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La sospensione, per un mese, delle attività della Distilleria Bertolino
ha suscitato ingiustificati entusiasmi e ottimistiche reazioni che
andrebbero, a nostro parere ridimensionate e lette in una chiave più
realistica: ovvero è stato dato un mese di tempo alla Distilleria per
mettersi in regola e realizzare alcune prescrizioni richieste
dall’Ufficio Tecnico Comunale, tra le quali, per quel che ci risulta,
non c’è nemmeno quella di un pozzetto d’ispezione all’esterno. Non
andiamo nemmeno molto lontani dal vero se crediamo che questa sospensione
sia stata concordata tra le parti o richiesta dalla stessa titolare della
Distilleria, sulla base di quello che è un vecchio proverbio che
caratterizza un classico atteggiamento comportamentale della cultura
mafiosa siciliana: “calati iuncu nca passa la china” : ovvero il
giunco, quando il torrente è in piena, si piega e si abbassa, per poi
tornare a raddrizzarsi quando la piena è finita. Questa ci sembra la
prospettiva più probabile, ovvero che, tra un mese tutto sarà come
prima, tra fumi inquinanti e acque di scarico inquinate, se si dovesse
fermare la forza di quel torrente in piena che, in questi ultimi mesi è
stata alimentata dalle forze più attive e più decise della nostra società,
per richiedere la rivendicazione del diritto alla qualità della vita e al
rispetto dell’ambiente. Per questo occorre continuare a
mantenere alto il livello di guardia e di mobilitazione senza
facili ottimismi: se consideriamo che il poco che si è ottenuto è venuto
non tanto dagli uffici giudiziari o dagli organismi provinciali e
regionali, che avevano in mano le prove concrete per un qualsiasi
intervento a tutela del cittadino e dell’Ambiente, ma da un semplice
funzionario comunale,
abbiamo più chiaro il quadro, purtroppo solo parziale, delle
protezioni, collusioni, agganci politici e ammanicamenti vari che stanno
dietro un’azienda che può essere definita come la “multinazionale
dell’alcool” e possiamo meglio renderci conto di quanto ancora sia
lontano l’obiettivo da tutti auspicato di una sua delocalizzazione. C’è
una domanda che ci piacerebbe fare alla signora Bertolino, mettendo anche
i nostri strumenti a disposizione per una risposta: Perché, nonostante il
Comune di Partitico abbia indicato nel suo Piano Regolatore Contrada
Sant’Anna come il sito in cui avrebbe dovuto essere spostata la
Distilleria, perché, malgrado il passato Ministro Bersani abbia concesso
67 miliardi per tale spostamento, tale decisione non è stata mai presa né,
pare, si voglia prendere?
da
telejato notizie del 05/01
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