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Diaz, Pinto lascia l'inchiesta


Il magistrato tirato in ballo in un interrogatorio sulle molotov
Le «belinate» di Mottola L'ex capo della digos di Genova aveva accusato il pm, poi aveva ritrattato. La difesa della polizia puntava a spostare il processo. Pinto: lascio per evitare ritardi

AUGUSTO BOSCHI da ilmanifesto.it
GENOVA

Il pm Francesco Pinto ha deciso di lasciare l'inchiesta sul blitz alla Diaz. La conferma alla notizia, che girava già da qualche giorno, è arrivata ieri dal procuratore capo di Genova, Francesco Lalla, che ha aggiunto di avere accettato la decisione del magistrato. Pinto ha pensato di farsi da parte per evitare che la sua presenza potesse costituire un appiglio per i difensori dei poliziotti, interessati a far spostare il processo a Torino rallentandone e dilatandone i tempi. «Lascio l'indagine non come uno che fugge - ha dichiarato il magistrato - ma a piè fermo. In questo momento mi pare indispensabile che l'indagine, ormai alla conclusione, non subisca ulteriori turbative che in qualche modo potrebbero essere collegate alla mia posizione personale». Tutto è nato da un verbale di interrogatorio, quello sostenuto dall'ex capo della digos di Genova, Spartaco Mortola, di fronte al pm Enrico Zucca il 23 luglio 2002. L'argomento è il ritrovamento delle due molotov. Mortola dice che un altro poliziotto, il capo della Mobile di La Spezia, Filippo Ferri, non sapendo dove «collocarle», avrebbe chiesto consigli al pm di turno: Pinto. E Pinto, avrebbe consigliato di collocarle nell'atrio: un luogo accessibile a tutti e tale da permettere di accollare il possesso dei due ordigni a tutti e 93 gli ospiti della Diaz. Secondo l'avvocato Luigi Li Gotti, difensore dell'ex numero uno dello Sco, Francesco Gratteri, oggi all'antiterrorismo, Zucca avrebbe dovuto subito aprire un fascicolo sulle dichiarazioni di Mortola riguardo Pinto e - non potendo indagare su un magistrato dello stesso ufficio - trasmettere tutti gli atti alla procura di Torino.

Va detto che lo stesso Mortola incalzato da Zucca smentisce poco dopo le sue affermazioni che in seguito liquiderà come «belinate»; e che Ferri, interrogato sull'argomento, ha smentito di avere mai parlato con Pinto la notte del blitz. «La Diaz è ancora una pagina oscura di questa seconda Repubblica - ha proseguito Pinto - in cui sono rimasto coinvolto in maniera oggettiva. La stranezza è che io risulto coinvolto da parte di soggetti che si dicono all'oscuro di tutto». Pinto in ogni caso non abbandona le inchieste sul G8: resta nel pool che si occupa delle violenze a Bolzaneto.

Ieri, intanto, nell'aula bunker di palazzo di giustizia si è tenuta la seconda udienza preliminare del processo "Arculeo + 25", relativo agli scontri di piazza. Il dibattimento si è protratto fino a tardi dal momento che il giudice per l'udienza preliminare Roberto Fucigna sembra intenzionato a chiudere le udienze già oggi. Ieri i pm Anna Canepa e Andrea Canciani, più che parlare hanno ascoltatole ragioni dei difensori. I pm hanno ribadito le accuse ai 26, tutti indagati per devastazione e saccheggio.