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Sevizie di Stato
Cronologia
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19 luglio 1946
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Nel suo primo discorso
all’Assemblea costituente, Finocchiaro Aprile denuncia
"sevizie e torture" inflitte ai giovani
indipendentisti dalle "polizie militari e civili
dislocate in Sicilia"
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27-28 ottobre 1948
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Intervenendo alla Camera dei
deputati sui casi di tortura in Italia, Piero Calamandrei
afferma: "Ho voluto fare una specie di inchiesta
privata e discreta fra gli avvocati e i magistrati...ho
raccolto materiali impressionanti...Gli avvocati
interpellati mi hanno risposto in via confidenziale, ma mi
hanno fatto promettere di non dire pubblicamente i loro
nomi perché essi sanno, nel rilevare quei metodi,
precisassero dati e circostanze, verrebbero danneggiati i
loro patrocini: li esporrebbero a rappresaglie e
persecuzioni, forse a imputazioni di calunnia, perché di
fronte alle loro affermazioni non si troverebbe il
testimone disposto a confermare che quanto dice
l’imputato è vero. Accade così che il difensore, anche
quando sa che il suo patrocinato è stato oggetto di vera
e propria tortura per farlo confessare, lo esorta a
sopportare, a tacere, a non rilevare in udienza quei
tormenti ai quali, in mancanza di prove, i giudici non
credono".
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19 novembre 1948
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A Roma, muore bruciata viva nella
‘camera di sicurezza’ di un comando di carabinieri
Desdemona Palombi, di mestiere cameriera, accusata di un
furto al quale era del tutto estranea, come risulterà da
successive indagini.
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4 aprile 1949
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A Mazara del Vallo (Trapani), viene
strangolato nella locale caserma dei carabinieri il
bracciante Francesco La Rosa, che era stato convocato per
un interrogatorio.
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25 maggio 1949
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A Modena, è arrestato l’ex
partigiano comunista Romolo Dini che, dopo essere stato
trattenuto nella caserma dei carabinieri e malmenato a
dovere, è rilasciato senza alcuna spiegazione.
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13-14 luglio 1949
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A Rovereto, nel corso della notte i
carabinieri arrestano Giuseppe Forapane, partigiano.
Tradotto nella caserma locale, viene per più giorni
percosso per essere, poi, rilasciato il 25 luglio senza
alcuna spiegazione.
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16 agosto 1949
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A Sassuolo, è arrestato l’ex
partigiano comunista Domenico Cavalli che, tradotto in
Questura a Modena, vi sarà trattenuto per diversi giorni
e malmenato, salvo essere rilasciato senza alcuna
spiegazione.
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10 agosto 1950
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A Gibellina (Trapani), i carabinieri
conducono nella caserma dove ha sede un distaccamento del
Cfrb il contadino socialista Salvatore Garracci, che muore
sotto le torture inflittegli nel corso
dell’interrogatorio. Nonostante l’evidenza dei fatti,
la versione ufficiale parla di decesso provocato da
collasso cardiocircolatorio.
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29 gennaio 1951
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A Napoli, si apre in Corte
d’assise il processo per l’omicidio del detenuto Lucio
Volpe, ucciso a botte nel carcere di Poggioreale, e per
maltrattamenti ai danni di altri prigionieri. Imputati
sono il secondino Felice La Manna, incriminato per
omicidio preterintenzionale in concorso con i secondini
Rocco Pastore, Antonio Ruggiero, Gino Rosati, Antonio
Ranieri e il detenuto Tobia Varriale. Fra i corpi di
reato, vengono prodotti giubbetti di costrizione macchiati
di sangue, un grosso bastone con tracce di pelle e sangue
e la riproduzione di una cella nota come ‘cella
imbottita’. Alcuni testimoni riferiscono che La Manna
conduceva talora gli interrogatori, premendo col ginocchio
sulle reni del malcapitato di turno, affinché le cinghie
meglio stringessero il giubbetto; e che il prigioniero
Galderisi rimase per 3 giorni, privo di cibo e di acqua,
legato ad un letto di contenzione. Il perito riferisce che
il corpo del Volpe riportava 24 ecchimosi.
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14 febbraio 1951
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Alla Corte d’assise di Lucca,
termina con assoluzioni per insufficienza di prove, per
alcuni imputati e, per altri, con pene lievi per
‘omicidio colposo’, ulteriormente scontate dal
condono, il processo a carico di 22 agenti imputati
dell’omicidio di 5 detenuti nel carcere di Pianosa
avvenuto nel settembre del 1943. I condannati sono il
maresciallo Giovanni Pietrucci e gli agenti Nello Bacci,
Giuseppe Segone, Francesco Antonino, Leonida Consalvi.
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17 novembre 1951
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A Perugia, il Tribunale condanna con
le attenuanti ed i rituali benefici 6 carabinieri, fra cui
il maresciallo Falomi a 7 mesi di reclusione, e gli altri
a 6 mesi, oltre al risarcimento dei danni, per avere essi
torturato 5 detenuti allo scopo di estorcere loro
confessioni, in seguito ritrattate. I 5 torturati sono
operai, arrestati nel 1949 per furto di stoffe: ma in un
secondo tempo emergeranno i reali responsabili, trovati in
possesso della refurtiva.
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12 dicembre 1951
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A Lucera, si svolge il processo per
i fatti di San Severo del 23 marzo 1950, nei quali la
polizia ha ucciso il giovane Di Nunzio e ferito decine di
manifestanti. Diversi testimoni dichiarano che i
rastrellamenti avvennero prima degli scontri ed alcuni
imputati denunciano le torture subite: Pietro Forte
denuncia la tortura dell’acqua, praticata con un tubo
mentre gli era stato messo uno scarafaggio sul ventre,
D’Errico dichiara di essere stato appeso ad un uncino,
Matteo De Florio di aver avuto i denti spezzati durante
l’interrogatorio a causa delle percosse.
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18 gennaio 1952
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La Corte di assise di Roma assolve,
dopo 7 ore di camera di consiglio, Lionello Egidi detto
‘il biondino di Primavalle’ dall’accusa di omicidio
pluriaggravato, risultando che la confessione da lui
firmata alla polizia gli era stata estorta mediante
torture.
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21 gennaio 1952
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Il ministro degli Interni Scelba,
rispondendo a diverse interpellanze parlamentari proposte
dopo l’assoluzione del ‘biondino di Primavalle’, si
dichiara contrario alla proposta inchiesta sui metodi
impiegati dalla polizia nei confronti degli arrestati.
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14 febbraio 1952
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A Roma, sono processati Ugo Macera,
funzionario della Mobile, e la guardia di Ps presso il
Tribunale Gianfranco Tripodi, accusati di aver percosso 2
detenuti accusati di furto, Giuseppe Marcianisi e Michele
Mattei.
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14-20 febbraio 1952
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Alla Camera, si susseguono
interpellanze parlamentari proposte da deputati
dell’opposizione sul caso Egidi, il processo a Macera e
Tripodi e in genere sui metodi praticati dalla polizia. Il
giorno fissato per le risposte, i ministri Scelba e Zoli,
rispettivamente agli Interni e alla Giustizia, accusano le
opposizioni di speculazione politica che prende a pretesto
episodi isolati per colpire le istituzioni democratiche.
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19 febbraio 1952
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Intervenendo alla Camera dei
deputati sui casi di tortura da parte della polizia in
Italia, il ministro degli Interni Mario Scelba afferma:
"E’ vero che i casi di sevizie sono veramente tali
e tanti da potersi parlare di sistema o da legittimare
l’accusa…che la polizia italiana è veramente
borbonica? Devo negare…attraverso la documentazione dei
fatti, che si tratti di sistema. Vi sono fatti
deplorevoli, ma sono assolutamente eccezionali…Se noi
vogliamo operare per stabilire su basi solide la
democrazia in Italia, bisogna creare anche il costume che
non consenta l’accusa ingiustificata…che non ammetta
che, per scopo politico, si crei attorno alle forze di
polizia un clima di sfiducia, un clima per il quale ogni
delinquente si sentirà autorizzato a negare il proprio
delitto".
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20 febbraio 1952
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Intervenendo alla Camera sulla
questione della tortura in Italia, il deputato
socialdemocratico Paolo Rossi afferma: "Per chi cade
nelle mani della polizia, il giorno in cui passa in
carcere è un giorno di festa, un giorno di liberazione. I
momenti più tristi sono quelli che si passano nelle
camere di sicurezza, luoghi che, anche per il loro
aspetto, offendono la dignità umana; luoghi nei quali il
fermato è privato di ogni contatto col resto del mondo, e
posto persino nell’impossibilità di dar notizie di sé
alla famiglia…luoghi di fronte ai quali la più triste
cella di un carcere appare ospitale". Al termine
della discussione parlamentare, viene approvata a
maggioranza la mozione Calamandrei, che propone
un’inchiesta sui metodi della polizia.
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21 febbraio 1952
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I 4 carabinieri accusati di aver
seviziato ed ucciso La Rosa all’interno della caserma di
Mazara del Vallo nel corso di un interrogatorio sono
prosciolti dalla sezione istruttoria del Tribunale di
Palermo dall’accusa di ‘omicidio preterintenzionale’
e solo uno viene rinviato a giudizio per ‘abuso dei
mezzi di disciplina’.
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13 luglio 1953
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La Corte d’appello di Bologna
conferma la sentenza di 1° grado e condanna alla modica
pena di 6 mesi e 15 giorni di reclusione il carabiniere
Francesco Galeati, uccisore della mondina Maria Margotti,
non infliggendo alcuna condanna a carico dei superiori del
Galeati.
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27 marzo 1954
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Il presidente della Commissione
parlamentare d’inchiesta sui casi di tortura da parte
delle forze di polizia in Italia, Adone Zoli, trasmette la
relazione finale al ministro di Grazia e giustizia. Nella
stessa, si può leggere: "La lievissima percentuale
di casi in cui siffatto fenomeno è stato positivamente
constatato in rapporto al numero di processi celebrati
durante l’ultimo decennio…consente comunque di
escludere che l’abuso abbia mai assunto l’importanza e
la gravità di un vero e proprio sistema, come tale
imputabile ad iniziativa e direttive di organi centrali e
periferici. Trattasi invero di casi fortunatamente
isolati, consistenti nella maggior parte in percosse, e
quindi dovuti alla intemperanza dei singoli, la quale può
trovare la sua spiegazione nell’ambiente e nel carattere
individuale oltre che nella inadeguata preparazione di
alcuni degli elementi cui sono affidate funzioni così
importanti e delicate, esercitate a volte senza possibilità
di immediato ed efficace controllo…Giova inoltre
rilevare che il fenomeno non è esclusivamente
italiano…ma affligge anche altri Paesi di alta civiltà
giuridica e di consolidate tradizioni liberali".
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12 luglio 1954
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A Palermo, nel carcere minorile di
via Malaspina, viene trovato morto il giovanissimo Carlo
Bossolo, di famiglia povera, detenuto per aver partecipato
con dei coetanei ad un furto di generi alimentari di
modica entità. La direzione sostiene che il ragazzo si è
suicidato impiccandosi; ma il corpo non presenta segni di
soffocamento né lividi sul collo, bensì sull’intero
corpo.
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4 giugno 1955
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Ad Agna (Padova), al 6° giorno di
sciopero bracciantile, sono fermati e percossi dai
carabinieri 3 lavoratori, Damiana Albertin, Antonio
Guariento e Lazzarin, quest’ultimo considerato
‘capo’ della rivolta.
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28 ottobre 1955
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Inizia presso il Tribunale di Modena
il processo contro l’ex maresciallo dei carabinieri di
Castelfranco Emilia, Silvestro Cau, imputato di lesioni
gravi ai danni dei partigiani Armando Fiorini e Riccardo
Cotti il quale, in occasione dell’inchiesta sul
cosiddetto triangolo della morte, avrebbe inflitto sevizie
per estorcere loro confessioni. L’accusa conta sulle
deposizioni di 25 testi, fra i quali alcuni sottufficiali
dei carabinieri.
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9 novembre 1955
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Il Tribunale di Modena assolve
l’ex maresciallo dei carabinieri Silvestro Cau per
insufficienza di prove in relazione ad alcune sevizie
quali il ‘metodo della maschera’ nonché per
improcedibilità, causa la mancanza di querela di parte a
tempo debito, stante la derubricazione del reato di
lesioni personali a percosse, reato procedibile appunto a
querela di parte.
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6 luglio 1960
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A Roma, le forze di polizia
caricano, impiegando anche il reggimento a cavallo dei
carabinieri al comando di Raimondo d’Inzeo, i
manifestanti contro il governo Tambroni, provocando 20
feriti. Vengono arrestati nel corso del rastrellamento
eseguito da forze di polizia e carabinieri, dopo gli
scontri avvenuti a Porta san Paolo, Augusto Alfonsi, Aldo
Taccioni e Sebastiano Bastianelli. Il Taccioni, invalido,
subisce, come l’Alfonsi, sevizie in Questura di cui
accusa principalmente l’agente di Ps Antonio Orefice.
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7 luglio 1960
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Sono arrestati a Genazzano (Roma),
perché sorpresi a tracciare scritte sui muri contro il
governo Tambroni, Enrico Todi, Arcangelo Camicia e Marco
Eufemi che, tradotti presso la Questura di Roma, vengono
seviziati con estrema brutalità. Successivamente, il
sostituto procuratore della repubblica di Roma Antonio
Lojacono archivia la denuncia presentata dai tre giovani
contro i poliziotti torturatori ‘perché il fatto non
costituisce reato’ e, viceversa, chiede
l’incriminazione dei denunciati per ‘resistenza a
pubblico ufficiale’ e ‘oltraggio al governo’.
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ottobre 1961
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Trentasei cittadini altoatesini
sporgono denuncia contro i carabinieri che avevano
proceduto al loro arresto, per maltrattamenti e sevizie
inflitti nel corso degli interrogatori ai quali erano
stati sottoposti.
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17 novembre 1961
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A Bolzano, muore nel locale carcere
Francesco Hofler, irredentista altoatesino, secondo alcuni
a causa dei maltrattamenti subiti dai carabinieri che lo
avevano arrestato; ufficialmente, per cause naturali.
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7 gennaio 1962
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A Bolzano, muore nel locale carcere
Antonio Gostner, irredentista altoatesino, secondo i suoi
compagni per maltrattamenti subiti dai carabinieri dopo
l’arresto, secondo la versione ufficiale per cause
naturali.
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29 agosto 1963
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Il Tribunale assolve 8 carabinieri e
ne proscioglie altri 2 per intervenuta amnistia, relativa
al reato di percosse, nel processo per le sevizie inflitte
a numerosi irredentisti altoatesini. Nella motivazione
della sentenza, i giudici scriveranno: "Sarebbe
contrario a una realtà seriamente avvertita il negare che
qualche episodio di violenza si fosse verificato nel corso
degli interrogatori di polizia giudiziaria; ma risponde al
pari a un’esigenza di critica serena e obiettiva
affermare…che vi furono delle esagerazioni".
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21 aprile 1969
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A Bari, 18 giovani detenuti vengono
processati per aver organizzato la rivolta del 15 aprile
nel locale carcere. Sette di loro denunciano di essere
stati percossi e si tolgono gli indumenti, per mostrare ai
magistrati le ferite riportate.
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8 luglio 1970
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A Torino, si svolge il processo
contro 37 giovani arrestati il 28 maggio per aver
contrastato il comizio di Almirante a piazza San Carlo,
dei quali 15 sono detenuti, incriminati per adunata
sediziosa, violenza, oltraggio e resistenza a pubblico
ufficiale. Alcuni tra i fermati denunciano di aver subito
pestaggi.
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3 giugno 1971
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A Torino, all’apertura del
processo contro 56 partecipanti alla manifestazione del 29
maggio, alcuni di essi denunciano di essere stati
malmenati in Questura.
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1 ottobre 1975
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A Pisa, sono condannati a 6 mesi di
reclusione, con i benefici di legge, il capitano e
l’agente di Ps che avevano testimoniato il falso sulle
circostanze della morte di Franco Serantini.
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17 ottobre 1975
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A Napoli, l’avvocato Saverio
Senese rende noto di aver inoltrato denuncia contro la
locale Questura per maltrattamenti e torture inflitte al
nappista Alberto Bonocore.
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22 novembre 1975
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A Roma, nel corso di una
manifestazione a favore della liberazione dell’Angola
dal dominio portoghese, i carabinieri aprono il fuoco
uccidendo il diciottenne Pietro Bruno e ferendo gravemente
altri 3 militanti di sinistra. Per l’uccisione di Bruno
saranno inquisiti il sottotenente dei carabinieri Saverio
Bosio, il carabiniere Pietro Colantuono e l’agente di Ps
Romano Tammaro. Il giudice istruttore Pasquale Lacanna
nella sua ordinanza di proscioglimento scriverà: "se
per la difesa dei superiori interessi dello Stato,
congiuntamente alla difesa personale, si è costretti ad
una reazione proporzionata alla offesa, si può
compiangere la sorte di un cittadino la cui vita è stata
stroncata nel fiore degli anni ma non si possono ignorare
fondamentali principi di diritto. La colpa della perdita
di una vita umana è da ascrivere alla irresponsabilità
di chi, insofferente della civile vita democratica, semina
odio tra i cittadini". Verrà denunciato dai
familiari di Pietro Bruno per ‘omissione o rifiuto di
atti di ufficio’.
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5 marzo 1976
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Il "Quotidiano dei
lavoratori" pubblica un’intervista fatta da altri
detenuti ad Angelo Celli, ristretto alle Nuove di Torino
che, dopo aver nascosto l’episodio per paura, ha infine
denunciato di essere stato malmenato e torturato dalle
guardie carcerarie dopo una tentata evasione nel mese di
febbraio. "Vivo nel terrore –egli dice- qualunque
cosa mi capiti non dovrà essere considerata una
disgrazia".
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8 novembre 1976
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A Napoli, nell’imminenza del
processo a carico dei Nap, gli avvocati difensori
denunciano in una conferenza stampa presso l’Università,
organizzata da ‘Soccorso rosso’, che i loro assistiti
sono stati sottoposti a torture fisiche e psichiche.
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24 febbraio 1979
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A Ravenna, 5 secondini uccidono a
botte un detenuto, Elio Belli di 36 anni, che aveva
effettuato un tentativo di evasione. La notizia è tenuta
segreta e trapela nel mese successivo, a causa
dell’incriminazione di alcuni agenti effettuata dal
procuratore della repubblica Ricciuti.
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24 febbraio 1979
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A Milano, sono scarcerati per
mancanza di indizi 3 dei 9 componenti del ‘collettivo
autonomo della Barona’ arrestati in relazione
all’omicidio Torregiani, Umberto Lucarelli, Roberto
Villa, Fabio Zoppi. I tre denunciano subito dopo che
Roberto è stato torturato mediante ustioni ai testicoli e
picchiato e la stessa sorte è toccata a Sisino Bitti,
ricoverato al Niguarda per le botte subite e ad Angelo
Franco, costretto a ingerire litri d’acqua e bastonato.
Anche Anna Casagrande, arrestata per ‘favoreggiamento’
denuncia di essere stata presa a schiaffi durante gli
interrogatori.
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28 febbraio 1979
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Il procuratore Gresti, interpellato
dai giornalisti circa le denunce di tortura presentate
dagli arrestati in relazione all’omicidio Torregiani,
salite ad 8, dichiara: "Ho ricevuto le denunce e le
vaglierò. E’ la prima volta che si dicono cose del
genere sui comportamenti della Digos". In questi
stessi giorni peraltro, un’altra denuncia per torture
viene da un cittadino di Corsico, Antonio Macina,
arrestato per aver raccolto una borsa lasciata sulla
strada da rapinatori, poi scarcerato per mancanza di
indizi: anch’egli sarebbe stato preso a calci e pugni e
costretto ad ingerire grosse quantità d’acqua. Un altro
esposto, pressocché identico, è pervenuto recentemente
da Antonio Bassi.
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12 marzo 1979
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A Milano, il giudice Alfonso Marra
inizia ad interrogare i 27 agenti della Questura indiziati
in relazione alle denunce di tortura. Gli agenti sono
difesi da un avvocato democristiano, dal socialista avv.
Contestabile e dal comunista avv. Maris. I partiti di
sinistra del resto propendono, particolarmente il Pci, per
la versione della Questura.
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15 marzo 1979
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"L’Unità" denuncia il
caso del 30enne Mauro Osservi che, portato in Questura a
Roma per essere identificato, è stato torturato con
pestaggi al volto e ai genitali e con una corda al collo.
Dopo essere ricorso alle cure ospedaliere, il giovane ha
sporto denuncia.
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5 aprile 1979
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Amnesty International scrive al
ministro degli Interni, Virginio Rognoni, una lettera per
richiedere un’inchiesta ministeriale sui casi di tortura
che sono stati denunciati.
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23 maggio 1979
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A Roma, la Procura della repubblica
è costretta ad aprire un’inchiesta in seguito alla
denuncia di un giovane autonomo, Roberto Rotondi, che era
stato selvaggiamente picchiato dai poliziotti, insieme ad
un suo compagno, all’interno del commissariato di
Primavalle. La polizia nega, affermando che le ferite
derivano da una colluttazione, ma la perizia medica
conferma la veridicità della denuncia del giovane. Cinque
agenti riceveranno comunicazioni giudiziarie, mentre il
giovane resta incarcerato.
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28 ottobre 1980
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A Milano, secondo la denuncia
presentata dai suoi legali, Alessandro Bruni, arrestato
per sospetto collegamento con Prima linea, è stato
incappucciato e quindi malmenato per tutta la notte.
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12 dicembre 1980
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In un’intervista al
"Quotidiano dei lavoratori", l’avvocato
milanese Luigi Zezza parla di "terrorismo
psicologico", maltrattamenti e vere e proprie torture
praticate agli inquisiti. "Noi sappiamo per certo di
pistole puntate alla tempia, minacce di morte, persone
portate in giro per la città incappucciate, percosse per
ore…Ricordiamoci della Barona, con l’acqua fatta bere
a litri, i fiammiferi accesi sui testicoli.
Contemporaneamente c’è chi promette soldi, passaporto,
facili espatri…"
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11 gennaio 1982
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A Roma, dinanzi al sostituto
procuratore della repubblica Domenico Sica, il brigatista
rosso Ennio Di Rocco denuncia di essere stato torturato da
agenti di polizia con il metodo della ‘cassetta’ ed
altri ancora. All’inizio dell’interrogatorio, su
richiesta del suo avvocato Edoardo Di Giovanni, viene dato
atto che "l’imputato è stato condotto con le mani
ammanettate dietro la schiena, e che ha il polso sinistro
sanguinante…" A conclusione dell’interrogatorio,
"i difensori chiedono accertamenti medici urgenti e
l’immediato trasferimento in carcere
dell’imputato".
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26 gennaio 1982
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Interrogato dal sostituto
procuratore di Ascoli Piceno, Adriano Crincoli, nel
carcere romano di Rebibbia, Luciano Farina denuncia:
"Al momento dell’arresto, sono stato sottoposto a
torture, con ciò significando che siamo stati tenuti nudi
per un quarto d’ora nell’appartamento, compresa la
compagna De Logu e nell’attesa siamo stati ripetutamente
ingiuriati e presi a schiaffi e calci e ci sputavano in
faccia…". Lino Vai sporge anch’egli denuncia per
le sevizie subite, esibendo i segni rimastigli sul corpo.
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2 febbraio 1982
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A Verona, il sostituto procuratore
della repubblica Guido Papalia prende atto delle
condizioni fisiche del brigatista rosso Cesare Di Lenardo
e ordina una perizia medica. Di Lenardo denuncia le
sevizie subite dai poliziotti.
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15 febbraio 1982
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Il ministro degli Interni Rognoni
risponde, alla Camera, alle interpellanze presentate
sull’uso di violenze e sevizie nel corso degli
interrogatori dei militanti politici arrestati. Rognoni
nega, in particolare, che siano stati sottoposti a
maltrattamenti e sevizie Gianfranco Fornoni, arrestato dai
carabinieri ai quali esprime "a nome del governo il
più vivo apprezzamento"; e altresì smentisce le
notizie riferite ai brigatisti rossi arrestati a Padova e
nel Veneto che, afferma, "posso dire che sono
totalmente false. In particolare, devo dire che i
terroristi Cesare Di Lenardo e Giovanni Ciucci non sono
stati accompagnati nelle carceri di Padova e di Trieste,
come sostiene un quotidiano romano, né hanno mai avuto
bisogno di cure mediche. I due sono a disposizione di
numerosi magistrati che conducono le varie inchieste sul
terrorismo. Altrettanto falsa è l’asserzione che
Antonio Savasta sia stato vittima di pestaggi…"
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febbraio 1982
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A Roma, il Comitato contro l’uso
della tortura lancia un appello a "magistrati,
politici, giuristi, medici, avvocati, giornalisti,
esponenti del mondo della cultura e ad ogni sincero
democratico di entrare a far parte di questo Comitato
portando il proprio specifico contributo, affinché una
volta accertata pienamente la veridicità di quanto
denunciato, si impegni a sensibilizzare l’opinione
pubblica e a contribuire ad ogni iniziativa che valga a
far cessare l’uso di tali pratiche…" Il Comitato
ricorda inoltre la situazione interna agli istituti di
pena con "pestaggi di massa come a Pianosa il 30
marzo e il 10 maggio, a Messina il 9 giugno, a San Vittore
il 23 settembre 1981…".
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11 marzo 1982
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Il quotidiano "il
manifesto" riporta le dichiarazioni del
sottosegretario agli Interni, Francesco Spinelli,
socialista, nell’articolo intitolato "Interrogatori
duri, ma come in tutti i paesi del mondo": "Non
mi risulta che sia mai morto nessuno, né che qualcuno
abbia riportato lesioni gravi. Per quel che ne so io, per
le notizie che ho, non penso si possa dire che in Italia
ci sono torture di tipo sudamericano. Diciamo che nei
confronti degli arrestati ci sono stati trattamenti
piuttosto duri, ma sono cose che capitano nelle polizie di
tutto il mondo…"
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aprile 1982
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Franco Fedeli, sul mensile
"Nuova Polizia" di cui è direttore,
nell’articolo intitolato "La tortura non
paga", scrive: "Pensavamo che fossero del tutto
passati i tempi in cui certi questori ora in pensione si
rivolgevano ai propri uomini dicendo ‘Metti la radio a
tutto volume e fai cantare quel tizio’ laddove il
‘tizio’ era un fermato o un arrestato che doveva
essere sottoposto ad interrogatorio il quale, allora, si
svolgeva senza la presenza del magistrato. Ci eravamo
sbagliati evidentemente, dal momento che c’è qualche
poliziotto o carabiniere che al termine di un
interrogatorio di un indiziato, commenta con una punta di
orgoglio: ‘L’abbiamo fatto pisciare sangue’…".
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27 giugno 1982
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A Padova, il giudice istruttore
Mario Fabiani ordina l’arresto degli agenti Fabio
Laurenzi e Carmelo Di Janni, del brigadiere Danilo Amore,
del tenente Giancarlo Aralla, mentre viene indiziato di
reato il commissario i Ps Salvatore Genova, per le torture
inflitte ai brigatisti rossi arrestati per il sequestro
Dozier. I cinque vengono rimessi in libertà il 2 agosto.
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30 giugno 1982
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La stampa riporta le dichiarazioni
del ministro degli Interni, Virginio Rognoni, a commento
dell’arresto degli agenti dei Nocs di Padova. Rognoni
parla di "forti perplessità e amarezza" per i
provvedimenti giudiziari.
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6 luglio 1982
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Alla Camera, vengono presentate
numerose interpellanze sull’arresto degli agenti dei
Nocs accusati di aver torturato Cesare Di Lenardo. Il
ministro degli Interni, Virginio Rognoni, risponde
affermando: "Credo superfluo ricordare che in virtù
della nostra Costituzione ogni imputato, fino a che non
sia pronunciata la sentenza definitiva di condanna, ha il
diritto di essere considerato non colpevole. E questo vale
a maggior ragione, in rapporto ai provvedimenti
restrittivi della libertà personale, che non devono mai
tradursi in un anticipato giudizio di
colpevolezza…"
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17 marzo 1983
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A Padova, il giudice istruttore
Mario Fabiani emette l’ordinanza con la quale dispone il
rinvio a giudizio del funzionario di Ps Salvatore Genova e
dei sottufficiali ed agenti di Ps Danilo Amore, Carmelo Di
Janni, Fabio Laurenzi, Giancarlo Aralla, per le sevizie
inflitte al brigatista rosso Cesare Di Lenardo, nonché il
proscioglimento per non aver commesso il fatto degli
agenti Licandro D’Onofrio e Massimo Carabona. Il
magistrato, nella sua ordinanza, rileva che "le prove
assunte nel corso dell’istruttoria dimostrano pertanto
che il Di Lenardo, dopo il suo arresto, è stato
sottoposto da parte di uomini delle forze di polizia che
ne avevano la piena ed esclusiva disponibilità fisica, a
gravi ed inammissibili atti di violenza…"
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15 luglio 1983
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Il Tribunale di Padova condanna per
le torture inflitte ai brigatisti arrestati dopo il
sequestro Dozier: gli agenti di Ps Danilo Amore a 1 anno e
2 mesi di reclusione; Giancarlo Aralla, a 1 anno e 1 mese;
Carmelo di Janni e Fabio Laurenzi, ad 1 anno, con la
concessione per tutti della sospensione condizionale della
pena. Agli imputati è concessa l’attenuante
"dell’aver agito per motivi di particolare valore
morale e sociale…"
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26 marzo 1984
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A Venezia, la Corte di appello
riforma la sentenza di primo grado a carico dei poliziotti
accusati di aver sottoposto a torture Cesare Di Lenardo ed
altri brigatisti rossi responsabili del sequestro Dozier,
derubricando i reati e condannando per la sola ‘violenza
privata’ Danilo Amore e Giancarlo Aralla a 10 mesi di
reclusione, Carmelo Di Janni e Fabio Laurenzi a 8 mesi
ciascuno; ovviamente con i benefici.
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12 giugno 1984
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La Procura della repubblica di
Potenza invia comunicazioni giudiziarie a 6 carabinieri
indagati per la morte per strangolamento, all’interno
della caserma di Muro Lucano, di Gerardo Cerone di 25
anni. Il reato ipotizzato, peraltro, è ‘omicidio
preterintenzionale’.
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2 agosto 1985
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A Palermo, sulla spiaggia di
Sant’Erasmo, è trovato seminudo il cadavere di un uomo
che sarà identificato, poche ore più tardi, come
Salvatore Marino. L’uomo si era presentato
spontaneamente in Questura, il giorno precedente,
accompagnato dal proprio avvocato di fiducia dopo aver
saputo che la polizia lo cercava per interrogarlo
nell’ambito delle indagini sull’omicidio del
commissario di Ps Giuseppe Montana. Trattenuto in
Questura, il giovane viene interrogato nel corso della
notte con il metodo della cassetta: sdraiato, con un tubo
infilato in bocca attraverso il quale gli fanno bere acqua
salata. Il tubo, però, sfonda la trachea e provoca la
morte del torturato per insufficienza cardiaca. A quel
punto, i poliziotti fanno scomparire i documenti del
giovane e ne trasportano il corpo sulla spiaggia di
Sant’Erasmo dove lo abbandonano nel tentativo di
depistare le indagini.
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6 agosto 1986
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A Torino, fermato
dalla polizia e condotto nella stazione di Ps di Mirafiori,
il palestinese Tofek Gonem viene insultato e picchiato da
alcuni agenti.
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settembre 1992
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A Livorno, il
giudice di sorveglianza competente per il carcere della
Pianosa, invia un rapporto al ministero della Giustizia
sulla visita compiuta nel mese di agosto, segnalando casi
di "gratuita e illegale brutalità" contro i
detenuti reclusi nelle sezioni ordinarie e in quella
"speciale" dell’Agrippa, affermando che
avrebbe inviato alla procura della Repubblica di Livorno
ulteriori elementi, compreso il nome di un secondino che
si era distinto per scorrettezza.
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aprile 1993
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A Secondigliano
(Napoli), sono sospesi dal servizio 6 secondini accusati
di aver compiuto atti di violenza sui detenuti del locale
carcere, minacce, falsa testimonianza ed altro.
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9 giugno 1993
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Il settimanale
"Epoca" pubblica una documentazione fotografica
su atti di brutalità compiuti da militari italiani sulla
popolazione somala. L’Esercito smentisce ed un parà,
Stefano Valsecchi, che aveva fotografato lo stupro di
gruppo di una giovane somala viene querelato e processato
per calunnia, accusa dalla quale sarà assolto solo nel
giugno 2001.
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19 luglio 1993
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A Cannes, una
cittadina francese di origine tunisina sporge denuncia
contro agenti di polizia francesi ed italiani che, il 15
luglio precedente, al valico di confine di
Menton-Ventimiglia, trovandola senza documenti l’avevano
condotta negli uffici dove due agenti di Ps italiani
l’avevano spogliata, perquisita e violentata,
accompagnandola poi dai loro colleghi francesi, uno dei
quali l’avrebbe costretta ad avere un rapporto sessuale
con lui. Il Tribunale di San Remo condannerà,
successivamente i due agenti di polizia italiani a 5 anni
e 8 mesi di reclusione per ratto a fine di libidine
violenta, violenza aggravata e atti di libidine violenta.
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6 agosto 1993
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A Roma, Giancarlo Malatesta,
tossicodipendente, sporge querela contro alcuni agenti di
polizia che, nella notte fra il 23 e il 24 luglio, lo
avevano picchiato in strada ritenendo che fosse in
procinto di acquistare droga. Allegato un certificato
medico dal 24 luglio che attesta tagli e contusioni su
tutto il corpo.
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23 settembre 1993
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A Padova, un bambino zingaro di 11
anni, Tarzan Sulic, viene ucciso e sua cugina, Mira Djuric,
seriamente ferita mentre si trovano all’interno di una
caserma dei carabinieri, per un colpo di arma da fuoco
sparato da un milite mentre il bambino, secondo la
versione ufficiale, tentava di sottrargli la pistola dalla
fondina.
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aprile 1994
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A Trieste, due agenti di Ps, Dario
Sardo e Sandro Del Luca, violentano una ragazza
handicappata. Saranno assolti in primo grado e condannati
in secondo a 2 anni e 8 mesi di reclusione, con i benefici
di legge. Non faranno neppure un giorno di carcere. La
ragazza morirà due anni dopo nel centro di igiene mentale
dove è ricoverata.
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giugno 1994
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A Monza, sei secondini vengono
arrestati per aver picchiato un detenuto in modo tale da
provocargli l’asportazione della milza.
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gennaio 1995
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Amnesty international viene
informata dalle autorità giudiziarie italiane che, presso
la procura della Repubblica della pretura circondariale di
Napoli, sono pendenti 65 procedimenti penali a carico di
secondini in servizio nel carcere di Secondigliano.
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27 aprile 1995
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A Ginevra, il Comitato nelle Nazioni
unite contro la tortura esamina il rapporto inviato dal
governo italiano sugli episodi di sevizie e maltrattamenti
accaduti nel Paese, esprimendo alla fine la sua
preoccupazione per la persistenza di maltrattamenti in
carcere e da parte delle forze di polizia, non trovando
idonee alla gravità dei fatti, inoltre, le pene inflitte
ai responsabili identificati e processati.
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5 giugno 1997
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Il settimanale "Panorama"
afferma, in un servizio corredato anche da documentazione
fotografica, che i militari italiani in Somalia hanno
torturato e compiuto atti di brutalità su cittadini
somali.
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8 agosto 1997
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La Commissione d’inchiesta
nominata dal governo per fare luce sulle violenze commesse
da militari italiani in Somalia, dichiara provati 3 casi
su 8 segnalati, ma esclude ogni responsabilità dei
vertici militari.
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20 marzo 1999
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A Matera, muore nel reparto
otorinolaringoiatria dell’ospedale civile Raffaele
Angelo De Palo, detto Lino, fornaio di 31 anni, che
portato in Questura per motivi futili (era accusato di
infastidire i passanti) avrebbe aggredito un ispettore di
Ps, restando gravemente ferito, secondo la versione
ufficiale, nella colluttazione che ne è seguita.
Il questore Eugenio Introcaso ha parlato di
"tragica fatalità", mentre il sostituto
procuratore della repubblica Eva Toscani ha aperto
l’inchiesta di rito. Questa si concluderà nel 2001 con
la condanna dell’ispettore di Ps Francesco Ambrosino a 5
anni e 4 mesi di reclusione, con i benefici di legge, per
omicidio preterintenzionale
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16 giugno 1999
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Il rapporto annuale di Amnesty
international denuncia torture, abusi e maltrattamenti da
parte delle autorità statali in danno di persone
arrestate in 125 dei paesi monitorati, fra i quali
l’Italia.
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20 ottobre 1999
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A Napoli, sono stati rinviati a
giudizio 20 secondini in servizio nel carcere di
Secondigliano, per fatti accaduti dal giugno del 1995 al
febbraio del 1999, per i reati di abuso di autorità,
lesioni personali, minacce a testimoni ecc.
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27 gennaio 2000
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A Roma, si svolge al Senato il
convegno internazionale su "Diritti umani e
privazione della libertà personale". E’ stato
presentato il rapporto del ‘Comitato europeo per la
prevenzione della tortura’ (Cpt), stilato dopo
l’ultima visita in penitenziari, questure e caserme dei
carabinieri in Italia, avvenuta nel 1996, che ha
evidenziato la sistematica violazione dei diritti umani di
arrestati e detenuti, sottoposti a pestaggi non
giustificati.
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3 maggio 2000
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A Sassari, vengono arrestati 82
appartenenti al corpo di polizia penitenziaria nonché la
direttrice del carcere di Sassari Cristina Di Marzio, il
provveditore regionale, Giuseppe Della Vecchia,
responsabile del reato di violenza privata a carico di 30
detenuti selvaggiamente picchiati, dopo essere stati fatti
denudare, nel corso di un trasferimento.
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17 luglio 2000
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A Milano, la Procura della
repubblica ha chiesto il rinvio a giudizio di 2 ispettori
e 4 agenti di polizia penitenziaria che, il 24 agosto
1999, avevano picchiato un detenuto sudamericano, per
essersi egli rifiutato di spogliarsi per fare le ‘flessioni’.
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22 febbraio 2001
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A Firenze la Corte d’appello
dichiara prescritto il reato di abuso d’autorità, di
cui era accusato il maresciallo della Folgore Valerio
Ercole. Il sottufficiale era stato fotografato mentre
torturava con scariche elettriche un somalo, durante
l’operazione Ibis, a Mogadiscio nel 1997.
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26 febbraio 2001
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A Pistoia cinque ragazzi, due
italiani e tre albanesi, dopo una discussione con un
buttafuori della discoteca "Panda", sono
raggiunti da due volanti della polizia e portati in
Questura, dove vengono selvaggiamente picchiati senza
nemmeno essere identificati. Fra i cinque però c’è
Marco Chiti, figlio del sottosegretario alla Presidenza
del Consiglio Vannino Chiti, e ciò consente l’apertura
di una inchiesta e la sospensione cautelare degli agenti
coinvolti.
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27 febbraio 2001
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A Fiorenzuola d’Arda (Pr) un
ispettore di polizia che sta festeggiando il carnevale ha
un breve alterco con dei buttafuori, che chiamano i
carabinieri. L’ispettore viene ammanettato e portato in
caserma, dalla quale esce col setto nasale e i denti
rotti: secondo i carabinieri è caduto.
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17 marzo 2001
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A Napoli le forze di polizia
caricano il corteo organizzato dalla rete campana "No
global" che sta pacificamente protestando contro il
Global Forum nella sua giornata conclusiva. Il bilancio
ufficiale parla di 2 arrestati, 21 denunciati ed oltre 200
feriti (compresi quelli avutisi nelle stesse forze di
polizia), diversi fra i quali vengono prelevati dagli
ospedali e condotti, insieme agli altri fermati, alla
caserma Raniero; qui, secondo le denunce presentate
successivamente, i dimostranti fermati sarebbero stati
sottoposti a sevizie.
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2 aprile 2001
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Tre carabinieri in servizio a
Ladispoli (Roma) sono indiziati di reato per omicidio in
relazione alla morte di Edine Imed Bouabid, tunisino,
avvenuta il 15 marzo dello sorso anno. I tre militi erano
già indagati per omissione di soccorso e abbandono di
incapace. Il tunisino morì per tre colpi sferrati al
cranio con un pesante corpo contundente nella corsia di
emergenza dell’autostrada Roma – Civitavecchia.
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17 aprile 2001
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Nel carcere di Potenza si uccide
impiccandosi in cella Tbini Ama, giovane detenuto
tunisino. Il 3 agosto dell’anno scorso il detenuto era
salito sul tetto del carcere per protestare contro un
pestaggio subito il giorno precedente: dall’episodio era
nata un’inchiesta che vede indagati agenti, dirigenti e
sanitari del carcere con accuse di lesioni aggravate e
falso.
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22 maggio 2001
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A Treviso, tre poliziotti accusati
di aver picchiato tre senegalesi – che avevano
documentato le lesioni loro inferte – sono assolti dal
Tribunale, il quale ammette il fatto ma ravvisa "nel
comportamento degli agenti gli estremi di un errore nella
valutazione della legittimità del proprio
comportamento".
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26 maggio 2001
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A Milano, tre secondini in servizio
nel carcere di Opera sono condannati a 4 mesi di
reclusione, con i benefici di legge, per aver aggredito,
senza plausibile ragione, due giovani extracomunitari in
viale degli Abruzzi: i tre secondini, che transitavano in
auto, si erano fermati alla vista dei due giovani, per poi
scendere dalla vettura, aggredirli e fuggire prima
dell’arrivo della polizia avvertita da un cittadino.
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30 maggio 2001
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Nel suo ultimo rapporto, Amnesty
international inserisce l’Italia fra i paesi che hanno
violato i diritti umani e chiede, tra l’altro, di
"costituire un comitato di ispettori per far luce su
ciò che avviene nelle prigioni italiane".
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6 giugno 2001
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A Roma, il gup Otello Luppachini
proscioglie, riconoscendogli la legittima difesa putativa,
l’agente di polizia Maurizio Berti, che nella notte tra
il 4 e il 5 maggio 2000, durante un inseguimento, aveva
sparato al giovane marocchino Mourat Fikri, uccidendolo.
La madre dell’ucciso denuncia che i testimoni sono stati
picchiati e intimiditi perché non raccontassero la verità
sullo svolgimento dei fatti, e che lei stessa è stata
minacciata telefonicamente perché non si costituisse
parte civile.
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19 luglio 2001
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A Milano, l’attrice Alba Parietti
denuncia che il figlio è stato selvaggiamente picchiato
da carabinieri in borghese, tanto da essere ricoverato in
ospedale con 40 giorni di prognosi e la mandibola
fratturata. Il pestaggio sarebbe accaduto dopo che il
ragazzo ed alcuni amici erano stati bloccati dai
carabinieri che cercavano gli autori di un furto.
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22 luglio 2001
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A Genova, nella notte le forze di
polizia irrompono nelle scuole che ospitano un centinaio
di manifestanti anti- G8 e la sede del Genoa social forum:
l’operazione porta a 92 arrestati, dei quali 67 feriti.
Secondo la polizia si tratta di ferite pregresse, che i
dimostranti si sono procurate negli scontri ma non riesce
a spiegare le vistose macchie di sangue sui muri, le urla
udibili dalla strada, i ricoveri in ospedale né a
superare le concordi testimonianze dei feriti. Due ragazzi
stranieri, l’inglese Mark Covell e la tedesca Lena Zulke
sono ricoverati in rianimazione, il primo per sfondamento
del torace e la seconda di un polmone.
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23 luglio 2001
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Un gruppo di 28 rom kossovari
regolarizzati, ospiti di un centro Acli a Monopoli (Bari),
raggiunge Bologna in cerca di lavoro; dopo averli ospitati
una notte, le autorità locali ne ordinano la evacuazione,
facendoli accompagnare da 50 agenti. I rom denunciano di
essere stati picchiati e manganellati dai poliziotti. La
Procura di Bologna apre un’inchiesta non a carico degli
agenti, bensì del centro Acli che aveva organizzato il
viaggio a Bologna, ipotizzando ‘abbandono di minori’.
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24 luglio 2001
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A Genova, i legali del Gsf
denunciano pestaggi e sevizie cui sarebbero stati
sottoposti numerosi arrestati nella caserma dei
carabinieri di Bolzaneto ed affermano "Abbiamo le
prove che in quella caserma ci sono state sistematiche
torture fisiche e psicologiche". Amnesty
International invita il governo italiano a rispettare i
diritti degli arrestati, diversi dei quali, stranieri non
hanno potuto prendere contatto con i diplomatici dei
rispettivi paesi e con gli avvocati. Sui fatti si assiste
a un rimbalzo di responsabilità fra la polizia e gli
agenti dei Gom (polizia carceraria). La Procura della
repubblica apre 3 inchieste. Fra i commenti della stampa
estera, si segnala il turco "Milliyet" che, in
un articolo intitolato "Mamma li turchi" rende
noto che la commissione parlamentare turca per i diritti
umani chiederà all’Italia un resoconto degli
accadimenti di Genova per verificare eventuali violazioni
dei diritti umani da parte della polizia italiana.
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2 agosto 2001
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Wilfred Embacher, avvocato difensore
di 7 donne austriache rinchiuse nel carcere di Voghera,
denuncia gli abusi commessi da agenti ai danni delle sue
assistite, affermando "Le hanno costrette a
spogliarsi, le hanno coperte di oscenità e minacciate di
violenze sessuali; le hanno costrette a tenere le porte
delle toilettes aperte ogni volta che dovevano
recarvisi". Le ragazze fanno parte di un gruppo
teatrale, "Volxtheater", fermato dai carabinieri
a 30 km. circa da Genova nei giorni degli incidenti.
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2 agosto 2001
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Il sindacato degli agenti di Ps Siap
smentisce di aver commissionato un consistente
quantitativo di magliette- ricordo del vertice G8, che
recano l’immagine di un agente armato di manganello,
ritto in piedi sul corpo di un manifestante e sovrastato
dalla scritta ‘G8 Genova luglio 2001, io c’ero’. Le
magliette circolano fra gli agenti, benché per iniziativa
personale di questi ultimi, a detta del sindacato.
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23 agosto 2001
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A Padova, un sottufficiale dei
carabinieri denuncia alla Procura militare il traffico di
bambine eritree ed etiopi, a scopi sessuali, fatto da un
centinaio di uomini delle Nazioni unite presenti nei due
paesi per vigilare sul rispetto degli accordi. Fra i
denunciati vi sono anche 2 italiani, indagati per
sfruttamento minorile. Vi saranno altre denunce, a carico
del personale Onu presente in altri paesi, accusati di
fatti analoghi.
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1 settembre 2001
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A Trieste, il Tar dispone la
riassunzione in servizio di Dario Sardo e Sandro Del Luca,
i due agenti di Ps condannati a una pena simbolica, e
radiati dalla Ps per aver violentato una ragazza
handicappata. Per un ‘errore burocratico’ ai due
saranno inoltre corrisposti gli stipendi arretrati.
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30 ottobre 2001
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A Napoli, è rimesso in libertà
Tommaso Leone, l’agente di Ps che il 20 luglio 2000
aveva ucciso con un colpo di pistola alle spalle il 17enne
Mario Castellano, solo perché non si era fermato
all’alt, viaggiando su un motorino sprovvisto di casco.
La condanna che l’agente non ha scontato era,
teoricamente, di 10 anni di reclusione.
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ottobre 2001
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A Milano, la Procura della
repubblica ha avviato 4 inchieste sul carcere di San
Vittore, fra le quali una per sevizie inflitte a un
condannato per pedofilia, una seconda per il suicidio di
un detenuto.
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3 novembre 2001
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Ad Agrigento, don Baldassarre Meli
dirigente di un centro di accoglienza, denuncia la
"marchiatura" di 45 sudanesi clandestini,
operato dalla polizia sulle braccia e le mani con la
scrittura di un numero. "Capisco- afferma il
sacerdote- che identificare i clandestini non è facile,
ma questa vicenda dei numeri sulla pelle ci fa fare un
salto indietro di mezzo secolo".
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1 febbraio 2002
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Ad un posto di blocco, un
carabiniere di Tivoli fredda Fabio Halilovich di 16 anni.
La versione dei militi è che l’auto avrebbe investito
la postazione ed un carabiniere, caduto a terra avrebbe
sparato un solo colpo, centrando il ragazzo. Un parente
dell’ucciso, secondo la testimonianza riportata dal
quotidiano ‘il manifesto’, avrebbe peraltro
testimoniato che un carabiniere, avendo subito il furto
della propria automobile, si sarebbe presentato al campo
nomadi minacciando ‘se la mia macchina non salta fuori,
ammazzo il primo zingaro che trovo’.
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10 maggio 2002
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Il tribunale del Riesame revoca gli
arresti domiciliari ordinati due settimane orsono dalla
Procura di Napoli a carico di 6 agenti e 2 funzionari di
Ps, indagati per sevizie ai fermati in occasione della
manifestazione antiglobal del 17 marzo 2000. Pochi giorni
dopo, si apprende che 3 dirigenti della questura
napoletana coinvolti nei fatti, Mario Papa, Alessandro
Marangoni e Mario Aiello, sono stati promossi dirigenti
superiori.
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