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L'inviato di Warnews
Matteo Fagotto ha incontrato oggi a Jericho Saeb Erekat, Ministro
per i Negoziati di Pace dell'Autorita' Nazionale Palestinese
Signor Erekat, come giudica l'attuale situazione politica in
Palestina?
In questo momento la Palestina sta vivendo uno dei momenti piu'
difficili della sua storia. I negoziati con le autorita' israeliane
sono fermi, e certo la situazione internazionale non ci aiuta: dopo
l'11 settembre gli USA si sono impegnati in una politica
mediorientale che favorisce solamente Israele, e' Sharon sta facendo
di tutto per sfruttare questa opportunita' favorevole e occupare la
Palestina.
Ritiene quindi che al momento non ci siano le condizioni
sufficienti per portare avanti il processo di pace?
L'Autorita' Nazionale Palestinese e', ed e' sempre stata, favorevole
al processo di pace, ma certo non a queste condizioni. La politica
che il governo israeliano sta seguendo non puo' essere accettata,
visto che mira al progressivo assorbimento dei territori palestinesi
dentro lo stato israeliano.
La costruzione del muro e' assolutamente inutile e creera' solamente
nuovi problemi per il futuro dei negoziati. Israele si rendera' ben
presto conto di quanto questa politica della sicurezza sia dannosa
per il processo di pace.
Quali sono i punti fermi dai quali l'ANP vuole riprendere i
negoziati?
Innanzitutto il ritorno ai confini tracciati nel 1967 e il passaggio
di Gerusalemme Est all'ANP. Se queste due condizioni non verranno
soddisfatte non sara' possibile alcun accordo di pace.
Non crede che l'ANP debba scontare una certa debolezza politica e
di credibilita' a livello internazionale rispetto ad Israele?
Di certo Israele e l'ANP non sono sullo stesso piano, sia a livello
di potenza economica e militare sia a livello di alleanze
internazionali. Ma e' indubbio che, se Israele vuole la pace, dovra'
negoziare con i Palestinesi. Sharon ha le armi, i carri armati, la
potenza militare, e se vuole potra' continuare nella sua politica di
occupazione della West Bank. Ma sappia che a quel punto non avra'
piu' un'autorita' politica con cui trattare e nessuna pace sara'
possibile tra i due paesi.
Qual e' la posizione del suo governo rispetto agli accordi di
pace firmati a Ginevra tra israeliani e palestinesi moderati?
Il governo dell'ANP appoggia in pieno l'accordo di Ginevra, perche'
dimostra come anche i problemi piu' spinosi (questione dei
rifugiati, insediamenti) possano essere risolti attraverso il
dialogo. Non a caso il Presidente Arafat ha inviato dei propri
rappresentanti a Ginevra, al contrario del governo israeliano.
Qual e' l'effettivo controllo dell'ANP sui gruppi terroristici
operanti nel paese?
Credo che qui sia necessario fare una precisazione: a livello
politico l'ANP appoggia totalmente il pluralismo e la nascita di
partiti democratici, che favoriscano il dialogo costruttivo e la
crescita delle istituzioni.
Ma questi partiti devono operare secondo le leggi democratiche,
senza pretendere di porsi al di fuori dell'autorita' statale
ingaggiando una lotta armata. I Palestinesi vogliono il pluralismo
partitico, non vogliono dei microstati armati all'interno dell'ANP.
Al momento i gruppi terroristici come Hamas sono i maggiori alleati
di Sharon nella distruzione del processo di pace. Ma dobbiamo capire
che non sara' possibile estirpare il terrorismo dalla Palestina se
non saremo in grado di costruire un'alternativa per la popolazione,
se non saremo in grado di offire alla gente un futuro di speranza e
di sviluppo.
Crede che un cambio al vertice dell'amministrazione israeliana
favorirebbe il processo di pace?
Credo nelle regole democratiche, e le elezioni negli altri stati non
mi riguardano. Continueremo a trattare con i rappresentanti del
popolo israeliano, non importa chi siano.
Come giudica il ruolo della comunita' internazionale nel processo
di pace israelo-palestinese?
Abbiamo come principale mediatore nei negoziati uno stato la cui
politica estera vede al primo posto l'Iraq, al secondo l'Iraq, al
terzo ancora l'Iraq e al quarto le prossime elezioni presidenziali.
Per quanto riguarda invece l'Europa e i paesi arabi, le posizioni
dei singoli stati sono troppo diverse le une dalle altre per
costituire un contrappeso efficace agli USA.
Crede che il semestre italiano alla presidenza dell'Unione
Europea abbia favorito o no il processo di pace?
Il mio giudizio sul semestre italiano e' assolutamente negativo: il
presidente Berlusconi non si e' neanche curato di incontrare i
rappresentanti dell'ANP quando ha reso visita a Sharon, e durante
questi sei mesi non ho avuto contatti con nessun ministro o
presidente dei Quindici. Ma cosa ci si puo' aspettare da un premier
che paragona Ariel Sharon a Madre Teresa?
Ex-giornalista, Saeb Erekat e'stato uno dei principali artefici
degli accordi di Oslo siglati da Arafat e Rabin. Dal 1996 e'a capo
della rappresentanza palestinese impegnata nel processo di pace.
Matteo Fagotto da www.warnews.it
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