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I legali di funzionari e poliziotti tentano di dirottare il processo a Torino

Genova, toccata di Fini e fuga di Gratteri

Fini fa due conti e sbotta con la sua base contro le solite toghe rosse: gli agenti indagati per il G8 sarebbero più numerosi dei manifestanti, «c'è qualcosa che non funziona». «C'è chi critica e chi lavora», ribatte il procuratore Francesco Lalla che sta pensando però a un processo bis su un secondo gruppo di manifestanti che affianchi quello contro i 25 accusati di devastazioni e saccheggio.

Il vice di Berlusconi (e turista non per caso nelle sale operative dei cc proprio durante la carica contro un corteo regolarmente autorizzato dei disobbedienti da cui sarebbero scaturiti gli scontri in cui fu ucciso Carlo Giuliani) fa finta di non sapere la linea del Palazzo di Giustizia genovese indicata nell'inaugurazione dell'anno accademico dall'allora procuratore generale Porcelli. I disordini sarebbero stati tutta colpa dei saccheggiatori mentre nelle polizie tutt'al più si sarebbero verificati eccessi.

In realtà verso agenti e funzionari coinvolti negli abusi e nelle violenze della Diaz e di Bolzaneto non ci sono nemmeno rinvii a giudizio ma solo "acip", avvisi di chiusura indagini. Alcuni hanno chiesto nuovi interrogatori, altri hanno depositato nuove memorie.

Francesco Gratteri, allora a capo dello Sco, il più alto in grado tra gli indagati della notte tra 21 e 22 luglio 2001, ha presentato un ricorso alla Cassazione per trasferire gli atti a Torino. «Funzionari e dirigenti dovrebbero aver fretta di chiarire le loro posizioni, dovrebbero accelerare e non ritardare il corso della giustizia perché su di loro gravano accuse pesantissime riferite a fatti che nessuno può negare», dice Lorenzo Guadagnucci, giornalista del gruppo Riffeser che uscì in barella con mani e braccia rotte dalla «normale perquisizione» come la definì il portavoce di De Gennaro, Sgalla, mentre sbarrava la strada a legali e deputati che volevano verificare quanto stesse accadendo nel dormitorio del Gsf. Il passo successivo dei legali delle forze dell'ordine potrebbe essere addirittura l'invocazione della legge Cirami.

Intanto, il comitato Verità e giustizia - di cui Guadagnucci fa parte - denuncia l'arresto in commissione Giustizia della proposta di legge sull'introduzione del reato di tortura. Uno schieramento trasversale si è opposto al progetto, sostenuto anche da Amnesty e Antigone, in singolare contrasto con la presidenza italiana dell'Ue che si è fatta promotrice di un progetto pilota contro i trattamenti degradanti e inumani nel resto del mondo. «In Italia - ricorda Enrica Bartesaghi di Verità e giustizia - molte associazioni denunciano da anni quanto accade quotidianamente nelle carceri, nei Cpt e anche le conclusioni della procura di Genova parlano di sospensione dei diritti a Bolzaneto, mancate cure, sputi, ingiurie, canzonette fasciste, gas urticante, botte, ore e ore in piedi, nudi e senza acqua: questa non è tortura?».

Che. Ant.