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ESPERIMENTI SUI MINORI

 

  Dai primi di maggio 2003, è stata aperta a Torino, nonostante la decisa opposizione delle associazioni di tutela dei diritti umani, dei minori, degli immigrati, una struttura comunitaria protetta a carattere sperimentale destinata a ospitare  i minorenni stranieri in stato d’abbandono, la cui attivazione era stata deliberata dalla Giunta, di centro sinistra, del comune di Torino, con voto unanime, l’8 gennaio del 2003. nella delibera si legge che “eventi di cronaca” hanno reso evidente il fenomeno dello sfruttamento dei minori stranieri.

Con questa comunità il Comune di Torino pensa di proteggerli? I primi dubbi vengono leggendo la prognosi fatta dalla Giunta sul futuro di questi bambini: sono bambini sfruttati in fasce d’età sempre più basse per i quali “in futuro si può ravvisare una crescente pericolosità sociale”. La soluzione, allora, non può che essere trovata nella Bossi-Fini, che consente il rimpatrio assistito del minore: se il minore è in Italia senza famiglia, si possono cercare i genitori nel paese d’origine e, verificato che siano in grado di occuparsi del figlio, si può procedere con l’ausilio dei servizi sociali al suo rimpatrio.

Che nome può darsi ad una struttura nella quale un ragazzo è accompagnato con la forza e della non può muoversi? Ovvio “struttura protetta a carattere sperimentale”!

Certo, nella delibera si legge anche che tale struttura deriva dalla necessità di “predisporre interventi di protezione e tutela nei confronti di questi minori”. Eppure alla comunità non è richiesto alcun intervento di reale tutela o protezione. Tra le attività, infatti, non c’è nulla che possa far pensare all’ipotesi che il minore possa restare in Italia: non si parla di frequentare una scuola, un corso professionale o di italiano. Nonostante i ragazzi destinati ad essere portati in questa comunità siano “vittime di sfruttamento”, non si ipotizza il rilascio di un permesso per protezione sociale ai sensi dell’art. 18 della legge sull’immigrazione. Inoltre, il rimpatrio potrà avvenire, secondo la Giunta torinese, non solo presso le famiglie, ma anche in “centri di assistenza nei paesi d’origine”.

Insomma, si tratta di una struttura in cui vengono calpestati gli interessi e i diritti dei minori, quelli che, secondo la Convenzione di New York sui diritti del minore del 1989, dovrebbero  sempre essere considerati preminenti.

Una piena tutela dei minori vittime di sfruttamento e una vera lotta ai loro sfruttatori dovrebbe passare attraverso la predisposizione di progetti individuali di integrazione dei ragazzi, sottraendoli ai loro aguzzini.