle 9 di stamani.
VENETO,BLOCCO SERVIZI A VENEZIA E PADOVA
Nel Veneto la paralisi del trasporto pubblico riguarda stamane soprattutto Venezia e Padova, mentre negli altri capoluoghi il servizio e' regolare. A Padova, in particolare, nessuno dei pullman che avrebbero dovuto prendere servizio oggi e' uscito dal deposito. A Venezia l'Actv garantira' soltanto i servizi essenziali di collegamento con le isole della laguna, mentre tutti gli altri mezzi di navigazione rimarranno fermi.
ANCHE A FIRENZE, AUTOBUS FERMI
Autobus fermi anche a Firenze da stamani. Al deposito di via dei Mille, secondo quanto riferito dai vigili urbani, e' in atto un picchetto di lavoratori che impedisce l'uscita dei mezzi pubblici. Data l'ora, non vengono comunque segnalati problemi alla circolazione stradale.
A ROMA, PROBLEMI SU ALCUNE LINEE AUTOBUS
La metropolitana funziona regolarmente, ma il servizio di bus e tram risente di problemi su alcune linee. E' quanto ha reso noto il centro di controllo dell'Atac ai vigili urbani, precisando che attualmente a funzionare regolarmente sarebbe solo il 50 per cento di bus e tram previsti. La societa' Trambus ha confermato l'esistenza di problemi su alcune linee, dove i lavoratori nonostante la precettazione non hanno preso servizio, che potrebbero risolversi nelle prossime ore.

Per il coordinamento, accordo sottoscritto va respinto

ROMA, 21 DIC, h.10,41 - 'Continuano le iniziative di lotta per respingere l'accordo a ribasso' di ieri, fa sapere il coordinamento nazionale dei sindacati di base.'L'intesa sottoscritta - prosegue la nota - non raggiunge l'intera copertura della perdita del potere d'acquisto dei salari. L'una tantum, poi, e' molto al di sotto delle spettanze maturate dagli autoferrotranvieri negli ultimi due anni'. Il coordinamento, infine, parla di 'totale fallimento della politica dei trasporti di questo e dei governi precedenti'.


21 dicembre 2003 - Liberazione

Cgil, Cisl e Uil siglano il rinnovo del contratto. Ma nei depositi è rivolta
I tranvieri non firmano
di Roberto Farneti

Dopo una attesa durata due anni e otto scioperi nazionali, i tranvieri meritavano qualcosa di più. Anche perché la speranza per una soluzione positiva della vertenza era cresciuta di pari passo con le lotte dei giorni scorsi. E invece ieri è arrivata la doccia fredda: 81 euro medi lordi di aumento salariale, contro i 106 richiesti, affiancati da una "una tantum" di 970 euro a fronte dei 2mila e 900 euro necessari per "sanare" il passato. In altre parole, l'accordo siglato ieri da Cgil, Cisl e Uil con il governo e le aziende di trasporto pubblico locale per il rinnovo del secondo biennio contrattuale non realizza neanche l'obiettivo minimo che aveva il dovere di raggiungere: quello di adeguare le retribuzioni all'inflazione. Non c'è da stupirsi perciò se le proteste spontanee iniziate al mattino per spingere il governo ad aprire "i cordoni della borsa" si sono trasformate in una rivolta non appena sono cominciate a circolare le ipotesi di intesa. A Roma si sono bloccate le metropolitane, a Napoli gli autobus sono rientrati nelle rimesse, nei depositi di varie città d'Italia i lavoratori hanno dato vita a assemblee infuocate che hanno bocciato l'accordo che si andava profilando.
Guglielmo Epifani allarga le braccia: «In condizioni difficilissime per il settore - afferma con un malcelato imbarazzo il segretario generale della Cgil -, abbiamo salvato la prospettiva e la funzione del contratto nazionale di lavoro, evitando la "aziendalizzazione" dei contratti. Con il contratto - aggiunge Epifani - si può dare una prospettiva per fare le riforme necessarie e dare ai lavoratori quelle certezze e quelle sicurezze che richiedono». Nel comprendere «la rabbia e l'esasperazione dei lavoratori», Epifani si è anche detto certo che «si renderanno conto che questa è una risposta vera: bisogna cambiare pagina».
Una cosa è certa: convincere i tranvieri che quello siglato è un buon accordo non sarà facile. Se ne rende conto il sottosegretario al welfare Maurizio Sacconi, che invoca "tolleranza zero" per i dissenzienti: «Ora basta con gli scioperi selvaggi», tuona il rappresentante del governo, invitando i prefetti all'azione. Invito subito raccolto dal Prefetto di Roma Achille Serra, che ha disposto l'immediata precettazione, fino al 26 dicembre 2003, del personale autoferrotranviario delle Società Met. ro s. p. a., Trambus s. p. a. e Ati-Sita s. p. a.
Il testimone della lotta passa adesso nelle mani dei sindacati di base, che confermano lo sciopero generale di 24 ore già proclamato per venerdì 9 gennaio. «La grande reazione dei tranvieri - ribatte Aurelio Speranza del Sult - smentisce la tesi dei segretari confederali che l'accordo appena raggiunto è il massimo che si poteva ottenere, anche per salvaguardare l'integrità del contratto nazionale. Se i lavoratori dell'Atm avessero voluto fare un accordo separato e regionale l'avrebbero già fatto, evitando di scendere in lotta ed esporsi alle sanzioni della commissione di garanzia. Al contrario, c'erano e ci sono le condizioni per ottenere tutti i 106 euro di aumento e tutti i soldi di arretrato». Paolo Leonardi, portavoce della Rdb-Cub, riassume puntigliosamente i buchi dell'accordo: «Questo contratto non garantisce nemmeno la loro politica dei redditi. E le precettazioni che stanno per partire dimostrano che l'accordo viene rispedito al mittente».
Per Giorgio Cremaschi, segretario nazionale della Fiom, «sotto i cento euro non si tutela il salario dei lavoratori. Mi pare che si ponga un grande problema di democrazia: sono i lavoratori a decidere sui loro contratti o no? Guai a non ascoltare il loro parere. Se decidono che questo accordo non va bene la Cgil si deve adeguare».
Anche Paolo Ferrero, della segreteria nazionale del Prc, scuote la testa: «L'accordo firmato è al di sotto della inflazione programmata e quindi degli stessi accordi del luglio '93 sulla concertazione. In questa situazione di compressione salariale - osserva Ferrero -, accettare una mediazione al ribasso è del tutto sbagliato. Nell'esprimere la piena solidarietà ai lavoratori in lotta, ribadiamo che per tornare alla normalità è necessario che il governo metta a disposizione le risorse per dare ai tranvieri il dovuto»


21 dicembre 2003 - Il Gazzettino di Venezia

In piena notte scatta "l'ammutinamento"
Bus di traverso a Mestre, servizi bloccati.
L'agitazione è proseguita anche dopo la notizia dell'accordo
di Raffaella Vittadello

Venezia - L'anarchia totale è iniziata in piena notte, alla notizia che la trattativa sul contratto nazionale autoferrotramvieri si era arenata sull'arretrato di due anni. E la risposta a Mestre e a Venezia, come pure in numerose città d'Italia non si è fatta attendere. A Mestre, al deposito Pertini, gli autisti hanno iniziato a mettere gli autobus di traverso verso le 4.30 e a bloccare i servizi pur ridotti per l'orario e per la giornata del sabato. Il tam tam è arrivato in qualche ora anche a Venezia. I primi lavoratori della navigazione sono regolarmente montati in servizio, ma la protesta si è propagata a macchia d'olio e gli equipaggi hanno iniziato a chiedere alla centrale operativa gli "ormeggi", portando tutte le imbarcazioni nelle cavane. Alla centrale operativa Actv non è restato che prendere atto dell'ammutinamento collettivo. Da lì è iniziato in autogestione un servizio di spola con le isole. Ogni cinque minuti partiva un vaporetto dal Lido a Sant'Elena, è stato assicurato il collegamento con la Giudecca da San Zaccaria, ogni ora funzionava un motobattello per Burano. Nel pomeriggio ogni ora e mezza è stata garantita la motonave tra Pietà e Punta Sabbioni, che era rimasta isolata per lo sciopero dell'Atvo iniziato a metà mattinata. Ma una decisione spontanea e motivata dal rispetto nei confronti dell'utenza, visto che comunque i dipendenti Actv risultavano in sciopero: nel caso l'azienda decidesse di retribuirli, hanno già annunciato che devolveranno la giornata in beneficenza.Il personale si è radunato al deposito della Bragora, alle Fondamente Nuove, ma c'era ben poco da dire. Una sola domanda collettiva: perchè le regole le dovrebbero rispettare solo i lavoratori e non chi sta dall'altra parte del tavolo? E poi come mai nessuno si è fatto vivo, neanche a livello politico, andando a parlare con i lavoratori che avevano paralizzato una intera città?Il presidente Vanni non ha ritenuto di dover contattare i rappresentanti dei lavoratori: «Se non c'è copertura finanziaria non se ne esce» si è limitato a dire. E già nei giorni scorsi in prefettura i sindacati avevano annunciato che se non ci fossero stati impegni concreti da parte delle istituzioni un problema economico si sarebbe trasformato in un problema di ordine pubblico. Così è stato. Giovedì Rdb aveva proclamato una giornata di sciopero per il 9 gennaio prossimo, termine fuori della franchigia delle festività natalizie da attuare nel caso l'accordo sul contratto non fosse stato trovato. La Uil, pur apprezzando la lotta di Rdb, da un lato precisa che il sindacalismo di base può discutere del contratto nel momento in cui accetta di sedersi al tavolo per confontarsi su di esso, dall'altro invitava la propria segreteria nazionale a non accettare la proposta del Governo.
Il Prefetto aveva messo in mattinata in preallerta i rappresentanti dei lavoratori per un possibile incontro di mediazione alla presenza di Actv, Comune, Provincia e Regione ma in realtà i sindacalisti non avevano il coraggio di intimare ai colleghi di tornare in servizio senza garanzie sull'esito della vertenza. Senza contare che a livello locale un precedente imbarazzante c'è: «Agli impiegati e ai dirigenti pur inquadrati come autoferrotramvieri - protesta Marino De Terlizzi, Cisl - sono stati erogati superminimi in busta paga tra gli 80 e i 150 euro e delle "una tantum" tra i 500 e i 1000 euro. Eppure il contratto è lo stesso. Perchè al personale del movimento niente?» In serata nonostante la notizia del raggiunto accordo a livello nazionale di 81 euro in busta paga e 970 per il pregresso i lavoratori hanno proseguito ad oltranza la protesta, ritenendosi ben lontani dagli obiettivi.

Patto "insufficiente", per le rappresentanze di base

FRIULI VENEZIA GIULIA - Nessun sciopero selvaggio ieri sera nelle città del Friuli-Venezia Giulia da parte dei dipendenti delle aziende di trasporto pubblico. L'intesa sottoscritta dai sindacati confederali ha messo però sul piede di guerra le Rappresentanze sindacali di base che in una nota ribadiscono come «l'adeguamento salariale previsto a 81 euro non è assolutamente sufficiente a compensare l'inflazione programmata». «Anche nelle aziende pubbliche del Friuli-Venezia Giulia - si legge ancora nel comunicato sottoscritto dal coordinatore regionale delle Rdb Willy Puglia - si potrebbero verificare nei prossimi giorni blocchi spontanei del trasporto dovuti all'esasperazione dei lavoratori che da due anni non ricevono in busta paga l'aumento previsto». Annunciate nei prossimi giorni in Friuli-Venezia Giulia assemblee dei lavoratori per discutere della differenza tra quanto richiesto e quanto ottenuto. Le Rappresentanze di base hanno già chiesto al governo l'apertura di un tavolo di trattativa «proprio per evitare il susseguirsi delle manifestazioni».

AUTOFERROTRANVIERI I sindacati di base contrari alla firma
Ancora rischio di scioperi

UDINE - La firma del contratto degli autoferrotranvieri da parte dei sindacati confederali potrebbe non essere sufficiente a fermare la protesta. Il Coordinamento nazionale sindacati di base che non erano seduti al tavolo della trattativa, ha sempre sostenuto che i lavoratori non accetteranno mai una proposta al ribasso perché significa una pesante perdita del potere di acquisto dei salari: «Quanto richiesto non è un aumento contrattuale - è stato detto - ma solo ed esclusivamente il recupero dell'inflazione programmata e parzialmente di quella reale». In serata Willy Puglia del Cub federazione Rdb trasporti Friuli Venezia Giulia ha ribadito la valutazione negativa della firma del contratto nei termini che sono stati riferiti: 81 euro mensili e 970 euro a copertura del periodo di vacanza contrattuale. Puglia ha precisato come l'aumento mensile di 81 euro sia al di sotto dell'adeguamento del salario all'inflazione programmata e l'«una tantum» rappresenti meno di un terzo rispetto alla somma che sarebbe dovuta. Per questo motivo agitazioni e proteste non si fermeranno anche in regione mentre il sindacato di base aprirà un confronto con i lavoratori «in quanto si rende conto che il risultato è al di sotto delle giuste aspettative». Nei prossimi giorni si potrebbero verificare blocchi spontanei come già è avvenuto ieri pomeriggio dopo la notizia della firma del contratto. «La Federazione trasporto di Cub - Rdb continuerà a schierarsi con i lavoratori che rivendicano in primo luogo il rispetto degli accordi nazionali precedentemente sottoscritti con il Governo e con le controparti datoriali». I sindacati di base che rappresentano in Friuli Venezia Giulia il 20 per cento dei lavoratori del trasporto locale, hanno già avanzato al governo una richiesta per discutere la revisione di quanto appena sottoscritto.


21 dicembre 2003 - La Città

Trasporti, sindacati base: l'accordo è da respingere

Il coordinamento nazionale dei sindacati di base in una nota afferma che continuano "le iniziative di lotta degli autoferrotranvieri che intendono così respingere fermamente l'accordo a ribasso" sottoscritto ieri. E aggiunge che oggi sono ancora fermi i tranvieri di Milano, Venezia, Padova, Brescia, Firenze e a Roma, nonostante la precettazione, 7 depositi su 10.
"L'intesa sottoscritta - prosegue la nota sindacale - non raggiunge l'intera copertura della perdita del potere d'acquisto dei salari. La una tantum, inoltre, è molto al di sotto delle spettanze maturate dai lavoratori negli ultimi due anni". Secondo il coordinamento nazionale dei sindacati di base, "l'esplosione della categoria dei tranvieri" mette in tutta evidenza "il totale fallimento della politica dei trasporti di questo e dei governi precedenti".(red)


21 dicembre 2003 - L'Adige

Una tantum di 970 euro e un aumento mensile di 81 euro. Altra giornata di protesta
Trasporti, siglato l´accordo

ROMA - Accordo sul trasporto pubblico, ieri, dopo una giornata di fuoco per migliaia di pendolari rimasti appiedati da improvvisi scioperi spontanei nelle principali città, da Milano a Venezia, da Roma a Torino. La situazione non è migliorata dopo l´annuncio della firma dell´accordo al ministero del Welfare fra governo e sindacati confederali. Tutt´altro: dopo l´annuncio dell´accordo, è scattato il blocco della metropolitana a Roma, seguita dal fermo degli autobus di molte linee urbane. Di «accordo bidone» parla uno dei coordinatori nazionali della confederazione unitaria di base (Cub), Pierpaolo Leonardi. Di opposto parere i sindacati confederali. Il segretario della Cisl Savino Pezzotta definisce l´accordo una «conclusione equa contro le rigidità incontrate volte a negare la possibilità del rinnovo».
L´intesa prevede, tra l´altro, un´una tantum di 970 euro corrisposta in tre tranche nel 2004. Per quanto riguarda l´aumento economico fissato in 81 euro, la decorrenza è dal mese di dicembre 2003. Le parti hanno anche deciso di riprendere l´esame delle prospettive del trasporto pubblico locale con governo, Regioni e autonomie locali. Obiettivo: il risanamento e lo sviluppo del settore. Confermato anche l´impegno allo svolgimento di corrette relazioni sindacali «utili a prevenire il conflitto e garantire il diritto alla mobilità dei cittadini». Le Regioni e le autonomie locali copriranno direttamente una parte dell´una tantum nella misura di 170 euro, altre risorse finanziarie verranno da un ritocco delle accise sulla benzina che, secondo rassicurazioni governative, non dovrebbe avere ricadute sul prezzo alla pompa.


21 dicembre 2003 - Il Secolo XIX

Il caso-  I Cub contro tutti e l'ode al tranviere

Paolo "pinza" subito il giornalista. «Senta, avete scritto che hanno scioperato anche i due che, solitamente escono quando c'è sciopero». E' vero. «Non è giusto dirla così - spiega Paolo - noi siamo dei Cub. Gli scioperi non li facciamo con i confederali perché loro hanno svenduto contratti e diritti, è questo il motivo». Questa volta? «Si è deciso così. Ma la nostra piattaforma e i nostri obiettivi sono diversi e più concreti». Le giornate degli scioperi duri hanno anche fatto nascere un'ode all'autista. L'hanno scritta i "Giovani libertari socialisti rivoluzionari". "Lettera al mio autista preferito" si intitola la poesia. Un inno a chi ha fatto lo sciopero selvaggio: «Sono sotto la pioggia - ha scritto l'anonimo autore - Arrivo tardi all'appuntamento con il mio amore...questa volte sono felice, l'hanno fatta grossa, hanno fatto sciopero selvaggio (...) Noi vogliamo essere diversi e solidali con chi ci regala una giornata diversa a piedi, piena di insegnamenti di come si può iniziare a lottare».
Sul pentagramma di scioperi, lotte e polemiche è nata anche la poesia.


21 dicembre 2003 - Il Giornale di Vicenza

Il bus lascia a piedi tutti
Cronaca di una paralisi risolta a Roma e in prefettura
Sciopero improvviso: picchetti nelle sedi Aim e Ftv
di Silvia Maria Dubois

VICENZA - Avviso ai passeggeri: corriere ed autobus in corsa verso i propri diritti investono la legge 146 fracassandola gravemente, annullando tutte le fermate del compromesso ed accelerando inevitabilmente verso la protesta.
Ieri mattina la Vicenza prenatalizia mobile e spendacciona si è svegliata proprio così, inciampando (con zaini scolastici e pacchetti natalizi) sullo sciopero a sorpresa dei conducenti di Ftv e di Aim. Una mobilitazione «libera, selvaggia e senza bandiere» l’hanno definita gli stessi lavoratori che, dopo 8 scioperi nazionali ben organizzati (rispettando, appunto, la legge 146 sull’esercizio del diritto di sciopero dei servizi pubblici che impone di salvaguardare i diritti degli utenti serviti), fermano improvvisamente corriere ed autobus locali in barba agli orari e alle norme imposte. «Da oggi decidiamo noi - fanno sapere dalla stazione, in costante contatto telefonico con i colleghi in sciopero nelle altre città italiane - siamo arrabbiati a morte, questa volta non molliamo».
«Il contratto nazionale stipulato nel 2000 ha visto applicare solo la parte normativa e non quella economica
- spiega Luca Tommasin, conducente e segretario della Cisl - e ognuno di noi avanza ancora 2968 euro lordi, cioè 28 mensilità da 106 euro».
«In questi due anni abbiamo allargato a dismisura i nastri di lavoro, arrivando a coprire un orario che arrivava fino alle 12 ore giornaliere -
aggiunge Roberto Visonà - molti giovani sono stati assunti solo con un contratto di formazione lavoro, prendendo a mala pena 800 euro al mese. Come si può andare avanti così?».
«Io sono il più vecchio, lavoro nelle Ftv da 35 anni
- spiega Allegro Bruno - non ho mai visto una situazione del genere. Sono molto preoccupato per il nostro futuro. Insomma, la protesta andava fatta».
Una protesta che ieri a Vicenza ha cadenzato una giornata davvero lunga.
Ore 10: nel deposito della stazione delle corriere iniziano a radunarsi i primi lavoratori, tutti i mezzi di trasporto sono fermi, arriva la polizia per monitorare la situazione.
Ore 10.30: i conducenti in stazione salgono a quota 50, tutte le corriere sono bloccate ed allineate nel deposito.
Ore 11: giunge la notizia che tutti i depositi della provincia sono in sciopero, mentre a Venezia lavoratori sono appoggiati addirittura dal leader dei disobbedienti veneti Luca Casarini. All’appello, ora, manca solo Verona.
Ore 11.30: anche i passeggeri "appiedati" si moltiplicano nel piazzale della stazione: fra di loro molti immigrati, qualche anziano ed i primi studenti che arrivano dopo un sabato scolastico ad orario ridotto. «Siamo solidali con chi fa sciopero» è il commento corale di chi si sforza di superare questa lunga giornata di disagi. «Vi ringraziamo e ci scusiamo per il mancato servizio» rispondono gli scioperanti. Poco dopo il prefetto Angelo Tranfaglia fa sapere che incontrerà i rappresentanti dei lavoratori alle 12.30. Il prefetto, però, non sa ancora che di lì a breve si fermeranno anche gli autobus cittadini gettando gli utenti nel panico proprio nell’ora di punta.
Ore 11.50: come promesso, iniziano a fermarsi anche gli autobus cittadini, compresi i centrobus. Quelli che si trovano nel deposito di via Fusinieri non partono, quelli che si trovano in transito decidono di "finire il giro" e rientrare per unirsi al più presto ai colleghi.
Ore 12: la Digos arriva in stazione, due parole scambiate velocemente, qualche attimo di discussione. I conducenti sanno che rischiano il precetto. Niente foto davanti alle corriere, qualche aggiustamento tattico per non rischiare troppo. Ma si va avanti.
Ore 12.15: i rappresentanti sindacali dei lavoratori si avviano verso la prefettura, ma al presidio di viale Milano rimangono 40 sentinelle, pronte ad affrontare la folla di studenti a cui dare spiegazioni.
Ore 12.30: nei corridoi della prefettura i sindacalisti incontrano la presidente della provincia Manuela Dal Lago che dà il suo personale avvertimento: «Occhio a non finire "bechi e bastonai", come si dice in Veneto». Tradotto: siete sicuri che il gioco valga la candela?. «Sicurissimi», rispondono i lavoratori. «Se precetto deve essere, precetto sia. Noi andiamo avanti con la protesta». Nel frattempo arrivano anche Massimo D’Angelo, segretario provinciale della Filt-Cgil, e Mario Ghirardello, coordinatore nazionale di Rdb. «Siamo in una situazione di totale emergenza - avverte D’Angelo - tutte le regole sono state calpestate, siamo in balia dell’esasperazione. E se oggi siamo qui è perché il primo a violare le regole è stato il governo, con le sue promesse a vuoto e il suo gioco scorretto».
Ore 12.45: riunione a porte chiuse col prefetto. Niente precetto, per ora: ma si chiede di ripartire con le corse. In cambio, alle 16 verrà riconvocata un’altra riunione con la presidente della Provincia, i sindacati e le aziende dei trasporti.
Ore 13: i conducenti d’autobus in via Fusinieri sono saliti a quota cento. «Ci siamo quasi tutti, manca qualcuno che sta finendo il turno e poi qui siamo al completo, compatti, arrabbiati, uniti come mai lo siamo stati prima. Quanto durerà lo sciopero? Tutta la vita se serve. Questa volta non molliamo. Vogliamo soldi e contratti chiari, come ci era stato promesso. Altrimenti da qui di autobus non ne partiranno più». Le divise blu sono sempre più arrabbiate.
Ore 13.15: gli studenti iniziano a spargersi lungo le fermate d’autobus cittadine. Non sanno nulla dello sciopero, non sanno nulla degli orari saltati. Qualcuno si siede sul marciapiede ad aspettare un bus che non arriverà.
Ore 13.30: ancora gente alle fermate, ancora gente che si dirige in stazione. Davanti all’istituto Rossi gli studenti si sono accampati di fianco al muretto, in viale Roma si mangiano patatine di fronte al supermercato Pam. La notizia comincia a diffondersi, i cellulari suonano, si chiama a casa perché qualcuno venga a prendere i più sfortunati, quelli che abitano fuori provincia. Le auto si moltiplicano, suonano i clacson, i parcheggi sono saturi. «Devo avvisare i miei, come faccio ora? - si chiede Marta Gentilin, in stazione - io abito a Villaga, sono per forza legata al trasporto pubblico». «Come? C’è sciopero? E perché non l’hanno detto ieri? - cade dalle nuvole Daniele Berti, fermo in viale IV Novembre - io abito in città però se non me lo dicevi rischiavo di starmene qui al freddo chissà per quanto». «Sì, ma hanno ragione a scioperare - aggiunge Martina Zampogna, in stazione - io sono di Montegalda e oggi sarà un bel "casino" per me tornare, però capisco questi lavoratori e vorrei far sapere loro che noi siamo in tanti ad appoggiarli». «Lo sciopero non è stato selvaggio, è stato vergognoso - sbotta un padre, Enrico Tecchio - È stato fatto di sabato e quindi si è creato disagio solo alla categoria dei più deboli nell’autonomia di trasporto:gli studenti».
Ore 14: a sorpresa le Ftv riprendono il servizio, confidando nei risultati della riunione in prefettura convocata per le 16. I conducenti delle Aim, però, non ne vogliono sapere di interrompere lo sciopero. Le trattative fra le due distinte categorie di scioperanti (Ftv e Aim) si fanno difficili.
Ore 15.45: a pochi minuti dalla riunione in prefettura ripartono anche gli autobus delle Aim. «Con riserva - fanno sapere - vogliamo vedere se le trattative si aprono, altrimenti riprenderemo lo sciopero».
Ore 16: 2ª riunione in prefettura. Ci sono tutte le rappresentanze sindacali e la presidente della Provincia Manuela Dal Lago. Per Aim ci sono il presidente Giuseppe Rossi (presente anche su mandato del sindaco Enrico Hüllweck) e il dirigente Niccolò Franzoia, per Ftv ci sono il presidente Mario Nicoli e il direttore Francesco Gleria. «L’Amministrazione e le aziende hanno dimostrato massima disponibilità nel discutere assieme della questione - spiega Tranfaglia - una disponibilità che può anche tradursi nell’anticipare i soldi del pregresso avanzato dai lavoratori vicentini».
Ore 17.30: arriva la notizia. A Roma si sta firmando l’accordo nazionale per i trasporti pubblici: l’aumento è fissato per 81 euro mensili, l’una tantum per 970 euro.
Ore 18: «Siamo felici per le novità romane, ma ancora di più per l’apertura dimostrataci da Vicenza - fanno sapere gli scioperanti a margine di una lunga giornata - la protesta non è stata organizzata dai sindacati, ma dai lavoratori che spontaneamente si sono esposti per difendere i loro diritti. Per questo è una vittoria importante». E per rispondere ai dubbi della Dal Lago, si potrebbe pure aggiungere che i lavoratori autoferrotramvieri da questa avventura non sono usciti "nè bechi, nè bastonai".


20 Dicembre 2003 - Comunicato Stampa Coord.Sind.di Base dei Trasporti

COORDINAMENTO NAZIONALE SINDACATI DI BASE
SULT-TPL SIN-COBAS FLTU-CUB SLAI-COBAS RdB-CUB TRASPORTI

IL SINDACALISMO DI BASE, APPRENDENDO CHE IN QUESTE ORE STA AVENDO LUOGO UNA CONSULTAZIONE "INFORMALE" CON I SEGRETARI GENERALI DI CGIL –CISL-UIL PER POI RIPRENDERE UFFICIALMENTE IL TAVOLO NEGOZIALE PRESSO IL MINISTERO DEL WELFARE,
OSSERVANDO CHE CIRCOLANO VOCI DI PROPOSTE DA PARTE DI CGIL CISL UIL DI CHIUDERE LA PARTITA CON 83 EURO IN PAGA BASE E 1200 EURO DI UNA TANTUM

COMUNICA

CHE IL SINDACALISMO DI BASE, CHE FA PROPRIA LA PROTESTA SPONTANEA DEI LAVORATORI, VEDE UNA UNICA STRADA POSSIBILE PER ARRIVARE AD UNA "IMMEDIATA SOLUZIONE" UNA TRATTATIVA PER OTTENERE TUTTI I 106 EURO E TUTTI I SOLDI CHE ASPETTANO DI ARRETRATO.
ALTRE SOLUZIONI NON TENGONO CONTO DELLO STATO DI OGGETTIVA SOFFERENZA DEI LAVORATORI, CHE VIENE DA LONTANO CON DUE ANNI DI NON CONFRONTO, UNA VERTENZA CHE RISCHIA DI CHIUDERSI, NON RICONOSCENDO AI LAVORATORI QUANTO DOVUTO, ALLA VIGILIA DEL RINNOVO DEL CONTRATTO 2004/2007 CHE PREGIUDICA PESANTEMENTE LA POSSIBILITA’ DI FUTURI ULTERIORI AUMENTI SALARIALI CHE RECUPERINO L’INFLAZIONE REALE DI OGGI E LA FUTURA TENUTA DEGLI STIPENDI A PARTIRE DAL 2004.
PERTANTO FUTURE ULTERIORI INZIATIVE DEI LAVORATORI TROVERANNO L’APPOGGIO DEL SINDACALISMO DI BASE, CHE GIA’ HA DICHIARATO UNO SCIOPERO GENERALE DI 24 ORE PER VENERDI 9 GENNAIO, RITENENDO CHE LA VERTENZA SI POSSA CHIUDERE OTTENENDO QUANTO RICHIESTO ED INTRODUCENDO DA SUBITO UN MECCANISMO DI ADEGUAMENTO ANNUALE CHE AGGANCI GLI STIPENDI ALMENO ALL’INFLAZIONE PROGRAMMATA.
INOLTRE E’ PREGIUDIZIALE CHE CI SIA UN IMPEGNO AD AZZERARE PROVVEDIMENTI DI QUALSIASI GENERE CONTRO LE LOTTE DEI LAVORATORI.

NO AD ACCORDI A PERDERE, VA RISPETTATA LA VOLONTA’ DEI LAVORATORI E VA OTTENUTO QUANTO LORO DOVUTO!!

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FERMI I TRANVIERI DI MILANO, DI SAVONA, IMPERIA, BERGAMO, LIVORNO, PADOVA GLI AUTOBUS DI VENEZIA ED I VAPORETTI FANNO SOLO LE SPOLE CON LE ISOLE

Il Coordinamento Nazionale dei Sindacati di Base degli Autoferrotranvieri conferma la solidarietà ai Tranvieri scesi ancora in lotta per rivendicare il rinnovo del secondo biennio economico.
Questa ulteriore azione di protesta è palesemente contraria anche alla proposta dei Segretari dei Sindacati Confederali avanzata unitariamente ieri sera al tavolo contrattuale che, invece di rivendicare interamente le spettanza della categoria (3.000 euro di arretrati e 106 euro in paga base), è fortemente in ribasso (1.000 euro di arretrati e 83 euro mensili). I Confederali approfittano, infatti, dell’assenza di un soggetto sindacale critico come il Sindacalismo di Base dal tavolo di trattativa, per ribadire la loro politica concertativa a discapito delle reali esigenze dei lavoratori
Il Coordinamento Nazionale ribadisce con forza che i lavoratori non accetteranno mai una proposta in ribasso, perché significa una pesante perdita del potere di acquisto dei salari. Quanto richiesto, infatti, non è un aumento contrattuale ma solo ed esclusivamente il recupero dell’inflazione programmata e, parzialmente, di quella reale (dati ISTAT).
Il Sindacalismo di Base, infine, rigetta fermamente la proposta del Sindaco di Milano Albertini relativa ad un accordo locale, in quanto è solo un ulteriore tentativo per spaccare la categoria ed avviare lo smembramento del contratto nazionale.

fax 06/486409 fax 081/282939 fax 010/2541335 fax 02/48032023 fax 041/5314446


20 Dicembre 2003 - Comunicato CUB Genova

LA CUB Genova (RdB, FLMU, FLTU, FLAICA) ESPRIME PIENA SOLIDARIETA’ AI LAVORATORI AMT DI GENOVA

Aspettano da anni il rinnovo contrattuale (con aumenti al di sotto del aumento dell’inflazione reale), aspettano da anni di conoscere il proprio futuro, avendo la preoccupazione di una privatizzazione del servizio, hanno stipendi da fame, nonostante il lavoro stressante e delicato che compiono.
Con lo sciopero dimostrano che le norme antisciopero impediscono la possibilità di lottare radicalmente contro le privatizzazioni, il taglio degli stipendi e del personale.
Con lo sciopero dimostrano che le norme antisciopero penalizzano soprattutto i cittadini, perché i lavoratori non possono informarli preventivamente, pena la vanificazione dello sciopero stesso.
Con lo sciopero dimostrano che atti di lotta e di disobbedienza contro regole ingiuste e liberticide sono l’unico strumento di azione /difesa dei lavoratori.
La CUB di Genova esprime la sua piena solidarietà ai lavoratrici/tori del trasporto pubblico, in sciopero e ai cittadini che hanno subito un disagio.
Il Coordinamento di base dei lavoratori del trasporto pubblico locale (RdB/CUB, FLTU/CUB, SULT, TPL, SlaiCobas, SinCobas) ha già proclamato uno sciopero di 24 ore di tutto il settore, nel caso che la vertenza si concluda senza accogliere le richieste dei lavoratori e dei sindacati di base.


20 Dicembre 2003 - Libertà

Dopo quelle di Milano e Torino un'altra giornata di passione
La prefettura minaccia denunce alla magistratura
Bus selvaggio mette Genova in ginocchio
All'alba il negoziato si incaglia e parte la protesta degli autisti
di Monica Viviani

Milano - Dopo Milano, Torino e Brescia ieri è toccato a Genova ritrovarsi in ginocchio per il blocco selvaggio dei trasporti.
Erano le 5 del mattino quando a Roma si è interrotta la trattativa tra governo e sindacati sul rinnovo del contratto per il trasporto pubblico. Non appena si è diffusa la notizia, i 700 autoferrotranveri del capoluogo ligure hanno incrociato le braccia ad «oltranza» con uno sciopero improvviso e spontaneo.
Alcuni autobus sono stati parcheggiati davanti alle rimesse per bloccare l'uscita dei mezzi ed è stato permesso di circolare solo a quelli per l'accompagnamento dei disabili. Solo dopo gli appelli del sindaco Giuseppe Pericu e dei sindacati, solo dopo oltre 10 ore di paralisi, alle 17.35 i primi dieci mezzi hanno ripreso servizio.
Ore 5: inizia il caos. Il blocco scattato all'alba ha colto di sorpresa i cittadini che hanno atteso inutilmente i bus alle fermate e hanno tempestato di telefonate di protesta i centralini di polizia e carabinieri. Traffico in tilt soprattutto nel ponente cittadino.
Gli appelli. Il sindaco Pericu ha raggiunto in mattinata i lavoratori in assemblea esprimendo loro la sua solidarietà. Ha garantito il suo impegno per sbloccare la situazione e ha rivolto un appello a riprendere l'attività. Stesso appello lanciato anche dal segretario regionale Faisa-Cisal Andrea Gatto che ha dovuto ricordare agli autisti il rischio di sanzioni dai 250 ai 500 euro in caso di precettazione.
Ma il prefetto, Giuseppe Romano, più che una precettazione ha minacciato denunce alla magistratura per interruzione di pubblico servizio.
La rabbia degli autisti. «I 500 euro di una tantum proposti dal governo non coprono neppure gli scioperi di due anni, perchè tolta l'indennità degli ultimi due anni, si arriva a 250 netti», ha spiegato il segretario provinciale della Filt-Cgil, Guido Fassio. «Guadagnamo 850 euro al mese - ha detto un autista - e a Genova siamo costretti a un totale di 500 mila ore di straordinari all'anno». E la Confederazione Unitaria di Base (Cub) di Genova ha proclamato uno sciopero di 24 ore di tutto il settore, nel caso la vertenza si concluda senza che siano accolte le richieste dei lavoratori.
L'azienda. Dal canto suo l'Amt, che ha 45 milioni di euro di debiti, ha ricordato che «purtroppo a livello nazionale non si è ancora compreso che non c'è solo il problema della dinamica salariale ma anche quello della sopravvivenza delle Aziende alle quali, come alla nostra, sono venuti a mancare i contributi pubblici».
Le polemiche. Mentre Rifondazione sosteneva lo sciopero, non sono mancate le polemiche negli altri schieramenti. «Questo non è uno sciopero, è una interruzione di pubblico servizio» ha detto il presidente della Regione Liguria Sandro Biasotti che ha aggiunto: «Io sto con i cittadini». Dura presa di posizione anche del suo vincepresidente Gianni Plinio (An), per il quale «è inaccettabile e di sconcertante gravità lo sciopero a sorpresa».
Ore 17.35: si riparte. La decisione di sospendere il fermo non è stata unanime, in molti depositi gli autobus sono rimasti fermi.


20 Dicembre 2003 - Liberazione

I lavoratori del trasporto locale senza contratto per due anni
di Roberto Farneti

Dopo avere lasciato i lavoratori del trasporto locale senza contratto per due anni, il governo voleva pure lo sconto. L'ultima offerta, uscita al termine della non-stop al ministero durata fino alle 5 del mattino di ieri, aveva il sapore della beffa: 80 euro di aumento a partire dal primo gennaio 2004 e una "una tantum" di 600 euro per "sanare" il passato. Siccome la stanchezza a volte gioca brutti scherzi, c'è pure uno dei sindacati presenti al tavolo, la Fit Cisl, che sulle prime dice di sì. Per fortuna c'è stata la reazione spontanea dei tranvieri, che è riuscita a fermare il "bidone".
Non appena si è sparsa la notizia, i lavoratori si sono riuniti in assemblea nei vari depositi sparsi sul territorio nazionale. A Genova prevale la linea dura: autobus e tram restano nei depositi. Nel giro di poche ore la Filt viene sommersa da fax e "e-mail" con la richiesta di respingere la proposta del governo, nel frattempo arriva il no secco delle Rsu dell'Atac di Roma e dell'Atm di Milano. A stretto giro di posta le segreterie regionali di Filt, Fit e Uiltrasporti della Campania e del Lazio diffondono comunicati unitari con i quali l'offerta di rinnovo viene definita «una provocazione». Anche la segreteria della Fit-Cisl lombarda prende le distanze dalla linea nazionale definendo la proposta del governo «insufficiente»: «Se venisse accettata - avverte Dario Balotta, segretario generale Fit Cisl Lombardia -, non credo che riusciremmo a contenere la protesta dei lavoratori».
A quel punto sono intervenuti i segretari generali di Cgil, Cisl e Uil: Guglielmo Epifani, Savino Pezzotta e Luigi Angeletti si sono riuniti in conclave nel tardo pomeriggio per decidere su quali basi riprendere il negoziato. Alla fine è prevalsa la ragionevolezza e i sindacati sono usciti dalla riunione ricompattati. «Ora abbiamo una posizione comune che consente, se il governo lo vuole e le aziende lo vogliono, di chiudere», annuncia Pezzotta. «Ci sono delle questioni - precisa Epifani - che vanno migliorate perché il quadro è insufficiente. Si farà ogni sforzo possibile per arrivare a chiudere questa trattativa difficile sapendo le attese di cittadini e lavoratori: se l'incontro sarà conclusivo - sottolinea Epifani - dipende solo dal Governo».
La trattativa è poi ripresa a tarda sera. Cgil, Cisl e Uil hanno quindi chiesto al sottosegretario al Welfare, Maurizio Sacconi, un aumento dell'una tantum superiore ai 600 euro proposti. Le organizzazioni sindacali hanno chiesto anche un aumento salariale maggiore degli 80 euro già proposti da Sacconi e hanno posto le questioni del doppio canale contrattuale che divide i neo assunti dai dipendenti con maggiore anzianità e i problemi relativi ai contratti di formanzione lavoro
Il negoziato prosegue sul filo del rasoio: è evidente, infatti, che qualsiasi intesa sarà raggiunta, essa dovrà essere approvata dai lavoratori. In caso contrario, per i cittadini si prospetta un Natale con mezzi pubblici a singhiozzo. Una eventualità che preoccupa il presidente dell'Anci Leonardo Domenici, che lancia una sorta di appello: «Grazie allo sforzo di collaborazione fra governo, regioni ed enti locali - afferma il sindaco di Firenze - con la decisone di aumentare l'accisa sui carburanti, si sono trovate le risorse necessarie per rispondere sia alle richieste dei lavoratori sia alle esigenze delle aziende dei trasporti. Non è pensabile né comprensibile che in questa situazione non si possa riaprire la trattativa e trovare le soluzioni necessarie».
Intanto l'ipotesi di compromessi al ribasso crea allarme tra i sindacati di base, che denunciano la loro esclusione dal tavolo del negoziato e ricordano di avere già proclamato un nuovo sciopero di 24 ore per il 9 gennaio 2004. Protesta che verrà mantenuta «nell'eventualità della firma di un accordo bidone» da parte di Cgil, Cisl, Uil e Ugl: «Basta elemosine e contratti a perdere, lo scontro è duro ma non ci sono scorciatoie», grida Giampietro Antonini della Cub trasporti nazionali. «L'unica intesa possibile per chiudere il contratto - avverte Aurelio Speranza del Sult - è dare interamente i 2mila 900 euro di arretrati del biennio, che già sono privi degli oneri riflessi della retribuzione, e i 106 euro di aumento a partire dal primo gennaio 2004 direttamente in paga base, che rappresentano esclusivamente il recupero del potere d'acquisto rispetto all'inflazione».


19 Dicembre 2003 - Comunicato Stampa Coord.Sind.di Base dei Trasporti

COORDINAMENTO NAZIONALE SINDACATI DI BASE
SULT-TPL SIN-COBAS FLTU-CUB SLAI-COBAS RdB-CUB TRASPORTI

IL SINDACALISMO DI BASE, NEL RESPINGERE COME INDECENTE E PROVOCATORIA LA PROPOSTA DEL GOVERNO PER CHIUDERE LA VERTENZA DEGLI AUTOFERROTRANVIERI,

COMUNICA

CHE IL SINDACALISMO DI BASE TUTTO HA GIA’ DICHIARATO UN NUOVO SCIOPERO PER VENERDI 9 GENNAIO 2004 DI 24 ORE CHE VERRA’ CONFERMATO DI FRONTE AD UN POSSIBILE E PROBABILE ACCORDO BIDONE A DANNO DEI LAVORATORI.

DENUNCIA CHE:

LE AZIENDE, USANDO I LAVORATORI, HANNO RAGGIUNTO GLI OBIETTIVI CHE SI ERANO PREFISSE;

CGIL – CISL – UIL STANNO PREPARANDOSI A SVENDERE LA LOTTA E LE GIUSTE ASPETTATIVE DEGLI AUTOFERROTRANVIERI, E’ DI POCO FA L’ESTERNAZIONE DEL SEGRETARIO DELLA UILT NAZIONALE CHE HA AFFERMATO CHE SE 80 EURO SONO UN ROSPO DA DIGERIRE MACHE COMUNQUE SI PUO’ INGOIARE, 500 EURO DI UNA TANTUM NON SONO ACCETTABILI MENTRE 1000 EURO…;

IL SINDACALISMO DI BASE ED I LAVORATORI NON SONO COINVOLTI NELLA TRATTATIVA … QUINDI NON C’E’ NESSUN CONTROLLO SULLE MODALITA’ DI CONCLUSIONE DELLA VERTENZA;

I LAVORATORI, GIUSTAMENTE INCAZZATI, SONO STRUMENTO DELLE AZIENDE E DELLA TRIPLICE.

NO AD ACCORDI A PERDERE, VA RISPETTATA LA VOLONTA’ DEI LAVORATORI E VA OTTENUTO QUANTO LORO DOVUTO!!


19 Dicembre 2003 - Comunicato Stampa RdB CUB Trasporti

PROPOSTA INDECENTE

LA CUB TRASPORTI E TUTTO IL SINDACALISMO DI BASE RITIENE INDECENTE E PROVOCATORIA LA PROPOSTA DEL GOVERNO PER CHIUDERE LA VERTENZA DEGLI AUTOFERROTRANVIERI.

IL SINDACALISMO DI BASE TUTTO HA GIA’ DICHIARATO IN DATA 18 DICEMBRE UN NUOVO SCIOPERO DI 24 ORE PER VENERDI 9 GENNAIO 2004 CHE MANTERRA’ SE QUALCUNO PENSA DI CHIUDERE LA VERTENZA CON UN BIDONE PER I LAVORATORI.

RILEVIAMO CHE INTANTO:

LE AZIENDE HANNO OTTENUTO, USANDO I LAVORATORI, I SOLDI CHE CHIEDEVANO;

LA CISL E’ GIA’ DISPONIBILE A SOTTOSCRIVERE TALE PROPOSTA BIDONE;

IL SINDACALISMO DI BASE CONTINUA A NON ESSERE COINVOLTO NELLA TRATTATIVA … QUINDI NON C’E’ NESSUN CONTROLLO SU COME SI CHIUDERA’ LA PARTITA;

I LAVORATORI, GIUSTAMENTE, SONO INCAZZATI;

QUINDI L’INVITO DI RdB E DI TUTTO IL SINDACALISMO DI BASE E’ DI MOBILITAZIONE CON PRESIDI DAVANTI AI CANCELLI DELLE AZIENDE, GARANTENDO I SERVIZI. NELL’EVENTUALITA’ DELLA FIRMA DI UN ACCORDO BIDONE DA PARTE DI CGIL – CISL- UIL E UGL VERRA’ MANTENUTO LO SCIOPERO DEL 9 GENNAIO 2004.

BASTA ELEMOSINE E CONTRATTI A PERDERE
LO SCONTRO E’ DURO MA NON CI SONO SCORCIATOIE


18 Dicembre 2003 - Il Gazzettino di Venezia

TRASPORTI

Parte in un clima sempre più incandescente nel settore dei trasporti la tregua natalizia, il periodo di franchigia che vieta gli scioperi durante le festività.
Secondo il calendario delle franchigie previste per le prossime feste, ieri è scattato il divieto nel trasporto pubblico locale mentre domani comincerà la tregua nei settori ferroviario ed aereo. In tutti i comparti, comunque, i fermi sono vietati sino al giorno della Befana.
Terminato il periodo di tregua, le proteste riprenderanno però immediatamente: già l'8 gennaio, infatti, torneranno ad incrociare le braccia i controllori dell'Enav. Al 19 gennaio è stato invece rinviato lo sciopero di 24 ore dei dipendenti dell'Alitalia indetto da tutti i sindacati contro il piano industriale della compagnia, sciopero che era stato indetto per la giornata di ieri e annullato dalla Commissione di garanzia.
Nonostante questo, però, i lavoratori della compagnia aerea hanno protestato creando pesanti disagi a Fiumicino. Inoltre per i prossimi giorni i
Cub Trasporti hanno annunciato che continueranno le mobilitazioni nonostante i divieti imposti dalla Commissione di garanzia in quanto, afferma la rappresentanza di base, la vertenza deve continuare fino al ritiro completo del piano industriale.
Infine sono sempre agitate le acque nel trasporto pubblico locale, dove la trattativa per il rinnovo della parte economica del biennio 2002-2003 prosegue fra aziende e sindacati su posizioni che restano ancora opposte.


17 Dicembre 2003 - Comunicato CUB Trasporti

AUTOFERROTRANVIERI:
LA CUB TRASPORTI NON ACCETTERA’ ACCORDI BIDONE

La CUB Trasporti non accetterà ulteriori rinvii nella definizione del contratto ne tantomeno la sottoscrizione da parte di CGIL, CISL, UIL e Autonomi di ACCORDI BIDONE!
La CUB Trasporti annuncia fin da ora la determinazione a continuare nelle azioni di lotta anche nel periodo di franchigia sugli scioperi.
Di fronte all’eventualità del mancato accordo o di un accordo che non rispetti INTEGRALMENTE le richieste dei lavoratori da due anni senza contratto, la CUB Trasporti si RITIENE SVINCOLATA DAL RISPETTO DELLE PREVISIONI DELLA LEGGE 146/90 SULL’ESERCIZIO DEL DIRITTO DI SCIOPERO.
Le scuse ai cittadini, che sono ormai divenute di prammatica, questa volta dovranno farle coloro che si renderanno oggettivamente responsabili della ripresa delle lotte.


16 Dicembre 2003 - Il Manifesto

Ogni tram si è fermato Accordo più vicino
Adesioni oltre il 90% in tutte le città per lo sciopero di 24 ore degli autoferrotranvieri. Precettazioni a Torino e Brescia, ma non sono servite a molto. Boom di «malattie» in diverse città del Sud. La Commissione di garanzia indaga. Maroni e Sacconi minacciano, ma si preparano a concludere la vertenza
di FRANCESCO PICCIONI

Segnale arrivato a destinazione. Pur tra borbotti e minacce di ritorsione legale - affidate alla cosiddetta Commissione di garanzia - il governo stavolta sembra aver capito che il «rinnovo del secondo biennio economico» del contratto degli autoferrotranvieri va chiuso al più presto. Naturalmente sborsando il dovuto: 106 euro mensili a titolo di semplice recupero dell'inflazione, relativamente ai due anni appena trascorsi (2002-2003). La riuscita dello sciopero di ieri - 24 ore su tutto il territorio nazionale - è stata di dimensioni tali da impedire persino al governo di «minimizzarne» la portata. Il blocco dei mezzi pubblici e delle metropolitane è stato totale in molte città, e comunque superiore al 90% quasi dappertutto (con l'eccezione di Milano). Numerose anche le infrazioni alle «fasce protette» (tre ore alla mattina e tre al pomeriggio), segno che l'esempio milanese del 1 dicembre era solo la punta dell'iceberg dell'esasperazione della categoria. A Torino e Brescia nemmeno la precettazione, disposta dai prefetti per la seconda fascia, ha impedito che molti mezzi restassero nei depositi. Nel capoluogo piemontese, tra le 6 e le 9, nessun autobus era in circolazione, e neppure nel circuito extraurbano. C'è voluta una lunga trattativa condotta direttamente dalle forze dell'ordine per convincere un centinaio di autisti - su 800 - a uscire per un paio d'ore. La precettazione disposta per il pomeriggio ha incontrato comunque il netto rifiuto di almeno 200 autisti o, come riferiva la Cgil, l'impossibilità di uscire a causa di «un blocco effettuato da un gruppo di manifestanti». Una situazione che ha mandato in bestia il sindaco (Ds) di Torino, Sergio Chiamparino, che ha accusato i sindacati «o non hanno più la percezione adeguata di ciò che avviene nella loro base, oppure ieri al tavolo del prefetto qualcuno ha barato» (era stato assicurato, come dovunque, il rispetto delle fasce orarie). In suo appoggio è intervenuto anche il sindaco di Grosseto, che forse senza volerlo ha però indebolito la causa degli «indignati» per le forzature da parte di alcuni lavoratori: «il trasporto pubblico locale ha costi maggiori rispetto alle tariffe, è difficile poterlo strutturare secondo le regole del mercato». Ovvero: la politica degli ultimi otto anni è stata fallimentare, perché dovrebbero pagarne solo i lavoratori il prezzo?
Nel complesso, comunque, c'è da registrare la volontà generale di arrivare subito all'accordo sull'adeguamento salariale. Su questo i leader confederali sembrano avere le idee chiare e parlano quasi all'unisono: «il governo, le regioni, gli enti locali e le aziende devono fare ora uno sforzo per chiudere la partita, altrimenti ci potrebbe essere qualche tensione di troppo», dice il segretario della Cisl Pezzotta. «Ci aspettiamo che in settimana si possa chiudere il contratto; ogni altra dilazione non sarebbe accettabile né comprensibile». La
Cub, confederazione dei sindacati di base, appoggia in pieno le forme di protesta meno «rispettose delle regole», considerandole «giuste e legittime», perché gli autoferrotranvieri «lottano con l'unico mezzo che hanno a disposizione: lo sciopero». Al sud, però, c'è stato anche un massiccio aumento dei casi di malattia (fino al 50% in Puglia e in alcune città calabresi); su questo modo di bloccare il servizio senza pagare nulla (la giornata di sciopero incide negativamente sulla busta paga) storcono però il naso tutti i sindacalisti «veri» (sia tra i confederali che tra quelli si base). Appoggio pieno ai tranvieri e alle loro forme di lotta è arrivato da Rifondazione (Malabarba) e dai comunisti italiani (Pagliarulo).
Maroni e Sacconi, pur minacciando e pretendendo che la Commissione di garanzia «renda effettive le sanzioni» per i casi di infrazione delle fasce protette, ora sembrano aver fretta di chiudere la trattativa. Poi «eviteremo che queste situazioni accadano di nuovo». La Commissione, con il presidente Martone, ha in effetti annunciato l'avvio di una «procedura di valutazione» dei casi di Torino e Brescia, anche per combattere la «convinzione errata che solo la violazione delle regole possa portare a una soluzione della vertenza». Sta di fatto, però, che governo ed enti locali si sono mossi per risolvere il problema solo dopo la fuoriuscita delle lotte dai binari delle regole esistenti.


16 Dicembre 2003 - Liberazione

Nel Mezzogiorno esplode la rabbia ovunque
Adesioni alla protesta tra il 90% e l'80%. A Bari e Foggia ammalato il 50% degli autisti. In Calabria partecipazione totale. Solidarietà no-global a Napoli

Percentuali altissime hanno segnato il successo in Sicilia della giornata di sciopero nazionale del trasporto locale. Non solo, anche in Puglia, Campania e Calabria i lavoratori hanno dimostrato che la determinazione c'è. E si vede. Il segretario regionale di categoria della Cgil Sicilia, Maurizio Pellegrino, segnala il 100% delle adesioni alla municipalizzata Amt di Catania, dove anche la Circumetnea ha fatto registrare una partecipazione pari al 90%. Pieno di adesioni anche alla Sau di Trapani e all''Atm di Messina. Si arriva al 95% invece a Palermo, dove quasi tutti i bus dell'Amat sono rimasti fermi nei depositi. Il 90% a Siracusa, mentre ad Agrigento si scende all'80%. Stesso risultato per l'Ast, Azienda siciliana trasporti. Infine le oltre 100 autolinee private operanti in Sicilia hanno fatto registrare una media del 70% delle adesioni. Adesioni tra l'80 e il 90%, in Puglia, allo sciopero dei lavoratori del trasporto pubblico locale. Nelle aziende che si occupano dei collegamenti extracomunali ha incrociato le braccia l'80% degli addetti; una percentuale che sale al 90% tra i ferrotranvieri dei trasporti urbani. A Bari e Foggia il 50% degli autisti non si è presentato al lavoro nella fascia "protetta" mattutina perché ammalato.
Anche in Calabria le adesioni sono state altissime. Secondo le organizzazioni sindacali la media è stata del 97%. La Filt-Cgil regionale ha reso noto che in tutte le cinque province sono state garantite le fasce protette, ma alcune criticità si sono registrate a Cosenza e Crotone, dove l'adesione allo sciopero è stata del 100%, anche negli orari idella cosiddetta fascia protetta. Le città di Cosenza, Catanzaro e Castrovillari, secondo i dati diffusi dall'organizzazione sindacale di base Cub, inoltre, sono tra quelle in cui si è registrato un alto tasso (circa il 60%) di autoferrotranvieri in malattia. Un dato che può essere interpretato quasi come una forma di disobbedienza, ritenuta una «protesta forte e giusta» dagli stessi dirigenti sindacali.
Disobbedienti in azione anche a Napoli, ma sotto forma di militanti no global, che sono andati davanti ai depositi a solidarizzare con gli autisti. A Napoli, l'adesione allo sciopero ha sfiorato il 90% in quasi tutti i posti di lavoro. Nel capoluogo partenopeo c'è una situazione singolare. I dipendenti della metropolitana praticamente non hanno un contratto unico. I lavoratori avevano scelto quello delle "attività ferroviarie" ma l'amministrazione non vuol sentire ragioni. Risultato, per la stessa masione vengono applicate due normative diverse.(

Ultima corsa per il governo
di Roberto Farneti 

Ultima corsa per il governo. La grande dimostrazione di forza dei conducenti di bus, tram e metropolitane, che anche ieri hanno aderito compatti allo sciopero di 24 ore indetto dai sindacati, mette l'esecutivo di fronte alle proprie responsabilità. Ormai il tempo stringe: o si riescono a trovare, tra oggi e domani, i quasi 500 milioni di euro necessari per rinnovare il contratto dei dipendenti delle aziende di trasporto pubblico, scaduto da due anni, oppure la situazione potrebbe diventare ingovernabile.
La temperatura all'interno di depositi e rimesse cresce ogni giorno che passa e la protesta rischia di sfuggire di mano agli stessi sindacati. Dopo la clamorosa ribellione di Milano, il testimone della "disobbedienza" è stato raccolto ieri dai lavoratori di altre città. A Firenze, gruppi di tranvieri hanno ritardato di circa un'ora l'uscita dei bus urbani dell'Ataf per la seconda "fascia dell'obbligo", con conseguente disagio soprattutto per il rientro degli studenti all'uscita delle scuole. Sempre a Firenze, la seconda "fascia" non è stata rispettata dai lavoratori della Sita.
A Perugia, Piazza Italia è stata invasa dagli autobus per circa un'ora, tra le 9,30 e le 10, 30, mentre gli autisti dell'Apm manifestavano davanti al palazzo della Regione. Ma i momenti più caldi sono stati vissuti a Brescia e a Torino, dove polizia, carabinieri e prefettura sono intervenuti per costringere i conducenti, che avevano incrociato le braccia in anticipo al mattino, a prendere servizio. A Brescia i messi pubblici sono rimasti fermi anche nel pomeriggio, nonostante la precettazione del prefetto: quest'ultima, non essendo nominativa, è stata infatti ritenuta non valida dai lavoratori.
Se a questo si aggiunge la valanga di certificati medici presentati dai tranvieri, con punte del 60% di lavoratori ammalati in diverse città - fra le quali Torino, Napoli, Genova, Brescia, Cosenza, Catanzaro e Castrovillari, Bari, Foggia - appare chiaro che la protesta sta assumendo le forme di una rivolta.
Forme di lotta «giuste e legittime», secondo la Cub: «Una risposta forte, frutto della profonda insoddisfazione per le trattative in corso, che - sostiene il sindacato di base - rischiano di sfociare in un ennesimo accordicchio che non renderà giustizia alle aspettative dei tranvieri». Pieno appoggio ai lavoratori anche da Gigi Malabarba, capogruppo di Rifondazione al Senato: «I blocchi totali a Brescia e a Torino dimostrano che la sacrosanta rivolta degli autoferrotranvieri milanesi era condivisa ovunque. Questo - osserva Malabarba - è un segnale chiaro che tutto il mondo del lavoro è arrivato al limite della sopportazione e non tollera più alcun arretramento».
Il segretario della Cgil, Guglielmo Epifani, non rivendica gli atti di disobbedienza ma incassa il successo dello sciopero e chiede con forza che il contratto per il trasporto pubblico locale venga chiuso in settimana: «I lavoratori hanno dato prova di grande maturità ma - avverte Epifani - non si può esagerare con il senso di responsabilità della categoria. Governo, regioni e aziende, ognuna per la propria parte, si impegnino a chiudere definitivamente la partita».
Sembra rendersene conto anche il ministro Maroni, che ieri ha preferito evitare commenti in vista della ripresa della trattativa: «Ora la cosa più importante è chiudere», taglia corto Maroni. Oggi governo e sindacati si vedranno al ministero ma tutti gli occhi sono puntati all'incontro di domani tra l'esecutivo, regioni e enti locali, dal quale si capirà se per i trasporti ci sono le condizioni per un Natale sereno.


16 Dicembre 2003 - Leggo

Sciopero selvaggio in almeno due città. Molti certificati per evitare la precettazione
Bus e metrò fermi,record di “malati"
di Claudio Fabretti

Città in tilt, ingorghi, disagi: è stata ancora una volta massiccia l’adesione al nuovo sciopero di bus, tram e metro. «Pressoché totale», secondo le organizzazioni sindacali. In linea di massima, l’agitazione si è svolta negli orari previsti, senza quelle “anomalie" che il primo dicembre avevano paralizzato Milano. Nel capoluogo lombardo, in particolare, sabato scorso il prefetto Bruno Ferrante aveva precettato il personale coinvolto.
Solo a Torino e a Brescia i lavoratori non hanno rispettato la fascia protetta della mattina e si sono fermati in anticipo, facendo scattare la precettazione da parte dei prefetti. Nella città lombarda sono dovuti intervenire polizia e carabinieri per tentare di liberare il passaggio spostando i manifestanti. «Meglio tardi che mai», ha commentato i provvedimenti di precettazione il ministro del Welfare Roberto Maroni, aggiungendo che oggi riprenderà la trattativa e «la cosa più importante è chiudere».
In diverse città, tuttavia, da Torino a Napoli, da Genova a Bari, molti lavoratori si sono messi in malattia, astenendosi dal lavoro anche durante la fascia protetta. Una forma di disobbedienza che a livello nazionale, secondo il sindacato di base (
Cub), avrebbe avuto punte del 60%. A Firenze, infine, alcuni dipendenti dell’azienda Ataf hanno impedito l’uscita dei bus in due dei tre depositi che dovevano rispettare la seconda fascia garantita.


16 Dicembre 2003 - Il Giornale di Calabria

In Calabria adesione altissima Sciopero bus
Secondo le organizzazioni sindacali l'adesione è stata del 97%.

CATANZARO. Altissime, in Calabria, le adesioni degli autoferrotranvieri allo sciopero generale di ieri. Secondo le organizzazioni sindacali la media è stata del 97%. La Fil-Cgil regionale ha reso noto che in tutte le cinque province sono state garantite le fasce protette, ma alcune criticità si sono registrate a Cosenza e Crotone, dove l'adesione allo sciopero è stata del 100%, anche negli orari in cui bisognava garantire alcuni servizi di trasporto. Una circostanza questa, che ha aumentato i disagi nei confronti dei cittadini, e che è stata deplorata anche dal sottosegretario al Welfare, Maurizio Sacconi. "Lo sciopero si è svolto generalmente in modo regolare - ha detto Sacconi, con alcune deplorevoli eccezioni a Torino, a Brescia ed in Calabria. In quelle situazioni ha purtroppo pesato anche la passività di alcune istituzioni. Ritorna, quindi, il problema delleffettività delle sanzioni contro coloro che hanno violato le regole. Si tratta ora di garantire la regolarità delle fasce pomeridiane generalizzando i positivi risultati del mattino. La regolarità dello sciopero - ha concluso il sottosegretario non potrà che aiutare una positiva conclusione del complesso negoziato tra istituzioni e tra queste e le parti sociali". Le città di Cosenza, Catanzaro e Castrovillari, secondo i dati diffusi dall'organizzazione sindacale di base Cub, inoltre, sono tra quelle in cui ieri si è registrato un alto tasso (circa il 60%) di autoferrotranvieri in malattia. Un dato che può essere interpretato quasi come una forma di "disobbedienza", ritenuta una "protesta forte e giusta" dagli stessi dirigenti sindacali. Lo sciopero ha di fatto paralizzato la circolazione stradale nei grossi centri, creando molti problemi a tutti i pendolari che dovevano raggiungere il loro posto di loavoro o di studio. Questa mattina lunghe code si sono formate nelle principali strade d'ingresso nelle città (a Catanzaro file chilometriche e traffico bloccato) con serie difficoltà di trovare parcheggi.


16 Dicembre 2003 - Corriere della Sera

Sciopero, le fasce protette saltano per «epidemia»
In alcune città il 60% degli autisti si è messo in malattia. Maroni: se ne occuperà la Commissione di garanzia

ROMA - Dovevano rispettare le fasce protette previste dalla legge, ma al lavoro non sono andati ugualmente. La protesta degli autoferrotranvieri ha preso ieri una forma diversa: l’assenza per «malattia». Uno «sciopero bianco» già sperimentato nel trasporto aereo. Secondo il sindacato di base avrebbe contribuito in maniera massiccia al blocco del trasporto locale, raggiungendo, in alcune zone, punte di assenti del 60%. Il ministro del Welfare, Roberto Maroni, parla di «situazioni indegne di un Paese europeo». Il Codacons presenta una denuncia, a nome dei cittadini di tutta Italia che ieri sono rimasti a piedi, ostaggio della trattativa tra i 120.000 autoferrotranvieri e le aziende locali. L’adesione allo sciopero è stata altissima da Bolzano a Palermo. Pressoché totale, secondo i sindacati. A Torino, a Brescia e in Calabria, bus, tram e metropolitane si sono fermati anche durante le fasce protette. Questi episodi saranno esaminati domani dalla Commissione di garanzia per l’attuazione del diritto di sciopero. A Milano, dove gli autisti erano stati precettati, non si è ripetuto lo sciopero selvaggio che il primo dicembre aveva paralizzato la città.
Oggi al ministero del Welfare è previsto un incontro per discutere il nodo centrale della rivendicazione: quei 106 euro mensili di aumento, promessi durante il rinnovo del contratto. Le aziende ne hanno proposti 41. In una conferenza Stato-Regioni, domani, dovrebbero essere trovate le risorse.
CERTIFICATI - Pioggia di certificati medici in molte aziende municipalizzate. A Bari, Foggia, Genova, Cosenza, Catanzaro e Castrovillari la percentuale di malati-scioperanti ha raggiunto punte del 60%. Il sindacato di base,
Cub, difende questa forma di «disobbedienza civile, frutto della profonda insoddisfazione per le trattative in corso, che rischiano di sfociare in un ennesimo accordicchio».
IL BLOCCO - Nè bus, nè tram, nè metro nelle città nelle ore previste. Caos a Torino e Brescia anche durante le fasce orarie protette. Con varie modalità l’Italia ieri mattina si è fermata. A Roma ha aderito allo sciopero il 96-97% dei mezzi pubblici causando seri problemi al traffico. A Milano ha scioperato circa il 90% del personale, come a Bologna. A Firenze adesione massiccia e molti disagi per la violazione delle fasce protette. A Napoli una manifestazione dei «no global» ha bloccato i depositi. Percentuale altissima anche a Palermo e a Catania si è raggiunto il 100%, come a Cosenza e a Crotone.
MARONI - «Record di malati? È un lavoro per la Commissione di garanzia» taglia corto il ministro. «L'obiettivo - aggiunge - è chiudere un accordo per evitare ai cittadini l'umiliazione di essere in balìa di chi scientemente viola la legge». «Prima lavoriamo per un accordo e poi evitiamo che queste situazioni, indegne di un Paese civile, accadano di nuovo». «Nonostante il tentativo di qualcuno di far saltare l’accordo - ha detto il ministro - credo che si farà».
TRATTATIVA - Oggi si riprende a discutere intorno alla possibile soluzione individuata dal governo, su proposta delle aziende, di finanziare l’aumento degli stipendi, già previsto dal rinnovo contrattuale, con un’accisa di 3 centesimi di euro sul prezzo della benzina. Non è ancora chiaro se quella cifra venga stornata dalle molte tasse che già pesano sul prezzo del carburante o se invece venga aggiunta ad esse. Le parti si vedranno oggi al ministero del Welfare e domani la conferenza unificata Stato-Regioni dovrebbe superare le ultime difficoltà. I sindacati confederali sottolineano il «buon governo dello sciopero» (Savino Pezzotta) e la «grande prova di maturità dei lavoratori» (Guglielmo Epifani) invitando ora a chiudere definitivamente la partita. Ma il giorno della verità dovrebbe essere giovedì: solo allora si capirà se l’emergenza è rientrata. (Virginia Piccolillo)


16 Dicembre 2003 - Il Gazzettino di Venezia

TRASPORTI Sciopero nazionale
Bus e corriere fermi Hanno aderito in 400
«I nostri biglietti più cari in Veneto»

VENEZIA - (R.C.) Quasi tutti i bus sono rimasti fermi al deposito. Per gli autisti dei mezzi pubblici vicentini l'adesione allo sciopero nazionale indetto ieri da Cgil, Cisl, Uil e Rdb-Cub per il mancato rinnovo economico del contratto è stata vicina al cento per cento. Interessati i circa quattrocento lavoratori di Aim spa (azienda di proprietà comunale che gestisce il trasporto urbano) e Ftv (Ferrovie e tramvie vicentine, di proprietà della Provincia, che gestiscono il trasporto extraurbano). L'agitazione è stata di ventiquattr'ore, anche se il servizio è stato assicurato nelle fasce cosiddette di garanzia, comprese tra le 5.30 e le 8.30 e tra le 12 e le 15. I disagi non sono mancati dunque, specie per chi doveva rientrare a casa la sera. «Ci risulta che tra Aim e Ftv abbiano lavorato appena una decina di autisti - ha commentato il segretario provinciale della Filt-Cgil Massimo D'Angelo - Il problema è sentito specie dopo i fatti di Milano».
Il sindacalista si sofferma poi sull'ipotesi di fusione tra le due aziende di trasporto pubblico in vista della liberalizzazione del servizio che scatterà dal 2005: «"Si parla tanto di fusione, ma mancano i fatti. Noi auspichiamo che l'operazione vada in porto. Ne trarrebbe vantaggio l'intero servizio». Quanto allo scarso utilizzo dei bus da parte dei vicentini, D'Angelo replica che il mezzo pubblico in città va reso più competitivo rispetto all'auto. Già, ma come? «Servono più corsie preferenziali. E' un problema di cultura e di politica in favore del servizio. I risultati si vedranno fra diversi anni. Nel frattempo bisogna cominciare. Le rotatorie vanno in una direzione opposta perché velocizzano le auto a scapito del bus. In città ci sono seimila posti auto e i parcheggi sono tra i meno cari d'Italia. Al contrario i biglietti dei bus sono i più costosi del Veneto».

I lavoratori Actv: «Vogliamo gli arretrati»
Corteo alla Ca’ d’Oro, in Comune e in Prefettura manifestazione organizzata dal sindacato Rdb per il rinnovo del contratto
di Raffaella Vittadello

Venezia. «Voèmo i schei». Lo hanno gridato a gran voce e senza mezzi termini i lavoratori Actv che ieri mattina hanno manifestato in un corteo organizzato dal sindacato Rdb Cub alla sede aziendale della Ca' d'Oro (dove però non hanno trovato nessuno cui far valere le ragioni della protesta, dopo l'occupazione simbolica del 1. dicembre), sotto le finestre di Ca' Farsetti, sotto quelle della Provincia, con cartelli e striscioni. La rivendicazione, la nona in un anno e mezzo sull'argomento, riguarda il mancato adeguamento salariale rispetto almeno all'inflazione programmata, pur previsto dal contratto nazionale che Actv non ha ancora applicato, come del resto è avvenuto in tutta Italia. Si parla di 106 euro al mese a partire dal 1. gennaio 2002, che fino ad ora ammontano a circa 2800 euro di arretrato per ogni dipendente. E a Natale, si sa, i soldi fanno di certo comodo.
Un centinaio di persone, del settore automobilistico e della navigazione, hanno distribuito volantini a Piazzale Roma tra le 6 e le 9, per informare la gente e chiedere solidarietà: «Lavoratori e cittadini - si legge in un comunicato di Rdb - siamo tutti ostaggi presi in giro da questi politici irresponsabilmente e cinicamente incuranti dei nostri e dei vostri diritti».
Non solo contratto, comunque, alle origini dell'agitazione, ma anche polemica con la legge 146 che regolamenta il diritto di sciopero e la gestione dei subappalti da parte degli enti proprietari.
«Non è possibile che per le aziende che disattendono il contratto collettivo ci siano solo delle sanzioni amministrative, che alla fine pesano sulle tasche dei contribuenti, mentre per i singoli dipendenti, l'anello più debole della catena, le ripercussioni in caso di violazione siano di rilevanza addirittura penale». Rdb protesta anche per il numero di dipendenti "comandati in servizio": se un tempo esisteva la precettazione da parte della prefettura (e se la persona non veniva trovata era "libera") ora Actv può reclutare autonomamente il personale per garantire i servizi di collegamento con le isole e durante le fasce garantite per legge, prevedendo turni ad hoc, e lì non si può barare.
«In base all'accordo del '95 era previsto un contingente di 250 "comandati" in navigazione su un totale di 3800 unità - sostiene il segretario territoriale
Rdb Giampietro Antonini - Oggi (ieri per chi legge) ne sono state comandate 367, cioè 117 in più di quanto concordato, su un totale di poco più di 2800 unità»
L'ufficio relazioni esterne di Actv la spiega così: «Nel frattempo sono cambiate le linee e c'è bisogno di più lavoratori per effettuare i collegamenti». Però allora è effettivamente strano che si faccia riferimento a un accordo vecchio, che risulta comunque ancora valido. Polemiche anche in terraferma. A Dolo un ispettore è stato accusato di aver ricattato gli autisti più giovani, quelli in contratto di formazione lavoro, cercando di farli lavorare anche oltre le fasce garantite, mentre a Mestre, al deposito Pertini, i lavoratori che avevano riconsegnato gli autobus dopo le 9 hanno tentato di riunirsi in assemblea ma è stato loro negato perchè non era stata chiesta la preventiva autorizzazione.In Comune i delegati Rdb hanno incontrato Mara Rumiz, presidente del consiglio comunale, che in un comunicato ha promesso di attivarsi in sede Anci per sollecitare il Governo a concludere positivamente la vertenza.
Simile la posizione di Davide Zoggia, vicepresidente della Provincia incontrato nell'ultimo sit-in della giornata, che ha promesso di proporre che Rdb sieda a livello nazionale alla trattativa per il contratto.
«Ci fanno piacere le promesse e la solidarietà accordataci - ha commentato Antonini - basta che poi i politici dimostrino coerenza con le loro parole e tirino fuori i soldi»


16 Dicembre 2003 - Giornale di Vicenza

Svaniti i timori della vigilia: nessun black out totale, rispetto delle fasce protette al mattino e a pranzo
In città, intanto, l’assessore Cicero pensa per il futuro a un percorso circolare interno e al taxi collettivo notturno
Bus, agitazione con giudizio
di Gian Marco Mancassola

VICENZA - Adesione vicina al 100 per cento, ma solo nelle fasce consentite. I timori della vigilia, almeno a Vicenza, si sono liquefatti di fronte a un’astensione dal lavoro massiccia, ma virtuosa nel rispetto dei periodi protetti: tra le 5.20 e le 8.29 e tra le 12 e le 14.29 erano tutti in strada i bus delle corse urbane di Aim ed extraurbane di Ftv, salvando la giornata a studenti e lavoratori. Nel resto di questo lunedì scioperante, invece, il vuoto: agitazione sì e abbondante, quindi, ma con giudizio. E dire che, sotto le ceneri del caos scatenatosi a Milano all’inizio del mese, fino a sabato covavano dubbi, sospetti, paure che qualche frangia sindacale intendesse forzare i limiti e premere sull’acceleratore della protesta, mandando in tilt anche il servizio minimo garantito. E invece telefonate a raffica lungo il triangolo Vicenza-Milano-Roma, come confermano dai sindacati confederali, già sabato mattina avevano scongiurato il rischio del black out totale, nella speranza di non compromettere le trattative. E da noi, né all’Aim né alle Ftv, c’è stato il via vai di certificati medici fuori dall’ordinario che altrove hanno messo in ginocchio le aziende dei trasporti pubblici, come a Bari e Foggia, dove la metà degli autisti in servizio negli orari di garanzia si son dati malati. I disagi per gli utenti, quindi, sono stati quelli preventivati: nessuna brutta sorpresa alle fermate negli orari protetti. Per gli amanti dei numeri, poi, la notizia è che per una volta le cifre di sindacati e aziende non bisticciano, ma si avvicinano molto, fino a coincidere in molti casi.
Secondo i dati rilevati dal settore trasporti di Aim (250 addetti e un parco mezzi di 129 autobus), l’adesione del personale a bordo dei bus è stata vicina al 95 per cento, mentre negli uffici è stata leggermente inferiore, intorno comunque al 90 per cento. Da viale Milano, invece, la direzione delle Ferrotranvie vicentine parlano di adesioni vicine alla quasi totalità del personale viaggiante (al mattino stavano lavorando 11 persone su 200), ma molto più bassa negli addetti impiegati nelle officine e nei reparti amministrativi.
I numeri diffusi dai sindacati sono molto vicini ai tabellini registrati dalle aziende: secondo Luca Tommasin della Cisl si tratta del 99 per cento degli autisti alle Aim e del 95% alle Ftv; un successo anche per la Cgil, «nel pieno rispetto delle fasce protette, nonostante ci fossero chiacchiere di forzature»; «sono state salvaguardate le fasce d’utenza più deboli, vale a dire studenti e lavoratori», aggiunge il segretario provinciale della Uil Riccardo Dal Lago; «l’adesione è stata totale, la compattezza dei lavoratori non deve essere svenduta: il prossimo 18 dicembre non ci accontenteremo di un piatto di lenticchie», chiude Germano Raniero di Rdb-Cub, che ha appoggiato a livello nazionale la disobbedienza dei tranvieri di città come Torino e Brescia.
Ora inizia una settimana di fuoco, dopo nove scioperi in meno di 24 mesi, per una vertenza che i sindacati si augurano di veder chiusa giovedì, dopo tre giorni di vertici e riunioni. Sul tavolo c’è da sbloccare la trattativa per il rinnovo del secondo biennio contrattuale (2002-2003), un contratto con cui i sindacati vorrebbero recuperare almeno l’inflazione programmata.
Nel frattempo, in città si parla di uno studio che sta per essere avviato dall’assessorato alla mobilità di Claudio Cicero per ridisegnare parte del trasporto pubblico del capoluogo. Fra gli obiettivi c’è una razionalizzazione dei tragitti, che dovrebbero diramarsi dalla stazione secondo percorsi "radiali". C’è poi - spiega l’assessore - la necessità di tracciare un percorso circolare interno alle mura, da affidare possibilmente a un mezzo elettrico, per togliere alcuni autobus di attraversamento del centro storico. Infine, una delle novità che potrebbero vedere la luce già il prossimo anno ci potrebbe essere l’attivazione di "taxi collettivi" nelle ore serali, quelle con le frequenze minori, con un incremento di efficenza e sicurezza per i passeggeri.


15 Dicembre 2003 - Comunicato RdB CUB Bologna

GRANDE RIUSCITA DELLO SCIOPERO AUTOFERROTRANVIERI

Ieri i lavoratori ATC hanno protestato contro la vergognosa decisione delle Commissione di Garanzia di vietare lo sciopero, esponendo su tutti gli autobus in servizio un cartello appoggiato sul parabrezza con scritto:"lo sciopero e’ un diritto – oggi lavoro perche’ mi e’ stato vietato di scioperare"; oggi hanno scioperato e manifestato.

I lavoratori dell’ATC hanno scioperato in massa,
l’adesione è stata infatti di oltre il 90%.

La piattaforma nazionale del sindacalismo di base per la difesa del potere reale dei salari; per la difesa del diritto di sciopero; contro le gare per l'affidamento del servizio di trasporto Pubblico Locale, ha avuto una vasta eco anche fra i lavoratori ATC che in oltre 100 hanno partecipato al presidio/manifestazione organizzata da RdB, sotto la sede dell'Azienda alla Zucca.
Il presidio (a cui hanno partecipato anche altre organizzazioni sindacali) è stato poi trasformato in corteo interno alla sede della stessa azienda con i lavoratori che in modo rumoroso, con fischietti e slogan, hanno percorso tutti i tre piani ed hanno occupato simbolicamente la presidenza dove si sta svolgendo in questo momento un’assemblea.
La rabbia dei lavoratori è molta visto anche il perdurare della vertenza per il contratto integrativo aziendale durante la quale l’azienda sta facendo proposte irricevibili, rifiutandosi di dare un trattamento dignitoso ai nuovi assunti e cercando di vincolare gli ipotetici futuri incrementi salariali al ripiano del deficit da essa stessa dichiarato.
Ora l’ATC, gli enti proprietari, la Giunta Regionale (che vuole andare avanti con le gare di appalto del trasporto pubblico locale), devono tornare sui loro passi e trattare seriamente con i lavoratori.
Se ciò non avverrà è prevedibile che la lotta s’inasprirà ulteriormente e sarà sempre più chiaro in capo a chi stanno le responsabilità di una situazione ormai divenuta intollerabile.


15 Dicembre 2003 - Tgcom

Scioperi, record di "malati"
A casa il 60% degli autoferrotranvieri

In concomitanza con la giornata di sciopero nazionale del trasporto locale, c'è anche da registrare il record di "malati" fra gli autoferrotranvieri. Secondo i dati diffusi dal sindacato di base CUB, si sta verificando una vera e propria forma di disobbedienza con punte del 60% di lavoratori ammalati in diverse città, fra cui Torino, Napoli, Genova, Cosenza, Catanzaro e Castrovillari. Il CUB definisce "giuste e legittime" queste forme di protesta.
Si tratta, dice il
CUB, di "una risposta forte, frutto della profonda insoddisfazione per le trattative in corso, che rischiano di sfociare in un ennesimo accordicchio che non renderà giustizia alle aspettative dei tranvieri e di uno sciopero che sembra essere stato confermato con l'unico scopo di spompare la lotta per poi andare a chiudere al ribasso la vertenza tra qualche giorno. Restringere gli spazi di democrazia, inasprire sempre più la normativa antisciopero sta diventando un boomerang. Quando non c'è possibilità di lottare per difendere i propri diritti, quando questi vengono attaccati, è evidente che non esistono regole capaci di tenere a freno la rabbia dei lavoratori".
Tra le città dove il fenomeno di disobbedienza è stato più marcato, si è segnalata Genova. Alcune decine di lavoratori dell' Amt si sono messi facendo registrare una percentuale anomala che, secondo i sindacati e l' azienda, indicherebbe la volontà di astenersi dal lavoro nonostante gli inviti a garantire la prima fascia protetta dalle 6 alle 9.
Dopo le 9 i lavoratori di Amt e Ali hanno aderito in massa allo sciopero nazionale e per le strade di Genova non circola alcun autobus. "C'è molta rabbia per lo stallo e i giochetti delle aziende - ha detto Guido Fassio, segretario provinciale della Filt-Cgil - Stiamo cercando di spiegare quali sono le trattative dei prossimi giorni, ma c'è molta tensione". Sulla stessa lunghezza d'onda il segretario provinciale del sindacato trasporti della Cisl, Giorgio Ghiglione. "Sono esasperati, allo stremo della pazienza - ha detto - ancora una volta, con grande senso di responsabilità, hanno erogato il servizio per far capire che stiamo combattendo per il mantenimento del trasporto pubblico locale. E in questi due anni comunque gli scioperi sono costati 400 euro a ciascun lavoratore".


15 Dicembre 2003 - Kataweb news

Sciopero, fino al 60% di malati oggi tra autoferrotranvieri

Record di malati fra gli autoferrotranvieri questa mattina, in coincidenza con la giornata di sciopero nazionale del trasporto locale: secondo i dati diffusi dal sindacato di base CUB, si sta verificando una vera e propria forma di disobbedienza con punte del 60 per cento di lavoratori ammalati in diverse città, fra le quali Torino, Napoli, Genova, Brescia, Cosenza, Catanzaro e Castrovillari.
Il
CUB definisce "giuste e legittime" queste forme di protesta: si tratta, dice, di "una risposta forte, frutto della profonda insoddisfazione per le trattative in corso, che rischiano di sfociare in un ennesimo accordicchio che non renderà giustizia alle aspettative dei tranvieri e di uno sciopero che sembra essere stato confermato con l'unico scopo di spompare la lotta per poi andare a chiudere al ribasso la vertenza tra qualche giorno. Restringere gli spazi di democrazia, inasprire sempre più la normativa antisciopero sta diventando - conclude il CUB - un boomerang. Quando non c'è possibilità di lottare per difendere i propri diritti, quando questi vengono attaccati, è evidente che non esistono regole capaci di tenere a freno la rabbia dei lavoratori". (A)


14 Dicembre 2003 - Il Gazzettino di Venezia

Venezia - Trasporti

Venezia - Questo pomeriggio dalle 17,30 un presidio dei lavoratori Actv sarà presente ai piedi del ponte dell'Accademia per un sit-in di sensibilizzazione dell'opinione pubblica sul tema del contratto del lavoro in occasione dell'inaugurazione della Fenice. In testa il segretario territoriale Rdb Cub, Giampietro Antonini, che vestito da Babbo Natale dispenserà simbolicamente del carbone, come accusa per come è stata gestita la vicenda del mancato adeguamento dei salari al tasso di inflazione programmata, che equivale a 106 euro moltiplicati per 24 mensilità, da quando la parte economica è stata adeguata. Era il 1. gennaio 2002 e dal 2004 partirà il rinnovo, o almeno così dice la legge.
L'idea è quella di catturare l'attenzione e conquistare la comprensione dell'utenza, che il giorno successivo vedrà una giornata nera per quanto riguarda i collegamenti urbani.Il sindacato avrebbe voluto avvicinarsi di più allo storico teatro, per avere l'occasione di incontrare le massime personalità dello Stato presenti alla cerimonia, ma la zona sarà off-limits e per ordine della Questura ai dipendenti Actv è toccata l'Accademia, mentre ai vigili del fuoco, che manifestano per motivi simili, è andato Campo Santo Stefano.Sarà solo l'inizio in sordina di quanto si preannuncia per domani, lunedì, con lo sciopero di 24 ore indetto a livello nazionale dai sindacati confederali nonostante la vertenza con Asstra (che rappresenta i datori di lavoro) sia ancora aperta. Le aziende sostengono di non avere i soldi necessari per adeguare il contratto a causa dei minori trasferimenti dalle Regioni, le Regioni se la prendono con lo Stato che ha diminuito i fondi.
«Alla fine tutto si ripercuote su lavoratori e utenti - sbotta il segretario regionale Uil Bruno Zacchei - Asstra ha tenuto un atteggiamento irresponsabile non presentandosi venerdì alla trattativa, mentre il Governo ha dimostrato la propria incapacità nel gestire la questione. I dipendenti hanno avuto una decurtazione del potere d'acquisto del 17 per cento, per la popolazione viene violato il diritto alla mobilità. Ma non cadremo nella trappola di non rispettare le regole e garantiremo le fasce per i pendolari».
La legge 146 prevede che ci siano servizi regolari tra le 6 e le 9,30 e le 16,30 e le 19.30. Ma dopo i disagi dello sciopero selvaggio a Milano, a seguito dei qualit è stata ventilata l'ipotesi di una contrattazione decentrata e quelli di Roma di venerdì, alla sola notizia del mancato accordo, Giorgio Bullo, della Uil di Venezia esplode: «Ci impegneremo a tenere la situazione sotto controllo, ma qualcuno pensa già di non presentarsi in servizio pur se precettato. E la situazione potrebbe degenerare e diventare un problema di ordine pubblico. La responsabilità dello sciopero non è più dei sindacati, ma di chi esaspera gli animi».
Simili le posizioni di Cgil e Cisl. Congiuntamente i confederali hanno chiesto una convocazione in Prefettura. Ugl si è associata con l'intenzione però di procedere anche per vie legali con una causa collettiva che preveda un decreto ingiuntivo per il pregresso. Rdb invece sarà a Piazzale Roma dalle 6 di mattina a distribuire volantini informativi, poi si presenterà con i lavoratori in corteo alla sede Actv della Ca' d'Oro e chiederà un'audizione a Comune, Provincia e Regione.A livello nazionale viene ipotizzato uno spiraglio per la prossima settimana, ma anche se la vertenza non dovesse avere esito positivo la legge impone che prima del prossimo 15 gennaio non sia possibile effettuare altri scioperi.Nel frattempo arriva l'eco della riunione di mercoledì scorso al Lido, nella quale il direttore Actv Maurizio Castagna ha illustrato l'ipotesi di un tunnel tra Pellestrina e il Lido e ha escluso l'acquisto di nuovi ferry boat per carenza di fondi.
«Oltre che per i lavoratori, anche per mezzi pubblici per i residenti i soldi non ci sono - protesta Antonini con Rdb - eppure Venezia Lines, la società che al 50 per cento è di proprietà di Vela (che a sua volta è al 100 per cento di Actv) ha in programma l'acquisto di due nuovi aliscafi per il collegamento con l'Istria. Perchè lì i soldi ci sono?»(Raffaella Vittadello)


13 Dicembre 2003 - Adnkronos

TRASPORTO LOCALE: A BOLOGNA REVOCATO SCIOPERO ATC DEL 14/12

Roma - Lo sciopero dell'Atc di Bologna previsto per il 14 dicembre prossimo e' stato revocato. Lo rende noto la Commissione di Garanzia dopo che i sindacati proclamanti (Filt-Cgil, Fit-Cisl, Uilt-Uil, Faisal-Cisal, Rdb Cub e Sult), pur ''ritenendo opinabile il rilevo formulato dalla Commissione di Garanzia'' affermano di ritenere ''opportuno in via transitoria, sospendere l'agitazione per il 14 dicembre''.


13 Dicembre 2003 - Il Manifesto

Tranvieri, lunedì di sciopero
Spiraglio nella trattativa al ministero del welfare, ma tutto è rimandato alla convocazione della conferenza stato-regioni per mercoledì prossimo. Sul terreno una sola ipotesi: un'accisa di 3 centesimi per litro sulla benzina
di FRANCESCO PICCIONI

Fumata grigia, alla fine della due giorni di incontri - al ministero del welfare - sulla vertenza degli autoferrotranvieri. La parte mezza vuota del bicchiere sta a significare che un «accordo» in termini economici definitivi non è stato trovato. La distanza tra i 106 euro di adeguamento salariale (dovuto dalle aziende in base agli accordi sottoscritti quattro anni fa e relativi al recupero dell'inflazione nel biennio 2002-2003) e quanto «offerto» dall'associazione delle società del trasporto pubblico locale (42 euro) è rimasta la stessa. La parte mezza piena dice invece che governo e enti locali hanno dichiarato di aver trovato «un'ipotesi di reperimento delle risorse», che va però «limata e formalizzata» nel corso della conferenza stato-regioni convocata per mercoledì 17. Tutto questo fiorire di se e di ma non ha spostato però di una virgola la determinazione dei sindacati: lunedì 15, per 24 ore, gli autoferrotranvieri di tutta Italia si fermeranno per pretendere il rispetto del contratto firmato. «Non di nuovi aumenti», dicono in coro. Si tratta di un «atto dovuto», perché la controparte (governo, enti locali, aziende municipalizzate) «promette» una soluzione che sul tavolo ancora non c'è. Dall'altra, una categoria stufa di sentirsi presa in giro (e provata da 12 scioperi senza alcun risultato per avere quanto già pattuito) non avrebbe ascoltato nessun invito alla «ragionevolezza» in assenza di atti concreti.
La due giorni al ministero del welfare è stata certamente intensa. Nel pomeriggio di giovedì il sottosegretario Maurizio Sacconi aveva visto le delegazioni sindacali. Nella mattinata di ieri ha incontrato prima i rappresentanti degli enti locali (tra cui il sindaco di Roma, Veltroni, e quello di Firenze, Domenici), e poi quelli delle aziende (Asstra e Anav). Nel pomeriggio, infine, dopo un breve briefing con i sindacati, il sottosegretario ha riconvocato il tavolo generale.
Già nel corso della sessione con gli enti locali, però, si era avuta l'impressione che la via per risolvere la vertenza, almeno nell'immediato, fosse stata individuata. Non che fosse una novità: è l'accisa aggiuntiva di 3 centesimi per litro di benzina, con cui integrare il finanziamento del Fondo regionale trasporti, fermo ai 6.500 miliardi di lire annui previsti dalla «riforma» del `95. Sono settimane che i sindacati chiedono al governo di presentare un emendamento in questo senso alla legge finanziaria in discussione in parlamento, oppure un decreto legge ad hoc. Ma solo ieri, pare, l'esecutivo si sarebbe deciso a prendere in considerazione l'ipotesi.
Ora tutti auspicano una «chiusura» per giovedì prossimo, a valle della conferenza stato-regioni. Ma resta il fatto che una soluzione poteva essere trovata - sulla base dell'accisa aggiuntiva - già da tempo. Tutto dipendeva infatti solo dal governo, responsabile in ultima istanza del reperimento delle risorse e del taglio di fatto dei trasferimenti agli enti oocali. Questi ultimi, infatti, non potevano sborsare altri soldi se non in presenza di finanziamenti certi (a meno di non metter mano a un prelievo fiscale locale già arrivato ai limiti della tollerabilità sociale e della legge); le aziende, a maggior ragione, avevano facile gioco nel sostenere che nelle loro casse non c'era un solo centesimo, visto che - oltretutto - «tutto ciò che poteva essere razionalizzato», quanto a spesa, era già stato tagliato.
Ora si attende a dita incrociate la giornata di lunedì. La prospettiva di una soluzione dovrebbe agire nel senso di stemperare gli umori più accesi. Ma alcune minacce istituzionali - il prefetto di Milano starebbe valutando la possibilità di precettare i lavoratori dell'Atm - rischiano di esasperare gli animi. Dai sindacati di base, come la
Cub trasporti, è arrivato un immediato altolà («se lo sciopero è nazionale non è pensabile che possa muoversi il prefetto di una città; dovrebbe intervenire il ministro»). Dalla Cgil, in previsione di una giornata comunque difficile, il segretario generale Fabrizio Solari ha preferito sottolineare come «la trattativa va avanti martedì», dopo lo sciopero, perché «non ci sono state sufficienti garanzie sulle risorse».


12 Dicembre 2003 - Giornale di Vicenza

Sciopero Lunedì si fermano corriere e bus

VICENZA - Lunedì bus e corriere resteranno fermi in città e provincia per lo sciopero di 24 ore proclamato da Cgil-Cisl-Uil e Rdb-cub. L’Aim e le Ftv ricordano ai vicentini che il servizio completo di trasporto pubblico sarà garantito solo nelle fasce orarie tra le 5.20 e le 8.29 e tra le 12 e le 14.49. Per il resto della giornata è facile che i trasporti pubblici subiscano fortissime riduzioni del servizio.


11 Dicembre 2003 - Comunicato CUB

Assemblea
Venerdì 12 Dicembre dalle ore 14 alle ore 17
Casa della Cultura Via Borgogna 3 (MM 1 S.Babila)
Limitazione del diritto di sciopero e utenti del servizio pubblico

Interventi di:
P.Giorgio Tiboni Confederazione Unitaria di Base (CUB)
Claudio Signore Delegato RSU Slai Cobas ATM
Gianni Cavinato Associazione Consumatori Utenti (ACU)

Il 1 dicembre gli autisti dell’ATM di Milano hanno realizzato l’unica possibile critica pratica rispetto ad una legislazione sul diritto di sciopero che consegna i lavoratori stessi al pieno dispiegarsi del dispotismo aziendale.
In sintesi, lo sciopero del 1 dicembre ha realizzato quello che è l’obiettivo fisiologico degli scioperi: fare male all’avversario e cioè al Comune di Milano guidato dall’ineffabile Gabriele Albertini e all’assieme del padronato. I "difensori" degli interessi generali della cittadinanza, politici, burocrati sindacali, imprenditori inorridiscono di fronte alla mala creanza degli scioperanti.
I massimi dirigenti di CGIL, CISL e UIL si sono affrettati a condannare lo sciopero.
Il comune di Milano, il padronato e la destra chiedono sanzioni severe contro gli scioperanti, oltre che di multe si parla di denunce per "violenza privata" , la Commissione di garanzia per l’esercizio del diritto di sciopero propone un accrescimento dei propri poteri.
Quando si leggono su "Il Corriere della Sera" del 2 dicembre titoli come "L’urlo della città: licenziateli" e, sulla prima pagina de "La Stampa" dello stesso giorno il fascista putrescente Forattini presenta gli scioperanti come stupratori, è perfettamente chiaro quale sia la posta in gioco: la libertà sindacale e la stessa possibilità di condurre lotte efficaci.
Certamente, quando scioperano i servizi essenziali, vi sono problemi veri di rapporto fra scioperanti e resto dei lavoratori, certamente è necessario un sindacalismo indipendente che sappia collocare le lotte aziendali e categoriali in una prospettiva più ampia ed è necessario ragionare seriamente sulle forme di mobilitazione e di coinvolgimento degli utenti.
Va, anzi, anche detto, senza alcuna ambiguità, che è proprio la normativa antisciopero il primo ostacolo da abbattere se si vuole andare in questa direzione. Se, infatti, i lavoratori, per scioperare devono farlo "a sorpresa" pena la vanificazione dello sciopero stesso, è chiaro che i disagi per i cittadini non possono che crescere. Paradossalmente, sono proprio i nemici della libertà di sciopero a rendere gli scioperi tanto devastanti


9 dicembre 2002 - Il Tempo

Trasporti, scioperi a raffica
Si comincia mercoledì. Poi stop di 24 ore il 16 dei mezzi pubblici
Per tutto il mese previsti disagi per chi viaggia. Treni regolari il 14 e 15

E' STATO revocato lo sciopero degli addetti delle Ferrovie proclamato dall'Orsa per sabato 14 e domenica 15 dicembre prossimi.
Lo ha comunicato la stessa organizzazione sindacale informando di aver riprogrammato la protesta per i giorni 18 e 19 gennaio 2003, senza servizi minimi.
La decisione è stata assunta in seguito - informa una nota - a comunicazione della Commissione di Garanzia e del ministro delle Infrastrutture con la quale «si vieta con pretestuose ed infondate motivazioni» l'iniziativa di protesta del 14-15 dicembre. Considerando «il mancato rispetto delle procedure e dei vincoli di legge, le reiterate, palesi e arbitrarie violazioni al diritto di sciopero», l'Orsa-Ferrovie, «impegnata in una difficile vertenza di un rinnovo contrattuale, ha denunciato tali violazioni al Presidente della Repubblica ed alla Procura della Repubblica di Roma».
Lo sciopero era già  stato spostato due volte per ordine del ministro Pietro Lunardi. Di seguito il calendario aggiornato degli scioperi previsti nel mese di dicembre
- 11 dicembre: 4 ore (12-16) dei piloti Alitalia della Fit Cisl; 24 ore per ogni nave per i marittimi della Adriatica aderenti a Filt Cgil e Fit Cisl.
- 13 dicembre: l'intera giornata per i ferrovieri degli impianti fissi aderenti all'Orsa.
- 16 dicembre: tre scioperi concomitanti di 24 ore nel trasporto pubblico locale, rispettivamente per Filt, Fit e Uil, Faisa Cisal, Ugl, e uno di quattro ore per Cnlt, Sina Cobas,
Fltu Cub, Slai Cobas e Rdb Cub.
I servizi minimi devono essere garantiti in occasione dello sciopero di 24 ore nel settore del trasporto pubblico locale programmato per il 16 dicembre prossimo.
Ad ordinarlo alle organizzazioni sindacali è stato il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Pietro Lunardi in attuazione della legge del 12 giugno 1990 e degli accordi in vigore.


8 dicembre 2002 - Il Piccolo di Trieste

Autisti a processo:
assemblea pubblica e manifestazione davanti al Tribunale

TRIESTE - Rischiano 285 anni di carcere, nel processo che comincerà lunedì 16, i 57 autisti di bus che il 2 e 3 gennaio 2001 bloccarono il servizio di trasporto pubblico per protestare contro l’azienda che aveva disdettato gli accordi aziendali vigenti, annunciando anche esuberi di personale.
Per solidarizzare con gli autisti, ma anche per mettere in guardia sui rischi connessi a tutti gli altri processi di privatizzazione, che potrebbero seguire percorsi analoghi a quello tentato alla «Trieste Trasporti», è nato un comitato che ha indetto per giovedì alle 18.30, nella sala parrocchiale di via Sturzo 2, un’assemblea cittadina, e per lunedì 16 alle 9, davanti al Palazzo di giustizia, una manifestazione di protesta. Saranno anche raccolte anche firme in vari punti della città. Ieri, alla conferenza stampa di presentazione, hanno portato attestazioni di solidarietà Denis Visioli di Rifondazione comunista, Giorgio Vesnaver della Cgil, Mario Verzagnassi dell’Unione sindacale della sanità e Fulvio Bozzetta dei Cobas della scuola.
«I carichi di lavoro degli autisti sono un rischio proprio per i passeggeri, che dunque dovrebbero sostenerci - ha detto Willy Puglia delle RdB -. Quelle decisioni aziendali erano talmente rigide che ne seguì una trattativa in Prefettura, al termine della quale furono ritirate».


7 dicembre 2002 - Gazzettino di Venezia

I sindacati di base fermi per 4 ore il 16

Sciopero nazionale, il prossimo lunedì 16 dicembre, per le Rdb Cub. Una agitazione che interesserà anche i lavoratori dell'Actv aderenti al sindacalismo di base. Lo sciopero sarà di quattro ore, così organizzato per i diversi servizi: nel settore del movimento urbano ed extra i lavoratori incroceranno le braccia dalle 11.30 alle 15.30, stesso orario per la navigazione, mentre gli impiegati e i lavoratori degli impianti fissi si asterranno dal lavoro nelle ultime quattro ore di servizio.