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22
dicembre 2003 - Kataweb
Sciopero, sindacati di
base: sciopero il 9 gennaio
22/12/03 h.12,45 - I sindacati di base degli
autoferrotranvieri non accettano l'accordo firmato da Cisl, Uil e Cgil per
il rinnovo del contratto e proclamano uno sciopero del trasporto locale
per il 9 gennaio.
Lo comunica il coordinatore nazionale della Cub,
Confederazione unitaria di base, Pierpaolo Leonardi, che chiede ai
lavoratori di respingere la precettazione e alle aziende la riapertura del
tavolo delle trattative. I sindacati di base chiedono anche che
sull'accordo ci sia comunque un referendum vincolante gestito dalle
rappresentanze sindacali in azienda "e non dalle segreterie che hanno
firmato il contratto". (red)
Trasporti, un'altra
giornata di passione
22/12/03 h.10,11 Per la
terza giornata consecutiva i trasporti pubblici di molte città italiane
sono nel caos. A Bologna, a Genova, a Venezia, in Trentino e in Sardegna,
i conducenti di bus e tram hanno nuovamente incrociato le braccia per
protestare contro l'ipotesi di accordo siglata dai sindacati sabato.
A Bologna, circolava solo una decina di bus sui 500 previsti, con blocchi
alle uscite dei tre depositi cittadini. Il prefetto ha precettato i
conducenti. Scioperi a singhiozzo anche a Venezia, con i bus quasi
completamente fermi mentre ci sono in servizio più vaporetti. A Genova,
nonostante la precettazione, al turno delle 4 solo due autobus sono usciti
dai depositi, dove si svolgono assemblee, ma sono presto rientrati alla
base.
Apparentemente più tranquilla, nelle prime ore della mattinata, la
situazione in altre città come Roma e a Milano. Nel capoluogo lombardo,
tuttavia, ci sono state tensioni e scaramucce davanti al deposito di via
Sarca.
Difficilmente la protesta si fermerà presto. I sindacati autonomi e di
base del trasporto pubblico hanno infatti lanciato un appello per la
continuazione degli scioperi spontanei. Sult-Tlp, Sin Cobas, Fltu-Cub,
Slai Cobas e Rdb-Cub
Trasporti denunciano l'intesa raggiunta sabato parlando di
"scandaloso accordo" e a Milano e a Padova, dove "si cerca
di obbligare i lavoratori a prendere servizio", ma anche a Roma e in
Sardegna dove "si sono fermati tutti gli 800 tranvieri dell'azienda
regionale". I tranvieri del Veneto, continuano le organizzazioni in
una nota, "si riuniranno a Venezia per dare vita a una assemblea
permanente regionale". (red)
Trasporto, sindacati di
base: continuare gli scioperi
22/12/03 h.10,02 I sindacati autonomi
e di base del trasporto pubblico hanno lanciato un appello per la
continuazione degli scioperi spontanei che anche questa mattina bloccano
bus e tram e in molte città italiane. Sult-Tlp, Sin Cobas, Fltu-Cub,
Slai Cobas e Rdb-Cub
Trasporti denunciano l'intesa raggiunta sabato per il rinnovo
contrattuale parlando di "scandaloso accordo" e a Milano e a
Padova, dove "si cerca di obbligare i lavoratori a prendere
servizio", ma anche a Roma e in Sardegna dove "si sono fermati
tutti gli 800 tranvieri dell'azienda regionale". I tranvieri del
Veneto, continuano le organizzazioni in una nota, "si riuniranno a
Venezia per dare vita a una assemblea permanente regionale". (red)
22
dicembre 2003 - Nove da Firenze
Trasporto pubblico: a Siena
autobus fermi, a Firenze autisti precettati
22/12/03 h.14,07 FIRENZE - Tutti
precettati gli autisti dell’Ataf, obbligati dal prefetto di Firenze a
lavorare regolarmente fino a mercoledì. Oggi proseguonola protesta in
altre forme e stasera si riuniranno in assemblea.
Autobus invece fermi a Siena per la protesta dei dipendenti del Tra In,
l'azienda senese di trasporto pubblico, contro il nuovo contratto di
lavoro. All'assemblea nella sede dell'azienda è intervenuto anche il
sindaco Cenni. Disagi per gli utenti, mentre i vertici aziendali stanno
incontrando il prefetto: gli autisti potrebbero essere precettati.
A Grosseto oggi assemblea dei lavoratori della Rama Trasporti: domani
forse disagi.
"La chiusura della difficile vertenze degli autoferrotranvieri, che
ci auguriamo abbia stemperato una situazione di comprensibile forte
tensione, ha messo in evidenza il sottofinanziamento del trasporto
pubblico locale. Da anni - afferma a Firenze il capogruppo dei Verdi in
consiglio comunale, Alessio Papini- città come Firenze hanno bisogno di
potenziare la propria rete di trasporto pubblico offrendo più servizi
anche in orario serale e per questo è necessario individuare intese con i
sindacati e nuove fonti di finanziamento. La speranza è di poter contare,
in futuro, su un trasporto pubblico interamente finanziato dalle imposte
sul carburante in modo da ridurre le spese di biglietti e abbonamenti per
studenti e lavoratori".
"Ci si accanisce contro i lavoratori del trasporto pubblico -afferma
un documento RdB –CUB
Rappresentanze Sindacali di Base Enti Locali di Firenze- che
giustamente hanno scioperato e scioperano per la difesa del potere di
acquisto dei loro salari e per il rinnovo del contratto, tentando di
criminalizzarli, ricorrendo a strumenti coercitivi come la precettazione,
le denunce e le minacce. Ma che cosa sta accadendo nel nostro paese?
Cerchiamo di spiegarlo e di farlo capire in poche parole: 10 anni di
concertazione e politica dei redditi voluta da Governi e Sindacati
Confederali è miseramente fallita, perché ha prodotto un impoverimento
generale dei salari e delle retribuzioni dei lavoratori, mentre ha
permesso ai datori di lavoro di accumulare ricchezza attraverso la
compressione dei salari, l’introduzione del lavoro flessibile, gli
sgravi fiscali, la pace sociale. Quindi oggi la lotta dei lavoratori
autoferrotranviari che ha messo in crisi la pace sociale voluta da governi
e sindacati, è anche la nostra lotta, perché non dimentichiamolo che
ancora non abbiamo preso un Euro del nostro contratto scaduto il primo
gennaio 2002 e che fra pochi giorni il 31 dicembre 2003 sarà nuovamente
scaduto".
22
dicembre 2003 - Italiaonline
Trasporti pubblici,
Genova e Bologna sfidano la precettazione
22/12/03 h.11,51 - Scioperi spontanei
anche a Venezia, Trento e Reggio Calabria. Situazione più tranquilla a
Roma e Milano. I sindacati di base invitano a continuare la protesta
Trasporti pubblici nel caos per molte città italiane per la terza
giornata consecutiva.
A Bologna, Genova, Venezia, in Trentino e in Sardegna, i conducenti di bus
e tram hanno nuovamente incrociato le braccia per protestare contro
l'ipotesi di accordo siglata sabato dai sindacati.
A Bologna, dove circolava solo una decina di bus sui 500 previsti, con
blocchi alle uscite dei tre depositi cittadini, il prefetto ha precettato
i conducenti. Scioperi a singhiozzo anche a Venezia, con i bus quasi
completamente fermi mentre ci sono in servizio più vaporetti. A Genova,
nonostante la precettazione, al turno delle 4 solo due autobus sono usciti
dai depositi, dove si svolgono assemblee, ma sono presto rientrati alla
base.
Apparentemente più tranquilla, nelle prime ore della mattinata, la
situazione in altre città come Roma e a Milano. Nel capoluogo lombardo,
tuttavia, ci sono state tensioni e scaramucce davanti al deposito di via
Sarca.
I sindacati di base: “Continuare gli scioperi”
Difficilmente la protesta si fermerà presto. I sindacati autonomi e di
base del trasporto pubblico hanno lanciato un appello per la continuazione
degli scioperi spontanei: Sult-Tlp, Sin Cobas, Fltu-Cub,
Slai Cobas e Rdb-Cub
Trasporti denunciano l'intesa raggiunta sabato parlando di
“scandaloso accordo” e a Milano e a Padova, dove "si cerca di
obbligare i lavoratori a prendere servizio", ma anche a Roma e in
Sardegna dove "si sono fermati tutti gli 800 tranvieri dell'azienda
regionale". I tranvieri del Veneto, continuano le organizzazioni in
una nota, "si riuniranno a Venezia per dare vita a una assemblea
permanente regionale".
22
dicembre 2003 - Ansa
TRASPORTO
PUBBLICO: MILANO, AVVIO REGOLARE
22/12/03
h.10,10 MILANO - E' cominciato regolarmente il servizio di tram, bus e
metropolitana a Milano. Ha prevalso, quindi, l'orientamento emerso dalle
assemblee di rispettare la precettazione dei lavoratori disposta, a
cominciare da oggi e fino al 24 dicembre, dal Prefetto Bruno Ferrante.
TRASPORTO PUBBLICO: GENOVA, SCIOPERO NONOSTANTE PRECETTAZIONE - I
dipendenti dell'Amt, l'azienda di trasporto pubblico di Genova, hanno
deciso di scioperare questa mattina nonostante il provvedimento di
precettazione adottato dal prefetto Giuseppe Romano per le giornate di
oggi, domani e mercoledi'. I lavoratori, riuniti in assemblea stamani alle
4, hanno scelto di continuare la loro protesta, gia' attuata venerdi', e
di non ascoltare neppure l'appello lanciato ieri sera dal sindaco Giuseppe
Pericu che li aveva invitati a non scioperare ed a rispettare le esigenze
di tutti i genovesi. Questa mattina soltanto due bus sono usciti dai
depositi. Tutti gli altri sono rimasti fermi. Gli unici due mezzi che
questa mattina sono entrati in servizio a Genova sono rientrati in
deposito dopo circa un'ora di attivita'. L'adesione allo sciopero deciso
stamani autonomamente dai lavoratori, nonostante il provvedimento di
precettazione adottato dal prefetto di Genova Giuseppe Romano, e' quindi
compatta.
TRASPORTO PUBBLICO: ROMA, SERVIZIO REGOLARE - E' regolare il servizio nel
trasporto pubblico a Roma, dove stamani funzionano normalmente le
metropolitane, le tre ferrovie regionali, autobus e tram: la situazione e'
cominciata a tornare alla normalita' gia' nella serata di ieri, al termine
di assemblee e incontri che si sono svolti in tutti i depositi. Alle 19 di
ieri i lavoratori di quattro importanti depositi hanno sottoscritto un
comunciato nel quale spiegano che hanno deciso di sospendere l'agitazione
''per l'appoggio e la solidarieta' dimostrata dalle associazioni degli
utenti a favore della vertenza degli auto-ferrotranvieri'' e stamani sono
tornati tutti al lavoro.
SINDACATI BASE, LOTTA NON SI FERMA - La lotta dei tranvieri continua in
segno di protesta ''contro lo scandaloso accordo'' sottoscritto sabato
scorso. Cosi' i sindacati di base (Sult-Tlp, Sin Cobas,Fltu-Cub,
Slai Cobas, Rdb-Cub
Trasporti) tornano a incitare i
lavoratori del trasporto pubblico a proseguire le agitazioni in tutta
Italia. I sindacati segnalano irregolarita' del servizio a Milano e a
Padova, dove ''si cerca di obbligare i lavoratori a prendere servizio'',
ma anche a Roma e in Sardegna dove ''si sono fermati tutti gli 800
tranvieri dell'azienda regionale''. I tranvieri del Veneto, continuano le
organizzazioni in una nota, ''si riuniranno a Venezia per dare vita a una
assemblea permanente regionale''. I sindacati di base invitano dunque
''tutti gli autoferrotranvieri del paese a solidarizzare con i colleghi in
lotta''.
PISANU: LINEA DURA CONTRO LO SCIOPERO SELVAGGIO - Di fronte al ripetersi
di scioperi selvaggi ''da parte di una minoranza di lavoratori'' anche
dopo la firma del nuovo contratto degli autoferrotranvieri, il ministro
dell'Interno, Giuseppe Pisanu, annuncia la ''linea dura'': nuova
precettazione dei lavoratori e denuncia all'autorita' giudiziaria di
coloro che, con lo sciopero selvaggio, bloccano il trasporto pubblico
locale.
In particolare il ministro Pisanu - ha fatto sapere il Viminale -
''facendosi interprete della viva preoccupazione del governo per i gravi
disagi inflitti ai cittadini, ha dato disposizione a tutti i prefetti non
solo di reiterare le precettazioni, ma anche di denunciare alla
magistratura ogni violazione delle norme vigenti''.
MARONI: ATTI ILLEGITTIMI, LEGGE SCIOPERO NON FUNZIONA
''Capisco che i lavoratori non condividano un accordo fatto dal sindacato,
ma non lo si contesta facendo pagare, con atti illegittimi, il loro
scontento sui cittadini''. Lo ha detto il ministro del Welfare, Roberto
Maroni, auspicando che tutti i prefetti adottino lo stesso comportamenti
del prefetto di Milano Bruno Ferrante.
Se necessario, secondo Maroni, deve ''intervenire anche la magistratura
per garantire il rispetto della legge e che cittadini ignari vedano i loro
diritti garantiti''.
La legge sugli scioperi ''sta ampiamente dimostrando di non funzionare'',
ha detto Maroni, che martedi' prossimo portera' al consiglio dei Ministri
una relazione sulla legge sui servizi pubblici essenziali.
Maroni ha spiegato che il ministero del Welfare ha fatto cio' che doveva
fare per la vertenza degli autoferrotranvieri, raggiungendo l' accordo con
Cgil, Cisl e Uil. ''Per noi - ha aggiunto - la questione sindacale e'
chiusa. Ora la questione e' il rispetto della legge e, quindi, e' di
ordine pubblico. Pertanto, e' giustamente nelle mani del ministro Pisanu''.
22
dicembre 2003 - Il Gazzettino di Venezia
«La
precettazione non ci fermerà»
La lotta dei lavoratori
dell'Actv continuerà a oltranza nonostante le iniziative del prefetto
di Raffaella
Vittadello
VENEZIA - È
proseguito ad oltranza per tutta la giornata lo sciopero dell'Actv,
nonostante le precettazioni partite nel pomeriggio. Un vero business per
l'azienda di trasporti che ieri ha risparmiato anche la maggiorazione
festiva dello stipendio dei dipendenti nel secondo giorno di autogestione
contro il mancato adeguamento salariale all'inflazione programmata.
L'accordo firmato a Roma dai sindacati confederali che prevede 81 euro
contro i 106 previsti dai calcoli non solo non ha fatto rientrare
l'agitazione, ma anzi è suonato come una provocazione: le affermazioni
trionfalistiche dei leader nazionali di Cgil, Cisl e Uil hanno inasprito
ulteriormente gli animi, facendo emergere lo scollamento tra le
prospettive delle persone comuni e di chi ha fatto del sindacalismo la
propria fonte di reddito, che si concretizza nella mancanza di
rappresentatività dei lavoratori. Se la protesta a Venezia è stata
cavalcata dal sindacalismo di base, i referenti locali della triplice non
hanno sicuramente accolto favorevolmente le notizie provenienti dalla
capitale e si sono ben guardati dall'incoraggiare i colleghi a
interrompere la lotta e a rientrare nei ranghi.
E ieri, sarà stato perché era domenica, sarà stato perché la pioggia
invitava a rimanere a casa al calduccio chi poteva, di gente in giro ce
n'era ben poca e rassegnata. I collegamenti con le isole sono stati
garantiti da personale volontario, che ha affisso cartelli in cui si
scusava per i disagi ma sottolineava di lavorare gratuitamente solo per
senso di responsabilità nei confronti dell'utenza. E tutto sommato il
servizio a suo modo ha funzionato, nonostante la totale assenza di
dirigenti in giro, facevano notare i lavoratori, segno che l'arte
dell'arrangiarsi non è stata sicuramente una novità. Senza contare che
molti marinai in contratto di formazione lavoro sono stati messi sotto
tiro dai capizona, tanto che in alcuni casi sono stati altri piloti a
buttare la cima al posto dei colleghi più giovani, per tutelarli da
ritorsioni.
Anche il ferry boat di linea 17, che sabato mattina era partito sotto
scorta delle forze dell'ordine pur a cadenza ridotta, è andato e ha
permesso ai (pochi) commercianti ambulanti di allestire in via eccezionale
il mercato. E se gli operatori del settore hanno deciso di affrontare un
viaggio simile, considerato che domani si replica, vuol dire che a livello
economico il Lido è comunque una piazza che merita di sobbarcarsi tali
disagi. In mattinata, ieri è stata anche segnalata alla Capitaneria di
Porto un'anomalia all'apparecchiatura antincendio a bordo del Metamauco,
che però l'autorità marittima reputa uno scherzo. I tifosi hanno invece
raggiunto a piedi lo stadio di Sant'Elena, mentre per il ritorno è stato
organizzato un collegamento.
A Mestre gli autisti della terraferma hanno trascorso la notte davanti ai
cancelli del deposito Pertini di via Martiri della Libertà, con panettoni
e vin brulè, musica e gruppi elettrogeni per illuminare il piazzale e
pronti a bere un bicchiere di più per "difendersi" da eventuali
precettazioni: se l'etilometro avesse rilevato valori non compatibili non
avrebbero potuto comunque rientrare in servizio.
E ieri pomeriggio, riuniti in assemblea permanente, i dipendenti
coordinati da Rdb
hanno deciso di chiedere la riapertura del tavolo della trattativa a Roma
e un referendum nazionale sull'argomento gestito dalle rappresentanze dei
lavoratori e non dai sindacati. Inoltre in un documento votato a
maggioranza hanno ribadito la volontà di opporsi alle precettazioni pur
consapevoli delle conseguenze fino a che il Governo non riaprirà la
vertenza. Resta comunque pienamente valido lo sciopero di 24 ore
proclamato da Rdb per il 9 gennaio prossimo, che sarà un indice di quanto
i lavoratori gradiscono l'accordo.
La
maggior parte dei residenti nelle isole è rimasta a casa. Collegamenti
assicurati da spole effettuate gratis da personale in autogestione
Venezia e Mestre,
turisti e tifosi a piedi
Da Piazzale
Roma una navetta per la terraferma ogni 20'. Disagi per raggiungere lo
stadio di Sant'Elena
di Raffaella
Vittadello-Tullio Cardona
Venezia - La
maggior parte dei residenti delle isole è rimasta a casa a meno che non
fosse indispensabile muoversi, mentre turisti con le valigie, veneziani
(pochi in giro) che facevano lo shopping prenatalizio, ragazzi che
dovevano andare a giocare a calcio in terraferma, tifosi che volevano
raggiungere lo stadio di Sant'Elena dove si giocava Venezia-Salernitana
sono andati tutti a piedi, rassegnati, per lunghissimi tragitti, a causa
dello sciopero ad oltranza dei dipendenti Actv che rivendicano
l'adeguamento salariale all'inflazione programmata.
I collegamenti per le isole sono stati garantiti da spole effettuate in
autogestione da personale che ha lavorato gratuitamente (così l'azienda
ha risparmiato due giorni di paga per i dipendenti, di cui uno con
maggiorazione festiva), mentre a Piazzale Roma c'era una navetta andava da
Venezia a Mestre e a Marghera ogni venti minuti.
È scivolata via nella tranquillità e senza eccessive proteste la seconda
giornata di agitazione per il contratto autoferrotramvieri, nonostante la
firma a Roma della rivalutazione economica soprattutto dopo che le
dichiarazioni dei leader confederali sono state sconfessate dagli stessi
rappresentanti locali e non hanno fatto altro che inasprire gli animi dei
lavoratori, che si sentono presi in giro da una trattativa simile. La
lotta ad oltranza è stata fatta propria dal sindacalismo di base, che ha
organizzato un'assemblea permanente nel deposito degli autobus di Mestre,
dove gli autisti hanno deciso a maggioranza che resisteranno anche alle
precettazioni, che sono iniziate ieri pomeriggio a cura dei vigili
urbani.Nel frattempo resta confermato lo sciopero di 24 ore proclamato nei
giorni scorsi da Rdb
per il 9 gennaio.
Il sindacato autonomo ha anche chiesto la riapertura del tavolo di
confronto con il Governo per rimettere in discussione l'accordo , e
l'indizione di un referendum sul gradimento dei lavoratori che dovrà
essere gestito da rappresentanze dei dipendenti e non a livello sindacale.
In posizione di attesa Walter Vanni, presidente dell'Actv. «Se questo è
periodo interdetto agli scioperi - ha detto Vanni - è anche vero che non
si può dar torto ai lavoratori, con un contratto di lavoro siglato nel
Duemila, già allora senza copertura finanziaria.
Ora si vocifera che il governo vuole evitare di esporsi e di garantire
quanto deve per via del buco nella Parmalat, temendo di non aver bastevoli
risorse. Certo io non saprei dove tirar fuori 8 milioni di euro da
anticipare. Mi fa piacere - ha aggiunto - che sabato siano stati garantiti
i servizi con le isole, a beneficio soprattutto dell'attività scolastica».
COMITATI
DI BASE
«Se
pensano di fermarci con la repressione si sbagliano»
La Cub
ritiene «gravissimo che un esponente del ministro utilizzi olio di ricino
e manganello per cercare di fermare le lotte degli autoferrotranvieri».
Lo rileva la Confederazione
unitaria di base a proposito dell'intervento del sottosegretario
Maurizio Sacconi. «Se il governo pensa di usare la repressione per
fermare le lotte sbaglia di grosso. È necessaria una revisione
complessiva delle relazioni industriali»
22
dicembre 2003 - Il Mattino
Bus e funicolari
ancora a rischio caos
di ANNA MARIA ASPRONE
NAPOLI - Lunedì 22 dicembre: cronaca
di un giorno ”difficile”. Il primo della settimana più frenetica
dell’anno. Due giorni a Natale: i regali, lo shopping, la spesa. Per non
parlare della scadenza dell’Ici, prorogata fino a questa mattina. Se a
questo si aggiunge che, come ogni lunedì, vige il divieto di transito per
le auto non catalitiche si ha la misura di quel che potrebbe accadere se,
nonostante l’accordo, il trasporto pubblico tirasse di nuovo il freno.
Uno sciopero selvaggio per rimettere in discussione l’intesa che avrebbe
un effetto dirompente sulla città. Anche a Napoli così come è già
accaduto ieri a Venezia, Brescia e Padova, pare che ormai l’unica strada
percorribile per evitare il caos sia la precettazione. In molte città è
prevalsa la linea dura ed i mezzi sono rimasti nei depositi. Precettazioni
a raffica da Milano a Genova, da Venezia e Brescia ed interventi delle
forze dell’ordine che a Padova hanno addirittura riaperto i cancelli
dell’Aps, (l’Azienda Padova Servizi), facendo ripartire alcune
macchine e precettato il personale. Anche a Napoli è arrivata la nota del
Viminale: «Precettazione dei lavoratori e denuncia all'autorità
giudiziaria di coloro che, con lo sciopero selvaggio, bloccano il
trasporto pubblico locale». Condivisi dunque i timori del ministro Pisanu
che ha dato disposizione a tutti i prefetti di agire con ogni mezzo
previsto dalla legge.
Vero è che ieri a Napoli il servizio non ha subito grossi disagi ma c’è
da tener conto che i turni festivi del servizio pubblico sono solitamente
più ”leggeri”, con una riduzione media di mezzi e corse di circa il
20-30%. Un discorso che vale non solo per l’Anm, ma anche per Ctp,
Circumvesiana, Cumana e Circumflegrea. Ma l’incognita resta aperta. Cosa
accadrà oggi? Per scongiurare l’eventualità di un «effetto Venezia o
Milano» ieri fino a tarda sera ha avuto luogo in prefettura un incontro
tra i rappresentanti delle aziende interessate e i sindacati.
«Molti depositi sono già rimasti chiusi nel turno notturno tra sabato e
domenica - spiega Enzo De Vincenzo, segretario regionale della Rdb
(rappresentanza di base) - e molte
macchine di quelli che hanno aperto sono poi rientrate dopo poco. A Napoli
le forze dell’ordine hanno vigilato per controllare quali e quante
vetture uscivano. Ma anche qui la situazione potrebbe precipitare, il
coordinamento dei sindacati di base ha sollecitato un incontro con il
governo per riaprire le trattative. Temiamo che a Napoli con gli esuberi
dichiarati e le valutazioni sull’idoneità o meno alla guida di alcuni
lavoratori messi in lista di mobilità, possano aprirsi nuovi e più
inquietanti scenari». «È una vicenda chiusa, amara, ma chiusa -
rassicura invece Federico Libertino segretario regionale Filt Cgil - certo
ci aspettavamo qualcosa di più dopo due anni di attesa e nove scioperi
nazionali. Ma visti gli scenari attuali forse questo accordo rappresenta
il male minore. C’è però ancora tensione e si guarda con attenzione
alla Lombardia. Insomma c’è fuoco sotto la cenere». E la tensione per
un accordo che non soddisfa emerge anche dalle considerazioni degli
autonomi. «Non è certo una vittoria - dice Carlo Giordano, responsabile
della Faisa Cisal - ma nemmeno una sconfitta se guardiamo alla situazione
economica attuale e comunque è il massimo che si poteva fare».
21
dicembre 2003 - Comunicato
Stampa CUB
IL
COORDINAMENTO DEI SINDACATI DI BASE
DEGLI AUTOFERROTRANVIERI
CHIEDE LA PRESENZA AL TAVOLO DI TRATTATIVA
La CUB sta cercando, a nome di tutte
le organizzazioni di base del Trasporto pubblico locale, di organizzare un
incontro con il Governo e le Aziende del Trasporto Pubblico locale sulla
vertenza in corso.
La formidabile risposta degli autoferrotranvieri alla mobilitazione
immediata contro il tentativo di chiudere la vertenza del rinnovo del
contratto con un ennesimo accordo bidone deve necessariamente far
riflettere il Governo e le Associazioni datoriali non solo sul merito
della trattativa in corso ma anche sui soggetti presenti al tavolo e su
quelli esclusi.
E’ ormai evidente lo scollamento in atto da parte della categoria con
chi dice di rappresentarli e cerca di chiudere al ribasso una vertenza
simbolo della ripresa del conflitto nel nostro Paese.
Non sono in discussione solo aumenti contrattuali e arretrati, ma
l’intero sistema di relazioni industriali fondato sulla moderazione
salariale, la politica dei redditi, la concertazione, la compressione del
diritto di sciopero. La disponibilità degli autoferrotranvieri alla
lotta, come quella dei lavoratori Alitalia è una novità che deve far
riflettere sulle attuali modalità di contrattazione e sui suoi soggetti.
Esiste, e non è più rinviabile, la necessità di una legge che misuri la
effettiva rappresentatività delle organizzazioni sindacali, altrimenti
episodi come quelli in corso si ripeteranno in tutte le categorie.
21
dicembre 2003 - Comunicato
Stampa RdB CUB - Bologna
AUTOBUS FERMI
OGGI A BOLOGNA
Questa mattina
gli autoferrotranvieri di Bologna, si sono riuniti spontaneamente in
assemblea nei tre depositi cittadini e hanno deciso di bloccare il
servizio con l’eccezione di soli 4 lavoratori.
Nelle prime ore del
mattino, a portare solidarietà e sostegno alla lotta dei lavoratori si
sono ritrovati davanti alle entrate dei depositi: esponenti del movimento
dei disobbedenti, studenti e lavoratori di altri settori.
Esprimiamo il nostro sostegno a questi lavoratori che lottano perché
l’accordo bidone che e’ stato firmato, svende le aspettative e la loro
lotta, non riconosce le giuste aspettative della categoria sulla vacanza
contrattuale del secondo biennio, pregiudica pesantemente la
possibilita’ di futuri ulteriori aumenti salariali che recuperino
l’inflazione reale di oggi e la futura tenuta degli stipendi a partire
dal 2004.
Dopo quest’ondata di scioperi spontanei nessuno può credibilmente
sostenere che l’accordo bidone soddisfi la maggioranza dei lavoratori
del trasporto pubblico locale, come cercano di accreditare le segreterie
di CGIL, CISL e UIL.
Per questo, invitiamo i lavoratori e i cittadini tutti, pur
nell’inevitabile disagio, a sostenere con noi le lotte spontanee degli
autoferrotranviari e chiamiamo tutti i lavoratori del settore ad aderire
allo sciopero generale, convocato dal sindacalismo di base per il 9
gennaio prossimo.
La vertenza si puo’ chiudere solo ottenendo quanto richiesto ed
introducendo da subito un meccanismo di adeguamento annuale che agganci
gli stipendi almeno all’inflazione programmata.
Inoltre e’ pregiudiziale che ci sia un impegno ad azzerare provvedimenti
di qualsiasi genere contro le lotte dei lavoratori.
21
dicembre 2003 - Kataweb
Trasporti, Maroni:
scioperi 'atti illegittimi'
21/12/2003 h.17.47:
Il ministro dell'Interno Giuseppe Pisanu ha annunciato la linea dura di
fronte al ripetersi di scioperi selvaggi "da parte di una minoranza
di lavoratori" anche dopo la firma del nuovo contratto degli
autoferrotranvieri. Ovvero: nuova precettazione dei lavoratori e denuncia
all'autorità giudiziaria di coloro che bloccano il trasporto pubblico
locale.
Poi, nel pomeriggio, è intervenuto il ministro del Welfare Roberto Maroni:
"Capisco che i lavoratori non condividano un accordo fatto dal
sindacato, ma non lo si contesta facendo pagare, con atti illegittimi, il
loro malcontento sui cittadini".
Maroni ha auspicato che i prefetti effettuino le precettazioni e ha detto
che deve "intervenire anche la magistratura per garantire il rispetto
della legge e che i cittadini vedano i loro diritti garantiti".
Ha parlato anche il segretario della Cisl Savino Pezzotta: le proteste
selvagge degli autoferrotranvieri "non hanno sbocchi", ha detto.
Ma il leader sindacale ha aggiunto che, in ogni caso, la situazione di
caos sta rientrando.
"A Roma - ha detto Pezzotta - il 60% dei mezzi è uscito, il problema
è a Milano. Ma dovrebbero riflettere chi ha portato a questa situazione.
Ieri unitariamente, con responsabilità, abbiamo ricomposto una
situazione, salvaguardando il contratto nazionale".
Insomma l'accordo raggiunto ieri tra sindacato e aziende al ministero del
Welfare, non ha fermato le proteste della base. Le mobilitazioni dei
lavoratori anche oggi stanno paralizzando i trasporti in molte città. E i
disagi per i cittadini continuano.
In una nota il coordinamento
dei sindacati di base ha fatto sapere che "continuano le
iniziative di lotta degli autoferrotranvieri che intendono così
respingere fermamente l'accordo a ribasso".
"L'intesa sottoscritta - prosegue la nota - non raggiunge l'intera
copertura della perdita del potere d'acquisto dei salari. La una tantum,
inoltre, è molto al di sotto delle spettanze maturate dai lavoratori
negli ultimi due anni".
Già in mattinata era stata dura la replica del governo. "Adesso
basta. Il negoziato - aveva affermato il sottosegretario al Welfare,
Maurizio Sacconi - si è definitivamente concluso con un accordo
equilibrato e peraltro oneroso. Queste agitazioni sono senza speranza.
Questa lotta è solo suicida. Lo Stato deve reagire e garantire i
legittimi diritti dei cittadini contro agitazioni che non hanno
giustificazione alcuna. Tocca ai prefetti con la precettazione, alla
commissione di garanzia con le procedure di infrazione, alle aziende
individuando i responsabili, alla magistratura applicando il codice penale
di fronte a reati noti a tutti".
Le prime precettazioni sono scattate per Milano, Padova, Venezia e
Firenze. (Red)
21
dicembre 2003 - La Nuova Sardegna
Trasporti,
l'accordo non soddisfa: ancora scioperi
21/12/2003 h.11.50: L'accordo
raggiunto ieri tra sindacato e aziende al ministero del Welfare, non ferma
le proteste della base. Le mobilitazioni dei lavoratori anche oggi stanno
paralizzando i trasporti in molte città. E i disagi per i cittadini
continuano.
In una nota il coordinamento
dei sindacati di base fa sapere che "continuano le iniziative
di lotta degli autoferrotranvieri che intendono così respingere
fermamente l'accordo a ribasso". "L'intesa sottoscritta -
prosegue la nota - non raggiunge l'intera copertura della perdita del
potere d'acquisto dei salari. La una tantum, inoltre, è molto al di sotto
delle spettanze maturate dai lavoratori negli ultimi due anni".
Dura la replica del Governo. "Adesso basta. Il negoziato -
afferma il sottosegretario al Welfare Maurizio Sacconi - si è
definitivamente concluso con un accordo equilibrato e peraltro oneroso.
Queste agitazioni sono senza speranza. Questa lotta è solo suicida. Lo
Stato deve reagire e garantire i legittimi diritti dei cittadini contro
agitazioni che non hanno giustificazione alcuna. Tocca ai prefetti con la
precettazione, alla commissione di garanzia con le procedure di
infrazione, alle aziende individuando i responsabili, alla magistratura
applicando il codice penale di fronte a reati noti a tutti".
Ecco la situazione nelle principali città:
Roma: La metropolitana funziona regolarmente, ma il servizio di bus
e tram risente di problemi su alcune linee.
Firenze: autobus fermi.
Milano: metroopolitana ferma, un tram e due atubos in servizio.
Brescia: autobus fermi.
Venezia e Padova: nessun bus uscito oggi dai depositi. (red)
21
dicembre 2003 - Audionews.it
Trasporti,
scioperi ad oltranza
21712/2003 h.11.47: Continuano
gli scioperi spontanei dei dipendenti dei mezzi pubblici che giudicano
insufficiente l'accordo siglato ieri al ministero del welfare. A Milano
una mobilitazione ad oltranza è stata decisa dalle assemblee dei
lavoratori in tre depositi dell'Atm. A Venezia se i vaporetti effettuano
le corse per i collegamenti essenziali con Mestre, la ferrovia con
l'aeroporto e gli autobus sono fermi. Gli autisti stanno presidiando la
sede dell'azienda di trasporti veneziana. Intanto il coordinamento
nazionale dei sindacati di base in una nota parla di iniziative di
lotta degli autoferrotranvieri che intendono così respingere fermamente
l'accordo ''al ribassoì'' sottoscritto ieri. Fermi anche i tranvieri di
Padova, Brescia, Firenze e Roma, nonostante la precettazione.
21
dicembre 2003 - Ansa
TRASPORTO
PUBBLICO:
ACCORDO FATTO, RESTA LA PROTESTA
21/12/2003
11:30 MILANO - Sono
praticamente tutti fermi, a Milano, i mezzi di trasporto pubblico, sia
quelli di superficie che sulle tre linee metropolitane. Alle 6:00, ora
d'inizio, oggi, del servizio di metropolitana, nessun treno si e' mosso e
le stazioni sono rimaste chiuse. I dipendenti che fanno capo ai vari
depositi cittadini sono, secondo l'Atm, in ''assemblea non autorizzata''.
La riunione dei delegati dei lavoratori, tenutasi nel corso della notte,
ha sostanzialmente preso atto dell'intenzione di andare avanti nella
protesta, gia' maturata nella base. E' diventata piu' che altro una
riunione organizzativa su come procedere nel blocco, in attesa di sviluppi
della situazione. Sviluppi che, secondo qualche esponente sindacale,
potrebbero venire solo con un impegno formale, a livello locale, di una
integrazione fra quanto frutto dell'accordo nazionale e le richieste,
quanto meno per l'una tantum (970 euro la cifra concordata, 2000 quella
richiesta).
AUTOBUS FERMI A BRESCIA
Autobus fermi anche stamattina a Brescia. Dalle 5:30, una quarantina di
dipendenti di Brescia Trasporti, l'azienda che gestisce il trasporto
pubblico cittadino, stanno prendendo parte ad un presidio davanti ai
cancelli dell'azienda. La manifestazione e' nata spontaneamente, senza
l'intervento dei sindacati, e non ci sono picchetti. Sono stati i
manifestanti a rifiutarsi di uscire spontaneamente. Hanno inoltre
annunciato di essere in attesa dell'esito dell'incontro tra i sindacati e
il prefetto di Brescia in programma alle 9 di stamani.
VENETO,BLOCCO SERVIZI A VENEZIA E PADOVA
Nel Veneto la paralisi del trasporto pubblico riguarda stamane soprattutto
Venezia e Padova, mentre negli altri capoluoghi il servizio e' regolare. A
Padova, in particolare, nessuno dei pullman che avrebbero dovuto prendere
servizio oggi e' uscito dal deposito. A Venezia l'Actv garantira' soltanto
i servizi essenziali di collegamento con le isole della laguna, mentre
tutti gli altri mezzi di navigazione rimarranno fermi.
ANCHE A FIRENZE, AUTOBUS FERMI
Autobus fermi anche a Firenze da stamani. Al deposito di via dei Mille,
secondo quanto riferito dai vigili urbani, e' in atto un picchetto di
lavoratori che impedisce l'uscita dei mezzi pubblici. Data l'ora, non
vengono comunque segnalati problemi alla circolazione stradale.
A ROMA, PROBLEMI SU ALCUNE LINEE AUTOBUS
La metropolitana funziona regolarmente, ma il servizio di bus e tram
risente di problemi su alcune linee. E' quanto ha reso noto il centro di
controllo dell'Atac ai vigili urbani, precisando che attualmente a
funzionare regolarmente sarebbe solo il 50 per cento di bus e tram
previsti. La societa' Trambus ha confermato l'esistenza di problemi su
alcune linee, dove i lavoratori nonostante la precettazione non hanno
preso servizio, che potrebbero risolversi nelle prossime ore.
Per
il coordinamento, accordo sottoscritto va respinto
ROMA, 21 DIC, h.10,41 -
'Continuano le iniziative di lotta per respingere l'accordo a ribasso' di
ieri, fa sapere il coordinamento
nazionale dei sindacati di base.'L'intesa
sottoscritta - prosegue la nota - non raggiunge l'intera copertura della
perdita del potere d'acquisto dei salari. L'una tantum, poi, e' molto al
di sotto delle spettanze maturate dagli autoferrotranvieri negli ultimi
due anni'. Il coordinamento, infine, parla di 'totale fallimento della
politica dei trasporti di questo e dei governi precedenti'.
21
dicembre 2003 - Liberazione
Cgil, Cisl e Uil siglano il
rinnovo del contratto. Ma nei depositi è rivolta
I tranvieri non firmano
di Roberto Farneti
Dopo una attesa durata
due anni e otto scioperi nazionali, i tranvieri meritavano qualcosa di più.
Anche perché la speranza per una soluzione positiva della vertenza era
cresciuta di pari passo con le lotte dei giorni scorsi. E invece ieri è
arrivata la doccia fredda: 81 euro medi lordi di aumento salariale, contro
i 106 richiesti, affiancati da una "una tantum" di 970 euro a
fronte dei 2mila e 900 euro necessari per "sanare" il passato.
In altre parole, l'accordo siglato ieri da Cgil, Cisl e Uil con il governo
e le aziende di trasporto pubblico locale per il rinnovo del secondo
biennio contrattuale non realizza neanche l'obiettivo minimo che aveva il
dovere di raggiungere: quello di adeguare le retribuzioni all'inflazione.
Non c'è da stupirsi perciò se le proteste spontanee iniziate al mattino
per spingere il governo ad aprire "i cordoni della borsa" si
sono trasformate in una rivolta non appena sono cominciate a circolare le
ipotesi di intesa. A Roma si sono bloccate le metropolitane, a Napoli gli
autobus sono rientrati nelle rimesse, nei depositi di varie città
d'Italia i lavoratori hanno dato vita a assemblee infuocate che hanno
bocciato l'accordo che si andava profilando.
Guglielmo Epifani allarga le braccia: «In condizioni difficilissime per
il settore - afferma con un malcelato imbarazzo il segretario generale
della Cgil -, abbiamo salvato la prospettiva e la funzione del contratto
nazionale di lavoro, evitando la "aziendalizzazione" dei
contratti. Con il contratto - aggiunge Epifani - si può dare una
prospettiva per fare le riforme necessarie e dare ai lavoratori quelle
certezze e quelle sicurezze che richiedono». Nel comprendere «la rabbia
e l'esasperazione dei lavoratori», Epifani si è anche detto certo che «si
renderanno conto che questa è una risposta vera: bisogna cambiare pagina».
Una cosa è certa: convincere i tranvieri che quello siglato è un buon
accordo non sarà facile. Se ne rende conto il sottosegretario al welfare
Maurizio Sacconi, che invoca "tolleranza zero" per i
dissenzienti: «Ora basta con gli scioperi selvaggi», tuona il
rappresentante del governo, invitando i prefetti all'azione. Invito subito
raccolto dal Prefetto di Roma Achille Serra, che ha disposto l'immediata
precettazione, fino al 26 dicembre 2003, del personale autoferrotranviario
delle Società Met. ro s. p. a., Trambus s. p. a. e Ati-Sita s. p. a.
Il testimone della lotta passa adesso nelle mani dei sindacati di base,
che confermano lo sciopero generale di 24 ore già proclamato per venerdì
9 gennaio. «La grande reazione dei tranvieri - ribatte Aurelio Speranza
del Sult - smentisce la tesi dei segretari confederali che l'accordo
appena raggiunto è il massimo che si poteva ottenere, anche per
salvaguardare l'integrità del contratto nazionale. Se i lavoratori dell'Atm
avessero voluto fare un accordo separato e regionale l'avrebbero già
fatto, evitando di scendere in lotta ed esporsi alle sanzioni della
commissione di garanzia. Al contrario, c'erano e ci sono le condizioni per
ottenere tutti i 106 euro di aumento e tutti i soldi di arretrato». Paolo
Leonardi, portavoce della Rdb-Cub,
riassume puntigliosamente i buchi dell'accordo: «Questo contratto non
garantisce nemmeno la loro politica dei redditi. E le precettazioni che
stanno per partire dimostrano che l'accordo viene rispedito al mittente».
Per Giorgio Cremaschi, segretario nazionale della Fiom, «sotto i cento
euro non si tutela il salario dei lavoratori. Mi pare che si ponga un
grande problema di democrazia: sono i lavoratori a decidere sui loro
contratti o no? Guai a non ascoltare il loro parere. Se decidono che
questo accordo non va bene la Cgil si deve adeguare».
Anche Paolo Ferrero, della segreteria nazionale del Prc, scuote la testa:
«L'accordo firmato è al di sotto della inflazione programmata e quindi
degli stessi accordi del luglio '93 sulla concertazione. In questa
situazione di compressione salariale - osserva Ferrero -, accettare una
mediazione al ribasso è del tutto sbagliato. Nell'esprimere la piena
solidarietà ai lavoratori in lotta, ribadiamo che per tornare alla
normalità è necessario che il governo metta a disposizione le risorse
per dare ai tranvieri il dovuto»
21
dicembre 2003 - Il Gazzettino di Venezia
In piena
notte scatta "l'ammutinamento"
Bus di traverso a
Mestre, servizi bloccati.
L'agitazione è proseguita anche dopo la notizia dell'accordo
di Raffaella
Vittadello
Venezia - L'anarchia totale
è iniziata in piena notte, alla notizia che la trattativa sul contratto
nazionale autoferrotramvieri si era arenata sull'arretrato di due anni. E
la risposta a Mestre e a Venezia, come pure in numerose città d'Italia
non si è fatta attendere. A Mestre, al deposito Pertini, gli autisti
hanno iniziato a mettere gli autobus di traverso verso le 4.30 e a
bloccare i servizi pur ridotti per l'orario e per la giornata del sabato.
Il tam tam è arrivato in qualche ora anche a Venezia. I primi lavoratori
della navigazione sono regolarmente montati in servizio, ma la protesta si
è propagata a macchia d'olio e gli equipaggi hanno iniziato a chiedere
alla centrale operativa gli "ormeggi", portando tutte le
imbarcazioni nelle cavane. Alla centrale operativa Actv non è restato che
prendere atto dell'ammutinamento collettivo. Da lì è iniziato in
autogestione un servizio di spola con le isole. Ogni cinque minuti partiva
un vaporetto dal Lido a Sant'Elena, è stato assicurato il collegamento
con la Giudecca da San Zaccaria, ogni ora funzionava un motobattello per
Burano. Nel pomeriggio ogni ora e mezza è stata garantita la motonave tra
Pietà e Punta Sabbioni, che era rimasta isolata per lo sciopero dell'Atvo
iniziato a metà mattinata. Ma una decisione spontanea e motivata dal
rispetto nei confronti dell'utenza, visto che comunque i dipendenti Actv
risultavano in sciopero: nel caso l'azienda decidesse di retribuirli,
hanno già annunciato che devolveranno la giornata in beneficenza.Il
personale si è radunato al deposito della Bragora, alle Fondamente Nuove,
ma c'era ben poco da dire. Una sola domanda collettiva: perchè le regole
le dovrebbero rispettare solo i lavoratori e non chi sta dall'altra parte
del tavolo? E poi come mai nessuno si è fatto vivo, neanche a livello
politico, andando a parlare con i lavoratori che avevano paralizzato una
intera città?Il presidente Vanni non ha ritenuto di dover contattare i
rappresentanti dei lavoratori: «Se non c'è copertura finanziaria non se
ne esce» si è limitato a dire. E già nei giorni scorsi in prefettura i
sindacati avevano annunciato che se non ci fossero stati impegni concreti
da parte delle istituzioni un problema economico si sarebbe trasformato in
un problema di ordine pubblico. Così è stato. Giovedì Rdb
aveva proclamato una giornata di sciopero per il 9 gennaio prossimo,
termine fuori della franchigia delle festività natalizie da attuare nel
caso l'accordo sul contratto non fosse stato trovato. La Uil, pur
apprezzando la lotta di Rdb,
da un lato precisa che il sindacalismo di base può discutere del
contratto nel momento in cui accetta di sedersi al tavolo per confontarsi
su di esso, dall'altro invitava la propria segreteria nazionale a non
accettare la proposta del Governo.
Il Prefetto aveva messo in mattinata in preallerta i rappresentanti dei
lavoratori per un possibile incontro di mediazione alla presenza di Actv,
Comune, Provincia e Regione ma in realtà i sindacalisti non avevano il
coraggio di intimare ai colleghi di tornare in servizio senza garanzie
sull'esito della vertenza. Senza contare che a livello locale un
precedente imbarazzante c'è: «Agli impiegati e ai dirigenti pur
inquadrati come autoferrotramvieri - protesta Marino De Terlizzi, Cisl -
sono stati erogati superminimi in busta paga tra gli 80 e i 150 euro e
delle "una tantum" tra i 500 e i 1000 euro. Eppure il contratto
è lo stesso. Perchè al personale del movimento niente?» In serata
nonostante la notizia del raggiunto accordo a livello nazionale di 81 euro
in busta paga e 970 per il pregresso i lavoratori hanno proseguito ad
oltranza la protesta, ritenendosi ben lontani dagli obiettivi.
Patto
"insufficiente", per le rappresentanze
di base
FRIULI VENEZIA
GIULIA - Nessun sciopero selvaggio ieri sera nelle città del
Friuli-Venezia Giulia da parte dei dipendenti delle aziende di trasporto
pubblico. L'intesa sottoscritta dai sindacati confederali ha messo però
sul piede di guerra le Rappresentanze
sindacali di base che in una nota ribadiscono come «l'adeguamento
salariale previsto a 81 euro non è assolutamente sufficiente a compensare
l'inflazione programmata». «Anche nelle aziende pubbliche del
Friuli-Venezia Giulia - si legge ancora nel comunicato sottoscritto dal
coordinatore regionale delle Rdb
Willy Puglia - si potrebbero verificare nei prossimi giorni blocchi
spontanei del trasporto dovuti all'esasperazione dei lavoratori che da due
anni non ricevono in busta paga l'aumento previsto». Annunciate nei
prossimi giorni in Friuli-Venezia Giulia assemblee dei lavoratori per
discutere della differenza tra quanto richiesto e quanto ottenuto. Le Rappresentanze
di base hanno già chiesto al governo l'apertura di un tavolo di
trattativa «proprio per evitare il susseguirsi delle manifestazioni».
AUTOFERROTRANVIERI
I sindacati di base contrari alla firma
Ancora rischio di
scioperi
UDINE - La
firma del contratto degli autoferrotranvieri da parte dei sindacati
confederali potrebbe non essere sufficiente a fermare la protesta. Il
Coordinamento nazionale sindacati di base che non erano seduti al tavolo
della trattativa, ha sempre sostenuto che i lavoratori non accetteranno
mai una proposta al ribasso perché significa una pesante perdita del
potere di acquisto dei salari: «Quanto richiesto non è un aumento
contrattuale - è stato detto - ma solo ed esclusivamente il recupero
dell'inflazione programmata e parzialmente di quella reale». In serata
Willy Puglia del Cub
federazione Rdb trasporti Friuli Venezia Giulia ha ribadito la
valutazione negativa della firma del contratto nei termini che sono stati
riferiti: 81 euro mensili e 970 euro a copertura del periodo di vacanza
contrattuale. Puglia ha precisato come l'aumento mensile di 81 euro sia al
di sotto dell'adeguamento del salario all'inflazione programmata e l'«una
tantum» rappresenti meno di un terzo rispetto alla somma che sarebbe
dovuta. Per questo motivo agitazioni e proteste non si fermeranno anche in
regione mentre il sindacato di base aprirà un confronto con i lavoratori
«in quanto si rende conto che il risultato è al di sotto delle giuste
aspettative». Nei prossimi giorni si potrebbero verificare blocchi
spontanei come già è avvenuto ieri pomeriggio dopo la notizia della
firma del contratto. «La Federazione trasporto di Cub - Rdb continuerà a
schierarsi con i lavoratori che rivendicano in primo luogo il rispetto
degli accordi nazionali precedentemente sottoscritti con il Governo e con
le controparti datoriali». I sindacati di base che rappresentano in
Friuli Venezia Giulia il 20 per cento dei lavoratori del trasporto locale,
hanno già avanzato al governo una richiesta per discutere la revisione di
quanto appena sottoscritto.
21
dicembre 2003 - La Città
Trasporti,
sindacati base: l'accordo è da respingere
Il
coordinamento nazionale dei sindacati di base in una nota afferma
che continuano "le iniziative di lotta degli autoferrotranvieri che
intendono così respingere fermamente l'accordo a ribasso"
sottoscritto ieri. E aggiunge che oggi sono ancora fermi i tranvieri di
Milano, Venezia, Padova, Brescia, Firenze e a Roma, nonostante la
precettazione, 7 depositi su 10.
"L'intesa sottoscritta - prosegue la nota sindacale - non raggiunge
l'intera copertura della perdita del potere d'acquisto dei salari. La una
tantum, inoltre, è molto al di sotto delle spettanze maturate dai
lavoratori negli ultimi due anni". Secondo il coordinamento nazionale
dei sindacati di base, "l'esplosione della categoria dei
tranvieri" mette in tutta evidenza "il totale fallimento della
politica dei trasporti di questo e dei governi precedenti".(red)
21
dicembre 2003 - L'Adige
Una tantum di 970 euro e
un aumento mensile di 81 euro. Altra giornata di protesta
Trasporti, siglato l´accordo
ROMA - Accordo sul
trasporto pubblico, ieri, dopo una giornata di fuoco per migliaia di
pendolari rimasti appiedati da improvvisi scioperi spontanei nelle
principali città, da Milano a Venezia, da Roma a Torino. La situazione
non è migliorata dopo l´annuncio della firma dell´accordo al ministero
del Welfare fra governo e sindacati confederali. Tutt´altro: dopo l´annuncio
dell´accordo, è scattato il blocco della metropolitana a Roma, seguita
dal fermo degli autobus di molte linee urbane. Di «accordo bidone» parla
uno dei coordinatori nazionali della confederazione
unitaria di base (Cub), Pierpaolo Leonardi. Di opposto parere i
sindacati confederali. Il segretario della Cisl Savino Pezzotta definisce
l´accordo una «conclusione equa contro le rigidità incontrate volte a
negare la possibilità del rinnovo».
L´intesa prevede, tra l´altro, un´una tantum di 970 euro corrisposta in
tre tranche nel 2004. Per quanto riguarda l´aumento economico fissato in
81 euro, la decorrenza è dal mese di dicembre 2003. Le parti hanno anche
deciso di riprendere l´esame delle prospettive del trasporto pubblico
locale con governo, Regioni e autonomie locali. Obiettivo: il risanamento
e lo sviluppo del settore. Confermato anche l´impegno allo svolgimento di
corrette relazioni sindacali «utili a prevenire il conflitto e garantire
il diritto alla mobilità dei cittadini». Le Regioni e le autonomie
locali copriranno direttamente una parte dell´una tantum nella misura di
170 euro, altre risorse finanziarie verranno da un ritocco delle accise
sulla benzina che, secondo rassicurazioni governative, non dovrebbe avere
ricadute sul prezzo alla pompa.
21
dicembre 2003 - Il Secolo XIX
Il caso- I Cub
contro tutti e l'ode al tranviere
Paolo "pinza" subito
il giornalista. «Senta, avete scritto che hanno scioperato anche i due
che, solitamente escono quando c'è sciopero». E' vero. «Non è giusto
dirla così - spiega Paolo - noi siamo dei Cub.
Gli scioperi non li facciamo con i confederali perché loro hanno svenduto
contratti e diritti, è questo il motivo». Questa volta? «Si è deciso
così. Ma la nostra piattaforma e i nostri obiettivi sono diversi e più
concreti». Le giornate degli scioperi duri hanno anche fatto nascere
un'ode all'autista. L'hanno scritta i "Giovani libertari socialisti
rivoluzionari". "Lettera al mio autista preferito" si
intitola la poesia. Un inno a chi ha fatto lo sciopero selvaggio: «Sono
sotto la pioggia - ha scritto l'anonimo autore - Arrivo tardi
all'appuntamento con il mio amore...questa volte sono felice, l'hanno
fatta grossa, hanno fatto sciopero selvaggio (...) Noi vogliamo essere
diversi e solidali con chi ci regala una giornata diversa a piedi, piena
di insegnamenti di come si può iniziare a lottare».
Sul pentagramma di scioperi, lotte e polemiche è nata anche la poesia.
21
dicembre 2003 - Il Giornale di Vicenza
Il
bus lascia a piedi tutti
Cronaca di una paralisi
risolta a Roma e in prefettura
Sciopero improvviso:
picchetti nelle sedi Aim e Ftv
di Silvia Maria Dubois
VICENZA - Avviso ai
passeggeri: corriere ed autobus in corsa verso i propri diritti investono
la legge 146 fracassandola gravemente, annullando tutte le fermate del
compromesso ed accelerando inevitabilmente verso la protesta.
Ieri mattina la Vicenza prenatalizia mobile e spendacciona si è svegliata
proprio così, inciampando (con zaini scolastici e pacchetti natalizi)
sullo sciopero a sorpresa dei conducenti di Ftv e di Aim. Una
mobilitazione «libera, selvaggia e senza bandiere» l’hanno
definita gli stessi lavoratori che, dopo 8 scioperi nazionali ben
organizzati (rispettando, appunto, la legge 146 sull’esercizio del
diritto di sciopero dei servizi pubblici che impone di salvaguardare i
diritti degli utenti serviti), fermano improvvisamente corriere ed autobus
locali in barba agli orari e alle norme imposte. «Da oggi decidiamo
noi - fanno sapere dalla stazione, in costante contatto telefonico con
i colleghi in sciopero nelle altre città italiane - siamo arrabbiati a
morte, questa volta non molliamo».
«Il contratto nazionale stipulato nel 2000 ha visto applicare solo la
parte normativa e non quella economica - spiega Luca Tommasin,
conducente e segretario della Cisl - e ognuno di noi avanza ancora 2968
euro lordi, cioè 28 mensilità da 106 euro».
«In questi due anni abbiamo allargato a dismisura i nastri di lavoro,
arrivando a coprire un orario che arrivava fino alle 12 ore giornaliere - aggiunge
Roberto Visonà - molti giovani sono stati assunti solo con un
contratto di formazione lavoro, prendendo a mala pena 800 euro al mese.
Come si può andare avanti così?».
«Io sono il più vecchio, lavoro nelle Ftv da 35 anni - spiega
Allegro Bruno - non ho mai visto una situazione del genere. Sono molto
preoccupato per il nostro futuro. Insomma, la protesta andava fatta».
Una protesta che ieri a Vicenza ha cadenzato una giornata davvero
lunga.
Ore 10: nel deposito della stazione delle corriere iniziano a radunarsi i
primi lavoratori, tutti i mezzi di trasporto sono fermi, arriva la polizia
per monitorare la situazione.
Ore 10.30: i conducenti in stazione salgono a quota 50, tutte le corriere
sono bloccate ed allineate nel deposito.
Ore 11: giunge la notizia che tutti i depositi della provincia sono in
sciopero, mentre a Venezia lavoratori sono appoggiati addirittura dal
leader dei disobbedienti veneti Luca Casarini. All’appello, ora, manca
solo Verona.
Ore 11.30: anche i passeggeri "appiedati" si moltiplicano nel
piazzale della stazione: fra di loro molti immigrati, qualche anziano ed i
primi studenti che arrivano dopo un sabato scolastico ad orario ridotto. «Siamo
solidali con chi fa sciopero» è il commento corale di chi si sforza
di superare questa lunga giornata di disagi. «Vi ringraziamo e ci
scusiamo per il mancato servizio» rispondono gli scioperanti. Poco
dopo il prefetto Angelo Tranfaglia fa sapere che incontrerà i
rappresentanti dei lavoratori alle 12.30. Il prefetto, però, non sa
ancora che di lì a breve si fermeranno anche gli autobus cittadini
gettando gli utenti nel panico proprio nell’ora di punta.
Ore 11.50: come promesso, iniziano a fermarsi anche gli autobus cittadini,
compresi i centrobus. Quelli che si trovano nel deposito di via Fusinieri
non partono, quelli che si trovano in transito decidono di "finire il
giro" e rientrare per unirsi al più presto ai colleghi.
Ore 12: la Digos arriva in stazione, due parole scambiate velocemente,
qualche attimo di discussione. I conducenti sanno che rischiano il
precetto. Niente foto davanti alle corriere, qualche aggiustamento tattico
per non rischiare troppo. Ma si va avanti.
Ore 12.15: i rappresentanti sindacali dei lavoratori si avviano verso la
prefettura, ma al presidio di viale Milano rimangono 40 sentinelle, pronte
ad affrontare la folla di studenti a cui dare spiegazioni.
Ore 12.30: nei corridoi della prefettura i sindacalisti incontrano la
presidente della provincia Manuela Dal Lago che dà il suo personale
avvertimento: «Occhio a non finire "bechi e bastonai", come
si dice in Veneto». Tradotto: siete sicuri che il gioco valga la
candela?. «Sicurissimi», rispondono i lavoratori. «Se
precetto deve essere, precetto sia. Noi andiamo avanti con la protesta». Nel
frattempo arrivano anche Massimo D’Angelo, segretario provinciale della
Filt-Cgil, e Mario Ghirardello, coordinatore nazionale di Rdb.
«Siamo in una situazione di totale emergenza - avverte D’Angelo
- tutte le regole sono state calpestate, siamo in balia
dell’esasperazione. E se oggi siamo qui è perché il primo a violare le
regole è stato il governo, con le sue promesse a vuoto e il suo gioco
scorretto».
Ore 12.45: riunione a porte chiuse col prefetto. Niente precetto, per
ora: ma si chiede di ripartire con le corse. In cambio, alle 16 verrà
riconvocata un’altra riunione con la presidente della Provincia, i
sindacati e le aziende dei trasporti.
Ore 13: i conducenti d’autobus in via Fusinieri sono saliti a quota
cento. «Ci siamo quasi tutti, manca qualcuno che sta finendo il turno
e poi qui siamo al completo, compatti, arrabbiati, uniti come mai lo siamo
stati prima. Quanto durerà lo sciopero? Tutta la vita se serve. Questa
volta non molliamo. Vogliamo soldi e contratti chiari, come ci era stato
promesso. Altrimenti da qui di autobus non ne partiranno più». Le
divise blu sono sempre più arrabbiate.
Ore 13.15: gli studenti iniziano a spargersi lungo le fermate d’autobus
cittadine. Non sanno nulla dello sciopero, non sanno nulla degli orari
saltati. Qualcuno si siede sul marciapiede ad aspettare un bus che non
arriverà.
Ore 13.30: ancora gente alle fermate, ancora gente che si dirige in
stazione. Davanti all’istituto Rossi gli studenti si sono accampati di
fianco al muretto, in viale Roma si mangiano patatine di fronte al
supermercato Pam. La notizia comincia a diffondersi, i cellulari suonano,
si chiama a casa perché qualcuno venga a prendere i più sfortunati,
quelli che abitano fuori provincia. Le auto si moltiplicano, suonano i
clacson, i parcheggi sono saturi. «Devo avvisare i miei, come faccio
ora? - si chiede Marta Gentilin, in stazione - io abito a Villaga,
sono per forza legata al trasporto pubblico». «Come? C’è sciopero? E
perché non l’hanno detto ieri? - cade dalle nuvole Daniele Berti,
fermo in viale IV Novembre - io abito in città però se non me lo
dicevi rischiavo di starmene qui al freddo chissà per quanto». «Sì, ma
hanno ragione a scioperare - aggiunge Martina Zampogna, in stazione - io
sono di Montegalda e oggi sarà un bel "casino" per me tornare,
però capisco questi lavoratori e vorrei far sapere loro che noi siamo in
tanti ad appoggiarli». «Lo sciopero non è stato selvaggio, è stato
vergognoso - sbotta un padre, Enrico Tecchio - È stato fatto di
sabato e quindi si è creato disagio solo alla categoria dei più deboli
nell’autonomia di trasporto:gli studenti».
Ore 14: a sorpresa le Ftv riprendono il servizio, confidando nei risultati
della riunione in prefettura convocata per le 16. I conducenti delle Aim,
però, non ne vogliono sapere di interrompere lo sciopero. Le trattative
fra le due distinte categorie di scioperanti (Ftv e Aim) si fanno
difficili.
Ore 15.45: a pochi minuti dalla riunione in prefettura ripartono anche gli
autobus delle Aim. «Con riserva - fanno sapere - vogliamo
vedere se le trattative si aprono, altrimenti riprenderemo lo sciopero».
Ore 16: 2ª riunione in prefettura. Ci sono tutte le rappresentanze
sindacali e la presidente della Provincia Manuela Dal Lago. Per Aim ci
sono il presidente Giuseppe Rossi (presente anche su mandato del sindaco
Enrico Hüllweck) e il dirigente Niccolò Franzoia, per Ftv ci sono il
presidente Mario Nicoli e il direttore Francesco Gleria. «L’Amministrazione
e le aziende hanno dimostrato massima disponibilità nel discutere assieme
della questione - spiega Tranfaglia - una disponibilità che può
anche tradursi nell’anticipare i soldi del pregresso avanzato dai
lavoratori vicentini».
Ore 17.30: arriva la notizia. A Roma si sta firmando l’accordo
nazionale per i trasporti pubblici: l’aumento è fissato per 81 euro
mensili, l’una tantum per 970 euro.
Ore 18: «Siamo felici per le novità romane, ma ancora di più per
l’apertura dimostrataci da Vicenza - fanno sapere gli scioperanti a
margine di una lunga giornata - la protesta non è stata organizzata
dai sindacati, ma dai lavoratori che spontaneamente si sono esposti per
difendere i loro diritti. Per questo è una vittoria importante». E
per rispondere ai dubbi della Dal Lago, si potrebbe pure aggiungere che i
lavoratori autoferrotramvieri da questa avventura non sono usciti "nè
bechi, nè bastonai".
20 Dicembre 2003 - Comunicato
Stampa Coord.Sind.di Base dei Trasporti
COORDINAMENTO
NAZIONALE SINDACATI DI BASE
SULT-TPL SIN-COBAS FLTU-CUB SLAI-COBAS RdB-CUB TRASPORTI
IL SINDACALISMO DI BASE,
APPRENDENDO CHE IN QUESTE ORE STA AVENDO LUOGO UNA CONSULTAZIONE
"INFORMALE" CON I SEGRETARI GENERALI DI CGIL –CISL-UIL PER POI
RIPRENDERE UFFICIALMENTE IL TAVOLO NEGOZIALE PRESSO IL MINISTERO DEL
WELFARE,
OSSERVANDO CHE CIRCOLANO VOCI DI PROPOSTE DA PARTE DI CGIL CISL UIL DI
CHIUDERE LA PARTITA CON 83 EURO IN PAGA BASE E 1200 EURO DI UNA TANTUM
COMUNICA
CHE IL SINDACALISMO DI BASE,
CHE FA PROPRIA LA PROTESTA SPONTANEA DEI LAVORATORI, VEDE UNA UNICA STRADA
POSSIBILE PER ARRIVARE AD UNA "IMMEDIATA SOLUZIONE" UNA
TRATTATIVA PER OTTENERE TUTTI I 106 EURO E TUTTI I SOLDI CHE ASPETTANO DI
ARRETRATO.
ALTRE SOLUZIONI NON TENGONO CONTO DELLO STATO DI OGGETTIVA SOFFERENZA DEI
LAVORATORI, CHE VIENE DA LONTANO CON DUE ANNI DI NON CONFRONTO, UNA
VERTENZA CHE RISCHIA DI CHIUDERSI, NON RICONOSCENDO AI LAVORATORI QUANTO
DOVUTO, ALLA VIGILIA DEL RINNOVO DEL CONTRATTO 2004/2007 CHE PREGIUDICA
PESANTEMENTE LA POSSIBILITA’ DI FUTURI ULTERIORI AUMENTI SALARIALI CHE
RECUPERINO L’INFLAZIONE REALE DI OGGI E LA FUTURA TENUTA DEGLI STIPENDI
A PARTIRE DAL 2004.
PERTANTO FUTURE ULTERIORI INZIATIVE DEI LAVORATORI TROVERANNO L’APPOGGIO
DEL SINDACALISMO DI BASE, CHE GIA’ HA DICHIARATO UNO SCIOPERO GENERALE
DI 24 ORE PER VENERDI 9 GENNAIO, RITENENDO CHE LA VERTENZA SI POSSA
CHIUDERE OTTENENDO QUANTO RICHIESTO ED INTRODUCENDO DA SUBITO UN
MECCANISMO DI ADEGUAMENTO ANNUALE CHE AGGANCI GLI STIPENDI ALMENO
ALL’INFLAZIONE PROGRAMMATA.
INOLTRE E’ PREGIUDIZIALE CHE CI SIA UN IMPEGNO AD
AZZERARE PROVVEDIMENTI DI QUALSIASI GENERE CONTRO LE LOTTE DEI LAVORATORI.
NO AD ACCORDI
A PERDERE, VA RISPETTATA LA VOLONTA’ DEI LAVORATORI E VA OTTENUTO QUANTO
LORO DOVUTO!!
--------------------
FERMI I TRANVIERI DI MILANO, DI
SAVONA, IMPERIA, BERGAMO, LIVORNO, PADOVA GLI AUTOBUS DI VENEZIA ED I
VAPORETTI FANNO SOLO LE SPOLE CON LE ISOLE
Il Coordinamento Nazionale
dei Sindacati di Base degli Autoferrotranvieri conferma la solidarietà ai
Tranvieri scesi ancora in lotta per rivendicare il rinnovo del secondo
biennio economico.
Questa ulteriore azione di protesta è palesemente contraria anche alla
proposta dei Segretari dei Sindacati Confederali avanzata unitariamente
ieri sera al tavolo contrattuale che, invece di rivendicare interamente le
spettanza della categoria (3.000 euro di arretrati e 106 euro in paga
base), è fortemente in ribasso (1.000 euro di arretrati e 83 euro
mensili). I Confederali approfittano, infatti, dell’assenza di un
soggetto sindacale critico come il Sindacalismo di Base dal tavolo di
trattativa, per ribadire la loro politica concertativa a discapito delle
reali esigenze dei lavoratori
Il Coordinamento Nazionale ribadisce con forza che i lavoratori non
accetteranno mai una proposta in ribasso, perché significa una pesante
perdita del potere di acquisto dei salari. Quanto richiesto, infatti, non
è un aumento contrattuale ma solo ed esclusivamente il recupero
dell’inflazione programmata e, parzialmente, di quella reale (dati
ISTAT).
Il Sindacalismo di Base, infine, rigetta fermamente la proposta del
Sindaco di Milano Albertini relativa ad un accordo locale, in quanto è
solo un ulteriore tentativo per spaccare la categoria ed avviare lo
smembramento del contratto nazionale.
fax 06/486409 fax
081/282939 fax 010/2541335 fax 02/48032023 fax 041/5314446
20 Dicembre 2003 - Comunicato
CUB Genova
LA CUB
Genova (RdB, FLMU, FLTU, FLAICA) ESPRIME PIENA SOLIDARIETA’ AI
LAVORATORI AMT DI GENOVA
Aspettano da anni il rinnovo
contrattuale (con aumenti al di sotto del aumento dell’inflazione
reale), aspettano da anni di conoscere il proprio futuro, avendo la
preoccupazione di una privatizzazione del servizio, hanno stipendi da
fame, nonostante il lavoro stressante e delicato che compiono.
Con lo sciopero dimostrano che le norme antisciopero impediscono la
possibilità di lottare radicalmente contro le privatizzazioni, il taglio
degli stipendi e del personale.
Con lo sciopero dimostrano che le norme antisciopero penalizzano
soprattutto i cittadini, perché i lavoratori non possono
informarli preventivamente, pena la vanificazione dello sciopero stesso.
Con lo sciopero dimostrano che atti di lotta e di disobbedienza contro
regole ingiuste e liberticide sono l’unico strumento di azione /difesa
dei lavoratori.
La CUB di Genova esprime la sua piena solidarietà ai lavoratrici/tori del
trasporto pubblico, in sciopero e ai cittadini che hanno subito un
disagio.
Il Coordinamento di base dei lavoratori del trasporto pubblico locale
(RdB/CUB, FLTU/CUB, SULT, TPL, SlaiCobas, SinCobas) ha già proclamato uno
sciopero di 24 ore di tutto il settore, nel caso che la vertenza si
concluda senza accogliere le richieste dei lavoratori e dei sindacati di
base.
20 Dicembre 2003 -
Libertà
Dopo
quelle di Milano e Torino un'altra giornata di passione
La prefettura minaccia denunce alla magistratura
Bus selvaggio mette
Genova in ginocchio
All'alba il negoziato
si incaglia e parte la protesta degli autisti
di Monica
Viviani
Milano - Dopo
Milano, Torino e Brescia ieri è toccato a Genova ritrovarsi in ginocchio
per il blocco selvaggio dei trasporti.
Erano le 5 del mattino quando a Roma si è interrotta la trattativa tra
governo e sindacati sul rinnovo del contratto per il trasporto pubblico.
Non appena si è diffusa la notizia, i 700 autoferrotranveri del capoluogo
ligure hanno incrociato le braccia ad «oltranza» con uno sciopero
improvviso e spontaneo.
Alcuni autobus sono stati parcheggiati davanti alle rimesse per bloccare
l'uscita dei mezzi ed è stato permesso di circolare solo a quelli per
l'accompagnamento dei disabili. Solo dopo gli appelli del sindaco Giuseppe
Pericu e dei sindacati, solo dopo oltre 10 ore di paralisi, alle 17.35 i
primi dieci mezzi hanno ripreso servizio.
Ore 5: inizia il caos. Il blocco scattato all'alba ha colto di sorpresa i
cittadini che hanno atteso inutilmente i bus alle fermate e hanno
tempestato di telefonate di protesta i centralini di polizia e
carabinieri. Traffico in tilt soprattutto nel ponente cittadino.
Gli appelli. Il sindaco Pericu ha raggiunto in mattinata i lavoratori in
assemblea esprimendo loro la sua solidarietà. Ha garantito il suo impegno
per sbloccare la situazione e ha rivolto un appello a riprendere l'attività.
Stesso appello lanciato anche dal segretario regionale Faisa-Cisal Andrea
Gatto che ha dovuto ricordare agli autisti il rischio di sanzioni dai 250
ai 500 euro in caso di precettazione.
Ma il prefetto, Giuseppe Romano, più che una precettazione ha minacciato
denunce alla magistratura per interruzione di pubblico servizio.
La rabbia degli autisti. «I 500 euro di una tantum proposti dal governo
non coprono neppure gli scioperi di due anni, perchè tolta l'indennità
degli ultimi due anni, si arriva a 250 netti», ha spiegato il segretario
provinciale della Filt-Cgil, Guido Fassio. «Guadagnamo 850 euro al mese -
ha detto un autista - e a Genova siamo costretti a un totale di 500 mila
ore di straordinari all'anno». E la Confederazione
Unitaria di Base (Cub) di Genova ha proclamato uno sciopero di 24
ore di tutto il settore, nel caso la vertenza si concluda senza che siano
accolte le richieste dei lavoratori.
L'azienda. Dal canto suo l'Amt, che ha 45 milioni di euro di debiti, ha
ricordato che «purtroppo a livello nazionale non si è ancora compreso
che non c'è solo il problema della dinamica salariale ma anche quello
della sopravvivenza delle Aziende alle quali, come alla nostra, sono
venuti a mancare i contributi pubblici».
Le polemiche. Mentre Rifondazione sosteneva lo sciopero, non sono mancate
le polemiche negli altri schieramenti. «Questo non è uno sciopero, è
una interruzione di pubblico servizio» ha detto il presidente della
Regione Liguria Sandro Biasotti che ha aggiunto: «Io sto con i cittadini».
Dura presa di posizione anche del suo vincepresidente Gianni Plinio (An),
per il quale «è inaccettabile e di sconcertante gravità lo sciopero a
sorpresa».
Ore 17.35: si riparte. La decisione di sospendere il fermo non è stata
unanime, in molti depositi gli autobus sono rimasti fermi.
20 Dicembre 2003 -
Liberazione
I lavoratori del
trasporto locale senza contratto per due anni
di Roberto Farneti
Dopo avere lasciato i
lavoratori del trasporto locale senza contratto per due anni, il governo
voleva pure lo sconto. L'ultima offerta, uscita al termine della non-stop
al ministero durata fino alle 5 del mattino di ieri, aveva il sapore della
beffa: 80 euro di aumento a partire dal primo gennaio 2004 e una "una
tantum" di 600 euro per "sanare" il passato. Siccome la
stanchezza a volte gioca brutti scherzi, c'è pure uno dei sindacati
presenti al tavolo, la Fit Cisl, che sulle prime dice di sì. Per fortuna
c'è stata la reazione spontanea dei tranvieri, che è riuscita a fermare
il "bidone".
Non appena si è sparsa la notizia, i lavoratori si sono riuniti in
assemblea nei vari depositi sparsi sul territorio nazionale. A Genova
prevale la linea dura: autobus e tram restano nei depositi. Nel giro di
poche ore la Filt viene sommersa da fax e "e-mail" con la
richiesta di respingere la proposta del governo, nel frattempo arriva il
no secco delle Rsu dell'Atac di Roma e dell'Atm di Milano. A stretto giro
di posta le segreterie regionali di Filt, Fit e Uiltrasporti della
Campania e del Lazio diffondono comunicati unitari con i quali l'offerta
di rinnovo viene definita «una provocazione». Anche la segreteria della
Fit-Cisl lombarda prende le distanze dalla linea nazionale definendo la
proposta del governo «insufficiente»: «Se venisse accettata - avverte
Dario Balotta, segretario generale Fit Cisl Lombardia -, non credo che
riusciremmo a contenere la protesta dei lavoratori».
A quel punto sono intervenuti i segretari generali di Cgil, Cisl e Uil:
Guglielmo Epifani, Savino Pezzotta e Luigi Angeletti si sono riuniti in
conclave nel tardo pomeriggio per decidere su quali basi riprendere il
negoziato. Alla fine è prevalsa la ragionevolezza e i sindacati sono
usciti dalla riunione ricompattati. «Ora abbiamo una posizione comune che
consente, se il governo lo vuole e le aziende lo vogliono, di chiudere»,
annuncia Pezzotta. «Ci sono delle questioni - precisa Epifani - che vanno
migliorate perché il quadro è insufficiente. Si farà ogni sforzo
possibile per arrivare a chiudere questa trattativa difficile sapendo le
attese di cittadini e lavoratori: se l'incontro sarà conclusivo -
sottolinea Epifani - dipende solo dal Governo».
La trattativa è poi ripresa a tarda sera. Cgil, Cisl e Uil hanno quindi
chiesto al sottosegretario al Welfare, Maurizio Sacconi, un aumento
dell'una tantum superiore ai 600 euro proposti. Le organizzazioni
sindacali hanno chiesto anche un aumento salariale maggiore degli 80 euro
già proposti da Sacconi e hanno posto le questioni del doppio canale
contrattuale che divide i neo assunti dai dipendenti con maggiore anzianità
e i problemi relativi ai contratti di formanzione lavoro
Il negoziato prosegue sul filo del rasoio: è evidente, infatti, che
qualsiasi intesa sarà raggiunta, essa dovrà essere approvata dai
lavoratori. In caso contrario, per i cittadini si prospetta un Natale con
mezzi pubblici a singhiozzo. Una eventualità che preoccupa il presidente
dell'Anci Leonardo Domenici, che lancia una sorta di appello: «Grazie
allo sforzo di collaborazione fra governo, regioni ed enti locali -
afferma il sindaco di Firenze - con la decisone di aumentare l'accisa sui
carburanti, si sono trovate le risorse necessarie per rispondere sia alle
richieste dei lavoratori sia alle esigenze delle aziende dei trasporti.
Non è pensabile né comprensibile che in questa situazione non si possa
riaprire la trattativa e trovare le soluzioni necessarie».
Intanto l'ipotesi di compromessi al ribasso crea allarme tra i sindacati
di base, che denunciano la loro esclusione dal tavolo del negoziato e
ricordano di avere già proclamato un nuovo sciopero di 24 ore per il 9
gennaio 2004. Protesta che verrà mantenuta «nell'eventualità della
firma di un accordo bidone» da parte di Cgil, Cisl, Uil e Ugl: «Basta
elemosine e contratti a perdere, lo scontro è duro ma non ci sono
scorciatoie», grida Giampietro Antonini della Cub
trasporti nazionali. «L'unica intesa possibile per chiudere il
contratto - avverte Aurelio Speranza del Sult - è dare interamente i
2mila 900 euro di arretrati del biennio, che già sono privi degli oneri
riflessi della retribuzione, e i 106 euro di aumento a partire dal primo
gennaio 2004 direttamente in paga base, che rappresentano esclusivamente
il recupero del potere d'acquisto rispetto all'inflazione».
19 Dicembre 2003 - Comunicato
Stampa Coord.Sind.di Base dei Trasporti
COORDINAMENTO NAZIONALE
SINDACATI DI BASE
SULT-TPL SIN-COBAS FLTU-CUB SLAI-COBAS RdB-CUB TRASPORTI
IL
SINDACALISMO DI BASE, NEL RESPINGERE COME INDECENTE E PROVOCATORIA LA
PROPOSTA DEL GOVERNO PER CHIUDERE LA VERTENZA DEGLI AUTOFERROTRANVIERI,
COMUNICA
CHE IL SINDACALISMO DI BASE TUTTO HA
GIA’ DICHIARATO UN NUOVO SCIOPERO PER VENERDI 9 GENNAIO 2004 DI 24 ORE
CHE VERRA’ CONFERMATO DI FRONTE AD UN POSSIBILE E PROBABILE ACCORDO
BIDONE A DANNO DEI LAVORATORI.
DENUNCIA CHE:
LE AZIENDE, USANDO I LAVORATORI,
HANNO RAGGIUNTO GLI OBIETTIVI CHE SI ERANO PREFISSE;
CGIL – CISL – UIL STANNO
PREPARANDOSI A SVENDERE LA LOTTA E LE GIUSTE ASPETTATIVE DEGLI
AUTOFERROTRANVIERI, E’ DI POCO FA L’ESTERNAZIONE DEL SEGRETARIO
DELLA UILT NAZIONALE CHE HA AFFERMATO CHE SE 80 EURO SONO UN ROSPO DA
DIGERIRE MACHE COMUNQUE SI PUO’ INGOIARE, 500 EURO DI UNA TANTUM NON
SONO ACCETTABILI MENTRE 1000 EURO…;
IL SINDACALISMO DI BASE ED I
LAVORATORI NON SONO COINVOLTI NELLA TRATTATIVA … QUINDI NON C’E’
NESSUN CONTROLLO SULLE MODALITA’ DI CONCLUSIONE DELLA VERTENZA;
I LAVORATORI, GIUSTAMENTE
INCAZZATI, SONO STRUMENTO DELLE AZIENDE E DELLA TRIPLICE.
NO AD ACCORDI A PERDERE, VA
RISPETTATA LA VOLONTA’ DEI LAVORATORI E VA OTTENUTO QUANTO LORO DOVUTO!!
19 Dicembre 2003 - Comunicato
Stampa RdB CUB Trasporti
PROPOSTA INDECENTE
LA CUB
TRASPORTI E TUTTO IL SINDACALISMO DI BASE RITIENE INDECENTE E PROVOCATORIA
LA PROPOSTA DEL GOVERNO PER CHIUDERE LA VERTENZA DEGLI AUTOFERROTRANVIERI.
IL SINDACALISMO DI BASE TUTTO HA
GIA’ DICHIARATO IN DATA 18 DICEMBRE UN NUOVO SCIOPERO DI 24 ORE PER
VENERDI 9 GENNAIO 2004 CHE MANTERRA’ SE QUALCUNO PENSA DI CHIUDERE LA
VERTENZA CON UN BIDONE PER I LAVORATORI.
RILEVIAMO CHE INTANTO:
LE AZIENDE HANNO OTTENUTO,
USANDO I LAVORATORI, I SOLDI CHE CHIEDEVANO;
LA CISL E’ GIA’
DISPONIBILE A SOTTOSCRIVERE TALE PROPOSTA BIDONE;
IL SINDACALISMO DI BASE
CONTINUA A NON ESSERE COINVOLTO NELLA TRATTATIVA … QUINDI NON C’E’
NESSUN CONTROLLO SU COME SI CHIUDERA’ LA PARTITA;
I LAVORATORI, GIUSTAMENTE,
SONO INCAZZATI;
QUINDI
L’INVITO DI RdB E DI TUTTO IL SINDACALISMO DI BASE E’ DI MOBILITAZIONE
CON PRESIDI DAVANTI AI CANCELLI DELLE AZIENDE, GARANTENDO I SERVIZI.
NELL’EVENTUALITA’ DELLA FIRMA DI UN ACCORDO BIDONE DA PARTE DI CGIL
– CISL- UIL E UGL VERRA’ MANTENUTO LO SCIOPERO DEL 9 GENNAIO 2004.
BASTA
ELEMOSINE E CONTRATTI A PERDERE
LO SCONTRO E’ DURO MA NON CI SONO SCORCIATOIE
18 Dicembre 2003 - Il
Gazzettino di Venezia
TRASPORTI
Parte in
un clima sempre più incandescente nel settore dei trasporti la tregua
natalizia, il periodo di franchigia che vieta gli scioperi durante le
festività.
Secondo il calendario delle franchigie
previste per le prossime feste, ieri è scattato il divieto nel trasporto
pubblico locale mentre domani comincerà la tregua nei settori ferroviario
ed aereo. In tutti i comparti, comunque, i fermi sono vietati sino al
giorno della Befana.
Terminato il periodo di tregua, le proteste riprenderanno però
immediatamente: già l'8 gennaio, infatti, torneranno ad incrociare le
braccia i controllori dell'Enav. Al 19 gennaio è stato invece rinviato lo
sciopero di 24 ore dei dipendenti dell'Alitalia indetto da tutti i
sindacati contro il piano industriale della compagnia, sciopero che era
stato indetto per la giornata di ieri e annullato dalla Commissione di
garanzia.
Nonostante questo, però, i lavoratori della compagnia aerea hanno
protestato creando pesanti disagi a Fiumicino. Inoltre per i prossimi
giorni i Cub
Trasporti
hanno annunciato che continueranno le mobilitazioni nonostante i divieti
imposti dalla Commissione di garanzia in quanto, afferma la rappresentanza
di base, la vertenza deve continuare fino al ritiro completo del piano
industriale.
Infine sono sempre agitate le acque nel trasporto pubblico locale, dove la
trattativa per il rinnovo della parte economica del biennio 2002-2003
prosegue fra aziende e sindacati su posizioni che restano ancora opposte.
17 Dicembre 2003 - Comunicato
CUB Trasporti
AUTOFERROTRANVIERI:
LA CUB TRASPORTI NON ACCETTERA’ ACCORDI BIDONE
La CUB Trasporti non accetterà
ulteriori rinvii nella definizione del contratto ne tantomeno la
sottoscrizione da parte di CGIL, CISL, UIL e Autonomi di ACCORDI BIDONE!
La CUB Trasporti annuncia fin da ora la determinazione a continuare
nelle azioni di lotta anche nel periodo di franchigia sugli scioperi.
Di fronte all’eventualità del mancato accordo o di un accordo
che non rispetti INTEGRALMENTE le richieste dei lavoratori da due anni
senza contratto, la CUB Trasporti si RITIENE SVINCOLATA DAL RISPETTO DELLE
PREVISIONI DELLA LEGGE 146/90 SULL’ESERCIZIO DEL DIRITTO DI SCIOPERO.
Le scuse ai cittadini, che sono ormai divenute di prammatica,
questa volta dovranno farle coloro che si renderanno oggettivamente
responsabili della ripresa delle lotte.
16 Dicembre 2003 - Il
Manifesto
Ogni
tram si è fermato Accordo più vicino
Adesioni oltre il 90% in tutte le città
per lo sciopero di 24 ore degli autoferrotranvieri. Precettazioni a Torino
e Brescia, ma non sono servite a molto. Boom di «malattie» in diverse
città del Sud. La Commissione di garanzia indaga. Maroni e Sacconi
minacciano, ma si preparano a concludere la vertenza
di FRANCESCO
PICCIONI
Segnale
arrivato a destinazione. Pur tra borbotti e minacce di ritorsione legale -
affidate alla cosiddetta Commissione di garanzia - il governo stavolta
sembra aver capito che il «rinnovo del secondo biennio economico» del
contratto degli autoferrotranvieri va chiuso al più presto. Naturalmente
sborsando il dovuto: 106 euro mensili a titolo di semplice recupero
dell'inflazione, relativamente ai due anni appena trascorsi (2002-2003).
La riuscita dello sciopero di ieri - 24 ore su tutto il territorio
nazionale - è stata di dimensioni tali da impedire persino al governo di
«minimizzarne» la portata. Il blocco dei mezzi pubblici e delle
metropolitane è stato totale in molte città, e comunque superiore al 90%
quasi dappertutto (con l'eccezione di Milano). Numerose anche le
infrazioni alle «fasce protette» (tre ore alla mattina e tre al
pomeriggio), segno che l'esempio milanese del 1 dicembre era solo la punta
dell'iceberg dell'esasperazione della categoria. A Torino e Brescia
nemmeno la precettazione, disposta dai prefetti per la seconda fascia, ha
impedito che molti mezzi restassero nei depositi. Nel capoluogo
piemontese, tra le 6 e le 9, nessun autobus era in circolazione, e neppure
nel circuito extraurbano. C'è voluta una lunga trattativa condotta
direttamente dalle forze dell'ordine per convincere un centinaio di
autisti - su 800 - a uscire per un paio d'ore. La precettazione disposta
per il pomeriggio ha incontrato comunque il netto rifiuto di almeno 200
autisti o, come riferiva la Cgil, l'impossibilità di uscire a causa di «un
blocco effettuato da un gruppo di manifestanti». Una situazione che ha
mandato in bestia il sindaco (Ds) di Torino, Sergio Chiamparino, che ha
accusato i sindacati «o non hanno più la percezione adeguata di ciò che
avviene nella loro base, oppure ieri al tavolo del prefetto qualcuno ha
barato» (era stato assicurato, come dovunque, il rispetto delle fasce
orarie). In suo appoggio è intervenuto anche il sindaco di Grosseto, che
forse senza volerlo ha però indebolito la causa degli «indignati» per
le forzature da parte di alcuni lavoratori: «il trasporto pubblico locale
ha costi maggiori rispetto alle tariffe, è difficile poterlo strutturare
secondo le regole del mercato». Ovvero: la politica degli ultimi otto
anni è stata fallimentare, perché dovrebbero pagarne solo i lavoratori
il prezzo?
Nel complesso, comunque, c'è da registrare la volontà generale di
arrivare subito all'accordo sull'adeguamento salariale. Su questo i leader
confederali sembrano avere le idee chiare e parlano quasi all'unisono: «il
governo, le regioni, gli enti locali e le aziende devono fare ora uno
sforzo per chiudere la partita, altrimenti ci potrebbe essere qualche
tensione di troppo», dice il segretario della Cisl Pezzotta. «Ci
aspettiamo che in settimana si possa chiudere il contratto; ogni altra
dilazione non sarebbe accettabile né comprensibile». La Cub,
confederazione dei sindacati di base, appoggia
in pieno le forme di protesta meno «rispettose delle regole»,
considerandole «giuste e legittime», perché gli autoferrotranvieri «lottano
con l'unico mezzo che hanno a disposizione: lo sciopero». Al sud, però,
c'è stato anche un massiccio aumento dei casi di malattia (fino al 50% in
Puglia e in alcune città calabresi); su questo modo di bloccare il
servizio senza pagare nulla (la giornata di sciopero incide negativamente
sulla busta paga) storcono però il naso tutti i sindacalisti «veri»
(sia tra i confederali che tra quelli si base). Appoggio pieno ai
tranvieri e alle loro forme di lotta è arrivato da Rifondazione
(Malabarba) e dai comunisti italiani (Pagliarulo).
Maroni e Sacconi, pur minacciando e pretendendo che la Commissione di
garanzia «renda effettive le sanzioni» per i casi di infrazione delle
fasce protette, ora sembrano aver fretta di chiudere la trattativa. Poi «eviteremo
che queste situazioni accadano di nuovo». La Commissione, con il
presidente Martone, ha in effetti annunciato l'avvio di una «procedura di
valutazione» dei casi di Torino e Brescia, anche per combattere la «convinzione
errata che solo la violazione delle regole possa portare a una soluzione
della vertenza». Sta di fatto, però, che governo ed enti locali si sono
mossi per risolvere il problema solo dopo la fuoriuscita delle lotte dai
binari delle regole esistenti.
16 Dicembre 2003 -
Liberazione
Nel Mezzogiorno esplode
la rabbia ovunque
Adesioni alla protesta tra il 90% e l'80%. A Bari
e Foggia ammalato il 50% degli autisti. In Calabria partecipazione totale.
Solidarietà no-global a Napoli
Percentuali altissime
hanno segnato il successo in Sicilia della giornata di sciopero nazionale
del trasporto locale. Non solo, anche in Puglia, Campania e Calabria i
lavoratori hanno dimostrato che la determinazione c'è. E si vede. Il
segretario regionale di categoria della Cgil Sicilia, Maurizio Pellegrino,
segnala il 100% delle adesioni alla municipalizzata Amt di Catania, dove
anche la Circumetnea ha fatto registrare una partecipazione pari al 90%.
Pieno di adesioni anche alla Sau di Trapani e all''Atm di Messina. Si
arriva al 95% invece a Palermo, dove quasi tutti i bus dell'Amat sono
rimasti fermi nei depositi. Il 90% a Siracusa, mentre ad Agrigento si
scende all'80%. Stesso risultato per l'Ast, Azienda siciliana trasporti.
Infine le oltre 100 autolinee private operanti in Sicilia hanno fatto
registrare una media del 70% delle adesioni. Adesioni tra l'80 e il 90%,
in Puglia, allo sciopero dei lavoratori del trasporto pubblico locale.
Nelle aziende che si occupano dei collegamenti extracomunali ha incrociato
le braccia l'80% degli addetti; una percentuale che sale al 90% tra i
ferrotranvieri dei trasporti urbani. A Bari e Foggia il 50% degli autisti
non si è presentato al lavoro nella fascia "protetta" mattutina
perché ammalato.
Anche in Calabria le adesioni sono state altissime. Secondo
le organizzazioni sindacali la media è stata del 97%. La Filt-Cgil
regionale ha reso noto che in tutte le cinque province sono state
garantite le fasce protette, ma alcune criticità si sono registrate a
Cosenza e Crotone, dove l'adesione allo sciopero è stata del 100%, anche
negli orari idella cosiddetta fascia protetta. Le città di Cosenza,
Catanzaro e Castrovillari, secondo i dati diffusi dall'organizzazione
sindacale di base Cub,
inoltre, sono tra quelle in cui si è registrato un alto tasso (circa il
60%) di autoferrotranvieri in malattia. Un dato che può essere
interpretato quasi come una forma di disobbedienza, ritenuta una «protesta
forte e giusta» dagli stessi dirigenti sindacali.
Disobbedienti in azione anche a Napoli, ma sotto forma di
militanti no global, che sono andati davanti ai depositi a solidarizzare
con gli autisti. A Napoli, l'adesione allo sciopero ha sfiorato il 90% in
quasi tutti i posti di lavoro. Nel capoluogo partenopeo c'è una
situazione singolare. I dipendenti della metropolitana praticamente non
hanno un contratto unico. I lavoratori avevano scelto quello delle
"attività ferroviarie" ma l'amministrazione non vuol sentire
ragioni. Risultato, per la stessa masione vengono applicate due normative
diverse.(
Ultima corsa per il
governo
di Roberto Farneti
Ultima corsa per il
governo. La grande dimostrazione di forza dei conducenti di bus, tram e
metropolitane, che anche ieri hanno aderito compatti allo sciopero di 24
ore indetto dai sindacati, mette l'esecutivo di fronte alle proprie
responsabilità. Ormai il tempo stringe: o si riescono a trovare, tra oggi
e domani, i quasi 500 milioni di euro necessari per rinnovare il contratto
dei dipendenti delle aziende di trasporto pubblico, scaduto da due anni,
oppure la situazione potrebbe diventare ingovernabile.
La temperatura all'interno di depositi e rimesse cresce ogni giorno
che passa e la protesta rischia di sfuggire di mano agli stessi sindacati.
Dopo la clamorosa ribellione di Milano, il testimone della
"disobbedienza" è stato raccolto ieri dai lavoratori di altre
città. A Firenze, gruppi di tranvieri hanno ritardato di circa un'ora
l'uscita dei bus urbani dell'Ataf per la seconda "fascia
dell'obbligo", con conseguente disagio soprattutto per il rientro
degli studenti all'uscita delle scuole. Sempre a Firenze, la seconda
"fascia" non è stata rispettata dai lavoratori della Sita.
A Perugia, Piazza Italia è stata invasa dagli autobus per circa
un'ora, tra le 9,30 e le 10, 30, mentre gli autisti dell'Apm manifestavano
davanti al palazzo della Regione. Ma i momenti più caldi sono stati
vissuti a Brescia e a Torino, dove polizia, carabinieri e prefettura sono
intervenuti per costringere i conducenti, che avevano incrociato le
braccia in anticipo al mattino, a prendere servizio. A Brescia i messi
pubblici sono rimasti fermi anche nel pomeriggio, nonostante la
precettazione del prefetto: quest'ultima, non essendo nominativa, è stata
infatti ritenuta non valida dai lavoratori.
Se a questo si aggiunge la valanga di certificati medici presentati
dai tranvieri, con punte del 60% di lavoratori ammalati in diverse città
- fra le quali Torino, Napoli, Genova, Brescia, Cosenza, Catanzaro e
Castrovillari, Bari, Foggia - appare chiaro che la protesta sta assumendo
le forme di una rivolta.
Forme di lotta «giuste e legittime», secondo la Cub:
«Una risposta forte, frutto della profonda insoddisfazione per le
trattative in corso, che - sostiene il sindacato di base - rischiano di
sfociare in un ennesimo accordicchio che non renderà giustizia alle
aspettative dei tranvieri». Pieno appoggio ai lavoratori anche da Gigi
Malabarba, capogruppo di Rifondazione al Senato: «I blocchi totali a
Brescia e a Torino dimostrano che la sacrosanta rivolta degli
autoferrotranvieri milanesi era condivisa ovunque. Questo - osserva
Malabarba - è un segnale chiaro che tutto il mondo del lavoro è arrivato
al limite della sopportazione e non tollera più alcun arretramento».
Il segretario della Cgil, Guglielmo Epifani, non rivendica gli atti
di disobbedienza ma incassa il successo dello sciopero e chiede con forza
che il contratto per il trasporto pubblico locale venga chiuso in
settimana: «I lavoratori hanno dato prova di grande maturità ma -
avverte Epifani - non si può esagerare con il senso di responsabilità
della categoria. Governo, regioni e aziende, ognuna per la propria parte,
si impegnino a chiudere definitivamente la partita».
Sembra rendersene conto anche il ministro Maroni, che ieri ha
preferito evitare commenti in vista della ripresa della trattativa: «Ora
la cosa più importante è chiudere», taglia corto Maroni. Oggi governo e
sindacati si vedranno al ministero ma tutti gli occhi sono puntati
all'incontro di domani tra l'esecutivo, regioni e enti locali, dal quale
si capirà se per i trasporti ci sono le condizioni per un Natale sereno.
16 Dicembre 2003 -
Leggo
Sciopero
selvaggio in almeno due città. Molti certificati per evitare la
precettazione
Bus e metrò fermi,record di “malati"
di
Claudio Fabretti
Città in
tilt, ingorghi, disagi: è stata ancora una volta massiccia l’adesione
al nuovo sciopero di bus, tram e metro. «Pressoché totale», secondo le
organizzazioni sindacali. In linea di massima, l’agitazione si è svolta
negli orari previsti, senza quelle “anomalie" che il primo dicembre
avevano paralizzato Milano. Nel capoluogo lombardo, in particolare, sabato
scorso il prefetto Bruno Ferrante aveva precettato il personale coinvolto.
Solo a Torino e a Brescia i lavoratori non hanno rispettato la fascia
protetta della mattina e si sono fermati in anticipo, facendo scattare la
precettazione da parte dei prefetti. Nella città lombarda sono dovuti
intervenire polizia e carabinieri per tentare di liberare il passaggio
spostando i manifestanti. «Meglio tardi che mai», ha commentato i
provvedimenti di precettazione il ministro del Welfare Roberto Maroni,
aggiungendo che oggi riprenderà la trattativa e «la cosa più importante
è chiudere».
In diverse città, tuttavia, da Torino a Napoli, da Genova a Bari, molti
lavoratori si sono messi in malattia, astenendosi dal lavoro anche durante
la fascia protetta. Una forma di disobbedienza che a livello nazionale,
secondo il sindacato di base (Cub),
avrebbe avuto punte del 60%. A Firenze, infine, alcuni dipendenti
dell’azienda Ataf hanno impedito l’uscita dei bus in due dei tre
depositi che dovevano rispettare la seconda fascia garantita.
16 Dicembre 2003 - Il
Giornale di Calabria
In
Calabria adesione altissima Sciopero bus
Secondo le organizzazioni sindacali l'adesione è stata del 97%.
CATANZARO. Altissime, in
Calabria, le adesioni degli autoferrotranvieri allo sciopero generale di
ieri. Secondo le organizzazioni sindacali la media è stata del 97%. La
Fil-Cgil regionale ha reso noto che in tutte le cinque province sono state
garantite le fasce protette, ma alcune criticità si sono registrate a
Cosenza e Crotone, dove l'adesione allo sciopero è stata del 100%, anche
negli orari in cui bisognava garantire alcuni servizi di trasporto. Una
circostanza questa, che ha aumentato i disagi nei confronti dei cittadini,
e che è stata deplorata anche dal sottosegretario al Welfare, Maurizio
Sacconi. "Lo sciopero si è svolto generalmente in modo regolare - ha
detto Sacconi, con alcune deplorevoli eccezioni a Torino, a Brescia ed in
Calabria. In quelle situazioni ha purtroppo pesato anche la passività di
alcune istituzioni. Ritorna, quindi, il problema delleffettività
delle sanzioni contro coloro che hanno violato le regole. Si tratta ora di
garantire la regolarità delle fasce pomeridiane generalizzando i positivi
risultati del mattino. La regolarità dello sciopero - ha concluso il
sottosegretario non potrà che aiutare una positiva conclusione del
complesso negoziato tra istituzioni e tra queste e le parti sociali".
Le città di Cosenza, Catanzaro e Castrovillari, secondo i dati diffusi
dall'organizzazione sindacale di base Cub,
inoltre, sono tra quelle in cui ieri si è registrato un alto tasso (circa
il 60%) di autoferrotranvieri in malattia. Un dato che può essere
interpretato quasi come una forma di "disobbedienza", ritenuta
una "protesta forte e giusta" dagli stessi dirigenti sindacali.
Lo sciopero ha di fatto paralizzato la circolazione stradale nei grossi
centri, creando molti problemi a tutti i pendolari che dovevano
raggiungere il loro posto di loavoro o di studio. Questa mattina lunghe
code si sono formate nelle principali strade d'ingresso nelle città (a
Catanzaro file chilometriche e traffico bloccato) con serie difficoltà di
trovare parcheggi.
16 Dicembre 2003 -
Corriere della Sera
Sciopero, le
fasce protette saltano per «epidemia»
In alcune città il 60% degli autisti
si è messo in malattia. Maroni: se ne occuperà la Commissione di
garanzia
ROMA - Dovevano rispettare le fasce
protette previste dalla legge, ma al lavoro non sono andati ugualmente. La
protesta degli autoferrotranvieri ha preso ieri una forma diversa:
l’assenza per «malattia». Uno «sciopero bianco» già sperimentato
nel trasporto aereo. Secondo il sindacato di base avrebbe contribuito in
maniera massiccia al blocco del trasporto locale, raggiungendo, in alcune
zone, punte di assenti del 60%. Il ministro del Welfare, Roberto Maroni,
parla di «situazioni indegne di un Paese europeo». Il Codacons presenta
una denuncia, a nome dei cittadini di tutta Italia che ieri sono rimasti a
piedi, ostaggio della trattativa tra i 120.000 autoferrotranvieri e le
aziende locali. L’adesione allo sciopero è stata altissima da Bolzano a
Palermo. Pressoché totale, secondo i sindacati. A Torino, a Brescia e in
Calabria, bus, tram e metropolitane si sono fermati anche durante le fasce
protette. Questi episodi saranno esaminati domani dalla Commissione di
garanzia per l’attuazione del diritto di sciopero. A Milano, dove gli
autisti erano stati precettati, non si è ripetuto lo sciopero selvaggio
che il primo dicembre aveva paralizzato la città.
Oggi al ministero del Welfare è previsto un incontro per discutere il
nodo centrale della rivendicazione: quei 106 euro mensili di aumento,
promessi durante il rinnovo del contratto. Le aziende ne hanno proposti
41. In una conferenza Stato-Regioni, domani, dovrebbero essere trovate le
risorse.
CERTIFICATI - Pioggia di certificati medici in molte aziende
municipalizzate. A Bari, Foggia, Genova, Cosenza, Catanzaro e
Castrovillari la percentuale di malati-scioperanti ha raggiunto punte del
60%. Il sindacato di base, Cub,
difende questa forma di «disobbedienza civile, frutto della profonda
insoddisfazione per le trattative in corso, che rischiano di sfociare in
un ennesimo accordicchio».
IL BLOCCO - Nè bus, nè tram, nè metro nelle città nelle ore previste.
Caos a Torino e Brescia anche durante le fasce orarie protette. Con varie
modalità l’Italia ieri mattina si è fermata. A Roma ha aderito allo
sciopero il 96-97% dei mezzi pubblici causando seri problemi al traffico.
A Milano ha scioperato circa il 90% del personale, come a Bologna. A
Firenze adesione massiccia e molti disagi per la violazione delle fasce
protette. A Napoli una manifestazione dei «no global» ha bloccato i
depositi. Percentuale altissima anche a Palermo e a Catania si è
raggiunto il 100%, come a Cosenza e a Crotone.
MARONI - «Record di malati? È un lavoro per la Commissione di garanzia»
taglia corto il ministro. «L'obiettivo - aggiunge - è chiudere un
accordo per evitare ai cittadini l'umiliazione di essere in balìa di chi
scientemente viola la legge». «Prima lavoriamo per un accordo e poi
evitiamo che queste situazioni, indegne di un Paese civile, accadano di
nuovo». «Nonostante il tentativo di qualcuno di far saltare l’accordo
- ha detto il ministro - credo che si farà».
TRATTATIVA - Oggi si riprende a discutere intorno alla possibile soluzione
individuata dal governo, su proposta delle aziende, di finanziare
l’aumento degli stipendi, già previsto dal rinnovo contrattuale, con
un’accisa di 3 centesimi di euro sul prezzo della benzina. Non è ancora
chiaro se quella cifra venga stornata dalle molte tasse che già pesano
sul prezzo del carburante o se invece venga aggiunta ad esse. Le parti si
vedranno oggi al ministero del Welfare e domani la conferenza unificata
Stato-Regioni dovrebbe superare le ultime difficoltà. I sindacati
confederali sottolineano il «buon governo dello sciopero» (Savino
Pezzotta) e la «grande prova di maturità dei lavoratori» (Guglielmo
Epifani) invitando ora a chiudere definitivamente la partita. Ma il giorno
della verità dovrebbe essere giovedì: solo allora si capirà se
l’emergenza è rientrata. (Virginia Piccolillo)
16 Dicembre 2003 - Il
Gazzettino di Venezia
TRASPORTI
Sciopero nazionale
Bus e
corriere fermi Hanno aderito in 400
«I nostri biglietti più cari in Veneto»
VENEZIA - (R.C.)
Quasi tutti i bus sono rimasti fermi al deposito. Per gli autisti dei
mezzi pubblici vicentini l'adesione allo sciopero nazionale indetto ieri
da Cgil, Cisl, Uil e Rdb-Cub
per il mancato rinnovo economico del contratto è stata vicina al cento
per cento. Interessati i circa quattrocento lavoratori di Aim spa (azienda
di proprietà comunale che gestisce il trasporto urbano) e Ftv (Ferrovie e
tramvie vicentine, di proprietà della Provincia, che gestiscono il
trasporto extraurbano). L'agitazione è stata di ventiquattr'ore, anche se
il servizio è stato assicurato nelle fasce cosiddette di garanzia,
comprese tra le 5.30 e le 8.30 e tra le 12 e le 15. I disagi non sono
mancati dunque, specie per chi doveva rientrare a casa la sera. «Ci
risulta che tra Aim e Ftv abbiano lavorato appena una decina di autisti -
ha commentato il segretario provinciale della Filt-Cgil Massimo D'Angelo -
Il problema è sentito specie dopo i fatti di Milano».
Il sindacalista si sofferma
poi sull'ipotesi di fusione tra le due aziende di trasporto pubblico in
vista della liberalizzazione del servizio che scatterà dal 2005: «"Si
parla tanto di fusione, ma mancano i fatti. Noi auspichiamo che
l'operazione vada in porto. Ne trarrebbe vantaggio l'intero servizio».
Quanto allo scarso utilizzo dei bus da parte dei vicentini, D'Angelo
replica che il mezzo pubblico in città va reso più competitivo rispetto
all'auto. Già, ma come? «Servono più corsie preferenziali. E' un
problema di cultura e di politica in favore del servizio. I risultati si
vedranno fra diversi anni. Nel frattempo bisogna cominciare. Le rotatorie
vanno in una direzione opposta perché velocizzano le auto a scapito del
bus. In città ci sono seimila posti auto e i parcheggi sono tra i meno
cari d'Italia. Al contrario i biglietti dei bus sono i più costosi del
Veneto».
I
lavoratori Actv: «Vogliamo gli arretrati»
Corteo alla Ca’
d’Oro, in Comune e in Prefettura manifestazione organizzata dal
sindacato Rdb per il rinnovo del contratto
di Raffaella
Vittadello
Venezia. «Voèmo i schei».
Lo hanno gridato a gran voce e senza mezzi termini i lavoratori Actv che
ieri mattina hanno manifestato in un corteo organizzato dal sindacato Rdb
Cub alla sede aziendale della Ca' d'Oro (dove però non hanno
trovato nessuno cui far valere le ragioni della protesta, dopo
l'occupazione simbolica del 1. dicembre), sotto le finestre di Ca'
Farsetti, sotto quelle della Provincia, con cartelli e striscioni. La
rivendicazione, la nona in un anno e mezzo sull'argomento, riguarda il
mancato adeguamento salariale rispetto almeno all'inflazione programmata,
pur previsto dal contratto nazionale che Actv non ha ancora applicato,
come del resto è avvenuto in tutta Italia. Si parla di 106 euro al mese a
partire dal 1. gennaio 2002, che fino ad ora ammontano a circa 2800 euro
di arretrato per ogni dipendente. E a Natale, si sa, i soldi fanno di
certo comodo.
Un centinaio di persone, del settore automobilistico e della navigazione,
hanno distribuito volantini a Piazzale Roma tra le 6 e le 9, per informare
la gente e chiedere solidarietà: «Lavoratori e cittadini - si legge in
un comunicato di Rdb - siamo tutti ostaggi presi in giro da questi
politici irresponsabilmente e cinicamente incuranti dei nostri e dei
vostri diritti».
Non solo contratto, comunque, alle origini dell'agitazione, ma anche
polemica con la legge 146 che regolamenta il diritto di sciopero e la
gestione dei subappalti da parte degli enti proprietari.
«Non è possibile che per le aziende che disattendono il contratto
collettivo ci siano solo delle sanzioni amministrative, che alla fine
pesano sulle tasche dei contribuenti, mentre per i singoli dipendenti,
l'anello più debole della catena, le ripercussioni in caso di violazione
siano di rilevanza addirittura penale». Rdb protesta anche per il numero
di dipendenti "comandati in servizio": se un tempo esisteva la
precettazione da parte della prefettura (e se la persona non veniva
trovata era "libera") ora Actv può reclutare autonomamente il
personale per garantire i servizi di collegamento con le isole e durante
le fasce garantite per legge, prevedendo turni ad hoc, e lì non si può
barare.
«In base all'accordo del '95 era previsto un contingente di 250
"comandati" in navigazione su un totale di 3800 unità -
sostiene il segretario territoriale Rdb
Giampietro Antonini - Oggi (ieri per chi legge) ne sono state comandate
367, cioè 117 in più di quanto concordato, su un totale di poco più di
2800 unità»
L'ufficio relazioni esterne di Actv la spiega così: «Nel frattempo sono
cambiate le linee e c'è bisogno di più lavoratori per effettuare i
collegamenti». Però allora è effettivamente strano che si faccia
riferimento a un accordo vecchio, che risulta comunque ancora valido.
Polemiche anche in terraferma. A Dolo un ispettore è stato accusato di
aver ricattato gli autisti più giovani, quelli in contratto di formazione
lavoro, cercando di farli lavorare anche oltre le fasce garantite, mentre
a Mestre, al deposito Pertini, i lavoratori che avevano riconsegnato gli
autobus dopo le 9 hanno tentato di riunirsi in assemblea ma è stato loro
negato perchè non era stata chiesta la preventiva autorizzazione.In
Comune i delegati Rdb hanno incontrato Mara Rumiz, presidente del
consiglio comunale, che in un comunicato ha promesso di attivarsi in sede
Anci per sollecitare il Governo a concludere positivamente la vertenza.
Simile la posizione di Davide Zoggia, vicepresidente della Provincia
incontrato nell'ultimo sit-in della giornata, che ha promesso di proporre
che Rdb sieda a livello nazionale alla trattativa per il contratto.
«Ci fanno piacere le promesse e la solidarietà accordataci - ha
commentato Antonini - basta che poi i politici dimostrino coerenza con le
loro parole e tirino fuori i soldi»
16 Dicembre 2003 -
Giornale di Vicenza
Svaniti
i timori della vigilia: nessun black out totale, rispetto delle fasce
protette al mattino e a pranzo
In città, intanto,
l’assessore Cicero pensa per il futuro a un percorso circolare interno e
al taxi collettivo notturno
Bus, agitazione con
giudizio
di Gian
Marco Mancassola
VICENZA -
Adesione vicina al 100 per cento, ma solo nelle fasce consentite. I timori
della vigilia, almeno a Vicenza, si sono liquefatti di fronte a
un’astensione dal lavoro massiccia, ma virtuosa nel rispetto dei periodi
protetti: tra le 5.20 e le 8.29 e tra le 12 e le 14.29 erano tutti in
strada i bus delle corse urbane di Aim ed extraurbane di Ftv, salvando la
giornata a studenti e lavoratori. Nel resto di questo lunedì scioperante,
invece, il vuoto: agitazione sì e abbondante, quindi, ma con giudizio. E
dire che, sotto le ceneri del caos scatenatosi a Milano all’inizio del
mese, fino a sabato covavano dubbi, sospetti, paure che qualche frangia
sindacale intendesse forzare i limiti e premere sull’acceleratore della
protesta, mandando in tilt anche il servizio minimo garantito. E invece
telefonate a raffica lungo il triangolo Vicenza-Milano-Roma, come
confermano dai sindacati confederali, già sabato mattina avevano
scongiurato il rischio del black out totale, nella speranza di non
compromettere le trattative. E da noi, né all’Aim né alle Ftv, c’è
stato il via vai di certificati medici fuori dall’ordinario che altrove
hanno messo in ginocchio le aziende dei trasporti pubblici, come a Bari e
Foggia, dove la metà degli autisti in servizio negli orari di garanzia si
son dati malati. I disagi per gli utenti, quindi, sono stati quelli
preventivati: nessuna brutta sorpresa alle fermate negli orari protetti.
Per gli amanti dei numeri, poi, la notizia è che per una volta le cifre
di sindacati e aziende non bisticciano, ma si avvicinano molto, fino a
coincidere in molti casi.
Secondo i dati rilevati dal settore trasporti di Aim (250 addetti e un
parco mezzi di 129 autobus), l’adesione del personale a bordo dei bus è
stata vicina al 95 per cento, mentre negli uffici è stata leggermente
inferiore, intorno comunque al 90 per cento. Da viale Milano, invece, la
direzione delle Ferrotranvie vicentine parlano di adesioni vicine alla
quasi totalità del personale viaggiante (al mattino stavano lavorando 11
persone su 200), ma molto più bassa negli addetti impiegati nelle
officine e nei reparti amministrativi.
I numeri diffusi dai sindacati sono molto vicini ai tabellini registrati
dalle aziende: secondo Luca Tommasin della Cisl si tratta del 99 per cento
degli autisti alle Aim e del 95% alle Ftv; un successo anche per la Cgil,
«nel pieno rispetto delle fasce protette, nonostante ci fossero
chiacchiere di forzature»; «sono state salvaguardate le fasce d’utenza
più deboli, vale a dire studenti e lavoratori», aggiunge il segretario
provinciale della Uil Riccardo Dal Lago; «l’adesione è stata totale,
la compattezza dei lavoratori non deve essere svenduta: il prossimo 18
dicembre non ci accontenteremo di un piatto di lenticchie», chiude
Germano Raniero di Rdb-Cub,
che ha appoggiato a livello nazionale la disobbedienza dei tranvieri di
città come Torino e Brescia.
Ora inizia una settimana di fuoco, dopo nove scioperi in meno di 24 mesi,
per una vertenza che i sindacati si augurano di veder chiusa giovedì,
dopo tre giorni di vertici e riunioni. Sul tavolo c’è da sbloccare la
trattativa per il rinnovo del secondo biennio contrattuale (2002-2003), un
contratto con cui i sindacati vorrebbero recuperare almeno l’inflazione
programmata.
Nel frattempo, in città si parla di uno studio che sta per essere avviato
dall’assessorato alla mobilità di Claudio Cicero per ridisegnare parte
del trasporto pubblico del capoluogo. Fra gli obiettivi c’è una
razionalizzazione dei tragitti, che dovrebbero diramarsi dalla stazione
secondo percorsi "radiali". C’è poi - spiega l’assessore -
la necessità di tracciare un percorso circolare interno alle mura, da
affidare possibilmente a un mezzo elettrico, per togliere alcuni autobus
di attraversamento del centro storico. Infine, una delle novità che
potrebbero vedere la luce già il prossimo anno ci potrebbe essere
l’attivazione di "taxi collettivi" nelle ore serali, quelle
con le frequenze minori, con un incremento di efficenza e sicurezza per i
passeggeri.
15 Dicembre 2003 -
Comunicato RdB CUB Bologna
GRANDE
RIUSCITA DELLO SCIOPERO AUTOFERROTRANVIERI
Ieri i lavoratori ATC hanno protestato contro la
vergognosa decisione delle Commissione di Garanzia di vietare lo sciopero,
esponendo su tutti gli autobus in servizio un cartello appoggiato sul
parabrezza con scritto:"lo sciopero e’ un diritto – oggi
lavoro perche’ mi e’ stato vietato di scioperare"; oggi
hanno scioperato e manifestato.
I
lavoratori dell’ATC hanno scioperato in massa,
l’adesione è stata infatti di oltre il 90%.
La piattaforma nazionale del
sindacalismo di base per la difesa del potere reale dei salari; per la
difesa del diritto di sciopero; contro le gare per l'affidamento del
servizio di trasporto Pubblico Locale, ha avuto una vasta eco anche fra i
lavoratori ATC che in oltre 100 hanno partecipato al
presidio/manifestazione organizzata da RdB, sotto la sede dell'Azienda
alla Zucca.
Il presidio (a cui hanno partecipato anche altre organizzazioni
sindacali) è stato poi trasformato in corteo interno alla sede della
stessa azienda con i lavoratori che in modo rumoroso, con fischietti e
slogan, hanno percorso tutti i tre piani ed hanno occupato simbolicamente
la presidenza dove si sta svolgendo in questo momento un’assemblea.
La rabbia dei lavoratori è molta visto anche il perdurare della vertenza
per il contratto integrativo aziendale durante la quale l’azienda sta
facendo proposte irricevibili, rifiutandosi di dare un trattamento
dignitoso ai nuovi assunti e cercando di vincolare gli ipotetici futuri
incrementi salariali al ripiano del deficit da essa stessa dichiarato.
Ora l’ATC, gli enti proprietari, la Giunta Regionale (che vuole andare
avanti con le gare di appalto del trasporto pubblico locale), devono
tornare sui loro passi e trattare seriamente con i lavoratori.
Se ciò non avverrà è prevedibile che la lotta s’inasprirà
ulteriormente e sarà sempre più chiaro in capo a chi stanno le
responsabilità di una situazione ormai divenuta intollerabile.
15 Dicembre 2003 -
Tgcom
Scioperi,
record di "malati"
A
casa il 60% degli autoferrotranvieri
In
concomitanza con la giornata di sciopero nazionale del trasporto locale,
c'è anche da registrare il record di "malati"
fra gli autoferrotranvieri. Secondo i dati diffusi dal sindacato di base CUB,
si sta verificando una vera e propria forma di disobbedienza con punte del
60% di lavoratori ammalati in diverse città, fra cui Torino, Napoli,
Genova, Cosenza, Catanzaro e Castrovillari. Il CUB
definisce "giuste e legittime" queste forme di protesta.
Si tratta, dice il CUB, di
"una risposta forte, frutto della profonda insoddisfazione per le
trattative in corso, che rischiano di sfociare in un ennesimo accordicchio
che non renderà giustizia alle aspettative dei tranvieri e di uno
sciopero che sembra essere stato confermato con l'unico scopo di spompare
la lotta per poi andare a chiudere al ribasso la vertenza tra qualche
giorno. Restringere gli spazi di democrazia, inasprire sempre più la
normativa antisciopero sta diventando un boomerang. Quando non c'è
possibilità di lottare per difendere i propri diritti, quando questi
vengono attaccati, è evidente che non esistono regole capaci di
tenere a freno la rabbia dei lavoratori".
Tra le città dove il fenomeno di disobbedienza è stato più marcato, si
è segnalata Genova. Alcune decine di lavoratori dell' Amt si sono messi facendo
registrare una percentuale anomala che, secondo i sindacati e l'
azienda, indicherebbe la volontà di astenersi dal lavoro nonostante
gli inviti a garantire la prima fascia protetta dalle 6 alle 9.
Dopo le 9 i lavoratori di Amt e Ali hanno aderito in massa allo sciopero
nazionale e per le strade di Genova non circola alcun autobus. "C'è
molta rabbia per lo stallo e i giochetti delle aziende - ha
detto Guido Fassio, segretario provinciale della Filt-Cgil - Stiamo
cercando di spiegare quali sono le trattative dei prossimi giorni, ma c'è
molta tensione". Sulla stessa lunghezza d'onda il segretario
provinciale del sindacato trasporti della Cisl, Giorgio Ghiglione. "Sono
esasperati, allo stremo della pazienza - ha detto - ancora
una volta, con grande senso di responsabilità, hanno erogato il servizio
per far capire che stiamo combattendo per il mantenimento del trasporto
pubblico locale. E in questi due anni comunque gli scioperi sono costati
400 euro a ciascun lavoratore".
15 Dicembre 2003 -
Kataweb news
Sciopero,
fino al 60% di malati oggi tra autoferrotranvieri
Record di
malati fra gli autoferrotranvieri questa mattina, in coincidenza con la
giornata di sciopero nazionale del trasporto locale: secondo i dati
diffusi dal sindacato di base CUB,
si sta verificando una vera e propria forma di disobbedienza con punte del
60 per cento di lavoratori ammalati in diverse città, fra le quali
Torino, Napoli, Genova, Brescia, Cosenza, Catanzaro e Castrovillari.
Il CUB
definisce "giuste e legittime" queste forme di protesta: si
tratta, dice, di "una risposta forte, frutto della profonda
insoddisfazione per le trattative in corso, che rischiano di sfociare in
un ennesimo accordicchio che non renderà giustizia alle aspettative dei
tranvieri e di uno sciopero che sembra essere stato confermato con l'unico
scopo di spompare la lotta per poi andare a chiudere al ribasso la
vertenza tra qualche giorno. Restringere gli spazi di democrazia,
inasprire sempre più la normativa antisciopero sta diventando - conclude
il CUB
- un boomerang. Quando non c'è possibilità di lottare per difendere i
propri diritti, quando questi vengono attaccati, è evidente che non
esistono regole capaci di tenere a freno la rabbia dei lavoratori". (A)
14 Dicembre 2003 - Il
Gazzettino di Venezia
Venezia
- Trasporti
Venezia - Questo
pomeriggio dalle 17,30 un presidio dei lavoratori Actv sarà presente ai
piedi del ponte dell'Accademia per un sit-in di sensibilizzazione
dell'opinione pubblica sul tema del contratto del lavoro in occasione
dell'inaugurazione della Fenice. In testa il segretario territoriale Rdb
Cub,
Giampietro Antonini, che vestito da Babbo Natale dispenserà
simbolicamente del carbone, come accusa per come è stata gestita la
vicenda del mancato adeguamento dei salari al tasso di inflazione
programmata, che equivale a 106 euro moltiplicati per 24 mensilità, da
quando la parte economica è stata adeguata. Era il 1. gennaio 2002 e dal
2004 partirà il rinnovo, o almeno così dice la legge.
L'idea è quella di
catturare l'attenzione e conquistare la comprensione dell'utenza, che il
giorno successivo vedrà una giornata nera per quanto riguarda i
collegamenti urbani.Il sindacato avrebbe voluto avvicinarsi di più allo
storico teatro, per avere l'occasione di incontrare le massime personalità
dello Stato presenti alla cerimonia, ma la zona sarà off-limits e per
ordine della Questura ai dipendenti Actv è toccata l'Accademia, mentre ai
vigili del fuoco, che manifestano per motivi simili, è andato Campo Santo
Stefano.Sarà solo l'inizio in sordina di quanto si preannuncia per
domani, lunedì, con lo sciopero di 24 ore indetto a livello nazionale dai
sindacati confederali nonostante la vertenza con Asstra (che rappresenta i
datori di lavoro) sia ancora aperta. Le aziende sostengono di non avere i
soldi necessari per adeguare il contratto a causa dei minori trasferimenti
dalle Regioni, le Regioni se la prendono con lo Stato che ha diminuito i
fondi.
«Alla fine tutto si ripercuote su lavoratori e utenti - sbotta il
segretario regionale Uil Bruno Zacchei - Asstra ha tenuto un atteggiamento
irresponsabile non presentandosi venerdì alla trattativa, mentre il
Governo ha dimostrato la propria incapacità nel gestire la questione. I
dipendenti hanno avuto una decurtazione del potere d'acquisto del 17 per
cento, per la popolazione viene violato il diritto alla mobilità. Ma non
cadremo nella trappola di non rispettare le regole e garantiremo le fasce
per i pendolari».
La legge 146 prevede che ci siano servizi regolari tra le 6 e le 9,30 e le
16,30 e le 19.30. Ma dopo i disagi dello sciopero selvaggio a Milano, a
seguito dei qualit è stata ventilata l'ipotesi di una contrattazione
decentrata e quelli di Roma di venerdì, alla sola notizia del mancato
accordo, Giorgio Bullo, della Uil di Venezia esplode: «Ci impegneremo a
tenere la situazione sotto controllo, ma qualcuno pensa già di non
presentarsi in servizio pur se precettato. E la situazione potrebbe
degenerare e diventare un problema di ordine pubblico. La responsabilità
dello sciopero non è più dei sindacati, ma di chi esaspera gli animi».
Simili le posizioni di Cgil e Cisl. Congiuntamente i confederali hanno
chiesto una convocazione in Prefettura. Ugl si è associata con
l'intenzione però di procedere anche per vie legali con una causa
collettiva che preveda un decreto ingiuntivo per il pregresso. Rdb
invece sarà a Piazzale Roma dalle 6 di mattina a distribuire volantini
informativi, poi si presenterà con i lavoratori in corteo alla sede Actv
della Ca' d'Oro e chiederà un'audizione a Comune, Provincia e Regione.A
livello nazionale viene ipotizzato uno spiraglio per la prossima
settimana, ma anche se la vertenza non dovesse avere esito positivo la
legge impone che prima del prossimo 15 gennaio non sia possibile
effettuare altri scioperi.Nel frattempo arriva l'eco della riunione di
mercoledì scorso al Lido, nella quale il direttore Actv Maurizio Castagna
ha illustrato l'ipotesi di un tunnel tra Pellestrina e il Lido e ha
escluso l'acquisto di nuovi ferry boat per carenza di fondi.
«Oltre che per i lavoratori, anche per mezzi pubblici per i residenti i
soldi non ci sono - protesta Antonini con Rdb
- eppure Venezia Lines, la società che al 50 per cento è di proprietà
di Vela (che a sua volta è al 100 per cento di Actv) ha in programma
l'acquisto di due nuovi aliscafi per il collegamento con l'Istria. Perchè
lì i soldi ci sono?»(Raffaella Vittadello)
13 Dicembre 2003 -
Adnkronos
TRASPORTO LOCALE: A BOLOGNA
REVOCATO SCIOPERO ATC DEL 14/12
Roma - Lo sciopero dell'Atc di
Bologna previsto per il 14 dicembre prossimo e' stato revocato. Lo rende
noto la Commissione di Garanzia dopo che i sindacati proclamanti
(Filt-Cgil, Fit-Cisl, Uilt-Uil, Faisal-Cisal, Rdb
Cub e Sult), pur ''ritenendo opinabile il rilevo formulato dalla
Commissione di Garanzia'' affermano di ritenere ''opportuno in via
transitoria, sospendere l'agitazione per il 14 dicembre''.
13 Dicembre 2003 - Il
Manifesto
Tranvieri,
lunedì di sciopero
Spiraglio nella trattativa al
ministero del welfare, ma tutto è rimandato alla convocazione della
conferenza stato-regioni per mercoledì prossimo. Sul terreno una sola
ipotesi: un'accisa di 3 centesimi per litro sulla benzina
di FRANCESCO
PICCIONI
Fumata grigia,
alla fine della due giorni di incontri - al ministero del welfare - sulla
vertenza degli autoferrotranvieri. La parte mezza vuota del bicchiere sta
a significare che un «accordo» in termini economici definitivi non è
stato trovato. La distanza tra i 106 euro di adeguamento salariale (dovuto
dalle aziende in base agli accordi sottoscritti quattro anni fa e relativi
al recupero dell'inflazione nel biennio 2002-2003) e quanto «offerto»
dall'associazione delle società del trasporto pubblico locale (42 euro)
è rimasta la stessa. La parte mezza piena dice invece che governo e enti
locali hanno dichiarato di aver trovato «un'ipotesi di reperimento delle
risorse», che va però «limata e formalizzata» nel corso della
conferenza stato-regioni convocata per mercoledì 17. Tutto questo fiorire
di se e di ma non ha spostato però di una virgola la determinazione dei
sindacati: lunedì 15, per 24 ore, gli autoferrotranvieri di tutta Italia
si fermeranno per pretendere il rispetto del contratto firmato. «Non di
nuovi aumenti», dicono in coro. Si tratta di un «atto dovuto», perché
la controparte (governo, enti locali, aziende municipalizzate) «promette»
una soluzione che sul tavolo ancora non c'è. Dall'altra, una categoria
stufa di sentirsi presa in giro (e provata da 12 scioperi senza alcun
risultato per avere quanto già pattuito) non avrebbe ascoltato nessun
invito alla «ragionevolezza» in assenza di atti concreti.
La due giorni al ministero del welfare è stata certamente intensa. Nel
pomeriggio di giovedì il sottosegretario Maurizio Sacconi aveva visto le
delegazioni sindacali. Nella mattinata di ieri ha incontrato prima i
rappresentanti degli enti locali (tra cui il sindaco di Roma, Veltroni, e
quello di Firenze, Domenici), e poi quelli delle aziende (Asstra e Anav).
Nel pomeriggio, infine, dopo un breve briefing con i sindacati, il
sottosegretario ha riconvocato il tavolo generale.
Già nel corso della sessione con gli enti locali, però, si era avuta
l'impressione che la via per risolvere la vertenza, almeno nell'immediato,
fosse stata individuata. Non che fosse una novità: è l'accisa aggiuntiva
di 3 centesimi per litro di benzina, con cui integrare il finanziamento
del Fondo regionale trasporti, fermo ai 6.500 miliardi di lire annui
previsti dalla «riforma» del `95. Sono settimane che i sindacati
chiedono al governo di presentare un emendamento in questo senso alla
legge finanziaria in discussione in parlamento, oppure un decreto legge ad
hoc. Ma solo ieri, pare, l'esecutivo si sarebbe deciso a prendere in
considerazione l'ipotesi.
Ora tutti auspicano una «chiusura» per giovedì prossimo, a valle della
conferenza stato-regioni. Ma resta il fatto che una soluzione poteva
essere trovata - sulla base dell'accisa aggiuntiva - già da tempo. Tutto
dipendeva infatti solo dal governo, responsabile in ultima istanza del
reperimento delle risorse e del taglio di fatto dei trasferimenti agli
enti oocali. Questi ultimi, infatti, non potevano sborsare altri soldi se
non in presenza di finanziamenti certi (a meno di non metter mano a un
prelievo fiscale locale già arrivato ai limiti della tollerabilità
sociale e della legge); le aziende, a maggior ragione, avevano facile
gioco nel sostenere che nelle loro casse non c'era un solo centesimo,
visto che - oltretutto - «tutto ciò che poteva essere razionalizzato»,
quanto a spesa, era già stato tagliato.
Ora si attende a dita incrociate la giornata di lunedì. La prospettiva di
una soluzione dovrebbe agire nel senso di stemperare gli umori più
accesi. Ma alcune minacce istituzionali - il prefetto di Milano starebbe
valutando la possibilità di precettare i lavoratori dell'Atm - rischiano
di esasperare gli animi. Dai sindacati di base, come la Cub
trasporti, è arrivato un immediato altolà («se
lo sciopero è nazionale non è pensabile che possa muoversi il prefetto
di una città; dovrebbe intervenire il ministro»). Dalla Cgil, in
previsione di una giornata comunque difficile, il segretario generale
Fabrizio Solari ha preferito sottolineare come «la trattativa va avanti
martedì», dopo lo sciopero, perché «non ci sono state sufficienti
garanzie sulle risorse».
12 Dicembre 2003 -
Giornale di Vicenza
Sciopero
Lunedì si fermano corriere e bus
VICENZA - Lunedì bus e
corriere resteranno fermi in città e provincia per lo sciopero di 24 ore
proclamato da Cgil-Cisl-Uil e Rdb-cub.
L’Aim e le Ftv ricordano ai vicentini che il servizio completo di
trasporto pubblico sarà garantito solo nelle fasce orarie tra le 5.20 e
le 8.29 e tra le 12 e le 14.49. Per il resto della giornata è facile che
i trasporti pubblici subiscano fortissime riduzioni del servizio.
11 Dicembre 2003 - Comunicato
CUB
Assemblea
Venerdì 12 Dicembre dalle ore 14 alle
ore 17
Casa della Cultura Via Borgogna 3 (MM 1
S.Babila)
Limitazione del diritto di sciopero e
utenti del servizio pubblico
Interventi di:
P.Giorgio Tiboni Confederazione Unitaria di Base (CUB)
Claudio Signore Delegato RSU Slai Cobas ATM
Gianni Cavinato Associazione Consumatori Utenti (ACU)
Il 1 dicembre gli autisti dell’ATM di Milano
hanno realizzato l’unica possibile critica pratica rispetto ad una
legislazione sul diritto di sciopero che consegna i lavoratori stessi al
pieno dispiegarsi del dispotismo aziendale.
In sintesi, lo sciopero del 1 dicembre ha realizzato quello che è
l’obiettivo fisiologico degli scioperi: fare male all’avversario e cioè
al Comune di Milano guidato dall’ineffabile Gabriele Albertini e
all’assieme del padronato. I "difensori" degli interessi
generali della cittadinanza, politici, burocrati sindacali, imprenditori
inorridiscono di fronte alla mala creanza degli scioperanti.
I massimi dirigenti di CGIL, CISL e UIL si sono affrettati a
condannare lo sciopero.
Il comune di Milano, il padronato e la destra chiedono sanzioni
severe contro gli scioperanti, oltre che di multe si parla di denunce per
"violenza privata" , la Commissione di garanzia per
l’esercizio del diritto di sciopero propone un accrescimento dei propri
poteri.
Quando si leggono su "Il Corriere della Sera" del 2
dicembre titoli come "L’urlo della città: licenziateli" e,
sulla prima pagina de "La Stampa" dello stesso giorno il
fascista putrescente Forattini presenta gli scioperanti come stupratori,
è perfettamente chiaro quale sia la posta in gioco: la libertà sindacale
e la stessa possibilità di condurre lotte efficaci.
Certamente, quando scioperano i servizi essenziali, vi sono
problemi veri di rapporto fra scioperanti e resto dei lavoratori,
certamente è necessario un sindacalismo indipendente che sappia collocare
le lotte aziendali e categoriali in una prospettiva più ampia ed è
necessario ragionare seriamente sulle forme di mobilitazione e di
coinvolgimento degli utenti.
Va, anzi, anche detto, senza alcuna ambiguità, che è proprio la
normativa antisciopero il primo ostacolo da abbattere se si vuole andare
in questa direzione. Se, infatti, i lavoratori, per scioperare devono
farlo "a sorpresa" pena la vanificazione dello sciopero stesso,
è chiaro che i disagi per i cittadini non possono che crescere.
Paradossalmente, sono proprio i nemici della libertà di sciopero a
rendere gli scioperi tanto devastanti
9
dicembre 2002 - Il Tempo
Trasporti,
scioperi a raffica
Si
comincia mercoledì. Poi stop di 24 ore il 16 dei mezzi pubblici
Per tutto il mese previsti disagi
per chi viaggia. Treni regolari il 14 e 15
E'
STATO revocato lo sciopero degli addetti delle Ferrovie proclamato
dall'Orsa per sabato 14 e domenica 15 dicembre prossimi.
Lo ha comunicato la stessa organizzazione sindacale informando di aver
riprogrammato la protesta per i giorni 18 e 19 gennaio 2003, senza servizi
minimi.
La decisione è stata assunta in seguito - informa una nota - a
comunicazione della Commissione di Garanzia e del ministro delle
Infrastrutture con la quale «si vieta con pretestuose ed infondate
motivazioni» l'iniziativa di protesta del 14-15 dicembre. Considerando «il
mancato rispetto delle procedure e dei vincoli di legge, le reiterate,
palesi e arbitrarie violazioni al diritto di sciopero», l'Orsa-Ferrovie,
«impegnata in una difficile vertenza di un rinnovo contrattuale, ha
denunciato tali violazioni al Presidente della Repubblica ed alla Procura
della Repubblica di Roma».
Lo sciopero era già stato spostato due volte per ordine del
ministro Pietro Lunardi. Di seguito il calendario aggiornato degli
scioperi previsti nel mese di dicembre
- 11 dicembre: 4 ore (12-16) dei piloti Alitalia della Fit Cisl; 24 ore
per ogni nave per i marittimi della Adriatica aderenti a Filt Cgil e Fit
Cisl.
- 13 dicembre: l'intera giornata per i ferrovieri degli impianti fissi
aderenti all'Orsa.
- 16 dicembre: tre scioperi concomitanti di 24 ore nel trasporto pubblico
locale, rispettivamente per Filt, Fit e Uil, Faisa Cisal, Ugl, e uno di
quattro ore per Cnlt, Sina Cobas, Fltu
Cub, Slai Cobas e Rdb
Cub.
I servizi minimi devono essere garantiti in occasione dello sciopero di 24
ore nel settore del trasporto pubblico locale programmato per il 16
dicembre prossimo.
Ad ordinarlo alle organizzazioni sindacali è stato il ministro delle
Infrastrutture e dei Trasporti, Pietro Lunardi in attuazione della legge
del 12 giugno 1990 e degli accordi in vigore.
8
dicembre 2002 - Il Piccolo di Trieste
Autisti
a processo:
assemblea pubblica e manifestazione davanti al Tribunale
TRIESTE -
Rischiano 285 anni di carcere, nel processo che comincerà lunedì 16, i
57 autisti di bus che il 2 e 3 gennaio 2001 bloccarono il servizio di
trasporto pubblico per protestare contro l’azienda che aveva disdettato
gli accordi aziendali vigenti, annunciando anche esuberi di personale.
Per solidarizzare con gli autisti, ma anche per mettere in guardia sui
rischi connessi a tutti gli altri processi di privatizzazione, che
potrebbero seguire percorsi analoghi a quello tentato alla «Trieste
Trasporti», è nato un comitato che ha indetto per giovedì alle 18.30,
nella sala parrocchiale di via Sturzo 2, un’assemblea cittadina, e per
lunedì 16 alle 9, davanti al Palazzo di giustizia, una manifestazione di
protesta. Saranno anche raccolte anche firme in vari punti della città.
Ieri, alla conferenza stampa di presentazione, hanno portato attestazioni
di solidarietà Denis Visioli di Rifondazione comunista, Giorgio Vesnaver
della Cgil, Mario Verzagnassi dell’Unione sindacale della sanità e
Fulvio Bozzetta dei Cobas della scuola.
«I carichi di lavoro degli autisti sono un rischio proprio per i
passeggeri, che dunque dovrebbero sostenerci - ha detto Willy Puglia delle
RdB -. Quelle
decisioni aziendali erano talmente rigide che ne seguì una trattativa in
Prefettura, al termine della quale furono ritirate».
7
dicembre 2002 - Gazzettino di Venezia
I
sindacati di base fermi per 4 ore il 16
Sciopero
nazionale, il prossimo lunedì 16 dicembre, per le Rdb
Cub. Una agitazione che interesserà anche i lavoratori dell'Actv
aderenti al sindacalismo di base. Lo sciopero sarà di quattro ore, così
organizzato per i diversi servizi: nel settore del movimento urbano ed
extra i lavoratori incroceranno le braccia dalle 11.30 alle 15.30, stesso
orario per la navigazione, mentre gli impiegati e i lavoratori degli
impianti fissi si asterranno dal lavoro nelle ultime quattro ore di
servizio.
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