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A Carlo Giuliani,
ucciso dallo Stato
Nuova stesura
A un anno dalla morte di Carlo
Giuliani, ammazzato dalla polizia mentre manifestava la sua protesta
per l’ingiustizia sistemica, ripresentiamo il tragico elenco degli
uccisi dallo Stato - una folla di persone, spesso giovanissime come
Carlo, falciate in circostanze simili. L’elenco, purtroppo, si è
ulteriormente ampliato dalla prima stesura. Non passa mese difatti,
mentre procediamo nella cronologia storica esposta su questo sito,
senza che la nostra ricerca ci faccia imbattere in nuove vittime,
spesso sconosciute o del tutto dimenticate; così come in pesanti
maltrattamenti e sevizie praticati nelle caserme di Ps o Cc a danno
di fermati a qualunque titolo (ne presentiamo, accanto a quello
degli uccisi, un primo parziale, esemplificativo elenco) o violenti
pestaggi di manifestanti. Quando avremo ultimato l’apposizione di
parole- chiave per aiutare il lettore a districarsi nella mole di
dati, digitando "repressione armata" avrete un quadro
ancor più tremendo; la elencazione riportata di seguito smentisce
peraltro, da sé sola, l’immagine di libertà civile e democrazia
che la propaganda di Stato da quasi sessant’anni martella,
sostituendo la realtà con i propri stereotipi. Uno Stato
autoproclamatosi democratico che da sempre, in barba ai principi
enfaticamente proclamati nelle sue stesse carte, apre il fuoco su
folle di manifestanti che osano esercitarli chiedendo libertà,
lavoro, pace, diritti, giustizia; addestra i suoi agenti a reprimere
qualunque esternazione di dissenso riesca fastidiosa, pestando con
eguale ferocia uomini, donne, ragazzini, vecchietti, ammalati;
riserva trattamenti indegni di un paese civile, fino alla tortura, a
molti fra coloro che, a torto o a ragione, vengono condotti nelle
caserme o nelle carceri; copre infine ogni delitto ed ogni abuso col
silenzio e, quando non vi riesce, con la menzogna. L’unica forma
di ‘democrazia’ dimostrata dallo Stato verso i manifestanti, sta
nella ‘parità di trattamento’ che evidenzia Vincenzo
Vinciguerra nel suo ottimo commento "Sceneggiate":
uccisioni, pestaggi ed altre nequizie sono stati perpetrati nel
tempo ai danni di operai, contadini che hanno reclamato lavoro,
salario, perfino l’acqua; militanti di sinistra -ma anche di
destra, le volte che hanno arrecato fastidio allo Stato: qualche
missino, i monarchici ai tempi del referendum del 46- così come
irredentisti altoatesini, separatisti siciliani, oppositori della
globalizzazione, ragazzi dei centri sociali. E nessun funzionario di
polizia, ufficiale dell’esercito o dei carabinieri, semplice
agente o milite, ha mai riportato una condanna penale significativa,
né ha mai varcato la soglia di un carcere per aver ucciso (tantomeno
per aver pestato o torturato). Quando, dinanzi alla evidenza delle
prove, la magistratura ha dovuto suo malgrado procedere contro gli
appartenenti alle forze di sicurezza, ha pronunciato la sentenza più
iniqua, la più offensiva: eccesso colposo in legittima difesa. La
condanna: sei mesi di reclusione con tutti i benefici di legge. E lo
stesso è accaduto nei casi che questo elenco non riporta, di
uccisione di cittadini in operazioni di ordine pubblico di tipo
diverso, in virtù delle leggi speciali, dove ‘inciampamenti’,
‘errori’, ‘tragiche fatalità’ sono stati portati in
soccorso degli agenti. Sei mesi di reclusione virtuale, neanche
registrati nel certificato penale perché cancellati dalla non
menzione, in aggiunta alla condizionale eccetera, sono stati il
maggior prezzo della vita di un cittadino italiano.
La macchina di Stato e
l’informazione, dai primissimi minuti dalla morte di Carlo
Giuliani ad ora, hanno prodotto, continueranno a produrre la
retorica e le menzogne di sempre, con le modalità di sempre: la
valanga di parole sul povero carabiniere, ragazzo anche lui, che
avrebbe avuto paura dei contestatori cattivi, l’arcinota
fotografia di Carlo con in mano l’estintore (peraltro lanciato
prima dagli agenti, ma questo particolare è stato subito rimosso),
le ultime mirabolanti volute, balzi e rimbalzi del proiettile…
Sempre lo Stato si è camuffato dietro storie di agenti e proiettili
inciampati o volati in improbabili traiettorie contorsionistiche, ha
coperto con la ‘legittima difesa’ parimenti improbabili
‘poveri poliziotti’, armati fino ai denti. La verità di Stato
sarà scritta nella sentenza, come sempre, come sempre creduta da
coloro che hanno interesse a rimuovere la realtà. L’immagine
dell’arma puntata contro il ragazzo, -non in aria o alle gambe per
diradare i manifestanti, ma alla testa di Carlo, dunque per
uccidere, e le altre immagini che dimostrano l’aggressione degli
agenti, sono invece la verità reale, per chi desidera vederla
naturalmente; nulla possono avere in comune, queste due ‘verità’
così divaricanti.
Chi può credere davvero che i
ricorsi alla magistratura, accompagnati da civili, educate proteste
ed appelli alla democrazia, indurranno uno Stato siffatto ad
ammettere la verità sulla morte di Carlo Giuliani e a punirne i
responsabili? Trecento, trecentocinquanta morti ammazzati per aver
esplicitato un dissenso, insieme alle loro famiglie e ai loro amici,
sono stati sbeffeggiati dalla così detta giustizia italiana (diamo
diversi esempi nell’elenco, tratti dalle sentenze, di queste
‘verità di Stato’) e con loro i morti da legge Reale e
seguenti, le migliaia e migliaia di pestati, lesionati: non certo
per essere stati tutti maleducati nel presentare le loro istanze
allo Stato! Ma, scartata la illusoria speranza di avere giustizia
per le vie ufficiali, resta la possibilità ben più reale di
conquistare consapevolezza, per sé stessi anzitutto, e poi
diffonderla fra le persone, sopra tutto giovani, affinché in tanti
si impadroniscano di quelle memorie che il regime, la sua
informazione e le così dette opposizioni hanno fatto di tutto fa
per cancellare. Ai giovani compagni di Carlo Giuliani, quelli ancora
capaci di indignarsi e non cedere all’indifferenza, chiediamo di
assumersi in prima persona questa responsabilità, di non lasciare
sepolti nell’oblio questi caduti, che si possono e si devono
ricordare insieme alle vittime delle stragi di una odiosa e
devastante guerra politica, dei quali questo sito pure porta la
memoria. Si può ricordare Carlo, assai meglio che con inutili
appelli alle istituzioni, dedicandogli una giornata della memoria
dove ogni manifestante porti un cartello col nome di una di queste
vittime, la data e il luogo in cui sono state falciate, ed il
ricordo di coloro dei quali non ci è stato neppure dato il nome…
Ricordiamoli
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26 luglio 1943
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A La Spezia, la polizia spara sui
dimostranti uccidendo 2 operai.
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26 luglio 1943
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A Savona, nel corso di una
manifestazione antifascista dinanzi alla caserma della
milizia, la milizia portuaria apre il fuoco, uccidendo 2
donne e ferendo 7 persone.
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26 luglio 1943
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A Torino, una manifestazione
favorisce l’evasione di 300 detenuti dal carcere Le
Nuove, senza perdite. Viene però ucciso un fascista ed i
giorni successivi, in scioperi e manifestazioni, i
lavoratori torinesi avranno morti e feriti, in numero
imprecisato.
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26 luglio 1943
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A Cuneo, nel corso di una
manifestazione antifascista, gli alpini aprono il fuoco
sui dimostranti, uccidendone 1 e ferendone 2.
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26 luglio 1943
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A Milano, nel corso di scontri
seguiti allo svolgimento di alcuni comizi antifascisti, le
forze di polizia aprono il fuoco uccidendo 4 dimostranti e
ferendone 31. Rimane ucciso anche un fascista.
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26 luglio 1943
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A Faenza, le forze di polizia aprono
il fuoco su dimostranti antifascisti uccidendone 1 e
ferendone 5.
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26 luglio 1943
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A Sesto fiorentino (Firenze), la
polizia apre il fuoco sui dimostranti uccidendo un
ragazzo.
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26 luglio 1943
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A Monfalcone, per stroncare le
agitazioni operaie, le forze di polizia sparano uccidendo
un operaio e ferendone altri 3.
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27 luglio 1943
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A Sarissola di Busalla (Genova), la
polizia interviene contro gli operai in sciopero,
uccidendone uno.
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27 luglio 1943
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A Sestri Ponente (Genova), nel corso
di uno sciopero le forze di polizia aprono il fuoco
ferendo gravemente un dimostrante, che morirà il 2 agosto
successivo.
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27 luglio 1943
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A Genova, le truppe aprono il fuoco
sui cittadini che manifestano per la caduta del regime
uccidendone tre.
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27 luglio 1943
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A Massalombarda, in scontri tra
fascisti e militari, perdono la vita 4 persone e 11
rimangono ferite.
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27 luglio 1943
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A Milano, l'esercito spara sui
manifestanti, in via Carlo Alberto, provocando 2 morti e
20 feriti. Sempre a Milano, il carcere di San Vittore
entra in rivolta a seguito dell’ammutinamento dei
detenuti politici, provocando l’intervento della 7°
Fanteria che fa uso delle armi, uccidendo un detenuto e
ferendone 14.
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27 luglio 1943
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A Lullio (Bergamo), scontri tra
dimostranti antifascisti e forze di polizia si concludono
con un manifestante ucciso.
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27 luglio 1943
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A Bologna, per stroncare una
manifestazione operaia intervengono reparti
dell’esercito e forze di polizia, che aprono il fuoco
uccidendo un dimostrante e ferendone altri 3.
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28 luglio 1943
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A Reggio Emilia, un reparto militare
apre il fuoco sugli operai delle Officine Reggiane che
intendono sfilare in corteo per le vie della città,
chiedendo la pace. Muoiono Antonio Artioli, Vincenzo
Belocchi, Eugenio Fava, Nello Ferretti, Armando Grisenti,
Gino Menozzi, Osvaldo Notari, Domenica Secchi e Angelo
Tanzi. Altre 42 persone restano ferite.
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28 luglio 1943
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A Bari, in piazza Roma un reparto
militare apre il fuoco su un corteo guidato da Luigi De
Secly, liberale, e Fabrizio Canfora, azionista, che si
dirige verso il carcere cittadino per chiedere la
liberazione dei detenuti politici. Il bilancio è di 19
morti e 36 feriti (secondo altra fonte, 60 feriti).
Muoiono Fausto Buono, Gaetano Civera, Francesco De
Gerolamo, Giuseppe Di Tulli, Graziano Fiore, Nunzio Fiore,
Michele Genchi, Vittorio Giove, Giuseppe Gurrado, Paolo
Ladisa, Michele La Ghezza, Angelo Lo Vecchio, Giovanni
Nicassio, Tommaso Piemontese, Giuseppe Potente, Gennaro
Selvaggi, Francesco Sgrana, Francesco Tanzarella, Vincenzo
Tropete.
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28 luglio 1943
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A Torino, l'esercito apre il fuoco
come il giorno precedente sui dimostranti contro la
guerra, provocando altri morti e feriti.
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28 luglio 1943
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A Milano, nel corso di scontri tra
dimostranti antifascisti e forze di polizia, queste ultime
aprono il fuoco, uccidendo tre manifestanti e ferendone
altri 28. Una rivolta di detenuti politici a San Vittore,
appoggiata dall'esterno, è stroncata dall'esercito con
l'impiego di mezzi corazzati e di un battaglione di
fanteria. Imprecisato il numero dei morti e dei feriti,
mentre 4 detenuti vengono fucilati dopo un processo
sommario.
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28 luglio 1943
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A Canegrate (Milano), nel corso di
una manifestazione si arriva allo scontro, e la polizia
apre il fuoco uccidendo un dimostrante.
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28 luglio 1943
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A Desio (Milano), le forze di
polizia uccidono un manifestante nel corso di
dimostrazioni contro la guerra.
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28 luglio 1943
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A Urgnano (Milano), una
manifestazione è repressa dalla polizia che uccide un
dimostrante e ne ferisce un altro.
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28 luglio 1943
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A Roma, nel carcere di Regina Coeli,
esplode una rivolta capeggiata da detenuti politici.
L'intervento delle forze militari e di polizia provoca 5
morti e decine di feriti.
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28 luglio 1943
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A Pozzuoli (Napoli), si arriva allo
scontro tra cittadini e forze di polizia: queste ultime
sparano uccidendone uno e ferendone 2.
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28 luglio 1943
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A Sestri Ponente (Genova),
proseguono manifestazioni operaie e scontri: la polizia
spara uccidendo un operaio e ferendone altri.
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28 luglio 1943
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A Genova, nel corso di uno sciopero
generale si arriva a scontri, le forze di polizia aprono
il fuoco, uccidendo tre dimostranti e ferendone molti
altri.
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28 luglio 1943
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A Sesto fiorentino, nel corso di
scontri, la polizia uccide un ragazzo. Viene uccisa una
seconda persona durante il coprifuoco.
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28 luglio 1943
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A Bologna, nel corso di una
manifestazione operaia, la polizia apre il fuoco uccidendo
un dimostrante.
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28 luglio 1943
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A Budrione (Modena), un uomo viene
ucciso durante il coprifuoco.
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29 luglio 1943
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A Milano, nel corso dello sciopero
generale, le forze militari e di polizia aprono il fuoco,
uccidendo 3 dimostranti e ferendone altri 4.
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29 luglio 1943
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A La Spezia, nel corso di una
manifestazione operaia, la polizia apre il fuoco uccidendo
2 dimostranti e ferendone altri 11
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29 luglio 1943
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A Sesto fiorentino, proseguono gli
scontri tra dimostranti e forze di polizia che, ancora una
volta, aprono il fuoco uccidendone uno.
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29 luglio 1943
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A Colle Val d’Elsa (Siena), una
manifestazione popolare viene repressa dalle forze di
polizia, che sparano uccidendo un dimostrante e ferendone
altri 11.
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29 luglio 1943
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A Rieti, nel corso di una
manifestazione, la polizia apre il fuoco uccidendo 2
dimostranti.
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29 luglio 1943
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A Torino, viene ucciso un uomo
durante il coprifuoco.
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29 luglio 1943
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A Rufina (Firenze), 2 uomini vengono
uccisi durante il coprifuoco.
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30 luglio 1943
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A Milano, prosegue lo sciopero
generale e si arriva a nuovi scontri nel corso dei quali
le forze militari e di polizia uccidono 5 dimostranti e ne
feriscono 3.
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30 luglio 1943
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A Sassuolo (Modena), un uomo viene
ucciso durante il coprifuoco.
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1 agosto 1943
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A San Giovanni di Vigo di Fassa
(Trento), nel corso di una manifestazione, la polizia apre
il fuoco uccidendo un dimostrante e ferendone un secondo.
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1 agosto 1943
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A Imperia, un uomo è ucciso durante
il coprifuoco.
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1 agosto 1943
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A Milano, un uomo è ucciso durante
il coprifuoco.
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3 agosto 1943
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A Napoli, nel corso di una
manifestazione, la polizia apre il fuoco uccidendo un
dimostrante e ferendone 2.
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5 agosto 1943
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A Laveno Mombello (Varese), un uomo
viene ucciso durante il coprifuoco.
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8 agosto 1943
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A Castelnuovo di Traù (Spalato), un
uomo viene ucciso durante il coprifuoco.
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13 agosto 1943
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A Milano, nel corso di una
dimostrazione, le forze di polizia sparano uccidendo 2
dimostranti e ferendone 7.
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17 agosto 1943
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A Torino, l'esercito spara sugli
operai che tentano di uscire dalla fabbrica della Fiat -
Grandi motori, provocando 2 morti e 7 feriti. La città
risponde con lo sciopero generale. All’ordine di sparare
sui lavoratori, impartito dal gen. Adami Rossi, gli alpini
rifiutano.
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24 settembre 1943
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A Palma di Montechiaro (Agrigento),
per stroncare la manifestazione della popolazione contro
il richiamo alle armi, reparti militari aprono il fuoco
uccidendo un uomo e una donna.
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18 dicembre 1943
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A Montesano (Salerno), nel corso di
una rivolta durata 2 giorni, la popolazione occupa gli
uffici pubblici distruggendo i documenti riguardanti le
tasse e il razionamento, cercando anche di impadronirsi
delle armi custodite nella caserma dei carabinieri. La
rivolta avvenuta "su probabile istigazione di
elementi comunisti", scrivono i carabinieri nel loro
rapporto, si conclude con un bilancio di 8 morti, 10
feriti e 55 arrestati.
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13 gennaio 1944
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A Montefalcone Sannio e a
Torremaggiore (Foggia), si verificano rivolte contadine
che vengono represse con estrema violenza da reparti
dell’esercito e della polizia che fanno uso delle armi
da fuoco, provocando un numero indeterminato di morti e
feriti.
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29 marzo 1944
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A Partinico (Palermo), nel corso di
una manifestazione contro il carovita e gli accaparratori
di grano, un sottufficiale dei carabinieri uccide Lorenzo
Pupillo, minorenne. Negli scontri muore anche il
maresciallo dei carabinieri Benedetto Scaglione.
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21 aprile 1944
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A Roma, la polizia apre il fuoco
contro le donne che manifestano per la mancanza di cibo,
uccidendo Caterina Martinelli.
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27 maggio 1944
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A Regalbuto (Enna), nel corso di un
raduno separatista al quale partecipano Andrea Finocchiaro
Aprile, Luigi La Rosa, Santi Rindone, Bruno di Belmonte,
Guglielmo Carcaci, Concetto Gallo, Concetto Battiato e
Isidoro Piazza, si verificano gravi incidenti nel corso
dei quali perde la vita, sotto il fuoco dei carabinieri,
il segretario della locale federazione del Pci Santi
Milisenna. Altre 2 persone rimangono gravemente ferite.
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28 maggio 1944
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A Licata (Agrigento), polizia e
carabinieri sparano sulla folla che protesta per il
ritorno all'ufficio di collocamento del dirigente
fascista, provocando 3 morti, 18 feriti e procedendo
all’arresto di altri 120 dimostranti.
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15 ottobre 1944
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Una manifestazione di contadini ad
Ortucchio (L'Aquila), diretta ad occupare terre incolte
(fra le quali un appezzamento del principe Torlonia), è
stroncata da carabinieri e guardie campestri che aprono il
fuoco, provocando 2 morti (fra i quali Domenico Spera,
militante Pci), 4 feriti gravi e molti altri più
lievemente.
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19 ottobre 1944
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A Palermo, un plotone di fanteria
del 139° Rgt della divisione Sabauda apre il fuoco sulla
folla che dimostra, pacificamente, per il pane. 23 morti e
158 feriti sono il bilancio della strage. Rimangono
uccisi: Giuseppe Balistreri, Vincenzo Cacciatore, Domenico
Cordone, Rosario Corsaro, Michele Damiano, Natale D’Atria,
Giuseppe Ferrante, Vincenzo Galatà, Carmelo Gandolfo,
Francesco Giannotta, Salvatore Grifati, Eugenio Lanzarone,
Gioacchino La Spisa, Rosario Lo Verde, Giuseppe Maligno,
Erasmo Midolo, Andrea Olivieri, Salvatore Orlando,
Cristina Parrinello, Anna Pecoraro, Vincenzo Puccio,
Giacomo Venturelli, Aldo Volpes.
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20 ottobre 1944
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Sulla stampa appare un comunicato
del governo sul massacro avvenuto a Palermo il giorno
precedente: "In occasione di una dimostrazione
diretta ad ottenere miglioramenti di carattere economico,
compiuta ieri a Palermo da impiegati delle banche e
dell’esattoria, gruppi estranei, sobillati da elementi
non ancora chiaramente individuati, prendevano
l’iniziativa per inscenare una manifestazioni sediziosa.
Davanti alla sede dell’Alto Commissariato venivano
esplosi colpi d’arma da fuoco contro reparti
dell’Esercito, che erano così costretti a reagire. Si
deplorano 16 morti e 104 feriti. L’ordine pubblico è
stato ristabilito. Il Comitato provinciale di liberazione
nazionale si è subito riunito ed ha dichiarato di
mettersi a disposizione dell’Autorità governativa
locale per la ricerca dei responsabili della
manifestazione sediziosa".
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ottobre 1944
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A Licata (Agrigento), nel corso di
una manifestazione di contadini, i carabinieri aprono il
fuoco uccidendone due, ferendone 19 e provvedendo a
denunciarne altri 80.
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6 novembre 1944
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A Roma, un agente di Ps uccide con
un colpo di pistola Giorgio Misiti, mentre tracciava
scritte anti monarchiche sui muri.
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14-15 dicembre 1944
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A Catania, una folla tumultuante
manifesta contro il richiamo alle armi devastando il
Municipio, la sede del Banco di Sicilia dove sono ubicati
gli uffici dell’esattoria comunale, e recandosi dinanzi
alla sede del Distretto militare, dal cui interno i
militari esplodono colpi di arma da fuoco che uccidono il
giovane Antonio Spampinato. Sono tratti in arresto 53
manifestanti, fra i quali gli studenti separatisti Egidio
Di Mauro, Salvatore Padova da Ispica, Giuseppe La Spina;
fra coloro che risultano denunciati a piede libero vi sono
Concetto Gallo, i fratelli Gullotta, Michele Guzzardi,
Giuseppe Galli, Isidoro Avola, Guglielmo Paternò
Castello.
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17 dicembre 1944
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A Pedara, nella mattinata vengono
lanciate 5 bombe a mano in due piazze del paese, per
protesta contro il richiamo alle armi dei giovani. A
Vizzini, nel pomeriggio, i carabinieri aprono il fuoco
contro i dimostranti intenti ad incendiare la sede del
Municipio, uccidendone 2.
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4 gennaio 1945
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A Ragusa, l’esercito spara sulla
folla che tenta di bloccare un camion che trasportava
giovani verso il fronte, ferendo gravemente un ragazzo e
uccidendo il sacrestano della chiesa di san Giovanni, con
una bomba a mano che gli stacca la testa. La rivolta dei
‘non si parte’, lungi dal sedarsi, si inasprisce.
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5-6 gennaio 1945
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A Ragusa, i rivoltosi si
impadroniscono di alcuni quartieri, elevando barricate ed
iniziano la resistenza armata. La rivolta è guidata da
militanti socialisti e soprattutto comunisti, ignari delle
posizioni del partito che ha stigmatizzato la rivolta come
"rigurgito fascista". La vendetta
dell’esercito sarà spietata. Le cifre ufficiali danno
18 morti e 24 feriti tra carabinieri e soldati, e 19 morti
e 63 feriti fra gli insorti nella sola Ragusa e provincia,
ma diverse fonti le ritengono cifre sottostimate.
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11 gennaio 1945
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A Naro, si acutizza la rivolta
contro la chiamata dei giovani alla leva. Il bilancio
della repressione sarà di 5 morti, 12 feriti e 53
arrestati.
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12 gennaio 1945
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A Licata, si verificano disordini
contro la chiamata alla leva, nel corso dei quali viene
ucciso un manifestante.
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18 gennaio 1945
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A Roma, ingenti forze di polizia e
dell'esercito rastrellano le borgate Gordiani e
Quarticciolo, procedendo all'arresto di centinaia di
militanti Pci e di renitenti alla leva. Un sottufficiale
dei carabinieri uccide, nei locali in cui veniva
trattenuto in stato d'arresto, Arduino Fiorenza,
comunista.
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21 gennaio 1945
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A Cagliari, si verificano violenti
incidenti fra le forze di polizia e gli studenti che
manifestano contro il richiamo alle armi. Un agente di Ps
muore a seguito del lancio di una bomba a mano da parte
dei manifestanti, mentre numerosi fra questi ultimi
vengono feriti dai colpi di arma da fuoco sparati dagli
agenti. La città è infine presidiata dall’esercito.
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7 marzo 1945
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A Roma, nel corso di una
manifestazione organizzata dal Pci per protestare contro
la fuga del generale Roatta dall'ospedale militare del
Celio e chiedere l’inasprimento delle sanzioni epurative
contro i fascisti, si arriva allo scontro e alla morte,
davanti al Quirinale, di un manifestante, Giuseppe Lasagna
Mancini, per la esplosione anticipata di una bomba.
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11 marzo 1945
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A Palermo, la folla assalta gli
uffici delle imposte e la sede dell’ispettorato dei dazi
e consumi, dirigendosi poi verso la prefettura. Negli
scontri che ne seguono con le forze di polizia, rimangono
uccisi un commissario di Ps ed un giovane operaio.
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2 maggio 1945
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A Gravina di Puglia (Bari), si
arriva a scontri fra la popolazione e la polizia.
Appartenenti alle forze di polizia uccidono Vincenzo
Lobaccaro, bracciante, omonimo di un ex confinato
antifascista e scambiato per quest’ultimo.
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1 luglio 1945
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A Minervino Murge (Bari), in
incidenti fra militanti comunisti e carabinieri, con uso
di armi da fuoco da entrambi i lati, rimane ucciso un
dimostrante
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2 luglio 1945
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A Minervino Murge (Bari), i
carabinieri assediati nella loro caserma aprono il fuoco,
nel tentativo di aprirsi un varco, contro la popolazione
che circonda lo stabile, uccidendo un manifestante.
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11 settembre 1945
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A Piazza Armerina (Enna), nel corso
di uno scontro con dimostranti, un carabiniere uccide il
militante socialista Giovanni Pivetti.
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25 settembre 1945
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A Lecce, nel corso di una
manifestazione di operai edili dinanzi alla Prefettura, si
arriva allo scontro e i carabinieri sparano, uccidendo
Francesco Schifa, Oronzo Zingarelli e Nicola Favatano e
ferendo un numero imprecisato di altri dimostranti.
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2 ottobre 1945
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A Piazza Armerina (Enna), le forze
di polizia caricano e procedono a numerosi arresti fra i
contadini e i lavoratori che da 2 giorni manifestano
contro il carovita e la mancanza di lavoro; la carica
provocano un morto e diversi feriti.
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30 novembre 1945
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A Molfetta (Bari), una
manifestazione di ‘frantoiani’ è duramente repressa
dall’intervento delle forze di polizia. Anche a
Bisceglie, Corato, Bitonto, tutti in provincia di Bari, si
sono susseguite in queste settimane manifestazioni per
richiedere lavoro e più umane condizioni di vita,
represse dalle forze di polizia con l’uso di armi da
fuoco che provocano numerosi feriti e morti.
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dicembre 1945
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A San Severo, San Marco in Lamis,
Torremaggiore, Martinafranca, tutti in provincia di Foggia
e ad Ostuni (Bari), manifestazioni contadine vengono
soffocate dalle forze di polizia che, in diverse
circostanze, uccidono tre contadini e ne feriscono altri
2.
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5-6 marzo 1946
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A Andria (Bari), una manifestazione
di disoccupati si trasforma in una vera e propria
insurrezione. Le forze di polizia sparano uccidendo 4
dimostranti e ferendone un centinaio, ma infine vengono
disarmate e tenute in ostaggio. Il giorno successivo, 6
marzo, per l’intervento di rinforzi, le forze di polizia
uccidono altri 3 dimostranti. Muoiono anche 1 appuntato
dei carabinieri e 2 militi. L'insurrezione avrà termine
la sera del 6 per l’arrivo di preponderanti forze
militari e di polizia. Racconterà nelle sue memorie il
ministro degli Interni, Romita "Voglio i
responsabili, tutti, nessuno escluso, dissi: nel volgere
di poche ore furono fermate centinaia di persone…".
La rivolta viene condannata dal segretario Cgil Di
Vittorio, che invita i rivoltosi a rientrare
nell’ordine. Andria è l’episodio culminante di una
lotta pre-insurrezionale che serpeggia in centinaia di
località in tutta la Puglia: da Bari a Foggia, da Lecce a
Ceglie, da Spinazzola a Bisceglie, con decine di morti e
centinaia di feriti.
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12 marzo 1946
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A Palermo, disoccupati e reduci di
guerra tentano di assaltare la Prefettura per protestare
per la mancanza di lavoro. Le forze di polizia aprono il
fuoco, uccidendo Giuseppe Maltesi e un altro dimostrante e
ferendo 30 persone. Negli scontri muore anche il
commissario di Ps Calderone.
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21 marzo 1946
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A Messina, nel corso di una
manifestazione di protesta contro la disoccupazione e
l’assenteismo del governo, le forze di polizia sparano
uccidendo il soldato di leva Salvatore Caramanna ed un
bambino, e ferendo altri 24 dimostranti.
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30 marzo 1946
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A Foggia, reduci e disoccupati
assaltano il treno Bologna-Bari asportando generi
alimentari, dopo aver danneggiato gli uffici annonari,
quelli delle tasse ed il consorzio agrario. Le forze di
polizia sparano, uccidendo un dimostrante e ferendone 18.
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3 aprile 1946
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A Molfetta (Bari), manifestanti
attaccano il Municipio, saccheggiano magazzini e alcuni
pastifici. La polizia interviene facendo uso delle armi da
fuoco ed uccidendo 3 dimostranti.
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4 aprile 1946
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A Cerignola (Foggia), la polizia
reprime una manifestazione di contadini, facendo uso delle
armi da fuoco e provocando la morte di 2 dimostranti.
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20-25 aprile 1946
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A Milano, esplode la rivolta dei
detenuti di San Vittore nel quale sono rinchiusi sia
fascisti che partigiani, che viene domata solo con
l’intervento dell’esercito e di reparti alleati, con
un bilancio di 5 morti e circa 200 feriti.
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aprile 1946
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A Scrutto di San Leonardo, un
soldato americano uccide con un raffica di mitra l’ex
partigiano Ivo Primosig, mentre issava su un palo una
bandiera jugoslava.
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6 giugno 1946
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A Napoli, una folla di monarchici
tenta di assaltare la caserma dei carabinieri di
Capodimonte per impadronirsi delle armi. Nel corso degli
scontri, gli agenti uccidono con una raffica di mitra,
Carlo Russo: aveva solo 14 anni. Per effetto
dell’esplosione di una bomba, muore Ciro Martino e altre
6 persone rimangono ferite.
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8 giugno 1946
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A Napoli, nel corso di ulteriori
scontri, la polizia uccide Gaetano D’Alessandro di 16
anni, che manifestava a favore della monarchia.
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12 giugno 1946
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A Napoli, una folla di monarchici si
accalca dinanzi la federazione del Pci in via Medina, dopo
che dall’interno della sede avevano sparato contro Mario
Fioretti, che tentava di togliere la bandiera rossa,
uccidendolo. La polizia spara a sua volta contro i
dimostranti, uccidendo Michele Pappalardo, Felice Chirico,
Guido Beninanto, Vincenzo di Guida, Francesco d’Azzo e
Ida Cavalieri. Giorgio Amendola, presente all’interno
della federazione, viene arrestato dagli alleati e poi
rilasciato a seguito dell’intervento della Questura.
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5-6 agosto 1946
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A Caccamo (Palermo), a causa della
requisizione del grano esplode il risentimento dei
contadini affrontati, armi alla mano, dalle forze di
polizia. Il bilancio degli scontri che ne seguono è di 18
morti e un centinaio di feriti fra i contadini, e di 4
morti e 15 feriti fra le forze di polizia.
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17 settembre 1946
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Nelle Puglie e in Calabria, i
contadini occupano 75.000 ettari di terre, in 72 comuni.
Alcide De Gasperi ordina di "procedere energicamente
a carico dei responsabili di occupazioni arbitrarie".
E così sarà, le forze di polizia spareranno
implacabilmente, provocando morti e feriti.
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30 settembre 1946
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A Crotone, una manifestazione di
protesta degli operai Montecatini è stroncata
dall’intervento della polizia che apre il fuoco ferendo
gravemente 3 giovani, uno dei quali morirà poco dopo in
ospedale.
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9 ottobre 1946
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A Roma, nel corso della
manifestazione indetta dagli operai del Genio civile,
dinanzi al Viminale si arriva allo scontro. L’intervento
di reparti di cavalleria e di ulteriori rinforzi di
polizia evita la invasione del palazzo e, mentre gli
operai si ritirano, viene aperto il fuoco contro di loro.
Il bilancio finale è di 3 operai uccisi (Enrico
Costantini, Giuseppe Grossetti, Adolfo Scurti), 82 feriti
tra i dimostranti e 59 tra le forze di polizia.
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19 ottobre 1946
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A Roma, una folla di disoccupati
tenta l’assalto al palazzo del Viminale, sede della
presidenza del Consiglio e del ministero dell’Interno.
Negli incidenti con la polizia, si registrano un morto ed
un centinaio di feriti.
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27 dicembre 1946
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A Bari, ad una manifestazione contro
la disoccupazione seguono scontri, nel corso dei quali le
forze di polizia aprono il fuoco uccidendo lo studente
universitario Domenico Liaci ed un operaio. Altri 25
dimostranti rimangono feriti insieme a 6 agenti.
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20 febbraio 1947
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A Taranto, inizia il processo a
carico del sottotenente Calogero Lo Sardo, di 3
sottufficiali e 17 soldati ritenuti responsabili della
strage di Palermo del 19 ottobre 1944, quando aprirono il
fuoco sulla folla che manifestava pacificamente, uccidendo
26 persone e ferendone altre 158.
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22 febbraio 1947
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Il Tribunale militare di Taranto
proscioglie, dopo 3 giorni di processo, il sottotenente Lo
Sardo, 3 sottufficiali e 17 soldati responsabili della
strage di Palermo del 19 ottobre 1944, per sopravvenuta
amnistia.
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7 marzo 1947
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A Messina, nel corso di uno sciopero
generale contro il carovita e per aumenti salariali, i
carabinieri caricano e uccidono gli operai comunisti
Biagio Pellegrino e Giuseppe Maiorana e feriti altri 3
dimostranti.
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marzo 1947
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Ad Andria (Bari), la polizia carica
una manifestazione per il lavoro, provocando morti e
feriti.
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12 aprile 1947
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A Petilia Policastro (Catanzaro),
nel corso di una manifestazione di protesta, la polizia
spara uccidendo Francesco Mascaro e Isabella Carvelli, e
ferendo molti altri manifestanti.
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22 aprile 1947
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A Roma, una dimostrazione di
protesta contro le precarie condizioni di vita è repressa
dalla polizia con l’uso di armi da fuoco, che provocano
un numero imprecisato di vittime.
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29 aprile 1947
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A Potenza, una manifestazione
contadina per il lavoro viene stroncata dalla polizia che,
quando la folla tenta di occupare la prefettura, apre il
fuoco uccidendo uno studente liceale e ferendo altri 14
dimostranti.
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31 maggio 1947
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Il colonnello D’Ambrosio che, come
Pm militare, aveva impugnato la sentenza del Tribunale
militare di Taranto che proscioglieva per amnistia i
responsabili della strage del 19 ottobre 1944, rinuncia al
ricorso senza alcuna motivazione. Il 4 giugno, la sentenza
passa in giudicato.
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7 giugno 1947
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A Messina, durante una
manifestazione contro la disoccupazione, i carabinieri
aprono il fuoco uccidendo Ludovico Maiorana, Antonio
Pellegrini e Carlo Rocco.
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4-5 agosto 1947
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A Caccamo (Palermo), si verificano
violenti scontri fra la popolazione e le forze
dell’ordine, in seguito alla requisizione del grano: 12
braccianti e 4 militi restano uccisi.
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15 novembre 1947
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A Cerignola (Foggia), nel corso di
una manifestazione contadina, la polizia apre il fuoco
uccidendo Domenico Angelini e Onofrio Perrone. Per
reazione, i dimostranti danneggiano il palazzo di un
agrario e le sedi di alcuni partiti. Anche 2 agenti di Ps
rimangono uccisi negli scontri. 114 lavoratori vengono
incriminati.
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18 novembre 1947
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A Corato (Bari), nel corso di uno
sciopero generale la polizia apre il fuoco contro i
contadini uccidendo Diego Masciavè, sindacalista Cgil, il
bracciante Pietrino Neri e la contadina Anna Raimondi.
Altri 10 manifestanti rimangono feriti. A Trani, nel corso
del medesimo sciopero generale, la polizia carica ferendo
gravemente due dimostranti. A Bisceglie (Lecce), la
polizia apre il fuoco su una folla di disoccupati che
chiedono lavoro.
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20 novembre 1947
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A Campisalentino (Lecce) nel corso
di una manifestazione di contadini che contrappone crumiri
e scioperanti, i carabinieri sparano contro questi ultimi,
uccidendo Antonio Augusti e Santo Niccoli e ferendo altri
7 dimostranti.
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25 novembre 1947
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A Bisignano (Caserta), nel corso di
una manifestazione ostile dinanzi alla sede dell’Uomo
qualunque, la polizia apre il fuoco sui dimostranti
uccidendo l’operaio Rosmundo Mari, e ferendone numerosi
altri.
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5 dicembre 1947
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Ad Agrigento, una manifestazione di
disoccupati è repressa dalla Celere con l'uso di armi da
fuoco. Viene ucciso un dimostrante e feriti gravemente 3
donne e un bambino.
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5 dicembre 1947
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A Roma, nel corso di uno sciopero
degli edili le forze di polizia aprono il fuoco, nel
quartiere di Primavalle, sui manifestanti, uccidendo
l’operaio Giuseppe Tanas e ferendone altri 2.
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21 dicembre 1947
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A Canicattì, nel corso di uno
sciopero i carabinieri, intervenuti a proteggere la sede
dell’Uomo qualunque, aprono il fuoco uccidendo Giuseppe
Amato, Salvatore Lauria e Giuseppe Lupo, ferendo
gravemente 9 persone e lievemente altre 11.
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8 febbraio 1948
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A Cerignola (Foggia), la polizia
spara nel corso di una manifestazione di militanti di
sinistra uccidendone 5.
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30 marzo 1948
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A Pantelleria, una manifestazione
contro l’iniquità delle sanzioni fiscali è repressa
dalle forze di polizia con l’uso di armi da fuoco che
provocano la morte di Antonio Valenza, Giuseppe Pavia e
Michele Salerno.
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13 aprile 1948
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Ad Andria (Bari), nel corso di uno
sciopero agricolo represso dalle forze di polizia, viene
ucciso a colpi di moschetto il bracciante Riccardo Suriano,
rimasto isolato dai suoi compagni perché stordito dai gas
lacrimogeni.
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20 maggio 1948
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A Trecenta (Ro), nel corso dello
sciopero indetto dai braccianti nell’azienda dei conti
Spoletti, i carabinieri intervengono arrestando il
contadino Bruno Barberini, per poi aprire il fuoco contro
la massa di braccianti in attesa nella piazza del paese,
uccidendo Evelino Tosarello, comunista, e ferendo
gravemente Vanilio Pagaini e Silvio Berterelli.
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4 giugno 1948
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A Spino d’Adda (Cremona), nel
corso di una manifestazione di braccianti contro gli
agrari, i carabinieri aprono il fuoco uccidendo il
contadino Luigi Venturini.
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2 luglio 1948
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A San Martino in Rio (Re), nel corso
dello sciopero, i carabinieri intervenuti in forza per
reprimerlo uccidono il contadino Sante Mussini,
schiacciato da una autoblinda.
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14 luglio 1948
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A Roma, una folla straboccante
invade piazza Esedra e piazza Colonna per protestare
contro l’attentato a Palmiro Togliatti. Scontri si
accendono in diverse zone della città, nel corso dei
quali le forze di polizia uccidono l’operaio edile
Filippo Ghionna e un secondo manifestante, mentre 30
risultano i feriti di entrambi i lati e 160 gli arrestati.
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14 luglio 1948
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A Napoli, nel corso di un comizio a
piazza Dante di protesta contro l’attentato a Togliatti,
la polizia carica senza preavviso i partecipanti,
ferendone 20 e uccidendo lo studente Giovanni Quinto e
l'operaio Angelo Fischietti.
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14 luglio 1948
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A Taranto, nel corso dello sciopero
dei cantieri navali e delle officine per protesta contro
l’attentato a Togliatti, le forze di polizia caricano i
manifestanti dinanzi alla sede della Camera del lavoro,
uccidendo l’operaio Angelo Gavartara e ferendo altri 4
manifestanti. Rimane gravemente ferito l’agente di Ps
Giovanni D’Oria, che morirà qualche giorno più tardi
in ospedale.
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14 luglio 1948
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A Livorno si ingaggia una vera
battaglia di strada; i dimostranti svaligiano negozi di
armi e disarmano pattuglie di agenti di Ps. Nel corso
degli scontri che ne seguono, viene ucciso un operaio ed
altri 18 dimostranti sono feriti. Viene ucciso anche l’
agente di Ps Giorgio Lanzi, e altri 4 rimangono feriti.
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14-15 luglio 1948
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A Genova, esplode la rivolta operaia
per l’attentato contro Palmiro Togliatti. Migliaia di
manifestanti affluiscono in piazza De Ferrari, poi viene
attaccata la caserma della polizia a ponte Spinola, presa
ed incendiata una camionetta della polizia e presi in
ostaggio 6 celerini, devastata la sede del Msi in via XX
settembre, dove i manifestanti bloccano 5 autoblinde della
polizia, saltando sulle torrette e disarmando gli
occupanti. Tutte le fabbriche sono ferme e un comizio alle
17 vede la partecipazione di 100.000 lavoratori; mentre in
tutta la città accadono episodi di fraternizzazione fra
operai e soldati. Sorgono barricate, difese da
mitragliatrici, radio e giornali passano sotto il
controllo della Camera del lavoro. La rivolta si estende a
Sestri ponente, Bolzaneto, Chiavari, Nervi. Alle 13 del 15
luglio il prefetto dichiara lo stato d’assedio e viene
scatenata una repressione durissima, mentre i dirigenti di
Pci, Psi e Cdl invitano i dimostranti a desistere. La
polizia fa uso massiccio di armi da fuoco che uccidono,
nel primo giorno della rivolta, Biagio Stefano e Mariano
d’Amori e, il giorno seguente, Angiolina Alice Roba,
mentre 43 sono i manifestanti feriti.
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15 luglio 1948
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A Bologna, nel corso della
manifestazione di protesta per l’attentato a Togliatti,
la Celere apre il fuoco uccidendo un operaio e ferendone
gravemente altri 11.
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15 luglio 1948
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A Porto Marghera (Venezia), i
manifestanti comunisti provvedono a disarmare agenti di Ps
e carabinieri, ma in uno scontro a fuoco la polizia uccide
l’operaio Cesare Pietro e ne ferisce un secondo.
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15 luglio 1948
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A Gravina di Puglia (Bari), i
manifestanti invadono il pastificio Divella e nel
successivo intervento le forze di polizia uccidono a colpi
di moschetto il bracciante comunista Michele d’Elia.
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16 luglio 1948
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Il ministro degli Interni Mario
Scelba comunica il bilancio ufficiale degli incidenti
seguiti all’attentato contro Palmiro Togliatti: 7 morti
e 120 feriti tra le forze di polizia; 7 morti e 86 feriti
tra i cittadini.
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19 luglio 1948
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A Siena, nel corso dei funerali dei
2 rappresentanti delle forze di polizia rimasti uccisi a
Abbadia San Salvatore il 15 luglio, la polizia invade la
sede della Confederterra e uccide il capo lega di
Torrenieri Severino Meattini, malmenando i presenti e
arrestando il segretario.
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24 luglio 1948
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A Gravina di Puglia (Bari), nel
corso di una manifestazione di braccianti le forze di
polizia, intervenute con l’abituale violenza, uccidono
l’attivista sindacale Luigi Schiavino e, sempre negli
stessi giorni, il bracciante Bonifacio Loglisci.
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12 ottobre 1948
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A Tricarico (Matera), la polizia
apre il fuoco sui partecipanti ad una manifestazione di
sinistra, uccidendone 3.
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15 ottobre 1948
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A Dairago di Arconate (Mi), nel
corso di una manifestazione, le forze di polizia aprono il
fuoco uccidendo Pietro Paganini, presidente dell’Anpi di
Dairago.
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16 ottobre 1948
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A Pistoia, nel corso di una
manifestazione degli operai della san Giorgio e della Smi
in lotta contro la smobilitazione, le forze di polizia
sparano uccidendo l’operaio Ugo Schiano e ferendone
altri 3.
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24 novembre 1948
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A Bondeno (Ferrara), nel corso di
una manifestazione per richiedere la gestione diretta del
collocamento al lavoro, le forze di polizia aprono il
fuoco uccidendo il contadino Fernando Ercolei e ferendone
altri 10.
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17 febbraio 1949
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A Isola Liri (Frosinone), nel corso
di una manifestazione di protesta organizzata da operai in
sciopero, i carabinieri aprono il fuoco provocando il
ferimento di 35 dimostranti, dei quali 7 in gravi
condizioni, e la morte dell’operaio Tommaso Diafrate,
travolto da un automezzo dei militi.
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17 marzo 1949
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A Terni, nel corso di una
manifestazione di protesta contro il Patto atlantico, le
forze di polizia sparano uccidendo l’operaio delle
Acciaierie Luigi Trastulli e ferendone altri 12.
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4 aprile 1949
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A Mazara del Vallo (Trapani), viene
strangolato nella locale caserma dei carabinieri il
bracciante Francesco La Rosa, che era stato convocato per
un interrogatorio.
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19 aprile 1949
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A Mazara del Vallo (Trapani), nel
corso di una manifestazione di braccianti, la polizia apre
il fuoco uccidendo un contadino.
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17 maggio 1949
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A Molinella (Bologna), nel corso di
uno sciopero generale dei braccianti in Val Padana, è
ferita da un colpo di fucile al braccio la socialista
Adele Toschi e la mondina Maria Margotti viene falciata da
una raffica di mitra, mentre altre 30 persone sono ferite.
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3 giugno 1949
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A Forlì, nel corso dello sciopero
alla Mangelli, le forze di polizia intervenute a difesa
dei crumiri uccidono l’operaia Jolanda Bertaccini e
feriscono il bracciante Antonio Magrini a colpi d’arma
da fuoco.
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12 giugno 1949
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A Gambara (Brescia), nel corso di
uno sciopero di braccianti, un carabiniere fracassa la
testa con una fucilata a Marziano Girelli.
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17 giugno 1949
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A Minervino Murgia, nel corso di
incidenti tra forze di polizia e braccianti, rimane ucciso
Felice Magginelli.
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19 luglio 1949
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A Bolzano, i carabinieri uccidono il
pubblicista Gaifas, in circostanze non chiare.
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26 agosto 1949
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A Medigliano (Padova), nel corso di
una manifestazione le forze di polizia aprono il fuoco
uccidendo davanti alla lapide dei caduti il partigiano
Bruno Cameran.
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30 ottobre 1949
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A Melissa (Catanzaro), nel corso
dell’occupazione della tenuta Fragalò, incolta, del
barone Berlingeri le forze di polizia aprono il fuoco sui
contadini, uccidendo Giovanni Zito, Francesco Nigro,
Angelina Mauro e provocando altri 15 feriti.
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31 ottobre 1949
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A Isola di Caporizzuto (Catanzaro),
la polizia apre il fuoco sui partecipanti ad una
manifestazione di braccianti, uccidendo Matteo Aceto,
organizzatore di occupazioni di terre. Un altro bracciante
viene assassinato a Bondeno. Nel solo crotonese, sono
stati occupati 6.000 ettari di terra e la lotta ha
coinvolto migliaia di persone.
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7-9 novembre 1949
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A Mantova, si svolge il 2°
congresso della Federbraccianti. Uno dei dati che emerge,
limitato all’ultimo sciopero nazionale, è un bilancio
di 7 morti, 1.073 arresti e 7.600 denunce.
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9 novembre 1949
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A Crotone (Catanzaro), nel corso di
una manifestazione contadina, la polizia apre il fuoco
uccidendo una donna.
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29 novembre 1949
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A Torremaggiore (Foggia), nel corso
di un comizio di protesta per delle violenze verificatesi
il giorno precedente a San Severo, le forze di polizia
caricano senza preavviso i partecipanti facendo anche uso
di armi da fuoco, e uccidendo i braccianti Giuseppe La
Medica e Antonio Lavacca, mentre la sarta Giuseppina
Faenza muore a causa dello spavento; altri 10 i feriti.
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29 novembre 1949
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A Bagheria (Palermo), nel corso di
una manifestazione contadina, i carabinieri intervengono
aprendo il fuoco e uccidendo la contadina Filippa Mollica
Nardo.
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14 dicembre 1949
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A Montescaglioso (Matera), nel corso
di un rastrellamento alla ricerca dei responsabili di
alcune occupazioni di terre, avvenute nei giorni
precedenti, i carabinieri uccidono i braccianti Michele
Oliva e Giuseppe Novello, mentre altri 5 rimangono feriti.
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9 gennaio 1950
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Strage della polizia a Modena, dove
i lavoratori del complesso siderurgico Orsi, dopo il
licenziamento di 200 operai su 800 ed una serrata
padronale di 40 giorni, si erano avvicinati ai cancelli
nell’intento di riprendere il lavoro. La polizia apre il
fuoco uccidendo Angelo Appiani di 30 anni, Renzo Bersani
di 21, Arturo Chiappelli di 43, Ennio Garagnani di 21,
Arturo Malagoli di 21 e Roberto Rovati di 36. Altri 51
operai rimangono feriti.
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14 febbraio 1950
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A Seclì (Lecce), nel corso di una
manifestazione di braccianti in sciopero, la polizia apre
il fuoco, uccidendo Antonio Micali.
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2 marzo 1950
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A Petralia (Palermo), nel corso di
una manifestazione di protesta, la polizia apre il fuoco
sui dimostranti, uccidendone 2 e ferendone un terzo.
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14 marzo 1950
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A Porto Marghera (Mestre), nel corso
di una manifestazione di protesta contro i licenziamenti
degli operai della Breda, le forze di polizia aprono il
fuoco uccidendo Nerone Piccolo di 25 anni e Virgilio Scala
di 33 e ferendo altri 5 lavoratori. I lavoratori di
Venezia organizzano una manifestazione di protesta aperta
dai parenti delle vittime che recano gli indumenti degli
operai uccisi, insanguinati e forati dalle pallottole.
Rinvenuti sul luogo della sparatoria 1 Kg. di bossoli di
armi automatiche di grosso calibro.
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17 marzo 1950
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A Torino, nel corso di una
manifestazione antifascista, la polizia carica i
partecipanti uccidendo il pensionato Camillo Corino, 51
anni.
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21 marzo 1950
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A Parma, nel corso di un comizio
sindacale, si arriva allo scontro provocato dalle forze di
polizia, che uccidono l'operaio disoccupato Attila Alberti,
32 anni.
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21 marzo 1950
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A Lentella (Chieti), nel corso di
una manifestazione si arriva allo scontro e le forze di
polizia uccidono Nicola Mattia e Cosimo Maciocco.
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23 marzo 1950
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Ad Avezzano (Aquila), nel corso di
una manifestazione di protesta per i fatti di Lentella, la
polizia apre il fuoco sui dimostranti, uccidendo Francesco
Laboni.
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23 marzo 1950
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A San Severo (Foggia), una
manifestazione antifascista viene sciolta dal brutale
intervento delle forze di polizia che aprono il fuoco,
uccidendo Michele Di Nunzio
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1 maggio 1950
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A Celano (Aquila), nel corso di una
manifestazione, la polizia apre il fuoco uccidendo Antonio
Berardicuti e Agostino Paris, mentre altri 12 dimostranti
vengono feriti. Il comunista Antonio d'Alessandro viene
ucciso, nelle medesime circostanze, da fiancheggiatori
delle forze di polizia al servizio degli agrari.
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31 dicembre 1950
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Secondo fonti sindacali, il bilancio
della repressione a partire dal luglio 48 alla fine del 50
è di 62 uccisi, 3.126 feriti e 92.169 arrestati per
motivi politici (di cui 19.306 condannati a complessivi
8.441 anni di carcere.
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17 gennaio 1951
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A Adrano (Ct), la polizia apre il
fuoco sui militanti di sinistra che protestano contro la
visita di Eisenhower, uccidendo Girolamo Rosano,
bracciante 19enne iscritto alla Cisl e ferendo altre 11
persone fra i quali, gravissimo, il 16enne Francesco
Greco. Una donna muore per attacco cardiaco, poco dopo la
sparatoria. La prima carica, con uso di armi da fuoco,
avviene davanti alla Camera del lavoro dove i manifestanti
si stavano concentrando, la seconda contro il corteo,
effettuata con mitra e lacrimogeni. Secondo il quotidiano
"L’Unità" si sarebbe sparato anche dal
balcone di tale Filadelfio Cancio, iscritto al Msi e
dell’avvocato Danielo, già segretario del Fascio.
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18 gennaio 1951
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A Comacchio (Ravenna), una
manifestazione di protesta contro Eisenhower, la Nato e
per le precarie condizioni dei braccianti agricoli, viene
stroncata dalle forze di polizia con estrema violenza e
l'uso di armi da fuoco. Nella carica, ordinata verso
mezzogiorno dai carabinieri, all’incrocio fra corso
Garibaldi e via Bonnet, rimane ucciso il bracciante
Antonio Fantinuoli di 61 anni, decine i feriti fra i quali
gravemente Gaetano Farinelli e il 17enne Eros Bonazza.
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18 gennaio 1951
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A Piana degli Albanesi, i
manifestanti che protestano contro la visita del generale
Eisenhower, al grido di "non daremo i nostri figli
alla guerra americana" e "via lo
straniero", vengono caricati dai carabinieri con
bombe lacrimogene. I dimostranti riescono a spegnerle e
continuano la protesta. Il maresciallo dei carabinieri, a
questo punto, ordina il fuoco e un milite spara al
bracciante Domenico Lo Greco, padre di 4 figli che,
portato in ospedale, muore qualche ora dopo.
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19 marzo 1952
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A Villa Literno (Ce), nel corso di
una manifestazione contadina indetta per protestare contro
le ingiuste assegnazioni delle terre già dell’Opera
nazionale combattenti, le forze di polizia caricano e
uccidono Luigi Noviello, padre di 8 figli, feriscono
gravemente Armando Vitiello e provocano diversi contusi.
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24 marzo 1952
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A Bologna, la Corte di assise si
pronuncia sulla strage del 9 gennaio 1950 a Modena,
scrivendo fra l’altro: "..Quando la pressione
aggressiva era quasi cessata e la folla stazionava
compatta ma inerte, l’uccisione di Renzo Bersani ed
Ennio Garagnani deve ritenersi conseguenza di uso
frettoloso e lesivo delle armi, senza alcuna necessità
perché i colpiti stavano allontanandosi; ma le indagini
non hanno dato alcun risultato perché nessuno di coloro
che avrebbero assistito all’uccisione…è stato in
grado di fornire elementi utili per la identificazione
degli sparatori o dell’unico sparatore…".
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7 maggio 1952
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A Villamarzana (Rovigo), una
riunione indetta all’interno di una palestra per
discutere la richiesta di lavori di sistemazione nelle
zone disastrate e protestare contro la decisione
prefettizia di ridurre l’assistenza, viene dispersa
dalla polizia che fa irruzione nel locale malmenando i
presenti e fermando 11 persone, fra le quali il vice
sindaco comunista Paiola e il dirigente della locale
Coldiretti, Munari. Per lo spavento, muore in seguito a un
attacco cardiaco Giovanni Sicchieri.
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30 marzo 1953
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A Bitonto, durante la protesta
nazionale contro la ‘legge truffa’, la polizia
caricando i manifestanti, colpisce a morte Francesco Ricci
di 57 anni, che morirà alcuni giorni dopo.
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13 luglio 1953
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La Corte d’appello di Bologna
conferma la sentenza di 1° grado e condanna alla modica
pena di 6 mesi e 15 giorni di reclusione il carabiniere
Francesco Galeati, uccisore della mondina Maria Margotti,
non infliggendo alcuna condanna a carico dei superiori del
Galeati.
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5 novembre 1953
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A Trieste, la polizia alleata spara
sui manifestanti a favore del ritorno della città
all’Italia, uccidendo lo studente di 16 anni Pietro
Addobbati e il lavoratore Antonio Zavadil, e ferendo oltre
100 persone di cui uno, Domenico Scoroglia, gravemente. Il
fuoco viene aperto davanti alla chiesa di S.Antonio, con
inseguimento dei dimostranti anche all’interno del
tempio dove si erano rifugiati per trovare scampo.
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6 novembre 1953
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A Trieste, la polizia alleata apre
ancora il fuoco sui dimostranti pro-Italia uccidendo
Saverio Montano, Erminio Bassa, Francesco Paglia e
Leonardo Manzi di 15 anni, e ferendo altre 80 persone. I
dati ufficiali parlano di 82 feriti fra i dimostranti,
oltre ai 6 morti, 79 fra i poliziotti e di 55 fermati come
bilancio delle due giornate.
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16 febbraio 1954
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A Milano, nel corso di una
manifestazione dei lavoratori dell’Om, le forze di
polizia, capeggiate dal commissario Allitto, aprono il
fuoco in piazza Sant’Ambrogio, mentre una delegazione di
lavoratori attende di essere ricevuta dalla presidenza
dell’azienda, uccidendo l'operaio Ernesto Leoni e
abbandonandosi ad aggressioni brutali, con
l’inseguimento degli operai fin dentro la basilica.
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17 febbraio 1954
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A Mussumeli (Cl), nel corso di una
manifestazione popolare di protesta per la cronica
mancanza di acqua e la pretesa dell’Ente acquedotti di
riscuotere comunque le bollette, le forze di polizia
aprono il fuoco sulla folla davanti al Municipio,
uccidendo Onofria Pellicceri, Giuseppina Valenza, Vincenza
Messina e Giuseppe Cappalonga di 16 anni. Fra i numerosi
feriti, 9 sono gravi e fra loro un bambino di 7 anni,
Baldassare Mistretta.
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17 febbraio 1954
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A Barrafranca (Enna), i carabinieri
sparano contro i partecipanti ad una manifestazione
contadina, uccidendo un bambino di 5 anni.
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31 marzo 1954
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A distanza di poco più di un mese
dall’eccidio, 2.300 poliziotti invadono Mussomeli (Caltanissetta)
perquisendo decine di abitazioni ed operando una trentina
di arresti fra coloro che si erano adoperati per evitare
il massacro o l’avevano denunciato: fra gli altri, i
consiglieri comunali Calogero Amico e Vincenzo Consiglio,
comunisti, il segretario della Cdl Salvatore Guarino ed il
consigliere democristiano Giovanni Vullo che aveva
sottoscritto un dettagliato esposto alla Procura della
repubblica.
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19 ottobre 1954
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A Caltanissetta, viene emessa dal
Tribunale una sentenza per i fatti di Mussomeli dei quali
sono chiamati a rispondere, anziché le forze di stato
responsabili dell’eccidio, 35 cittadini che
manifestavano per la mancanza d’acqua. Viene condannato
il segretario della Camera del lavoro Salvatore Guarino a
9 mesi e 15 giorni di reclusione per ‘oltraggio
aggravato’; con la medesima imputazione sono comminate
condanne da 6 a 8 mesi per Francesco Catania, Salvatore
Mancuso, Diego Seminatore, Vincenzo Russo, Antonino
Collura, Calogero Castello, Michele Noto, Nicola
Cardinali, Alfonso Caruso, Calogero Amico, Vincenzo
Consiglio, Vincenza Randasso, Vincenza Giovino, Calogero
Immermano, Giuseppe Savia, Vincenzo Lobrutto, Giuseppe Di
Liberto, Marcangelo Lo Presti, Salvatrice La Rocca,
Giuseppe Bonfanti, Calogero Castello, Gaetano Barba,
Eraldo Martinassi, Giovanni Calà, Concetto Evelino,
Angela Torquato, Giovanna Giovino.
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31 dicembre 1954
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Secondo stime dello storico Sereni,
la repressione di classe nel periodo 1 gennaio 1948-31
dicembre 1954 fornisce il bilancio che segue: 75 morti,
5.104 feriti, 148.269 arrestati, 61.243 condannati a
20.426 anni di carcere e 18 condanne all’ergastolo. I
dati sono parziali perché riferiti a 38 province
soltanto.
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4 febbraio 1956
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A Venosa (Potenza), nel corso di uno
sciopero dei braccianti, le forze di polizia aprono il
fuoco sui dimostranti, uccidendo Rocco Girasole.
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7 febbraio 1956
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A Andria (Bari), la polizia apre il
fuoco su una manifestazione di braccianti, uccidendo
Domenico Ruotolo e ferendone vari altri.
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20 febbraio 1956
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A Comiso, un’assemblea di
braccianti che protestano per la mancanza di lavoro viene
assalita dalle forze di polizia, che uccidono Paolo Vitale
e Cosimo De Luca.
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14 marzo 1956
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A Barletta (Bari), una folla di
circa 4.000 persone accalcata dinanzi alla sede della
Pontificia opera di assistenza per ritirare pacchi di
viveri ed indumenti, viene caricata dalle forze di polizia
che aprono il fuoco, uccidendo Giuseppe Di Corato,
Giuseppe Spadaro e Giuseppe Lojodice e ferendo gravemente
altri 6.
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30 gennaio 1957
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A Palermo, divampa una rivolta
all’interno del carcere dell’Ucciardone.
L’intervento della polizia provoca la morte di un
detenuto ed il ferimento di altri 20.
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9 settembre 1957
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A San Donaci (Brindisi), nel corso
di una manifestazione di viticultori, la reazione di un
gruppo di giovani all’arresto di una donna provoca la
spropositata reazione della polizia che apre il fuoco,
uccidendo Luciano Valentini, Mario Celò e Antonio
Carignano.
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31 gennaio 1959
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A Palermo, esplode una rivolta nel
carcere dell’Ucciardone contro le disumane condizioni di
vita. Le forze di polizia intervengono facendo largo uso
delle armi da fuoco, uccidendo un detenuto e ferendone
gravemente altri 7
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30 ottobre 1959
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A Spoleto, una manifestazione di
protesta per la chiusura del cotonificio è caricata dalle
forze di polizia che lanciano candelotti lacrimogeni, il
fumo dei quali provoca la morte dell’operaio Arcangelo
Fiorelli che, arrampicato su un palo della luce per
ragioni di lavoro, precipita al suolo.
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5 luglio 1960
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A Licata, una manifestazione
popolare contro il carovita e la mancanza di lavoro è
caricata selvaggiamente dalla polizia. Rimane ucciso
Vincenzo Napoli, mentre cercava di difendere un bambino
tenuto fermo ad un muro e picchiato dai celerini.
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7 luglio 1960
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A Reggio Emilia, la polizia
interviene contro una massa di cittadini che segue,
all’esterno del teatro dove si svolge, un comizio contro
il governo Tambroni. Per disperdere la folla di circa
20.000 cittadini, oltre ai caroselli con le jeep la
polizia apre il fuoco uccidendo Lauro Farioli, Ovidio
Franchi, Marino Serri, Emilio Reverberi e Afro Tondelli.
21 risultano i feriti. Viene arrestato, dopo la strage
perpetrata dalla polizia, Alberto Bedini. Gli agenti
inquisiti saranno assolti definitivamente nel luglio 1960.
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8 luglio 1960
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A Palermo, il centro è presidiato
fin dalle prime ore del mattino dalla Celere per
disturbare lo sciopero generale proclamato dalla Cgil.
Alle violente cariche i dimostranti rispondono. Restano
uccisi Francesco Vella, organizzatore delle leghe edili,
mentre soccorre un ragazzo colpito da un lacrimogeno,
Giuseppe Malleo, Rosa La Barbera e Andrea Cangitano di 18
anni, non si sa se da poliziotti o mercenari. Una
manifestazione indetta alle 18 davanti a municipio,
questura e prefettura viene respinta con l'impiego di armi
da fuoco. Gli scontri continuano fino a notte, seguiti da
rastrellamenti e pestaggi dei fermati. Bilancio: 300
fermi, centinaia di feriti e contusi, 40 persone medicate
per ferite da armi da fuoco.
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8 luglio 1960
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A Catania, nel corso dello sciopero
contro il governo Tambroni, le forze di polizia caricano i
manifestanti con lancio di candelotti lacrimogeni. Un
edile disoccupato, Salvatore Novembre, rimasto isolato
viene massacrato a manganellate e finito a colpi di
pistola. Altri 7 manifestanti rimangono feriti.
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11 maggio 1961
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A Sarnico (Bs), una manifestazione
di protesta da parte degli operai contro i licenziamenti,
viene stroncata dai carabinieri che aprono, senza alcuna
motivazione plausibile, il fuoco uccidendo il disoccupato
Mario Savoldi.
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28 maggio 1962
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A Ceccano (Frosinone), i carabinieri
aprono il fuoco sugli operai del saponificio Scala, in
sciopero da 34 giorni, che protestano contro i crumiri
assunti dalla direzione. Viene ucciso l’operaio Luigi
Mastrogiacomo e altri 7 rimangono feriti.
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27 ottobre 1962
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A Milano, mentre è in corso una
manifestazione contro il blocco aeronavale imposto dagli
Stati uniti a Cuba, i reparti della Celere caricano i
partecipanti travolgendoli e uccidono, schiacciandolo
contro un muro, lo studente Giovanni Ardizzone.
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14 luglio 1964
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La Corte d’assise di Milano,
presieduta da Paolo Curatolo, emette la sentenza a carico
dei 63 imputati per i fatti di Reggio Emilia del luglio
1960, assolvendo da ogni addebito i poliziotti che avevano
aperto il fuoco contro i manifestanti.
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12 settembre 1968
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A Lodè (Nuoro), nel corso di una
manifestazione, i carabinieri intervengono aprendo il
fuoco sui dimostranti e uccidendo l’operaio Vittorio
Giua.
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2 dicembre 1968
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Ad Avola (Siracusa), la Celere apre
il fuoco contro una manifestazione di braccianti, in
agitazione nel quadro di una settimana di scioperi per il
rinnovo del contratto, uccidendo Giuseppe Scibilia e
Angelo Sigona.
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9 aprile 1969
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A Battipaglia (Salerno) viene
caricata violentemente una manifestazione di operai e
braccianti dalla polizia che spara, uccidendo Teresa
Ricciardi e Carmine Citro, 19 anni, e ferendo molti altri
manifestanti. La manifestazione, che aveva bloccato il
traffico sull’Autosole, era stata indetta nel corso di
uno sciopero cittadino, per protestare contro la chiusura
degli stabilimenti che davano occupazione alla zona (uno
per uno, hanno chiuso i battenti il tabacchificio Santa
Lucia, Baratta, D’Amato, D’Agostino, Giambardella e il
zuccherificio Ziis) e chiedere terra e lavoro.
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23 luglio 1969
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A Battipaglia, vengono incriminate
119 persone in relazione alla manifestazione nella quale
sono stati uccisi Citro e Ricciardi, per blocco stradale,
violenza e resistenza a pubblico ufficiale.
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27 ottobre 1969
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A Pisa, la polizia carica i
manifestanti del movimento, uccidendo con un candelotto
lacrimogeno sparato a tiro teso ed altezza d'uomo lo
studente Cesare Pardini; numerosi altri manifestanti
rimangono feriti. Vengono spiccati 12 mandati di cattura
per ‘radunata sediziosa, resistenza, violenza privata,
lesioni aggravate, danneggiamento aggravato, detenzione,
uso e trasporto di materiali esplosivi’ ; 5 manifestanti
(3 operai e 2 studenti) sono arrestati e tradotti nel
carcere di Livorno, gli altri 7 si rendono latitanti.
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28 ottobre 1969
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Il ministro degli interni, Franco
Restivo, intervenendo al Senato per riferire
sull’uccisione da parte della polizia dello studente
Cesare Pardini, a Pisa, afferma :"Questi avvenimenti,
che purtroppo hanno avuto la loro vittima, ci ammoniscono
ad opporci all’eversivo operare di minoranze di
facinorosi che, trasformando anche le più civili
manifestazioni in violenti tumulti, perseguono il fine di
turbare gli animi, di esasperare le passioni e di
attentare all’ordine democratico".
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30 novembre 1969
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A Napoli, nel carcere di
Poggioreale, si uccide Domenico Criscuolo, tassista
incarcerato in occasione di una manifestazione sindacale
caricata dalla polizia, il 13 ottobre. Aveva appena avuto
un colloquio con la moglie, che non sapeva come procurarsi
il denaro per vivere, insieme ai 5 figli.
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14 luglio 1970
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A Reggio Calabria, si verificano
dimostrazioni e scontri tra forze di polizia e popolazione
alla notizia che è stata prescelta la città di Catanzaro
come capoluogo di regione. Nel corso degli scontri la
polizia uccide il ferroviere Bruno Labate.
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27 settembre 1970
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A Reggio Calabria, nel corso di
incidenti con i manifestanti per ‘Reggio capoluogo’,
la polizia uccide Angelo Campanella.
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9 novembre 1970
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Ad Avola (Siracusa), il giudice
istruttore Dionisio Mangiacasale invia 85 mandati di
comparizione ad altrettanti braccianti, per i reati di
‘blocco stradale’, ‘resistenza a pubblico
ufficiale’, ‘violenza’, a seguito della repressione
poliziesca del 2 dicembre 1968
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12 dicembre 1970
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A Milano, la polizia guidata dal
vice questore Vittoria carica con lacrimogeni e pestaggi
un corteo indetto dalla sinistra extraparlamentare
nell'anniversario della ‘strage di Stato’, e per
solidarizzare con i militanti dell’Eta sotto processo a
Burgos, uccidendo Saverio Saltarelli di 22 anni,
provocando decine di feriti fra i quali il giornalista
Giuseppe Carpi, colpito da un proiettile. Per la morte di
Saltarelli saranno successivamente inquisiti il capitano
dei carabinieri Antonio Chirivi e il capitano di Ps
Alberto Antonietti.
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2 febbraio 1971
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A Foggia, nel corso di uno sciopero
la polizia apre il fuoco uccidendo il bracciante Domenico
Centola.
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6 giugno 1971
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A Milano, nel corso dello sgombero
di una palazzina Iacp di via Tibaldi, occupata da decine
di famiglie operaie, il denso fumo provocato da decine di
candelotti lacrimogeni sparati dalle forze di polizia
provoca la morte di Massimiliano Ferretti, di 7 mesi,
malato di cuore e affetto da bronchite.
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12 giugno 1971
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A Palermo, un attivista del Partito
repubblicano, Michele Guaresi di 32 anni, viene ucciso con
un colpo di pistola da un agente di Ps perché sorpreso ad
affiggere manifesti elettorali del suo partito dopo il
termine consentito.
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17 settembre 1971
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A Reggio Calabria, nel corso di
incidenti con dimostranti per Reggio capoluogo, le forze
di polizia fanno uso di armi da fuoco uccidendo Carmelo
Jaconis.
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11 marzo 1972
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A Milano, la Questura autorizza un
raduno della maggioranza silenziosa che raccoglie alcune
centinaia di persone a piazza Castello; a margine di
questa manifestazione, vengono malmenati un cronista del
"Giorno" e un fotografo. La Questura vieta per
contro la piazza alla sinistra extraparlamentare che vuole
manifestare per la libertà di Valpreda e contro il
governo Andreotti e la ‘strage di Stato’. I giovani si
radunano egualmente in vari punti della città ed
impegnano la polizia, tenendo il centro per tutto il
pomeriggio. Rimane ucciso da un candelotto lacrimogeno
sparato ad altezza d’uomo dalla polizia, il pensionato
Giuseppe Tavecchio (per la sua morte verrà incriminato
per ‘omicidio colposo’, il capitano di Ps Dario Del
Medico, condannato in primo grado e, infine, assolto in
appello perché ‘il fatto non costituisce reato’) e si
contano 40 feriti. Nei giorni seguenti, perquisizioni a
tappeto, la Questura annuncia 99 arresti: fra essi, il
nostro compagno, Luigi Cipriani, ‘comandante’ delle
forze di piazza, che dovrà rendersi latitante per
sfuggire all’arresto, nonché l’avvocato Leopoldo
Leon, non presente ai fatti, che raccoglieva testimonianze
sul comportamento della polizia, per ‘concorso
ideologico nei reati di resistenza aggravata e
devastazione’.
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5 maggio 1972
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A Pisa, le forze di polizia caricano
i militanti della sinistra extraparlamentare che
contestano il comizio del missino Niccolai, provocando
decine di feriti e procedendo a 20 arresti. Fra questi,
l’anarchico Franco Serantini di vent’anni, che al
momento del fermo viene selvaggiamente percosso con i
calci dei fucili, pugni e calci. Morirà due giorni dopo
nel carcere di Pisa, privo di cure, per frattura della
scatola cranica. Il pretore condannerà il capitano di Ps
Amerigo Albini e l’agente Giovanni Colantoni a 6 mesi e
10 giorni di reclusione per ‘falsa testimonianza’.
Anche a Bergamo, le forze di polizia caricano
violentemente i militanti di sinistra che contestano il
comizio del missino Tremaglia, provocando il ferimento di
15 giovani.
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23 gennaio 1973
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A Milano, in serata 100 poliziotti
agli ordini del vice questore Paolella e Cardile e del
tenente Vincenzo Addante circondano la Bocconi contro una
manifestazione di studenti del movimento, indetta per
protestare contro i provvedimenti repressivi della libertà
di riunione, adottati sulla scia di quelli alla Statale.
Un agente di Ps apre il fuoco contro i manifestanti in
fuga, colpendo a morte lo studente Roberto Franceschi.
Rimane ferito anche l’operaio Roberto Piacentini, al
quale una pallottola sfiora un polmone. Il giorno
successivo, in gravissime condizioni, verrà incriminato
per ben 5 reati. Si verifica nei giorni successivi un
rimbalzo di responsabilità per l’intervento della
polizia fra il rettore Giordano Dell’Amore e la
Questura, che avanza la versione dell’ ‘agente in
preda a raptus’.
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24 febbraio 1974
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A Firenze, nel corso di una protesta
inscenata dai detenuti nel carcere cittadino Le Murate, un
secondino uccide con una raffica di mitra Giancarlo Del
Padrone, di 20 anni, mentre altri 4 rimangono feriti.
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10 maggio 1974
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Ad Alessandria, una rivolta dei
detenuti che avevano preso degli ostaggi, viene stroncata
dal procuratore generale di Torino, Carlo Reviglio Della
Veneria e dal generale dei carabinieri Carlo Alberto Dalla
Chiesa che ordinano un attacco militare che si conclude
con l’uccisione di 2 detenuti, di 2 secondini, del
medico del carcere e di una assistente sociale.
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8 settembre 1974
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A Roma, si rinnovano gli interventi
repressivi della polizia nel quartiere san Basilio contro
gli occupanti di case, anche con l’uso di armi da fuoco
che uccidono il militante di sinistra Fabrizio Ceruso.
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17 aprile 1975
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In molte città, si svolgono
manifestazioni di protesta per l’uccisione di Claudio
Varalli da parte del fascista Braggion. A Milano, la
manifestazione è repressa dalla polizia con ampio uso di
armi da fuoco. Un manifestante, l’insegnante Giannino
Zibecchi di 27 anni, è ucciso da un camion dei
carabinieri guidato dal milite Sergio Chiairieri, salito
sul marciapiede per caricare i partecipanti. I tre militi
inquisiti per l’uccisione saranno definitivamente
scagionati nel novembre 1980.
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18 aprile 1975
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A Firenze, una manifestazione
antifascista organizzata dall’Anpi è attaccata dalla
polizia con l’uso di armi da fuoco. Un agente di Ps,
Orazio Basile, uccide Rodolfo Boschi e ferisce Alfredo
Panichi. Al processo che ne seguirà, l’agente sarà
condannato a 8 mesi con la condizionale per ‘eccesso
colposo di legittima difesa’; 10 anni di reclusione sono
inflitti invece a Francesco Panichi, imputato di reati
minori.
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16 maggio 1975
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A Napoli, la polizia carica i
disoccupati che hanno occupato la sala consiliare del
Comune, provocando 34 feriti e travolgendo con un
automezzo Gennaro Costantino, determinandone la morte.
Numerosi sono gli arrestati fra i dimostranti, che si sono
difesi con sassaiole, impegnando la polizia in scontri.
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7 luglio 1975
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A Roma, il vicebrigadiere di Ps
Antonio Tuzzolino, recatosi con altri nell’appartamento
di Anna Maria Mantini, sospettata di appartenere ai Nap,
la uccide con un colpo di pistola in fronte, senza alcuna
motivazione logica essendo la ragazza disarmata. La
comunicazione giudiziaria a suo carico il giorno
successivo, non avrà alcun seguito rivestendo un
carattere meramente formale. Lo stesso giorno nella
capitale, un agente di Ps uccide Rosaria Palladino di 25
anni, perché aveva sospettato che tenesse nella borsetta
una pistola.
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16 luglio 1975
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Il quotidiano comunista
"L’Unità" riporta uno stralcio
dell’ordinanza istruttoria sulla morte di Saverio
Saltarelli, che vede come indiziati di reato il capitano
dei carabinieri Antonio Chirivì e il capitano di Pubblica
sicurezza Alberto Antonietti. Il magistrato ammette che da
parte degli organi giudiziari e di polizia "è
evidente che fu posto in essere un ostruzionismo sottile,
bizantino, fondato su manipolazioni procedurali, che ha
avuto quale unico effetto quello di allontanare nel tempo
l’accertamento della verità".
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22 novembre 1975
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A Roma, nel corso di una
manifestazione a favore della liberazione dell’Angola
dal dominio portoghese, i carabinieri aprono il fuoco
uccidendo il diciottenne Pietro Bruno e ferendo gravemente
altri 3 militanti di sinistra. Per l’uccisione di Bruno
saranno inquisiti il sottotenente dei carabinieri Saverio
Bosio, il carabiniere Pietro Colantuono e l’agente di Ps
Romano Tammaro. Il giudice istruttore Pasquale Lacanna
nella sua ordinanza di proscioglimento scriverà: "se
per la difesa dei superiori interessi dello Stato,
congiuntamente alla difesa personale, si è costretti ad
una reazione proporzionata alla offesa, si può
compiangere la sorte di un cittadino la cui vita è stata
stroncata nel fiore degli anni ma non si possono ignorare
fondamentali principi di diritto. La colpa della perdita
di una vita umana è da ascrivere alla irresponsabilità
di chi, insofferente della civile vita democratica, semina
odio tra i cittadini".
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14 marzo 1976
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A Roma, davanti all’Ambasciata
spagnola è stata indetta una manifestazione
antifranchista dalla sinistra rivoluzionaria e movimento
studentesco, caricata dalla polizia che si lancia in
caroselli al Pincio ed uccide un anziano, l’ingegner
Marotta, che passeggiava in via Belvedere, e ferisce uno
studente.
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7 aprile 1976
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A Roma, in occasione della
trattazione in Cassazione del caso Marini, per il quale è
riconfermata la condanna, manifestano gli anarchici e la
sinistra rivoluzionaria dinanzi al ‘Palazzaccio’ e al
ministero di Grazia e giustizia. Il secondino Domenico
Velluto, in servizio dinanzi al ministero, spara contro
alcuni giovani che avevano lanciato delle bottiglie
molotov contro l’edificio, uccidendo con un colpo alla
nuca il 21enne Mario Salvi.
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1 luglio 1976
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A Milano, viene condannato per
omicidio colposo, in relazione alla morte di Saverio
Saltarelli, il capitano di Ps Alberto Antonetti a 9 mesi
con la concessione delle attenuanti generiche, la
sospensione condizionale della pena e la non menzione.
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19 gennaio 1977
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Il Tribunale di Pisa modifica la
sentenza emessa dal pretore il 1 ottobre 1975, assolvendo
il capitano di Ps Amerigo Albini e l’agente Giovanni
Colantoni accusati di ‘falsa testimonianza’ per la
morte di Franco Serantini.
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11 marzo 1977
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A Bologna, la polizia carica i
militanti di sinistra e del movimento che manifestano per
le vie cittadine. I carabinieri aprono il fuoco, uccidendo
Pier Francesco Lorusso di Lotta continua. I giovani
continuano a manifestare, caricati a più riprese. Sono
arrestate in seguito agli scontri 45 persone fra cui
Renato Resca, Nicola Rastigliano, Diego Benecchi, Alberto
Armaroli, Mauro Collina, Raffaele Bertoncelli, Giancarlo
Zecchini, Albino Bonomi, Fausto Bolzani, Carlo Degli
Esposti, fra gli altri. Per la morte di Lorusso sarà
inquisito il capitano dei carabinieri Pietro Pistolese.
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22 marzo 1977
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A Roma, l’agente di Ps Claudio
Graziosi è ucciso su un autobus mentre tenta di arrestare
Maria Pia Vianale, senza darsi conto che accanto vi è un
suo compagno armato. In seguito al fatto, la polizia
scatena una caccia all’uomo, nel corso della quale viene
uccisa ‘per errore’ Angelo Cerrai. .
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8 aprile 1977
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A Firenze, è condannato in
relazione all’uccisione di Boschi, qualificata come
‘omicidio colposo in eccesso di legittima difesa’,
l’agente Orazio Basile alla pena assai mite di 8 mesi
con la condizionale.
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12 maggio 1977
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A Roma, la polizia carica una
dimostrazione pacifica, organizzata dai radicali per
ricordare la vittoria del referendum sul divorzio, facendo
largo uso di armi da fuoco ed uccidendo Giorgiana Masi,
diciannovenne, e ferendo altri 7 giovani, tra i quali
Elena Ascione. Fra gli agenti di Ps che aprono il fuoco
viene ritratto in una foto Giovanni Santone, in forza alla
squadra mobile.
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7 luglio 1977
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A Roma, il Tribunale assolve il
secondino Domenico Velluto dall’accusa di ‘omicidio
preterintenzionale’ nei confronti di Mario Salvi, per
"aver fatto uso legittimo delle armi".
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22 ottobre 1977
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La sezione istruttoria della Corte
di appello di Bologna annulla il mandato di cattura a
carico del carabiniere Massimo Tramontani, accusato di
aver ucciso Francesco Lorusso l’11 marzo 1977.
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7 gennaio 1978
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A Roma, in via Acca Larentia, le
forze di polizia intervengono contro i militanti del Msi
che manifestano per protestare contro l’uccisione di
Stefano Bigonzetti e Francesco Ciavatta da parte di
avversari politici rimasti ignoti. La polizia fa uso delle
armi da fuoco e uccide Stefano Recchioni: per questa morte
sarà inquisito il capitano dei carabinieri Sivori,
successivamente prosciolto da ogni addebito.
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3 gennaio 1979
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A Roma, una pattuglia di carabinieri
ferisce in modo grave, sparandogli, Alberto Di Cori,
impegnato a tracciare scritte sui muri nelle vicinanze
della residenza privata di Giulio Andreotti.
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10 gennaio 1979
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A Roma, nel corso di incidenti con
le forze di polizia, viene ucciso con un colpo di pistola
alle spalle, il militante missino Alberto Giaquinto, di 18
anni. La polizia si discolperà affermando che il giovane
era armato, ma sarà smentita dalle risultanze
processuali.
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18 luglio 1979
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A Milano, al processo per la morte
di Franceschi, sono assolti gli agenti incriminati per la
impossibilità, a giudizio del Tribunale, di stabilire la
dinamica dei fatti; assolti con formula dubitativa anche i
manifestanti Piacentini e Cusani. L’unica condanna è
per ‘falsa testimonianza’, al capitano Savarese e
all’agente Puglisi.
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1 febbraio 1980
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A Roma, i carabinieri uccidono Maria
Minci, nel quartiere Montesacro, nel corso, affermeranno
successivamente, di un’operazione anti terrorismo, per
‘errore’.
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6 gennaio 1981
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A Roma, nel corso di un controllo
anti- terrorismo, la Digos uccide ‘per errore’ Laura
Rendina.
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28 luglio 1981
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A San Benedetto del Tronto (Ascoli
Piceno), agenti di polizia in borghese appostati sotto
l’abitazione di Roberto Peci, uccidono Vincenzo
Illuminati che, in compagnia della fidanzata, non si era
fermato all’alt temendo di avere a che fare con dei
banditi.
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3 dicembre 1981
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A Roma, il giudice istruttore Ettore
Torri rinvia a giudizio per ‘eccesso colposo nell’uso
delle armi’ l’appuntato di Ps Alessio Speranza che, il
10 gennaio 1979, aveva ucciso sparandogli alla nuca, il
giovane missino Alberto Giaquinto, diciassettenne.
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9 marzo 1985
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A Trieste, nel corso
dell’operazione finalizzata all’arresto
dell’autonomo Pietro Maria Greco, alla quale partecipano
l’agente di Ps Mario Passanisi, il vice ispettore
Giuseppe Guidi, l’agente di Ps Nunzio Romano in forza al
Sisde ed altri, il giovane viene ucciso benché non avesse
opposto resistenza e fosse disarmato.
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20 febbraio 1986
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A Milano, la polizia uccide nel
corso di un’operazione di ordine pubblico il militante
di Democrazia proletaria Luca Rossi.
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20-21 luglio 2001
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A Genova, in una città blindata in
occasione del vertice dei G8, continuano le dimostrazioni
iniziate il giorno precedente con il ‘corteo dei
migranti’, mentre la città è affollata di giovani e
non, che hanno risposto all’appello lanciato dal
‘Genoa social forum’, dalle ‘Tute bianche’,
Rifondazione comunista, Campo antimperialista e altri
gruppi antiglobalizzazione, per contestare lo strapotere
dei grandi. Oggi le ‘Tute bianche’ hanno inscenato lo
sfondamento della rete che protegge la ‘zona rossa’
nel giorno della ‘disobbedienza civile’. Da una
camionetta di carabinieri, circondata da alcuni ragazzi
armati di soli oggetti contundenti, parte un proiettile
che colpisce alla testa Carlo Giuliani, 23 anni. Per
inscenare l’incidente, non sapendosi filmati, i
carabinieri innescano la retromarcia e la camionetta passa
sul corpo del ragazzo, già caduto a terra in una pozza di
sangue. Il giorno seguente, 200.000 persone accorrono per
la dimostrazione finale unitaria e per protestare contro
l’uccisione del ragazzo. Le forze di polizia prendono a
pretesto l’azione di alcuni gruppi di giovani, che
effrangono le vetrine di alcune banche e bruciano macchine
di lusso, e caricano con lanci di lacrimogeni e pestaggi
indiscriminati la folla di manifestanti, per la gran parte
indifesi e privi di servizi d’ordine. Diverse
testimonianze parlano di infiltrati. La giornata si chiude
con un altro pestaggio nelle scuole messe a disposizione
dal Comune per accogliere i giovani, operato dalle forze
di polizia, che operano decine di arresti e provvedono
altresì ad effrangere, nella scuola adibita a sede del
Genoa social forum i computer, asportare il materiale
fotografico e video che gli organizzatori hanno raccolto
per documentare le violenze della polizia e la morte del
giovane.
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