Manifesto - 25 febbraio 1986
L'assassinio casuale
Un poliziotto litiga con due
automobilisti.
Spara e uccide un ragazzo che passava.
"Fatalita' dannata": e'
l'epitaffio che il capo della squadra mobile milanese, Achille
Serra, riserva alla morte del ventenne Luca Rossi. Il giovane,
militante di Dp, e' spirato alle 3.30 di ieri all'ospedale Niguarda.
Un proiettile Beretta 92S gli ha trapassato il fegato, stomaco e
milza. A sparare, un poliziotto in borghese fuori servizio. Voleva
fermare due "teppisti". Ha fermato, per sempre, un ragazzo
che stava correndo per prendere l'autobus.
di Manuela Cartosio e Bruno Perini
MILANO. "Non e' il primo e non
sara' neppure l'ultimo a morire cosi'" dice il padre di Luca,
Carlo Rossi, "succedera' finche' i poliziotti useranno le armi
per delle stupidaggini". Oppone una calma apparente alla
tragedia. La moglie Adele, invece, piange. I Rossi stanno in via
Varchi 1. Luca, con l'amico Dario Embi, e' uscito di casa domenica
alle 21.40.
Volevano finire la serata da Sergio
Tosini, come tante altre volte. Dovevano prendere il filobus 91,
all'incrocio tra piazza Lugano e via Bodio; si mettono a correre
perche' lo vedono arrivare. Intanto il filobus 90, che viaggia in
senso contrario, copre parzialmente la visuale ai due amici. Due
colpi e Luca cade a terra. Li sentono, da casa, anche i signori
Rossi: non ci fanno caso. Li informa, dieci minuti dopo, un vicino;
si precipitano a Niguarda. Rivedranno il figlio solo morto.
Cosa e' successo? Questa la
ricostruzione dei fatti fornita in questura. Un agente (27 anni, da
tre mesi in forza alla Digos) sta andando in auto a comprare un
gelato per la famiglia. Vede due giovani (eta' apparente 25 anni)
scendere da un 500 rossa e dirigersi verso una Golf nera. Cercano di
tirar fuori in malo modo l'uomo dalla guida. L'agente interviene
qualificandosi. La Golf si allontana; i due prima lo insultano, poi
lo picchiano, quindi risalgono sulla 500 con l'intenzione di mettere
sotto il poliziotto. A questo punto gli spari. Come dice il dottor
Serra, uno dei proiettili "va ad incocciare" contro un
giovane che stava andando a prendere l'autobus. Il proiettile
estratto dal corpo di Luca e' ammaccato; "forse perche' lo ha
colpito di rimbalzo" dice il dirigente della squadra mobile. La
"ricostruzione" non e' altro che il racconto dello
sparatore, in stato di choc e con una prognosi di 10 giorni per
percosse.
Per la squadra mobile non ci sono
testimoni "utili", a 15 ore dall'accaduto gli
investigatori non avevano ancora rintracciato i conducenti dei due
filobus in transito. Delle due auto nessuna traccia, neppure un
brandello di targa. Ma annotare il numero di targa non e' il primo
riflesso condizionato di un poliziotto? Evidentemente, viene prima
il grilletto.
Luca Rossi era un militante di Dp
dall'80; faceva lavoro politico alla Bovisa e all'universita'
statale, era iscritto a filosofia. Era un ragazzo alto, magro e
biondo. Gli piaceva la musica; da venti giorni aveva trovato una
supplenza, il primo lavoro della sua vita.
Comunicati di protesta e di denuncia
sono venuti dalla Fgci e dal Coordinamento degli studenti medi
milanesi. A Roma una delegazione di parlamentari demoproletari si e'
recata ieri pomeriggio dal ministro degli interni.
A Milano, Dp ha organizzato un sit-in
silenzioso di fronte alla questura. Per questa mattina chiama allo
sciopero gli studenti milanese, con concentramento in piazza Santo
Stefano. Presente Dario Embi, ieri pomeriggio Dp ha tenuto una
conferenza stampa. "Ci sentiamo emotivamente coinvolti - ha
detto Guido Pollice - sottolineando che si stia minimizzando
l'accaduto. La questura parla di incidente. Noi consideriamo gravi
proprio questo tipo di incidenti, mettiamo sotto accusa un clima
fatto di perquisizioni e armi spianate. Sono episodi che avvengono
troppo di frequente a Milano.
Ieri Luca e' stato ricordato dalla
redazione di Aula Magna, la trasmissione autogestita dagli studenti
in onda al pomeriggio a Radio Popolare. Da quel microfono era uscita
parecchie volte la voce di Luca
il Manifesto - 26 febbraio 1986
"Contro la morte assurda"
Scuole deserte, studenti in sciopero
per Luca Rossi, ucciso per sbaglio da un poliziotto. 10 mila in
corteo.
Gli studenti medi milanesi hanno
aderito in massa allo sciopero di protesta indetto da Democrazia
ProIetaria per l'uccisione "accidentale" del ventenne Luca
Rossi. In 10.000 hanno attraversato le vie del centro di Milano, da
piazza Santo Stefano (luogo "sacro" del '68) a piazza
della Scala. Momenti di tensione in corso Monforte, di fronte alla
Prefettura. Gli autonomi hanno cercato di "dirottare" il
corteo alla Questura. Alla fine, ci sono andati da soli.
di Manuela Cartosio
MILAN0. Sui fianchi del pulmino che da'
l'andatura al corteo, c'e' la faccia di Luca. Lineamenti decisi,
kefiah al collo. Sotto il suo mezzo sorriso, delle scritte:
"Una vita spezzata, perche'?"; "Anche questa e'
metropoli, invece di lavoro la morte"; "Lo stile di vita
milanese... dopo tante promesse questa e' la reaita'". Il primo
striscione e' colorato e anonimo: "Cosi viene ucciso un giovane
di 20 anni a Milano, addio Luca". Poi quello della sezione
Bovisa-Dergano di Dp, dove Luca militava. La prima insegna di scuola
spetta all'Itsos di Bollate, dove Luca aveva studiato, "da
giovane" vien da dire. Mamma e sorella di Luca si fanno tutta
la manlfestazione. dal primo passo all'ultimo. Anche Dario, il
ragazzo che domenica sera correva con Luca per acchiappare un
autobus in arrivo. Un poliziotto in borghese, intervenuto per sedare
una lite stradale, ha colpito Luca per sbaglio. A due giorni dal
fatto, la versione dello sparatore resta l 'nica ufficialmente a
disposizione. Non e' una ipotesi maliziosa pensare che alla squadra
mobiie trovare i "litiganti" non stia particolarmente a
cuore. Dario cammina da solo, fuori dal cordoni; interrogarlo
significa specchiarsi nelle sue lacrime. Chissa' quante volte, in
questi due giorni, si deve essere chiesto: "Perche' Luca e non
io?". Regge una lunga bandiera di Dp: sopra ci ha legato una
sciarpa nera. Calza anfibi da manifestazione molto sofferti;
sicuramente Luca ne aveva un paio identici.
Due le anime del corteo. La prima
parte, dove e' concentrata Dp, tace a lungo, grida per dlre che
"le nostre idee non moriranno mai", accenna in sordina
l'internazionale. La seconda, separata da un cordone del servizio
d'ordine di Dp, si apre con uno striscione degli autonomi:
"Disoccupazione, galera, lutto: pagherete caro, pagherete
tutto"". Qui gli slogan sono plu' duri, vecchio stile.
Sorprende sentirli gridare dai manifestanti con il look piu'
moderno.
I ragazzi dell'85, sparpagliatl un
po' a caso lungo il corteo, si riconoscono dallo slogan:
"Cittadino cerca di capire come a 20 anni sia facile
morire".
In fondo come tradizione vuole, la
Lega comunista rivoluzionaria e gli anarchici del ponte della
Ghisolfa Quelli della Quarta Internazlonale avevano la sede proprio
nel cortile dl Luca; lo ricordano bambino, precipitarsi nella loro
sede dopo la strage di Brescia.
Di fronte alla Prefettura un cordone
di poliziotti in borghese e un altro di Dp. Lancio di monetine; si
rompe una finestra e il vetro, cadendo, ferisce al viso una ragazza.
Mani in forma di P38 e piu' irridenti dita medie puntate verso
l'alto. Gorla, Molinari e Torri salgono a parlare con il Prefetto
Vicari.
Parole commosse, distanti dal comizio
ma anche dall'orazione funebre, chiudono la manifestazione sotto
Palazzo Marino. Parla Gigi, compagno di Luca all'universita'; il
segretario milanese della Loc ricorda che due settimane fa Luca
aveva ricevuto risposta positiva alla domanda di obiezione di
coscienza. Sandro Barzaghi, segretario provinciale di Dp ed ex
insegnante di Luca, dice che "deve essere fermata la cultura di
morte che dalla legge Reale arriva all'emergenza; bisogna
smilitarizzare la polizia e cambiare i modelli di comportamento
improntati alla violenza". Nico Colonna, della sezione Bovisa
di Dp vuole che ""il ricordo di una persona stupenda non
diventi una foto ingiallita".
Il Manifesto - 2/3 marzo 1986
"Ciao Luca". Triste addio al ragazzo
ucciso
Luca Rossi ha avuto un funerale a
piu' facce, tante per essere l'addio ad un ragazzo di venti anni. E'
il segno di una complessita' di esperienze, forse il ricordo piu'
bello che lascia dietro di se'. Il funerale si e' svolto alla Bovisa,
a poche centinaia di metri dalla fermata dei filobus dove, domenica
scorsa, Luca era stato colpito da un proiettile sparato da un
poliziotto in borghese, coinvolto in una lite stradale.
di Manuela Cartosio
MILANO. E' stata una cerimonia
religiosa, politica, giovanile, musicale, poetica, non violenta. Il
feretro e' arrivato dall'Istituto di medicina legale, puntuale alle
14.45, davanti alla parrocchia di santa Maria del Buon Consiglio.
All'ingresso gli amici di Luca distribuivano mazzetti di violette,
garofani e iris. Quando il feretro e' entrato sotto le volte
neogotiche, un coro di giovani ha intonato "Blowing in the Wind".
Il parroco, don Bruno Baraggia, prima di officinare il rito funebre,
ha detto "Preghiamo per i familiari di Luca e per chi e' stato
causa involontaria di questa morte e soffre con noi di questo
lutto".
Su un opuscolo, intitolato
"Funzione eucaristica per Luca", erano stampati testi di
canzoni, preghiere, passi dal Vangelo e dalla Bibbia. Passi scelti
dai familiari di Luca, in particolare dalla madre Adele, presidente
delle Acli di zona. Dal libro della Sapienza: "L'uomo onesto,
anche se muore giovane ha una sorte felice. La saggezza vale di piu'
dei capelli bianchi e una vlta onesta piu' di una lunga
esistenza". Le omelie sono state fatte da due sacerdoti che
avevano conosciuto e lavorato con Luca nella comunita' di quartiere.
"Troviamo un senso a quanto e' successo nella parola, seguiamo
l'esemplo della familia di Lucao, ha detto don Marcellino Brivio.
"Difendiamo Luca, la sua storia, proseguiamo nel suo cammino di
non violenza" ha aggiunto don Virginio Colmegna, della
Pastorale del lavoro. Anche la signora Adele e' salita sul pulpito
"Nel Signore c'e' la risposta, ne abbiamo fatto
l'esperienza". Poi, mentre i ragazzi cantavano "Grazie
alla vita" ha accarezzato a lungo il legno chiaro della bara.
E' avvenuto, in piazza Schiavone, il
momento laico della cerimonia. Su un terrazzo lo striscione rosso
dell'Itsos di Bollate, I'ex scuola del ragazzo, con sopra scritto
"Luca". Bandiere della stazione Bovisa di Dp e del centro
sociale Lario. Su un lato della piazza, un palchetto pieno di fiori.
Qui e' stato collocata la bara, con sopra quella
"palestinese" di Luca. Gli amici avevano preparato una
cassetta con le sue musiche preterite quella degli U2, Cure, Killiny
Joke, e della Joy Division. Su questo sottofondo Silvano Piccardi ha
letto poesie, Nina ha parlato a nome delle madri del quartiere, il
segretario della Loc ha parlato di Luca obiettore di coscienza.
Fablo Treves ha esegulto il blues piu' amato da Luca: "Quando
il Signore ti chiama, devi muoverti".
Roberta, del Centro sociale Lario, ha
parlato di Luca "vulcano di idee, il primo ad arrivare, I'ultimo
ad andare via". Un'amica ha letto una poesia mandatale da Luca:
"Il mare piu' bello e' quello che dobbiamo ancora attraversare,
i figli piu' belli sono quelli che non abbiamo ancora fatto".
Nico Colonna, della sezione di Dp, ha ricordato "il grande
altruismo di Luca, sorprendente un un giovane cresciuto nell'eta'
del piombo... Non potrai piu' tornare in Irlanda, non potrai andare
in Nicaragua, non ti correggero' piu' le tesine sul '68, non ti
vestirai piu' da punk per poi venire a chiedermi giacca e cravatta
per fare il nostro rappresentante di lista".
Amari i punk della fanzine Amen, alla
quale Luca collaborava: "Da domani riprenderemo a leggere i
giornali, a bere the, a salire sull'autobus; tra un anno ci sara' la
commemorazione, qualche centro sociale intitolato a Luca Rossi e,
forse, ci sara' un altro ragazzo eliminato". Di nuovo, la
signora Adele ha voluto ringraziare i presenti: "Luca era
splendido e altrettanto lo siete voi".
Occhi rossi, lacrime, soprattutto tra
i coetanei. Teste ricciute coperte di neve affondate nella spalla
del vicino. Alla fine il gruppo collettivo si scioglie in una
liberatoria Internazionale. Pugni alzati; parte l'unico slogan di
tutto il pomeriggio (la famiglia aveva invitato al silenzio e alla
gioia): "Luca e' vivo e lotta insieme a noi, Ie nostre idee non
moriranno mai". Applausi al passaggio del feretro che si dirige
verso il cimitero di Bruzzano.
Il Manifesto - 2/3 marzo 1986
"Ciao Luca". Triste addio al ragazzo
ucciso
Luca Rossi ha avuto un funerale a
piu' facce, tante per essere l'addio ad un ragazzo di venti anni. E'
il segno di una complessita' di esperienze, forse il ricordo piu'
bello che lascia dietro di se'. Il funerale si e' svolto alla Bovisa,
a poche centinaia di metri dalla fermata dei filobus dove, domenica
scorsa, Luca era stato colpito da un proiettile sparato da un
poliziotto in borghese, coinvolto in una lite stradale.
di Manuela Cartosio
MILANO. E' stata una cerimonia
religiosa, politica, giovanile, musicale, poetica, non violenta. Il
feretro e' arrivato dall'Istituto di medicina legale, puntuale alle
14.45, davanti alla parrocchia di santa Maria del Buon Consiglio.
All'ingresso gli amici di Luca distribuivano mazzetti di violette,
garofani e iris. Quando il feretro e' entrato sotto le volte
neogotiche, un coro di giovani ha intonato "Blowing in the Wind".
Il parroco, don Bruno Baraggia, prima di officinare il rito funebre,
ha detto "Preghiamo per i familiari di Luca e per chi e' stato
causa involontaria di questa morte e soffre con noi di questo
lutto".
Su un opuscolo, intitolato
"Funzione eucaristica per Luca", erano stampati testi di
canzoni, preghiere, passi dal Vangelo e dalla Bibbia. Passi scelti
dai familiari di Luca, in particolare dalla madre Adele, presidente
delle Acli di zona. Dal libro della Sapienza: "L'uomo onesto,
anche se muore giovane ha una sorte felice. La saggezza vale di piu'
dei capelli bianchi e una vlta onesta piu' di una lunga
esistenza". Le omelie sono state fatte da due sacerdoti che
avevano conosciuto e lavorato con Luca nella comunita' di quartiere.
"Troviamo un senso a quanto e' successo nella parola, seguiamo
l'esemplo della familia di Lucao, ha detto don Marcellino Brivio.
"Difendiamo Luca, la sua storia, proseguiamo nel suo cammino di
non violenza" ha aggiunto don Virginio Colmegna, della
Pastorale del lavoro. Anche la signora Adele e' salita sul pulpito
"Nel Signore c'e' la risposta, ne abbiamo fatto
l'esperienza". Poi, mentre i ragazzi cantavano "Grazie
alla vita" ha accarezzato a lungo il legno chiaro della bara.
E' avvenuto, in piazza Schiavone, il
momento laico della cerimonia. Su un terrazzo lo striscione rosso
dell'Itsos di Bollate, I'ex scuola del ragazzo, con sopra scritto
"Luca". Bandiere della stazione Bovisa di Dp e del centro
sociale Lario. Su un lato della piazza, un palchetto pieno di fiori.
Qui e' stato collocata la bara, con sopra quella
"palestinese" di Luca. Gli amici avevano preparato una
cassetta con le sue musiche preterite quella degli U2, Cure, Killiny
Joke, e della Joy Division. Su questo sottofondo Silvano Piccardi ha
letto poesie, Nina ha parlato a nome delle madri del quartiere, il
segretario della Loc ha parlato di Luca obiettore di coscienza.
Fablo Treves ha esegulto il blues piu' amato da Luca: "Quando
il Signore ti chiama, devi muoverti".
Roberta, del Centro sociale Lario, ha
parlato di Luca "vulcano di idee, il primo ad arrivare, I'ultimo
ad andare via". Un'amica ha letto una poesia mandatale da Luca:
"Il mare piu' bello e' quello che dobbiamo ancora attraversare,
i figli piu' belli sono quelli che non abbiamo ancora fatto".
Nico Colonna, della sezione di Dp, ha ricordato "il grande
altruismo di Luca, sorprendente un un giovane cresciuto nell'eta'
del piombo... Non potrai piu' tornare in Irlanda, non potrai andare
in Nicaragua, non ti correggero' piu' le tesine sul '68, non ti
vestirai piu' da punk per poi venire a chiedermi giacca e cravatta
per fare il nostro rappresentante di lista".
Amari i punk della fanzine Amen, alla
quale Luca collaborava: "Da domani riprenderemo a leggere i
giornali, a bere the, a salire sull'autobus; tra un anno ci sara' la
commemorazione, qualche centro sociale intitolato a Luca Rossi e,
forse, ci sara' un altro ragazzo eliminato". Di nuovo, la
signora Adele ha voluto ringraziare i presenti: "Luca era
splendido e altrettanto lo siete voi".
Occhi rossi, lacrime, soprattutto tra
i coetanei. Teste ricciute coperte di neve affondate nella spalla
del vicino. Alla fine il gruppo collettivo si scioglie in una
liberatoria Internazionale. Pugni alzati; parte l'unico slogan di
tutto il pomeriggio (la famiglia aveva invitato al silenzio e alla
gioia): "Luca e' vivo e lotta insieme a noi, Ie nostre idee non
moriranno mai". Applausi al passaggio del feretro che si dirige
verso il cimitero di Bruzzano.
Umberto Gay -
Radio Popolare
"Buon giorno ai nostri
ascoltatori, le 7 e 2 minuti, le notizie in breve di Radio Popolare.
Abbiamo appreso poco fa che un ragazzo e' stato ucciso questa notte
da un poliziotto in borghese. Si chiamava Luca Rossi, aveva
vent'anni ed era militante di DP. Le notizie sono ora confuse, vi
daremo maggiori particolari nei prossimi notiziari".
E' toccato a me e ancora oggi, a mesi
di distanza, ricordo minuto per minuto l'accavallarsi dei fatti,
delle notizie, delle ricostruzioni di quel lunedi mattina 24
febbraio. Pochi istanti prima di entrare in studio aveva chiamato
Sergio, un amico di Luca. Avevo tentato di farmi richiamare dopo le
notizie: ma lui, di solito cosl conciliante, aveva usato un tono
duro nel dirmi "e' successo un fatto grave, hanno ucciso un
compagno". Subito dopo il notiziario in breve aveva chiamato
Vittorio: altri particolari, il numero di telefono di casa Rossi,
dove c'era Dario che era insieme a Luca al momento della sparatoria.
Intanto c'era il Giornale radio da
preparare. Ero agitato, scosso: ma in grado di continuare a
lavorare. Non sapevo ancora di conoscere Luca. Lo avevo visto solo
due giorni prima, mi aveva salutato con il suo sorriso un po'
speciale.
Chiamo Dario, mi descrive quello che
e' accaduto come se stesse raccontando un film; singhiozza, quando
ricorda le ultime parole di Luca: "aiutami Dario,
aiutami". Poi al telefono Adele, la mamma di Luca, fra le
lacrime: "me l'hanno ucciso, hanno ucciso Luca. E stata la
polizia... cara Radio Popolare". Cara Radio Popolare, perche'
era quella di Luca, dov'era venuto tante volte, e a quel punto la
voglia di piangere non era piu' solo da un capo del filo. Poco dopo
arriva Vittorio. Al registratore parla piu' veloce del solito,
lucidissimo nonostante la notte passata al capezzale di Luca. Riesce
a comporre un perfetto quadro clinico che spiega cos'e' successo, di
come e' morto Luca. Lo conosco da anni, Vittorio, quella mattina ho
capito che sara' un buon medico.
Alle 8.30 gli ascoltatori di Radio
Popolare sanno gia' tutto: chi era il ragazzo ucciso, come e' potuto
capitare, il dolore degli amici e dei familiari, la tragica
inutilita' di quel proiettile. Subito le telefonate, tante, a
decine: per chiedere altri particolari, per sapere se c'e' in
programma una manifestazione, delle assemblee. La conferenza stampa
in Questura fornisce solo la versione del poliziotto omicida
(anonima, naturalmente. Vuoi mai che qualcuno gli possa fare qualche
brutto scherzo...).
Le manifestazioni dei giorni
seguenti, le trasmissioni serali a RP con Daniela, la sorella di
Luca, gli amici, le conferenze stampa di denuncia di DP.
Una settimana terribile, un'emotivita'
fortissima per tutta la citta', il viso di Luca che guardava da
mille muri, una settimana che si conclude con i funerali. Tanta
gente, tanti fiori, tante lacrime. C'era anche tanta neve, ma solo
in pochi sapevano che Luca sarebbe stato felicissimo di tutta quella
roba bianca che scendeva dal cielo.
I quotidiani, i media in genere,
parlano tanto di Luca Rossi. Anche i fogli meno sensibili e lontani
dai problemi di Milano e dei giovani milanesi riescono solo in parte
a manovrare l'episodio. La risposta degli studenti, la figura di
Luca, le modalita' dell'accaduto, le palesi responsabilita' del
poliziotto vengono riportate con discreta correttezza. Certo: a
molti giornalisti non par vero di potersi un po' sfogare quando un
vetro della Prefettura viene rotto durante un corteo, ferendo una
ragazza; cosi come in Questura i giornalisti della sala stampa, non
tutti comunque, lavorano alla ricerca di una possibile
giustificazione al gesto dell'agente della Digos che aveva sparato.
Di Luca, si e' parlato tanto, anche abbastanza bene.
Faceva notizia per tanti motovi.
"Luca deve essere l'ultimo" aveva detto la mamma ai
funerali. Non e' stato cosi', ed era prevedibile. Quasi un mese dopo
e' stato ucciso dalla polizia Agrippino Parolisi, ladruncolo perche'
tossicodipendente, e i giornali ne hanno scritto per un paio di
giorni. Due mesi dopo un ragazzo arrestato nei pressi di Linate e'
vo!ato giu' dall'auto in corsa della polizia lungo il viale
Forlanini sfracellandosi le gambe: sui giornali la notizia non viene
riportata.
Ogni giorno a Milano, ma
nell'hinterland e in provincia e' ancora peggio, i giovani fanno le
spese di una politica di ordine pubblico tesa unicamente a
salvaguardare la superficie, a proteggere il grande/luminoso/ricco
centro della metropoli da chi e' giudicato diverso, da chi non e'
controllabile, da chi puo infastidire il cittadino che scrive ai
giornali o alle autorita' per lamentarsi del chiasso, del
tossicomane che scippa per sopravvivere, delle puttane e dei
sex-shop. Stampa e autorita', lavorano di concerto e si condizionano
a vicenda creando nuovi mostri, continui pericoli sociali ed
emergenze.
Cosi' di volta in volta, "wanted"
diventa il punk con la cresta colorata e vestito di nero, il
tossicodipendente che anche l'ultimo poliziotto sa che ruba per
estremo bisogno, il gruppo di "randa" adolescenti del
quartiere dormitorio che in mancanza d'altro sfascia la cabina della
SIP. Un elenco che potrebbe durare a lungo con un comune
denominatore: i figli stessi della metropoli, certo i meno protetti
e garantiti, criminalizzati e "usati" per mantenere ad un
determinato livello il clima di tensione nella citta'. Accade cosi
che persino un quotidiano come La Repubblica nelle sue pagine
milanesi abbracci la logica dell'allarme spesso, fra l'altro,
scadendo in ovvieta' come .quella volta in cui scopri' che
l'ambiente della Stazione Centrale era particolarmente ostico.
D'altronde i giornali devono vendere
e cosi' lanciarsi sui titoli scandalistici e grandguignoleschi
oppure sulle inchieste fatte sempre e solo con l'occhio di chi le
spalle ce l'ha ben coperte, diventa obbligatorio e complice.
Centro e' proprio complicita'.
Complicita' con le forze dell'ordine che storicamente hanno ruolo di
repressione e solo raramente di prevenzione. La soluzione dei
problemi, le riforme, le attivita' preventive spettano ad altri, non
certo al celerino di leva o all'agente della Volante indurito da
anni e anni di turni faticosi e rischiosi.
Detto questo, pero, c'e' modo e modo
di amministrare l'ordine pubblico. Ogni giorno a Milano e
nell'hinterland si ripetono fatti sconcertanti che, al di la' dei
sorrisi e delle promesse, mostrano il volto di una polizia (ma i cc
non sono problema da poco dato che il loro operato e' ancora meno
verificabile) che sta acquisendo sempre piu' una mentalita' da
grande metropoli made in USA: si fa quel che si puo sul grande
crimine e ci si muove al limite della stessa legge per quanto
riguarda la piccola delinquenza e i piccoli reati. Cosi' puo
succedere di essere fermati davanti ad un bar, oppure per una
piccola infrazione di guida, malmenati e ingiuriati e solo alla fine
gli aggressori si qualificano. Oppure si spara anche quando e'
chiaro che chi sta fuggendo e' un piccolo pesciolino.
E' una cultura generale che si
diffonde sempre piu' soprattutto sulle giovani leve. Persino i
vigili urbani non ne sono immuni. La figura del vecchio ghisa tende
a scomparire per far posto a comportamenti autoritari, violenti,
poco inclini al rapporto con il cittadino, coperti e obbligati a
muoversi in certo modo dalla qualifica di pubblico ufficiale.
Intanto a Milano ogni giorno entrano,
escono, vengono consumati decine di chili di droga pesante; le
bische, quelle all'aperto e quelle al chiuso, funzionano
quotidianamente; i racket taglieggiano e le banche custodiscono
forzieri zeppi di capitali mafiosi. Qui e' stridente la
contraddizione. Per i giovani, invece, c'e' sempre la possibilita'
di organizzare una bella retata o qualche posto di blocco che li
dissuada dall'idea del gironzolare piu' del necessario. Poi, ogni
tanto, ci scappa il morto. Sono cose che possono accadere. L'hanno
anche detto, in fondo: "la morte di Luca Rossi e' stata una
tragica fatalita'".
PROCESSIAMO L'ORDINE PUBBLICO
Venerdi' 7 aprile si e' concluso il
processo contro l'agente della Digos, Pellegrino Policino, imputato
di omicidio volontario per l'uccisione di Luca Rossi. Il processo si
e' sviluppato seguendo i percorsi della farsa come era del resto
prevedibile, non per preveggenza ma per la consuetudine che
stabilisce che i tutori dell'ordine appartengono ad una casta di
intoccabili. Il meccanismo della GIUSTIZIA e' stato uguale e
perfetto come sempre!!
Pellegrino Policino e' stato
condannato per omicidio colposo, accidentale, ad 8 mesi di
reclusione con la sospensione della pena per 5 anni, senza menzione
sulla fedina penale. Questo significa che se
l"'esuberante" agente Policino sara' sufficientemente
attento a non commettere reati nel corso dei prossimi cinque anni,
la condanna sara' annullata ed egli potra' cosi dimenticare questa
"brutta avventura .
Nella sostanza quello che doveva
essere un processo per omicidio volontario e' stato trasformato in
un processo per resistenza a pubblico ufficiale, che ha visto come
effettivi imputati i due ragazzi della 500 che erano stati, insieme
all'agente della Digos, i protagonisti della rissa che aveva dato
origine a questo ennesimo caso di uso illegittimo delle armi da
fuoco. E questa modificazione di fatti e ruoli e' stabilita dalla
pena inflitta ad uno dei due ragazzi che per il reato di resistenza
a pubblico ufficiale, si e' visto condannare a 10 mesi di
reclusione.
UN PUGNO E' BEN PIU' GRAVE DI UN
ASSASSINIO!!!
Un processo farsa che ha avuto un
copione preciso e ruoli prestabiliti:
- Roberto Pistone, un ragazzo
della 500 - "delinquente abituale, infanzia difficile,
diversi precedenti con la giustizia, non ha neanche fatto il
militare perche' tossicomane". Il solo fatto che uno come
lui esista e' un'aggravante.
- Lucio Belotti, un ragazzo
della 500 - "un ragazzo scialbo, incolore, e pure
mentitore".
- Pellegrino Policino, lo
sparatore - "un poveraccio venuto dal Sud, un poliziotto
saggio che usa la pistola solo quando menare le mani non basta
piu'".
In ogni caso un difensore dell'ordine pubblico che in questo
casino si e' trovato solo perche' ha svolto il suo dovere.
- Luca Rossi, la vittima
casuale. Una morte casuale come altre 210.
Per la regia di: Corrado Carnevali
(Pubblico Ministero), Salvatore Catalano e Sergio Ramajoli
(avvocati difensori), Antonino Cusumano (giudice), nelle
vesti di Vassalli della giustizia.
Si avverte che ogni riferimento a
testimonianze e perizie e' puramente casuale.
... E cosi e' stato. Scontate le
frasi di rito e di circostanza quando tutto era gia' stato
anticipatamente deciso. E come ha sottolineato Corrado Carnevali,
"che nessuno pensi di trasformare questo in un processo alla
Legge Reale, perche' queste cose si discutono in parlamento e non
nelle aule dei tribunali, e soprattutto non si deve strumentalizzare
in quel senso un processo in cui tutto, casualita' e sorte beffarda,
sono cosi' logiche". Con questa precisazione e con la richiesta
avanzata dall'avvocato difensore dell'agente Policino, di
assoluzione per uso legittimo delle armi, risulta estremamente
chiaro che la Legge Reale e' una legge dello Stato che deve
continuare ad esistere per garantire la liberta' di uccidere alle
forze di polizia.
... E cosi e' Stato.
La Legge Reale non va piu'
interpretata come una legge d"'emergenza", come una legge
provvisoria. E' una legge dello Stato indispensabile, il suo uso ed
abuso quotidiano colpisce ed elimina volontariamente le esistenze
concrete del disagio e della sofferenza: tossicodipendenti,
ladruncoli, emarginati e stranieri poveri. "... E tutto DEVE
andare per il meglio nel migliore dei mondi possibili...".
NO!!
ALLA PROCURA GENERALE
presso la Corte d'Appello di Milano
Venerdi' 7 aprile si è concluso il
processo contro l'agente della Digos, Pellegrino Policino, imputato
di omicidio volontario per l'uccisione di Luca Rossi.
Il processo si è sviluppato seguendo i percorsi della farsa come
era del resto prevedibile, non per preveggenza ma per la
consuetudine che stabilisce che i tutori dell'ordine appartengono a
una casta di intoccabili.
Il meccanismo della GIUSTIZIA è stato uguale e perfetto come
sempre!!
Pellegrino Policino è stato
condannato per omicidio colposo,accidentale, ad 8 mesi di reclusione
con la sospensione della pena per 5 anni, senza menzione sulla
fedina penale.
Questo significa che se "l'esuberante" agente Policino sarà
sufficientemente attento a non commettere reati nel corso dei
prossimi cinque anni, la condanna sarà annullata ed egli potrà così
dimenticare questa "brutta avventura".
Nella sostanza quello che doveva
essere un processo per omicidio volontario è stato trasformato in
un processo per resistenza a pubblico ufficiale, che ha visto come
effettivi imputati i due ragazzi della 500 che erano stati, insieme
all'agente della Digos protagonisti della rissa che aveva dato
origine a questo ennesimo caso di uso illegittimo delle armi da
fuoco.
E questa modificazione di fatti e ruoli è stabilita dalla pena
inflitta ad uno dei due ragazzi che per il reato di resistenza a
pubblico ufficiale, si è visto condannare a 10 mesi di reclusione.
Per questa giustizia un pugno è ben
più grave di un assassinio se il pugno viene dato ad un poliziotto
e se il poliziotto è l'assassino.
La Procura generale ha non solo il
potere, ma il dovere di rimettere in discussione questa sentenza che
avvalla l'omicidio. Non facendolo si assume la grave responsabilità
di legittimare anche per il futuro omicidi di stato come quello di
Luca e delle altre 210 vittime della Legge Reale.
Centro di iniziativa Luca Rossi
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