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Come si vive al “serraino vulpitta”

 

  All’arrivo viene consegnato un borsone contenente vari indumenti ed un paio di scarpe per l’intera permanenza, vieni scortato nella tua cella, le stanze misurano 5 m x 5; nei periodi di sovraffollamento in ognuna stanno anche dieci brandine, manca l’acqua calda nelle docce, le condizioni igienico-sanitarie sono precarie ( i bagni di regola non possono essere visitati da nessun esterno, le lenzuola sono di carta…), il cibo distribuito è di scarsa qualità, le finestre delle celle sono scoperte e il freddo è intollerabile; le porte antincendio rimangono chiuse, gli unici spazi in cui poter stare oltre le celle sono i corridoi interni.

C’è anche una cella di isolamento per chi si agita troppo. Polizia e carabinieri (chiaramente armati) sorvegliano entrate, uscite e movimenti di chi “vive” nel CPT.

L’unico momento concesso per uscire e l’ora d’aria, in cui i detenuti possono uscire gruppi di 8 e rigorosamente scortati da agenti, prima che avvenga il controllo da parte del magistrato il detenuto è tenuto a scontare giorni che non erano conteggiati nei sessanta previsti. Tutto ciò scatena delle forti tensioni, da cui spesso scaturiscono rivolte, atti di autolesionismo e tentativi di fuga. La risposta a tutto ciò sono i pestaggi da parte della polizia. Ogni tentativo di denuncia da parte dei trattenuti viene represso con minacce e manganellate. Nei mesi scorsi ci sono stati diversi tentativi di fuga; il 24 maggio 2003 in seguito ad uno di questi tentativi la polizia ha brutalmente picchiato gli immigrati, e poi ha rifiutato di far prestare immediate cure a chi aveva subito i pestaggi, tutto questo davanti agli occhi di alcuni trapanasi, che in seguito hanno denunciato i fatti.

Tutto questo viene sistematicamente nascosto.