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Respinta l'istanza dei legali dei poliziotti. Il comitato delle vittime rilancia la petizione per per una vera commissione di inchiesta

Diaz, la procura blocca la fuga a Torino

Genovanostro inviatoUna «fuga già vista», dice Lorenzo Guadagnucci dei tentativi di spostare, da Genova a Torino, il processo a carico dei 73 indagati in divisa per le violenze e gli abusi della Diaz e di Bolzaneto su almeno 200 persone inermi. L'ipotesi tiene banco da giorni sui media e nei corridoi della procura. Più ancora delle prime battute del processo parallelo a 26, tra disobbedienti, anarchici, ultrà e "cani sciolti", accusati di devastazioni e saccheggio e da cui Berlusconi e il Viminale, costituitisi parte civile, pretendono un mucchio di soldi per i «danni d'immagine».

Per la cronaca, sembra che la mancata costituzione in parte civile di Placanica, e degli altri due cc del defender da cui partì il colpo che uccise Carlo Giuliani, sia dovuta a un ordine del comando generale dell'Arma, forse per evitare che si possa ricostruire in aula il contesto in cui maturò l'uso delle armi.

Guadagnucci, che uscì in barella e con le braccia spezzate dal dormitorio del Gsf, ieri è tornato nella città del Gsf con Bartesaghi, la mamma di Sara, la ragazza di Lecco desaparecida per tre giorni prima di rispuntare malconcia nel carcere di Voghera dopo i trattamenti speciali della Diaz e di Bolzaneto. Insieme a Giulietto Chiesa e altre vittime hanno formato il comitato "Verità e giustizia per Genova".

Che possano spuntare altre carte false è il loro timore principale. Si dicono «indignati» ma non entrano nel merito giuridico: «Non vorremmo che si ripetesse lo schema già visto per altre inchieste», spiegano in una conferenza stampa al Ducale. «Da sempre - aggiunge Guadagnucci - sfuggire al proprio giudice naturale è lo strumento principe per depistare, insabbiare, perdere tempo». Ma, per il rilievo degli indagati, è un contegno difensivo «scandaloso».

Lo Stato, poi «ha già deciso da che parte stare»: il governo ha promosso quasi tutti i coinvolti (da Gratteri, già capo dello Sco, che è andato a comandare l'antiterrorismo fino al "riciclaggio" a Trento dell'allora questore di Genova, Colucci) e si guarda bene, in questo frangente, dal costituirsi parte civile. «Eppure è proprio lo Stato la prima vittima, prima ancora di chi fu pestato quella notte», dice Bartesaghi rilanciando la petizione, che ha già raccolto 3mila firme alla Perugia-Assisi, per una vera commissione di inchiesta sull'ordine pubblico a Genova e a Napoli, per l'identificabilità delle forze dell'ordine in piazza, per istituire il reato di tortura, per educare i cittadini in divisa alla non violenza e per bandire l'uso di gas come il Cs.

Con Guadagnucci e Bartesaghi, il legale di Sara, Riccardo Passeggi, ha risolto il "giallo" inventato ad arte da Il Giornale per supportare il trasloco del processo. E' stato pubblicato, infatti, che alcuni interrogatori dei funzionari di polizia sarebbero stati trascritti da un avvocato del Glf e su Passeggi è piovuta l'insinuazione di «far pastetta» con la procura. «Teppismo mediatico», lo definisce il legale annunciando la richiesta di centomila euro di danni alla testata di famiglia del premier: «C'era il mio nome sui files perché ho venduto, con regolare fattura, il mio vecchio pc all'assistente del giudice Ranieri Miniati - spiega - ma le licenze dei programmi originali di software, tutte a mio nome, non sono mai state convertite».

Intanto in serata la procura ha sgonfiato il caso Pinto. Il magistrato era stato tirato in ballo dall'allora capo della digos locale, Mortola, che disse di averlo consultato la notte della Diaz. Né le smentite dello stesso Mortola, né quelle del suo collega Ferri hanno impedito che i legali degli indagati provassero a spedire il procedimento a Torino. Ma, con la firma del procuratore Lalla in testa, i titolari dell'inchiesta spiegano di non aver ravvisato alcuna notizia di reato e invitano i ricorrenti a spiegarsi meglio e senza «ambigue premesse» di fronte al Gup.

A separare i 73 indagati in divisa dall'udienza preliminare ci sono ancora i nuovi interrogatori chiesti da alcuni agenti e la carta Cirami che i legali sembrano intenzionati a giocare.

Checchino Antonini da liberazione.it